Lo scorso 18 maggio, il quotidiano "The Washington Post" ha informato che numerosi mezzi di comunicazione statunitensi e stranieri hanno riferito, prima di "Newsweek", riguardo a numerose testimonianze sulle profanazioni del Sacro Corano commesse nel campo di concentramento di Guantanamo.
Jamee Jee, un vecchio imam musulmano in prigione, che è stato detenuto nel tristemente famigerato campo di prigionia, ha affermato che le continue profanazioni avevano portato i prigionieri (in moltissimi casi, veri e propri sequestrati) ad iniziare uno sciopero della fame nel marzo del 2002.
Gli avvocati difensori hanno affermato che lo sciopero della fame terminò soltanto dopo che la direzione del campo formuò le proprie scuse per l'accaduto. Comunque, le profanazioni contro il Corano sono continuate.
Il "The Washington Post" aggiunge che Eric Saar, ex traduttore dell'Esercito in Guantanamo, che ha scritto un libro riguardo i maltrattamenti in questo campo di concentramento, ha detto in alcune interviste che egli non ha mai visto personalmente il Corano gettato nei gabinetti, ma che le guardie colpivano continuamente la sensibilità dei prigionieri gettandolo al suolo durante gli interrogatori.
Numerosi detenuti hanno comunque dichiarato a vari mezzi di comunicazione che a Guantanamo e in Afghanistan, il Corano veniva calpestato, strappato e gettato nei gabinetti. "Facevano il Corano a pezzi davanti a noi e poi lo gettavano nei cessi", ha detto Arjat Vahitov, un detenuto, alla televisione russa nel giugno del 2004. Un altro detenuto, Abdullah Tabarak, ha detto ad un quotidiano marocchino nel dicembre scorso che aveva visto le guardie strappare esemplari del Sacro Corano e gettarli nei bagni: "Quando volevo pregare, irrompevano nella mia cella con i cani per terrorizzarmi ed impedirmi di farlo. Calpestavano inoltre il Corano e lo gettavano in un secchio che conteneva urina."
A cura di "Islam Sciita" - Servizio di informazione dell'Associazione Islamica "Imam Mahdi" (aj)




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a di Qom e la stessa Repubblica Islamica iraniana) avevano espresso forti condanne per l'azione dei "talebani" (made in USA, non dimentichiamolo) ed avevano cercato con diversi tentativi, anche diplomatici, di salvare le statue. Non bisogna dimenticare che i talebani sono i figli di quella setta eretica e anti-coranica chiamata "wahabita" (diffusasi grazie al contributo del colonialismo britannico nella penisola arabica) che prima di distruggere le statue dei Budda, rasarono al suolo i più importanti mausolei e tombe della famiglia del Profeta e dei suoi compagni....
