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    Post Libertà! lottare ora contro il "diritto" giudaico-talmudico!

    Maurizio Blondet
    08/12/2005

    E’ un vero ultimatum, scrive The Australian (1).
    L’ha intimato all’attore-regista australiano Rafael Medoff, ebreo americano che sarebbe «un’autorità mondiale sulla soluzione finale di Hitler», e capo del «Wyman Institute for Holocaust Studies», un influente gruppo di pressione, che ogni anno pubblica un elenco - o schedatura -di «negazionisti» di tutto il mondo.
    Il diktat è giunto in seguito alla notizia che Mel Gibson sta realizzando per la ABC (network americano posseduto dalla Walt Disney) un telefilm in quattro puntate su una «vittima del genocidio».
    Si tratta di una donna realmente esistita, Flory Van Beek, una ebrea olandese salvata dalle retate nazionalsocialiste grazie all’aiuto eroico di tre famiglie cattoliche che la nascosero nelle loro case.

    Evidentemente, Gibson deve fare ammenda della colpa di aver prodotto e diretto «La Passione di Cristo», che l’intera lobby ebraica mondiale ha bollato come «antisemita».
    E nel mondo dello spettacolo, da loro dominato, l’etichetta di antisemitismo significa la fame.
    Nel suo telefilm, che si pretende «realtà storica», Gibson inserirà anche una scena di battaglia dove migliaia di nazisti e migliaia di eroici ebrei si precipitano armati l’uno contro l’altro, in campo aperto.
    Una scena da «Braveheart», ovviamente mai avvenuta nella realtà.
    Ma alla lobby, questo non basta ancora.
    A suo nome, il sullodato Rafael Medoff ha intimato alla Disney di licenziare Gibson se questi non riconosce «appieno e pubblicamente» la verità ufficiale dell’olocausto; anzi se non sconfessa pubblicamente le idee di suo padre, Hutton Gibson, che è «negazionista».

    Dice la lettera-ultimatum di Medoff (le maiuscole e le ripetizioni sono nel testo): «Visto che con il suo telefilm Mel Gibson si vuole inserire nella narrativa pubblica sull’Olocausto, ha il dovere morale di purificarsi e ripudiare apertamente le frasi di suo padre che negano l’Olocausto. Se declina di ripudiare pubblicamente la negazione dell’Olocausto, e continua a sostenere che l’Olocausto fu solo una delle numerose atrocità della seconda guerra mondiale, allora la Disney e l’ABC devono rivedere il loro impegno con lui».
    Hutton Gibson, il papà di Mel, in un’intervista alla WSNR (una piccola radio locale di New York), ha avuto il torto di fare questo ragionamento: «ma se i nazisti hanno perso la guerra per mancanza di carburante, come potevano avere tutto il petrolio per bruciare sei milioni di ebrei?».
    Prontamente posto sotto interrogatorio (2) da una giornalista della ABC, Diane Sawyer, e invitato a sconfessare il genitore, Mel Gibson ebbe il torto filiale di rispondere: «è mio padre, Diane. Lascialo stare. Lascialo in pace».

    Per questo il «Wyman Institute for Holocaust Studies» di Medoff ha inserito Mel e Hutton Gibson nella sua schedatura annuale e mondiale di negazionisti e antisemiti.
    Interrogato di nuovo dal Reader Digest - che preparava il numero di marzo 2004 tutto dedicato all’olocausto e aveva bisogno di una sconfessione - Mel Gibson rispose: «mio padre mi ha insegnato la mia fede (cattolica), e io credo a ciò che mi ha insegnato. Non mi ha mai mentito in vita sua».
    Ulteriore pressione: ma lei, Gibson, riconosce l’olocausto?
    Risposta: «certo, ci sono state orribili atrocità. La seconda guerra mondiale ha fatto milioni di morti.. Ebrei nei campi di concentramento. In Ucraina, milioni sono morti per fame».
    Per lui è stata la fine.
    Iscritto per sempre nella schedatura dei negazionisti.

