DI JOHN KLEEVES
Oggi ( lunedì 13 giugno 2005 ) il telegiornale ha mostrato lo sfogo della madre del giovane barista di Besano ( Varese ) ucciso a coltellate da due albanesi nella notte tra il sabato e la domenica scorsi. Ho realmente partecipato del suo dispiacere ed avrei voluto fare qualcosa per lei. Quel poco che io posso, concessomi dalla mia attività e dalle mie competenze: spiegarle lo sfondo logico-politico nel quale veniva a inquadrarsi la morte di suo figlio, le circostanze più ampie che l'avevano resa possibile; in breve, renderle conto del perchè ultimo della morte del figlio. Ciò un qualche sollievo al dolore avrebbe potuto recarlo.
Ma ho subito scacciato questa idea, perchè temo che non farebbe altro che ripetersi l'esito della vicenda di Marco Pantani, il grande campione del ciclismo sacrificato in nome del servilismo di Stato più cinico e abbietto: nessuno quì in Italia vuole davvero sapere la verità, e cioè lo " sfondo logico-politico " del caso, e dico nessuno o nessuna, neanche ad offrirla questa verità bella e pronta e portata a domicilio come una pizza ( fra l'altro, io abito a Rimini ). Perchè dietro questa verità ci sono gli USA, quella entità spaventosa che è lontana ma che può essere anche vicina, e che così incombe, come una minaccia, tanto per cominciare sugli affari e sui risparmi di ognuno ( sì, sui loro soldi ).
Il massimo che mi sento di fare in questa triste occasione è di riproporre su Internet, sul sito Comedonchisciotte.org che ha manifestato disponibilità ad ospitarmi, un mio vecchio articolo risalente al gennaio del 2001, intitolato " Criminalità albanese e politiche americane ". Al tempo questo articolo, pubblicato su qualche quotidiano e rivista, non ebbe alcun seguito. Nessuno mostrò di averlo letto, nessuno commentò alcunchè, nessuno prese spunto per approfondire il discorso. Magari - come capitato per un mio altro articolo, sul mandato di cattura europeo - qualche parlamentare ( o il suo scrittore di fiducia ) lo copiò poi a mia insaputa per farci un discorso bello ( ma travisato e travisante naturalmente ) in Aula, ma il fatto fu che la stampa non amplificò, anzi soffocò e fece morire tutto. Ma non fu soffocata e fatta sparire la realtà. Gli avvenimenti andarono avanti ed agirono, e fecero ancora vittime, e ne faranno ancora. Ma io non ho altra possibilità che questa, di invitare nuovamente alla riflessione riproponendo i miei argomenti di allora.
Argomenti che sono ancora validi dopo quattro anni e mezzo. Ho riletto l'articolo e lo trovo ancora attuale, con pochi aggiustamenti da fare. Ci sarebbero da aggiungere degli esempi dei crimini commessi dagli albanesi nel frattempo, per dimostrare come le cose vadano avanti sempre uguali, ma non credo che qualcuno abbia dei dubbi in proposito, anche se il Governo e i Mass-Media non lesinano tanti sforzi per minimizzare i reati dove è coinvolta questa etnia. Comunque del frattempo almeno un episodio vorrei citarlo. Questo: il 17 febbraio corrente anno 2005, verso le ore 19, in una località del riminese un autobilista del luogo investiva un giovane albanese in ciclomotore, che riportava alcuni traumi e forse qualche frattura; ebbene sul luogo dell'incidente ( sulla via Ravenna, di fronte al Vip e vicino a un bar detto il " bar degli albanesi " ) si radunava in poco tempo una folla di albanesi che aggrediva l'automobilista italiano nonostante la presenza di ben sei vigili urbani del luogo, anch'essi sembra oggetto di qualche percossa. Ecco, l'episodio è interessante perchè la località è Bellaria, la stessa dove il 21 maggio 1999 il giovane Daniele Romano di 13 anni veniva travolto e ucciso da un albanese.
