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    Predefinito Ecco Perché Conviene Tornare Alla Lira

    Gianluigi Paragone
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    ...Quanto è stupida la proposta della Lega di tornare alla lira. È talmente stupida che è da una settimana che non si parla d’altro. È talmente fuori dal mondo che la stampa britannica, la mitica stampa britannica, la sta analizzando punto per punto. È talmente una sparata leghista che ora tutti gli altri (Giuliano Amato in testa) si stanno domandando se non è il caso di abbandonare l’eurosbornia. È talmente una cretinata che quasi quasi è meglio ragionarci su...
    Non sono stati pochi i commenti, le trasmissioni, le interviste che giravano attorno all’argomento. E questo è stato un bene perché finalmente dopo tanta ebbrezza si è potuto parlare di Europa e di euro in toni finanche di criticità. Una settimana prima del voto, incontrai il ministro Antonio Martino per una intervista, e mi raccontò dell’ostracismo da lui subìto per essersi sbilanciato in critiche di merito circa l’adozione della nuova moneta europea, le ricadute economiche e la struttura dell’edificio di Bruxelles. Gli replicai: benvenuto nel club. Bossi e la Lega da tempo scrollano l’albero e poi ci sono altri che vorrebbero dividere con noi i frutti.
    È successo con il federalismo: materia riservata agli esami universitari e fuori dalle immaginazioni dei politici primarepubblica fino a che il Senatur non irruppe sulla scena parlando di una diversa distribuzione di competenze legislative tra Stato centrale e Regioni e di una conseguente ripartizione delle risorse economiche. «Razzista, antimeridionalista», lo accusarono. Dopo Bossi, lo ricorderete, sono diventati tutti (finti) federalisti, più per paura dell’iniziativa leghista che per convincimento.
    In tempi recenti, anche sui danni della globalizzazione e della concorrenza cinese, la ricetta di Bossi fu assai netta: dazi, ripristino del confine. Lo disse tre anni fa provocando, anche allora, reazioni isteriche. Anche allora, si diceva, erano solo provocazioni demagogiche della Lega. Oggi che i guai dell’invasione gialla sono sotto gli occhi di tutti (e ancora il peggio deve arrivare...), c’è chi parla di dazi (La Malfa), chi di quote e chi di altre misure dure. Resta il fatto che senza la Lega a fare da ariete di sfondamento, eravamo ancora lì a ballare il minuetto. Questo, ovviamente, mentre l’America piazzava i dazi su prodotti cinesi e anche l’Europa di Prodi lo faceva a vantaggio di prodotti non padani né italiani.
    E veniamo all’Europa. Quattro anni fa, il solito Umberto Bossi metteva tutti in guardia sulla pericolosità di questo progetto. Lo definiva “Superstato Sovietico” e poi “Forcolandia”, in riferimento al mandato di arresto europeo. Per il leader della Lega Nord, l’edificio europeo che i burocrati e “i grembiulini” di Bruxelles stavano costruendo sarebbe stato peggiore di Roma ladrona. Aveva già capito che il cantiere aperto avrebbe favorito un’élite, un Rotary tra Stati. E che ai cittadini, ai popoli non sarebbe rimasto altro che soccombere in silenzio. Fino a che i francesi e gli olandesi (e prossimamente i lussemburghesi, gli inglesi se mai andranno a votare, i polacchi e i cechi) non hanno costretto tutti ad aprire gli occhi su un sogno diventato incubo.
    Nulla di nuovo per il Carroccio che aveva capito tutto con anticipo. E, oggi, con anticipo apre un altro fronte: quello della moneta. Torniamo alla lira, propongono i vertici lumbard. Le reazioni le conoscete: ce ne potevano essere di diverse? Certo che no. Da una parte c’è il Paese reale, dall’altra l’accademia. Da una parte c’è chi percepisce gli input della società, dall’altra chi si bea nella retorica.