    Ed ora, ragioniamo su ciò che questo significa.
    Su quale «ordine mondiale» vorrebbero, e stanno realizzando, gli ebrei.
    Lì, nel governo globale, esisterà una polizia del pensiero che imporrà a tutti di dire ad alta voce quel che pensano dell’olocausto.
    A tutti.
    Non solo alle personalità pubbliche come Mel Gibson; anche ai privati, come suo padre Hutton.
    E anche a coloro che vorrebbero tenersi per sé la propria opinione, qualunque sia.
    E perché quest’obbligo?
    Perché tutti i «mal-pensanti» possano incriminarsi da sé in base alle leggi sull’antisemitismo che la lobby ha fatto varare nel mondo. Ed essere ridotti alla fame, oggi, o domani.
    E magari essere torturati: in USA si discute di legalizzare la tortura, e non c’è dubbio che se la cosa passa là, sarà presto adottata nel mondo.

    Evidentemente, se non vogliono incorrere nella punizione «legale», anche i figli saranno obbligati a sconfessare i pensieri dei padri, altrimenti ne saranno ritenuti responsabili.
    Il nuovo diritto ebraico ha giurisdizione planetaria, come sappiamo: il britannco Irving è stato arrestato in Austria, l’ebreo cristiano Shamir nella sua Israele, su richiesta di un gruppo di pressione francese.
    Sia chiaro: contro l’accusa di negazionismo non è concesso di difendersi, portando prove, né dimostrando la propria buona fede.
    L’accusa è già la condanna.
    E l’inquisizione del nuovo ordine mondiale rabbinico; al contrario della Inquisizione cattolica, non si contenta che il reo ritratti.
    David Irving ha ritrattato, ha detto di aver scoperto negli archivi sovietici (sic) le prove delle camere a gas (a 65 anni, ha il diritto di cedere).
    Non basta.
    Resta in galera.
    Perché non è sicuro che nel suo intimo, nella sua inviolabile interiorità, non mantenga le idee di prima.

    Negazionista una volta, negazionista sempre.
    Questa è la concezione del diritto che hanno gli ebrei?
    Peggio: è il diritto giudaico globale in via di formazione.
    La persecuzione di «psicoreati» ad un grado di capillarità, che nemmeno Orwell aveva immaginato nel suo universo totalitario, ermeticamente chiuso, e comunista.
    Non è un caso che gli ebrei (lo dice Soltgenycin, non noi) abbiano formato il nerbo della polizia segreta e degli apparati repressivi sovietici, al punto che quasi tutti i tre milioni di giudei russi si impiegarono nella macchina del Gulag (sempre Soltgenycin).
    Non gli bastava.
    Vogliono di più.
    Questo è il mondo che gli ebrei preparano per noi.
    Il trionfo del «diritto» talmudico.
    Ed hanno il potere di imporcelo.

    Maurizio Blondet


    --------------------------------------------------------------------------

    Note
    1)David Nason, «Disown your dad’s denial of the holocaust, Gibson told», The Australian, 8 dicembre 2005.
    2)Uso deliberatamente la parola «interrogatorio». Anche il sottoscritto Blondet è stato posto sotto interrogatorio da tale Daniele Scalise, militante ebreo e attivista omosessuale (dunque appartenente alle due lobby più potenti del mondo), e l’ha raccontato in questo sito. Un lettore mi ha voluto correggere: lei è stato intervistato, non interrogato. Abbiamo lettori così, che non parlano di ciò che non sanno. Io lo so, e insisto. Sono stato interrogato. Quei «giornalisti» non vengono da sé, sono mandati a interrogare dalle loro centrali, le stesse che redigono le schedature mondiali degli «antisemiti» veri e presunti da sottoporre, in seguito, alla punizione per loro idee. Questi «intervistatori» non cercano la verità, ma prove per l’incriminazione. Sono rotelle della psico-polizia.

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    dal sito: http://www.effedieffe.com/interventi...ametro=cultura

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  2. #2
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    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 41/07 del 30 marzo 2007, Beato Amedeo IX di Savoia

    Terra Santa – Minculpop sionista

    Glossario dell'Occupazione. Come l'uso delle parole può mutare la percezione dei fatti da parte di un pubblico sempre più disattento e facile da manovrare.

    Il linguaggio è un mezzo potente ma ingannevole. Esso può essere usato per trasmettere la sofferenza di alcuni, ma può anche servire per coprire sordide azioni spiacevoli da manifestare apertamente. In nessun luogo più che in Israele le parole sono adulterate per fini politici. Non è un mistero che Israele impieghi una legione di ben finanziati esperti di propaganda ed utilizzi una schiera di membri compiacenti dei media allo stesso scopo. Proprio come la oscena sproporzione di mezzi militari nel conflitto in atto, anche i mezzi linguistici più efficaci restano appannaggio dei propagandisti filo-israeliani. L'uso che fanno dei termini serve ad offuscare ed a ripulire le azioni israeliane contro una popolazione essenzialmente indifesa, a perpetuare le ingiustizie e contribuisce a continuare l'occupazione ed il furto di più terre da parte di Israele. Per esplicitare la situazione e riuscire a vedere attraverso la nebbia, questo glossario traduce una piccola frazione degli abusati termini del periodo post-Oslo.