Per quanto riguarda la mia denuncia del fatto che le varie migliaia di delinquenti albanesi presenti in Italia vengono a ricostituire in pratica un esercito UCK latente, ma facilmente mobilitabile da parte di organismi statunitensi e italiani-collaborazionisti, direi che è stata verificata ufficialmente: la proposta ventilata dal ministro della Difesa Martino di costituire una brigata dell'Esercito ( 3-5.000 uomini ) formata esclusivamente da albanesi non prefigura altro che questo, e più di questo perchè offre un punto di coagulazione addirittura in uniforme. Un aggiornamento invece è da fare sul coinvolgimento dell'UCK italiano nel traffico di droga: prima era traffico unicamente di eroina e hashish, provenienti via Turchia dal Triangolo d'Oro gestito dal governo USA: da qualche tempo si è aggiunta invece la cocaina, secondo un facile schema: l'UCK italiano, assieme a Mafia e Cosa Nostra, spaccia in Italia anche cocaina, che ottiene in Sud America in cambio di eroina.
Il discorso sulla Grande Turchia direi che anch'esso è confermato ufficialmente: vedi l'insistenza con cui gli USA spingono per far entrare la Turchia nell'Unione Europea. E ci si ricordi bene: per gli USA la Turchia conta di più dell'Italia e una volta che entrambi appartengono alla stessa organizzazione la gerarchia è stabilita.
Questo è tutto. Con un'ultima avvertenza magari. Mi dispiace che la Lega abbia tradito le aspettative iniziali. Nel 1999 la " Padania ", il quotidiano della Lega, pubblicò molti miei articoli, e ciò fu bene. Ma poi la Lega cambiò politica, anzi la invertì, fece una giravolta a 180 gradi così completa come non ne avevo mai viste ( neanche il PCI del dopo Muro arrivò a tanto; magari lui girò di 179 gradi, forse 179,5 ma non ai 180 pieni della Lega ). Questo va detto, ora, perchè serve a valutare l'atteggiamento della Lega riguardo al problema che stiamo trattando. La Lega non ha mai preso in considerazione le mie denunce del gennaio 2001. Ha sempre indicato come fonte dei problemi l'immigrazione araba o altrimenti detta mussulmana, giocando sull'equivoco che anche gli albanesi sono mussulmani di religione e quindi ammiccando che anche loro erano nel mirino. Ma la verità è che la Lega partecipa alla politica Usa-imposta di connivenza filo-albanese del Governo di cui fa parte ( logicamente questo, non è vero? ). Ora, dopo il fatto di Besano, vedo che insiste con lo sventolare sotto il naso dei " padani " il problema dell'immigrazione mussulmana. Mena il can per l'aia, cerca di recuperare, di limitare i danni. Si comporta come per il referendum anti Europa di Francia e Olanda. Per distogliere l'attenzione dal fatto che lei Lega non ha mai chiesto un referendum sull'Europa ( sulla Costituzione europea, ma è la stessa cosa ) ma anzi si è accodata ai suoi accoliti al Governo su una vergognosa ratifica parlamentare, cosa ha cominciato d'improvviso a chiedere? Un referendum sull'euro! Ma anche quì il problema non è quello che dice la Lega: il problema non è la moneta dell'euro ma è l'Europa Unita, così come il problema della criminalità non è l'immigrazione araba, ma quella albanese.