    Allora, che fare: tornare alla vecchia moneta? Intanto è una proposta e non un’imposizione come fu quella dell’euro: qualcuno ci chiese di abbandonare la vecchia lira per la nuova divisa europea? No. Quindi, la Lega propone e mi sembra un bel passo avanti in termini di democrazia. Così come è un notevole passaggio democratico chiedere ai cittadini cosa ne pensino di adottare la Costituzione europea rinunciando a un pezzo di sovranità nazionale. Votiamo sugli embrioni, abbiamo votato su tante altre questioni: perché non possiamo esprimere un voto sull’Europa? Una risposta non ce l’hanno ancora data. E dire che queste belle anime europeiste sostengono che gli italiani sono per la maggioranza europeisti; allora che problema c’è? I sì vincono e la Lega se ne starà zitta...
    Questo, il Carroccio ha posto sul tavolo. Un ritorno alla lira, uno smembramento solo dalla zona euro. Con una proposta su cui si può discutere. Invece cosa è successo? Che gli eurocrati si sono chiusi a riccio, hanno insultato Maroni e Calderoli e hanno ridotto una iniziativa politica in boutade, in provocazione. Il tempo ci dirà se avremo ragione anche stavolta oppure no, se l’Europa potrà andare avanti così come se niente fosse accaduto, se anche in altri Stati europei si leveranno voci di ritorno alle monete nazionali. Lo vedremo. Intanto, analizziamo alcune delle dichiarazioni con cui questa settimana gli eurottimisti a tutti i costi hanno ribattuto all’ipotesi del ministro Maroni.
    L’ECONOMIA EUROPEA NON VA MALE
    È la tesi di un professorone abbastanza allergico ai passaggi democratici (leggetevi il pezzo a pagina 5 di Elena Percivaldi). Si chiama Mario Monti e domenica scorsa ha scritto sul Corriere della Sera che «chi va male sono soltanto: Italia, Francia e Germania». Come se avesse detto Pincolandia, Pallinolandia e Paperopoli. Tra i Paesi in crescita, scrive ancora Monti, ci sono la Gran Bretagna (che è fuori dall’euro...) e la Scandinavia, che non è un Paese ma l’unione geografica di Stati indipendenti tra loro di cui uno solo (la Finlandia) è nell’euro: la Svezia è nella stessa situazione della Gran Bretagna (dentro l’Europa ma fuori dall’euro) e la Norvegia, alla quale non passa neanche per la testa di entrare nell’euro né nell’Europa. Professor Monti, non ci prenda per i fondelli, grazie!
    PERCHÉ LA SPAGNA CHE HA L’EURO COME NOI CRESCE A RITMI COSÌ SOSTENUTI?
    Per una serie di motivi: innanzitutto la Spagna non ha quel patrimonio di piccolissime e piccole imprese che hanno fatto la fortuna del Pil padano e di conseguenza italiano, realtà che oggi rischiano lo stritolamento per colpa della concorrenza cinese, indiana, pachistana. In secondo luogo, la Spagna ha beneficiato più di altri Paesi di finanziamenti europei (dati da quel Prodi che nessun dito ha mosso quando gli si faceva notare le difficoltà dei nostri distretti...) e di sovvenzioni a favore dell’agricoltura e del turismo. Aznar è stato poi bravo a difendere con le unghie tali posizioni di privilegio, sostenendole con riforme strutturali. Non ultimo, la Spagna cresce anche in virtù di una reale autonomia (legislativa, fiscale e altro) concessa alle sue Regioni.
    SENZA L’EURO COSA SAREBBE ACCADUTO CON I CRAC PARMALAT, CIRIO E I BOND ARGENTINI?
    Avremmo retto come abbiamo retto ai tempi della lira momenti di grande difficoltà, non ultimo la paralisi degli appalti pubblici nel periodo di Tangentopoli. Nessuno si ricorda quella che Di Pietro, allora magistrato, definì la “sindrome della firma”: nessuno si prendeva la briga di firmare gli appalti pubblici e una economia intera si trovò in panne. Ne siamo usciti. Certo, non erano tempi da cicale ma non mi sembra che oggi stiamo vivendo tempi sorridenti.