    Detenzione amministrativa
    Arresto senza accuse, processo, giudizio, a volte senza rappresentanza legale, a termine indefinito. La detenzione di solito ha luogo nelle prigioni e nei campi di internamento del deserto del Negev.

    Negoziati bilaterali
    Confisca di terre. Israele confisca/ruba delle terre, e poi, per legalizzare le sue pretese, imbastisce dei "negoziati bilaterali". Resta sottinteso che non vi sono stati negoziati bilaterali per i palestinesi riguardo le terre all'interno della Linea Verde.

    Rete delle autostrade bypass
    Strade per soli israeliani attraversanti tutti i territori palestinesi occupati nel 1967 - la manifestazione concreta della politica di apartheid e prepotenza. Tutte le proprietà palestinesi che si avvicinino di un certo raggio arbitrario alle strade vengono demolite con i bulldozers, tutti gli alberi sradicati. Le autostrade si chiamano bypass per il fatto che esse evitano le città palestinesi.

    Colto nel fuoco incrociato
    Deliberatamente assassinato.

    Checkpoints
    Posti di blocco/tortura, che strangolano le attività economiche delle città palestinesi, chiudendone le strade d'accesso, e torturano il popolo indiscriminatamente, obbligandolo a restarvi per ore, in piedi, sotto il sole cocente o sotto la pioggia e sottoponendolo a vere e proprie vessazioni, fisiche e psicologiche, a discrezione dei militari che lo controllano.

    Scontri
    Un contesto impari. Il termine "scontri" suggerisce un confronto tra due forze alla pari. Israele, però, è il quarto esercito al mondo, il popolo palestinese è pressocchè indifeso e disarmato.

    Aree militari chiuse
    Linea rossa che osservatori stranieri e stampa non devono varcare per non essere testimoni dei crimini e delle devastazioni compiuti dalle forze d'occupazione.

    Chiusura
    Assedio e coprifuoco. Quando il coprifuoco va avanti per settimane rende un inferno la vita dei cittadini civili innocenti.

    Ciclo di violenza
    Violenza sproporzionata. "Esso suggerisce, nell'ipotesi migliore, due parti equivalenti e non il fatto che i palestinesi resistono con la violenza ad un'oppressione violenta" (John Pilger, New Statesman, 1 luglio 2002). "Sì, c'è un ciclo e la violenza è sproporzionata, ma ciò che manca è il contesto. Perchè c'è violenza? La spiegazione standard, quando c' è, è che vi sia "odio da entrambe le parti". Ma, dal momento che gli israeliani sono come noi (amano divertirsi ed i bambini) e noi non odiamo nessuno, allora l'odio deve esserci dall'altra parte, da parte dei palestinesi. Aggiungiamo nel mix la storia delle persecuzioni ebraiche e si otterrà un ciclo di violenza basato sull'odio arabo verso gli ebrei. Siamo così arrivati al capolinea della propaganda israeliana" (Nabil Abraham).

    Democrazia
    Etnocrazia sciovinista. Durante gli anni dell'apartheid, anche il Sudafrica si definiva "democratico" e, giustamente, veniva ridicolizzato per questa pretesa. Israele non è molto diverso, ed il suo sistema politico non può definirsi democratico a causa dell'oppressione sistematica verso gli "altri". La democrazia è inclusiva: il sistema politico israeliano esclude una larga fetta di popolazione. Israele è l'unico paese a fare una distinzione tra cittadinanza e nazionalità. Dunque, i palestinesi che vivono in Israele hanno cittadinanza israeliana ma nazionalità "araba". La democrazia si applica a coloro che sono di nazionalità ebraica, non ai cittadini dello stato. Persino i diritti di membri arabi della Knesset sono accuratamente ridotti. I palestinesi dei territori occupati hanno zero diritti (umani e democratici), nonostante siano obbligati a pagare tasse ad Israele - tipico caso di tassazione senza rappresentanza.