John Kleeves
CRIMINALITA’ ALBANESE E POLITICHE AMERICANE
ARTICOLO DI JOHN KLEEVES
( 20 GENNAIO 2001 )
E’ chiaro che quella albanese è un’etnia socialmente pericolosa. Gli albanesi hanno cominciato ad arrivare in Italia solo a partire da dieci anni a questa parte, ed ora saranno al massimo 200.000, fra i 115.000 regolari, quelli cioè cui è stato concesso un permesso di soggiorno, ed i circa 85.000 clandestini, e già sono i protagonisti della criminalità del Paese. Ogni giorno le cronache riportano le loro nefandezze : depredano appartamenti, villette e casolari isolati ; svaligiano negozi e filiali di banche ; rapinano automobilisti e pedoni ; dominano il traffico di eroina e hashish ; si sono presi il monopolio dello sfruttamento della prostituzione e della tratta dei clandestini ; trafficano anche in armi e in vittime per gli espianti di organi. Le statistiche del Governo dicono che il 67% dei borseggi, il 50% dei furti in appartamento, il 43% dei furti in negozi e il 22% dei furti d’auto che avvengono in Italia sono opera di stranieri (1) , un eufemismo per dire : albanesi. Certo, sono rappresentate anche altre etnie, in particolare tunisini, marocchini e romeni, ma come ognuno può verificare dalle cronache si tratta di marginalità rispetto alla marea albanese. Per quanto riguarda i romeni è doveroso ricordare che in genere si tratta di zingari, dei quali la Romania a suo tempo, per via del buon cuore di Ceausescu, si è riempita ( si distinguono dalla fisionomia : i romeni etnici sono regolari, i loro zingari sono come gli zingari ). Inoltre non sono compresi in quelle statistiche i reati tipici degli albanesi, non i furti ma gli assalti nelle abitazioni, e poi lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di droga e il resto che si è detto. Per arginare il fenomeno degli assalti nelle abitazioni della zona, la notte del 7/6/2001 la Polizia di Milano ha eseguito un blitz mirato sugli albanesi, controllandone alcune migliaia, dei quali 800 in modo approfondito con 120 espulsi e 10 direttamente arrestati, ma dopo una breve pausa - e quasi a mò di risposta - questi assalti sono ripresi più frequenti di prima : in una ristretta zona tra Lombardia, Veneto ed Emilia nei primi dieci giorni del settembre 2001 ne sono stati compiuti 30, cioè in media 3 per notte. Per il traffico di organi, che come si sa riguarda in genere i bambini ( bambini poveri che sono uccisi per guarire i bambini ricchi ) basta dire che i minori scomparsi in Italia sono passati dalle poche decine del 1990, quando l’immigrazione albanese è cominciata, ai 1441 (2) del 1999, dei quali 402 italiani ; non si tratta sempre di rapimenti a scopo di sezionamento chirurgico, e non è detto che i responsabili siano sempre albanesi, ma certo è che gli albanesi traghettano in Italia bambini rapiti per questo scopo in Albania e se non bastano è evidente che li rimediano qua da noi.
Tutto considerato, sembra di poter dire che l’etnia albanese in Italia compie circa la metà degli atti criminosi compiuti dagli italiani. Ci si chiede come ciò sia possibile vista l’enorme differenza delle due popolazioni : circa 200.000 albanesi contro circa 58 milioni di italiani. E’ più che possibile se è vero, come è vero, che la grande maggioranza dei maschi adulti albanesi sono dediti al crimine. Facciamo due calcoli in croce. In Italia i carcerati sono 54.000, dei quali 40.000 italiani. Su 10 crimini gravi solo 2 in Italia esitano con un colpevole in galera, per cui è lecito pensare che ogni 2 delinquenti in carcere ce ne sono 8 fuori : 40.000 carcerati significano allora altri 160.000 delinquenti italiani costantemente fuori, in attività. Quanti possono essere i maschi adulti albanesi dediti tempo pieno al crimine ? Certamente la grande maggioranza dei clandestini, che sono appunto anche in grande maggioranza maschi : diciamo 70.000 su 85.000. Per i regolari si tratta di famiglie ; supponendo tutte famiglie con padre, madre e 3 figli, i maschi adulti sarebbero 28.750, dei quali potremmo tranquillamente supporre che attorno a un terzo, diciamo 10.000, siano criminali abituali. Senza tanti ritocchi per far tornare i conti abbiamo raggiunto la cifra di 80.000, che è appunto la metà di 160.000. Ricordo che il signor D’Alema quando era Presidente del Consiglio venne in televisione a difendere la scelta del suo governo a favore dell’immigrazione albanese. Cosa volete che siano per un Paese come il nostro di quasi 60 milioni di abitanti, disse l’uomo fra i sorrisetti, poche decine di migliaia di immigrati ? Cosa volete che possano mai combinare ?