    L’EURO HA GARANTITO STABILITÀ
    Si tratta di una stabilità al ribasso, visto che non si è avverata la previsione di una crescita media delle economie dei Paesi aderenti all’euro superiore al 3 per cento. Chi ha sofferto di più? Quel terzetto di Paesi indicati da Monti, penalizzati da una gabbia rigida (lo “stupido” patto) che ha impedito qualsiasi crescita o qualsiasi riforma strutturale.
    I TASSI SONO PIÙ BASSI
    L’euro ha meriti non esclusivi: si tratta di una tendenza globale.
    LA BOLLETTA PETROLIFERA
    Il petrolio è pagato in dollari. L’euro forte ci ha fatto sicuramente risparmiare, ma la nostra moneta unica ha fatto abbassare l’effetto soglia psicologica. Quanti andrebbero a comprare la benzina se invece di leggere 1,183 (euro) vedessero a chiare lettere che un litro costa 2.500 lire? Se, come dicono molti, l’assetto psicologico della stabilità dell’euro vale, allora dobbiamo credere parimenti che varrebbe anche nel caso inverso, ovvero con la vecchia liretta che funzionava da deterrente. A tale proposito, sarebbe interessante capire a fronte degli indubbi vantaggi sui tassi di interesse e sul petrolio quanto abbiamo speso in più per taxi, viaggi, pizze e ristorazione, alimentari, servizi e quanto questo ha contribuito a far perdere competitività alle Pmi, che non sono in grado di contrattare i prezzi come le grandi.
    AUMENTO DEI COSTI INTERNI E PERDITA DI CAPACITÀ DI INTERNAZIONALIZZAZIONE AL DI FUORI DELLA ZONA EUROPEA
    I mercati europei tradizionali erano sempre stati appannaggio della nostra piccola e media impresa: l’euro in questo senso ha certamente aggiunto trasparenza nei costi ma non un effettivo aumento di capacità di penetrazione nei mercati. In conclusione, con l’euro i prezzi si sono allineati verso l’alto e le economie verso il basso e sembra superfluo sottolineare che alcune economie che vanno bene (come quelle dell’Irlanda, Lussemburgo, Finlandia e Spagna) sono ben altra cosa di quello che sta accadendo a oltre 250 milioni di cittadini dei grandi Paesi europei.
    INDIETRO NON SI TORNA
    Indietro da cosa? Dall’Europa bocciata dai cittadini e che piace solo ai tecnocrati, ai banchieri, a chi finalmente può decidere sulla testa del popolo che ritorna suddito? Da qualche parte ho letto che l’ostinazione dei sogni, li trasforma in incubi. Ho il timore che si stia imboccando questa via...
    Gianluigi Paragone
    --------------------------------------------------------------------------------


    [Data pubblicazione: 11/06/2005]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito Spiace dirlo ...

    ... una vera SBRODOLATA questa ...

    Infatti, non v'è proprio alcuna vera traccia del vero perché e percome sarebbe meglio tornare all'antica Lira!

    Sia chiara una cosa: LN fa benissimo a usare qualsiasi mezzo pur di portare/forzare la nostra attenzione sulla questione della sedicente costituzione europea, magari proponendo concrete correzzioni alternative ecc.

    Però questi argomenti qui, se non altro data la loro intrinseca complessità, dovrebbero essere analizzate da persone competenti in materia.

    Perché non si sono raccolte/pubblicate analisi (o commenti) ad esempio da parte di ns esponenti quali Giorgetti, Pagliarini o DARIO GALLI?

    PS
    A proposito: non mi pare che nessuno abbia sinora spiegato o nemmeno ipotizzato come un eventuale ripristino della Lira ESATTAMENTE consentirebbe un ricupero della competitività dei prodotti made-in-italy (quali?) o anche altrimenti trafugati to-from-italy.
    Ripeto: ESATTAMENTE

 

 

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