    Fattori demografici
    "Neologismo per impedire agli arabi di sorpassare il numero di israeliani ebrei" (Nabil Abraham).

    Deportazione
    Espulsione o esilio. Definizione di deportazione da dizionario: bandire dalla terra natale una persona indesiderata. Dal momento che i palestinesi sono i nativi, dunque i residenti legali, la loro espulsione è un esilio imposto. Inoltre, il termine deportazione implica che gli israeliani stiano perseguendo procedure legali. La natura dubbia dei processi d'appello e la demolizione sistematica e simultanea delle abitazioni delle vittime violano le Convenzioni di Ginevra.

    Risposta sproporzionata
    L'ammonimento più severo fatto dal governo USA riguardo ai bombardamenti e gli assassinii perpetrati da Israele. Per è uccidere meno persone. Il fattore complicante delle solite azioni israeliane è la copertura da parte della stampa. Comunque, le risposte "proporzionate" sono, di norma, ignorate.

    Territori disputati
    Territori occupati. Questo termine fu coniato dall'amministrazione Clinton. Il suo linguaggio riflette la preferenza politica e la natura dei "mediatori" USA (vedi "onesto mediatore").

    Fatti sul terreno
    Colonie. Al meglio esse vengono considerate merce di scambio, al peggio vengono considerate immutabili.

    Negoziato dello status finale
    Chimera. La struttura di Oslo prevedeva negoziati che trattassero fatti importanti per risoluzione del conflitto. Ma questo tipo di negoziati veniva sempre rimandato al futuro. I negoziati reali trattavano sempre di questioni di interesse israeliano, come ad esempio la sicurezza, la confisca di ulteriori terre (vedi Rete delle autostrade bypass) etc...

    Generosa offerta
    Richiesta di resa totale. Tutto ciò che Israele offre è generoso, e dovrebbe essere accettato. La "generosa offerta" di Camp David consisteva nell'offerta di una frazione dei Territori Occupati, senza controllo sui confini, limitata rimozione degli insediamenti e nessuna sovranità e questo fu definito "generoso". Nei negoziati leali e senza secondi fini, ogni parte ha il diritto di rifiutare un'offerta senza essere minacciata.

    Zone verdi
    Fuori i palestinesi. "Aree residenziali palestinesi occupate da Israele, che Israele definisce "protette per ragioni ambientali". Un colpo di mano legale per impedire lo sviluppo palestinese" (Nabil Abraham).

    Trattenuto in detenzione
    Ostaggio. Pratica comune durante la prima intifada, mediante cui le forze israeliane d'occupazione imprigionavano membri della famiglia di persone ricercate. DEcine di ostaggi libanesi hanno languito in carcere senza imputazione, processo e senza prospettiva di venirne fuori. Shaykh Ubayd è trattenuto, in questo modo, da più di 13 anni. La loro prigionia continua anche se l'occupazione israeliana del Libano del sud e' parzialmente finita.

    Onesto mediatore
    Gli Stati Uniti. Il paese che fornisce ad Israele la maggior parte delle armi ed il maggior sostegno economico - miliardi di dollari all'anno a fondo perduto.

    Incursione
    Attacco. "L'ultimo eufemismo, "incursione", è stato preso dal vocabolario di bugie coniato in Vietnam. Significa assalire degli esseri umani con carri armati ed aerei da guerra" (John Pilger, New Statesman, 1 luglio 2002).

    Instillare odio
    Le notizie, la cultura e l'educazione palestinese. Insomma tutto ciò che descrive le conseguenze dell'occupazione al suo popolo. Il termine "instillare l'odio" ha usato per descrivere ogni agenzia informativa palestinese che racconti ciò che è avvenuto ed avviene in Palestina. E' la giustificazione per i bombardamenti, le chiusure e le distruzioni di televisioni, radio, e giornali palestinesi e per l'attacco a diverse scuole. E' inoltre una giustificazione per impedire a tutti giornalisti palestinesi di essere accreditati. Infatti agli israeliani non piace essere definiti assassini, ladri e occupanti. Ai palestinesi non è permesso convogliare ad altri le loro esperienze. L'esistenza dei palestinesi e' criminalizzata, e così pure la loro voce.

    IDF- Forze Israeliane di Difesa
    Forze d'occupazione. L'acronimo conferisce una certa legittimità, ma un eufemismo fuorviante per un esercito d'occupazione pienamente equipaggiato.