Una criminalità sanguinaria
Oltre alla quantità impressiona la qualità della criminalità albanese. E’ una criminalità sempre sanguinaria, anche quando non sarebbe necessario. Prendiamo le rapine nelle abitazioni isolate, nelle villette e nelle case coloniche : non sono rapine, sono assalti di gruppi di 3-5 albanesi che irrompono urlando e che per prima cosa percuotono i presenti per annullare ogni capacità di reazione, e solo dopo prendono danaro e oggetti. Ci può essere anche l’omicidio : in tali frangenti nell’ottobre del 1999, sotto gli occhi della moglie, è stato ucciso nella sua cascina presso Cremona Domenico Ciocca, mentre il Televideo del 13/09/2001, cioè proprio mentre sto scrivendo questo articolo (aggiornandolo, a dir la verità ), batte una notizia agghiacciante : nel corso di una rapina notturna in una villa di Limidi di Soliera ( Modena ), compiuta da tre elementi che parlavano in un italiano stentato e con ogni probabilità albanesi, un ragazzetto di 14 anni è stato ucciso per soffocamento con un sacchetto legato attorno alla testa ; la madre, l’unica con lui nella casa, è stata gettata nella piscina. Quasi tutti i paesi e le campagne dell’Italia settentrionale, e dell’Emilia, della Toscana e della Romagna sono sotto assedio, terrorizzati come se attorno fosse stata segnalata la presenza di branchi di cani rabbiosi che hanno già morso. In alcuni comprensori del bresciano, del milanese, del modenese, del bolognese, di Reggio Emilia, della Versilia, non c’è villetta che non sia stata colpita, alcune 3 o 4 volte. Ciò riempie tutti i giorni la cronaca dei giornali locali di queste parti della Penisola, con notizie come quella del pensionato Aldo di 84 anni e della moglie Assunta di 81, assaliti e pestati nella casa della periferia riminese nel dicembre del 2000 da tre albanesi, tre albanesi che il giorno prima avevano riservato pari trattamento a un benzinaio e alla moglie-aiutante. Alla cronaca nazionale invece approdano solo le vittime illustri, come l’industriale Franco Frabboni di Bologna, il professor Andrea Strata di Modena, dietologo di Pavarotti, l’imprenditore Diego Penocchio di Brescia, il dottor Domenico Spartà di Milano, medico di Pippo Baudo, l’imprenditrice della moda Mariella Burani di Reggio Emilia. Anche la villa dell’ameno presentatore televisivo Fabio Fazio, a Celle Ligure, è stata visitata da scassinatori albanesi.
Sistemi analoghi sono adoperati per rubare auto lussuose : gli albanesi non sono capaci di avviarle senza chiavi e allora attaccano quelle in transito di notte, le speronano, malmenano sempre i passeggeri o li forano col cacciavite, gli sfilano portafogli e oggetti, e se ne vanno con l’auto. Sono episodi definiti di microcriminalità e rimangono sempre confinati nelle cronache locali ; per citare un esempio diciamo che nell’ottobre del 2000 un gruppo di 4 albanesi si è dedicato a questa attività nel riminese, assalendo un’auto per notte, in genere delle Mercedes, dal giorno 4 al giorno 19, quando sono stati presi dalla polizia chiamata da uno col cellulare.
Gli albanesi sono subito diventati, in Italia, i re dello sfruttamento della prostituzione, ma non sono dei Pepè le Mokò. Comprano o rapiscono giovanette dalle loro parti, le seviziano per “ romperle “ al mestiere, e se cercano un altro padrone le uccidono a martellate, le tagliano come bestiame, le incendiano.
Ci sono poi gli scafisti. Hanno il monopolio della tratta dei clandestini nel canale d’Otranto e va bene, ma come lo esercitano ? Arrivano sottocosta e buttano il “ carico “ in acqua, come si trattasse di animali ; chi esita, perché non sa nuotare, è percosso e gettato di forza, e qualche volta muore, o affogato o per le botte : il 13/6/2001 nel corso di uno di questi “ sbarchi “, di fronte a Trani ( Bari ), ne sono annegati cinque in una volta. Hanno buttato a mare anche bambini piccolissimi, anche donne gravide : così hanno fatto il 21/12/00 con 45 curdi, dei quali tre sono annegati ( una era una donna incinta ). Se i motoscafi italiani in perlustrazione si avvicinano troppo gli sparano o li speronano : il 24/7/00 sono così stati uccisi due finanzieri.
Una indole generalmente antisociale
Non è un problema solo dei criminali comuni albanesi. Tutta l’etnia è caratterizzata da un quadro psicologico di antisocialità rozza e violenta. La cronaca, e l’esperienza diretta di ognuno di noi oramai, offre esempi a volontà.
