Nessun'altro ha vinto come il cannibale belga. Neanche le briciole lasciava, ma davanti a Papa Paolo VI si commosse: il ricordo di Rino Negri
Nella storia del ciclismo non esiste un campione che abbia vinto tanto e che abbia corso sempre con una generosità a volte esaltante, a volte commovente come Eddy Merckx.
Basti pensare che dal 1961, quando cominciò a gareggiare, al 1978, anno in cui abbandonò la scena, Eddy Merckx disputò 1800 corse vincendone 525: una percentuale incredibile. Per dare un’idea di "Merckx motoperpetuo" basti ricordare alcune delle sue annate più intense: 151 giornate di corsa nel ’75 (record), 140 nel ’74, 136 nel ’73. Senza contare che quando non correva si allenava e per lui l’allenamento era una corsa. Ha diritto di essere ricordato come l’archetipo del corridore completo, pur non essendo uno scalatore all’altezza di Coppi, Bartali, Gaul, Bahamontes: le eccezioni.
E proprio per questo interpretava la corsa applicando una tattica che soltanto a lui, autentico mostro di continuità e bravura, era consentita. Per evitare che gli avversari lo tormentassero in salita scattando ripetutamente, li costringeva ad un lavoro snervante in pianura, appiattendone la possibilità. La sua eccezionale potenza gli permetteva poi di avere successo anche a cronometro, pur non essendo uno specialista della caratura di Anquetil. Si parlò di lui come del "cannibale" per l’insaziabile desiderio di vincere. Quando si parla di Merckx si è obbligati a rispettare le statistiche che illuminano il suo eccezionale curriculum vitae. Le sue vittorie da professionista sono 445 (più 80 da dilettante compreso un mondiale), contribuirono ad arricchire la sua volontà per sostenere sacrifici incredibili.
Nel conteggio non sono comprese le vittorie che Eddy ha ottenuto correndo, e dando spettacolo, su pista. Ricordiamo 17 Sei Giorni. Indimenticabile ciò che riuscì a fare nel ’72, pur non avendo svolto una preparazione specifica, quando a Città del Messico polverizzò, in sella alla più bella bicicletta tradizionale che sia mai stata costruita (opera di Ernesto Colnago) il record dell’ora percorrendo la distanza di 49,432 chilometri.
Per questo e molto altro ci si continua a chiedere se il ciclismo avrà la fortuna di poter contare su un altro fuoriclasse della sua caratura. Delle sue cavalcate solitarie ricordiamo bene quella di 140 km che abbiamo vissuto da vicino nella tappa Moureux-Ville Nouvelle del Tour del ’69, vinta con 8’ di vantaggio. Per tre anni, il mondo lo ha eletto "sportivo dell’anno". Venne decorato come cavaliere della Legione d’onore. Lo ricordiamo infine commosso, nel ’74, in Vaticano, quando venne elogiato da Paolo VI. Un Merckx così commosso non lo avevamo mai visto.
da. www.gazzetta.it
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