    Azionare la leva
    Offerta che non puoi rifiutare. "In pratica, Israele ha in mano la maggior parte delle "carte" ed usa la popolazione palestinese come ostaggio per obbligare la leadership palestinese a concedere richieste sempre più onerose" (Dott. Majed Nassar). Israele desidera determinare la struttura dei negoziati sulla base della forza più che su quella della giustizia.

    Uomo di pace
    Criminale di guerra.

    Militanti
    La resistenza. I media occidentali non possono riferirsi alla resistenza palestinese come "militari", perchè, ovviamente, questo termine non può essere applicato in questo contesto. Il termine "militanti", a questo punto, convoglia comunque l'immagine di bande armate, e dunque rende più semplice giustificare gli assassinii israeliani (vedi assassinii mirati).

    Moderata pressione fisica
    Tortura. Israele è l'unico paese al mondo in cui la tortura sia legalizzata ed usata di routine.

    Crescita naturale
    Espansione premeditata delle colonie. Giustificazione per continuare ad espandere le colonie. Ogni volta in cui si chiede ad Israele di smettere di costruire insediamenti coloniali su territorio occupato, esso risponde che che l'espansione delle colonie esistenti è necessaria per soddisfare la "crescita naturale", cioè l'arrivo continuo di immigranti colonialisti. Molte colonie hanno una grossa percentuale di case vuote. Per quale motivo c'e' bisogno di ulteriore espansione?

    Neighbor practice (Uso di residenti)
    Scudi umani. "L'uso di un residente locale come scudo umano è un crimine di guerra. Ciò è stato confermato, in televisione, dall'ex presidente della Corte Suprema Militare. La Quarta Convenzione di Ginevra proibisce espressamente l' uso di persone "protette" (come la convenzione definisce gli abitanti di un territorio occupato) a questo scopo. Questa pratica, come quella di obbligare i residenti a girare attorno ad una costruzione che si sospetta sia stata minata, e' simile all'assassinio di ostaggi in rappresaglia per azioni della resistenza. Questa è una pratica molto utilizzata, a cui è stato dato un appellativo militare regolare, "neighbor practice" (Uri Avnery, Palestine Chronicle, 19 agosto 2002).

    Dintorni
    Colonia. Gli israeliani ed i loro apologeti insistono che Gilo sia un altro dei dintorni di Gerusalemme. In effetti, esso è stato costruito su territorio illegalmente confiscato, dunque è una colonia.

    Senza permesso di costruzione
    Ordine di demolizione. Una scusa per demolire le case palestinesi. Le costruzioni israeliane costruite senza permesso sono risparmiate e, difatti, nessuna abitazione israeliana è stata mai demolita per tale motivo. In genere, i palestinesi non ottengono il permesso di costruire.

    Operazione X
    Un altro attacco. Alle operazioni militari viene dato un nome che le renda più gradevoli - si tratta di un vecchio trucco militare. Ogni giornalista che si riferisca ad un attacco su di un campo profughi utilizzando il nome dato dai militari all'operazione, come minimo, non e' obiettivo.

    Processo di pace
    (Nota: la pronuncia, in inglese, di questo termine, da parte di Ariel Sharon è "piss process". Sharon si riferisce spesso alla "pace" come ad un risultato. Lui è sempre a favore del "processo di pace", mai della pace). Trucco per placare l'opinione pubblica mondiale. Processo perpetuo che non intende giungere a nessuna conclusione. Mezzo per guadagnare tempo e consolidare la presa israeliana sui territori occupati, espandendo i "fatti sul terreno", cioè le colonie. Dal loro punto di vista, più lunghi sono i negoziati che portano ad infinite trattative, meglio è. Di tanto in tanto, se i negoziati fanno progressi, c'è bisogno di una pausa, ad esempio le elezioni, dopo le quali è tempo di ricominciare tutti i negoziati daccapo.

    Investigazione pendente
    Caso chiuso. Di 25 investigazioni condotte dall'esercito israeliano negli ultimi 22 mesi, sei sono state chiuse senza alcun risultato, le altre devono ancora essere completate. "L'esercito difficilmente apre inchieste su casi di omicidi extragiudiziari", ha detto Lior Yavne, portavoce di Bet'selem. "L'esercito si comporta fondamentalmente con impunità. I soldati hanno capito che possono fare tutto ciò che vogliono senza affrontare problemi" (Marie Colvin, Morte crudele di un eroe locale della Cisgiordania, Sunday Times, 21 luglio 2002).