Vediamo come gli albanesi guidano l’auto : sembrano convinti di muoversi non in mezzo a persone, ma fra delle pecore, dove non è un gran danno ammazzarne qualcuna e dove anzi da ubriachi è più divertente. Io stesso ho visto sulla statale Romea una Golf sorpassare sulla destra, ad alta velocità e senza la minima esitazione, una lunga fila ferma ad un semaforo : era targata proprio Tirana e mi sono rimasti impressi i soggetti, che nella manovra gesticolavano tranquillamente tra di loro. Così fra gli ultimi sono stati uccisi, travolti da albanesi in qualche caso ubriachi, Daniele Romano di 13 anni a Bellaria ( il 21/5/99) ; Alessandro Conti di 9 anni a Roma ( il 22/8/99) ; Sonia Cei di 39 anni, Sabrina Franchi di 30 anni, Susy Betti di 37 anni a Viareggio ( il 5/2/00 ) ; Erica Conficconi di 25 anni a Bologna ( il 6/5/00 ) ; Sara Bariani di 18 anni e Piermario Roncalli di 17 anni a Bergamo ( il 24/12/00 ).
Oppure vediamo come gli albanesi, anche quelli con permesso di soggiorno ed un lavoro regolare, sono privi di autocontrollo, e innescano così incidenti che poi spesso concludono da folli. Quando vanno in discoteca non si trattengono dall’infastidire le donne altrui, creano liti e si arrabbiano se sono sbattuti fuori : per citare qualche caso fra i tanti ( sono all’ordine della notte ), in tali frangenti alla discoteca Boccaccio di Torino, la notte del 18/11/00, un albanese ha sparato a ben sei giovanotti italiani, ferendoli tutti, mentre la notte del 13/5/01 alla discoteca “ Iliade “ di Melzo ( Milano ) un’altro uccideva il 21enne Nicola Colonna dopo una lite nata per il fatto che l’albanese era andato a baciare oscenamente la sua fidanzata 17enne, della quale lui stava festeggiando il compleanno con altri amici e amiche. Non sono esenti i ristoranti : la notte del 5/5/01 davanti a un ristorante di San Vendemiano ( Treviso ), dove avevano iniziato la lite, quattro albanesi hanno preso a coltellate tre italiani, due dei quali lasciati gravi a terra. Io stesso, ancora una volta ma probabilmente come chiunque altro, ho potuto sperimentare questa sciocca ma pericolosa intemperanza. Non mi ha visto, e sulla spiaggia estiva un giovane straniero con la metà degli anni di mia moglie l’ha “ abbordata “, rude come fanno i cani ; un albanese ho pensato. Fu come se Tex Willer muovesse la mia lingua : “ Va via albanese ! “ ; “ Come sai io di Albània ? “ ; “ Vi conosco a un chilometro di distanza “. Se ne andò, e mi andò bene. Perché era solo e gli albanesi assalgono quando sono in gruppo, secondo la psicologia del branco. A meno che non siano ubriachi : il 29/7/00 a Mantova un albanese solo ma ubriaco ha ucciso a calci e pugni Ugo Confalonieri di 53 anni, che difendeva la moglie molestata. Comunque, quando ho letto sul giornale che a Viareggio il 28/8/00, in piena mattina, uno dei tre albanesi su un moscone si è gettato in acqua per violentare una ragazzina di 16 anni, non mi sono meravigliato davvero. Per il resto le risse provocate da albanesi non si contano, in ogni luogo e per ogni sciocco motivo ; di nuovo, rimangono confinate alle cronache locali, e ognuno può sfogliare le sue a conferma.
Un pericoloso complesso di inferiorità
Non c’era bisogno che gli albanesi venissero in Italia per imparare queste cose sul loro conto. Gli albanesi non sono degli europei, non sono degli “ slavi “ come spesso viene detto per fuorviare ; sono una etnia turca, una delle tante, questa arrivata nel XIV secolo con l’avanzata dell’Impero Ottomano. Io direi anzi che sono una delle peggiori, assieme ai ceceni. E abbiamo visto i ceceni : a parte le notizie e i filmati delle loro efferatezze in Cecenia, sono arrivati come “ profughi “ in Italia dalla medesima forse solo quei due, marito e moglie, e questo hanno fatto nella data 18/7/00 : sorpresi dai proprietari nella loro villetta per vacanze vicino Reggio Calabria, hanno ucciso a coltellate l’uomo, Pietro Varacalli di 62 anni, e ferito la moglie e la nipotina di 8 anni.
Queste etnie turche corrispondono certamente, come sempre accade, con lo stereotipo trasmesso dalla Storia : sono tutte, quale più e quale meno, culturalmente primitive, banditesche e anche sanguinarie, incapaci di elaborare società complesse. Ciò che le ha spinte all’espansione dal Turkestan originario, una espansione anche di successo, oltre all’altissimo tasso di natalità e alla bellicosità, è il complesso di inferiorità : non tollerano il confronto con vicini più capaci, più civili, e li attaccano. Per questo motivo anche oggi i turchi non hanno buoni rapporti con nessuno dei loro vicini : questi sono i greci, i serbi, i russi, gli armeni, i curdi, i cinesi e gli arabi, e loro infatti li odiano tutti. Si alleano sistematicamente con i nemici dei loro vicini : ora stanno con gli americani contro i russi, i greci, i serbi, i cinesi, e con gli israeliani contro gli arabi. Ma, arrivassero ad avere per vicini americani e israeliani, non sopporterebbero neanche quelli. Non hanno problemi a stare con Israele : sono musulmani per ragioni storiche, sulla carta ; di fatto non hanno religione.
Anche gli albanesi che vengono in Italia non tollerano il confronto con i più civili locali. Non vengono come emigranti, ma al saccheggio di un Paese ricco e quindi automaticamente odiato : i loro sentimenti nei riguardi degli italiani sono rivelati dal fatto che quasi tutti i pestati negli assalti alle abitazioni riferiscono di essere anche stati insultati con riferimenti etnici, come “ italiani bastardi “, “ italiani di merda “ e così via.
L’episodio di Mariano Comense (Como) è significativo. Nell’aprile del 2000 un bambino albanese di 8 anni fu ucciso da un vicino di casa italiano di 17 anni, non perché fosse albanese ; per una morbosa questione personale. Ma la comunità albanese mostrò di prenderlo come un affronto all’etnia : ai funerali del bambino accorsero albanesi da tutta Italia, gridarono minacce, invocarono l’applicazione del loro “ codice d’onore Kanun “, secondo il quale va soppresso - in pratica sgozzato - l’omicida o in mancanza, perché magari in prigione, membri della sua famiglia, la quale così dovette traslocare in segretezza ( già una punizione, ordinata appunto dalla comunità albanese ed eseguita docilmente dai Carabineri, che invece di arrestare chi minacciava pubblicamente organizzarono il trasloco ). Noto nell’episodio uno squilibrio di ragionamento : il codice Kanun qua non vale, e se valesse le sue vittime sarebbero solo gli albanesi perché sono loro ad uccidere degli italiani e non viceversa ( mentre molti sono gli italiani morti per mano albanese, assai pochi sono gli albanesi morti per mano italiana ; credo che quello di Mariano Comense sia l’unico caso ). A meno che gli albanesi non intendano che loro sono intoccabili, che hanno diritti superiori e speciali ; come vedremo più avanti ci potrebbe essere anche questo aspetto. Quindi noto nell’episodio volontà di autoisolamento, un atteggiamento tipico del complesso di inferiorità, che non ama i confronti. Un autoisolamento però attivo, di contrapposizione e provocazione, il che dice appunto che il complesso di inferiorità è di tipo aggressivo, maligno, accompagnato da rancore. Questa predisposizione psicologica dei turchi all’estero è sempre presente, ma si concretizza solo quando l’ambiente è percepito debole ; i milioni di turchi emigrati in Germania ad esempio non si fanno notare, non invocano il Kanun, perché temono reazioni certe, sia private che pubbliche.
John Kleeves
Rimini, 20 gennaio 2001
Note:
1 - Resto del Carlino del 25/10/2000.
2 - Resto del Carlino del 27/04/2000




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