    Ritiro a tappe
    Spostamento a malincuore delle forze d'occupazione da un'area scelta a caso, secondo una tabella di date che esso determina, ma solo dopo aver avuto la garanzia che la popolazione locale sarà controllata a soddisfazione. Chiaramente non vengono smantellate le colonie, ma viene solo sgombrata l'area in cui il costo dell'occupazione è divenuto troppo alto.

    Prova di residenza
    Confisca della carta d'identità. I residenti palestinesi di Gerusalemme sono spesso obbligati a mostrare le loro carte d'identità come prova dei loro diritti di residenza. Spesso la polizia le confisca e colui che subisce la confisca perde il diritto di residenza. Le famiglie coinvolte spesso perdono le loro abitazioni e vengono "trasferite". Le vittime di questa politica di "transfer" burocratico sono migliaia. Le carte d'identità, di norma, non vengono sostituite: le vittime, infatti, non possono dimostrare la loro residenza perchè la carta precedente è stata confiscata. Fotocopie della carta d'identità non vengono considerate prove valide per la sostituzione dei documenti.

    Processo di riforme
    Selezione di un satrapo. Trasformazione politica volta ad investire [col potere] i collaboratori di Israele e Stati Uniti. Ogni politico che lo abbia sottoscritto accetta di opprimere il suo popolo per andare incontro alle richieste israelo-americane. Arafat lo aveva a suo tempo sottoscritto, poi se n'era vergognato.

    Rimozione della copertura
    Pretesto per "spianare" le abitazioni, "ripulire" i campi coltivati eccetera. Rendere la Cisgiordania e Gaza dei paesaggi lunari.

    Moderazione
    Aggressione più gentile. "Se questo è l'ultimo dei trucchi militari israeliani, la realtà è che anche la "moderazione" da parte di Israele è sufficiente a rendere un inferno la vita dei palestinesi. L'esercito non può magari continuare a distruggere vaste porzioni delle città palestinesi, ma può continuare a terrorizzare la popolazione civile sparando indiscriminatamente. I coprifuoco vengono imposti per settimane senza che se ne abbia notizia, rendendo la vita dei palestinesi insopportabile ed umiliante". (Jonathan Steele, The Guardian, 9 agosto 2002).

    Rappresaglia, ovvero Israele non inizia mai la violenza, risponde sempre
    Terrorismo di stato. Le azioni considerate "rappresaglia" sono: (1) punizione collettiva di obiettivi che nulla hanno a che vedere con l'azione originale e (2) totalmente sproporzionate rispetto all'azione originale. Entrambe le azioni sono violazioni delle Convenzioni di Ginevra. Molte volte Israele ha fatto saltare un "cessate il fuoco" con assassinii extra-giudiziari e azioni deliberate volte ad inasprire la situazione.

    Diritto al "Ritorno"
    Far entrare quanti più ebrei è possibile e scacciare i palestinesi. "Riteniamo moralmente sbagliato che questo diritto legale sia concesso a noi, mentre il popolo che avrebbe maggiore diritto ad un genuino "ritorno", dopo essere stato costretto ad andar via con la forza e la minaccia del terrore, ne viene escluso", lettera di ebrei britannici che rinunciano al loro "diritto al ritorno", The Guardian, 8 agosto 2002. Il "diritto al ritorno" richiede la determinazione a scacciare la popolazione nativa.

    Rocce
    Pietre. I palestinesi lanciano pietre ai soldati nei carri armati e nei veicoli corazzati - un simbolo di sfida e resistenza.

    Sicurezza
    La loro sicurezza. Richiede che gli occupanti non siano attaccati, e che la violenza non entri in Israele. Il termine "sicurezza" si riferisce sempre a quella di Israele, mai a quella palestinese.

    Insediamento
    La terra rubata. Villaggi per soli ebrei costruiti su terra confiscata ai palestinesi in maniera violenta. Lo scopo degli insediamenti è ottenere una pretesa permanente in quella terra ed impedire la formazione di uno stato palestinese. Questi villaggi appaiono sempre sulle mappe israeliane, mentre i villaggi palestinesi la cui terra è stata confiscata per la costruzione degli insediamenti, scompaiono prontamente dalle stesse mappe.

    Roccaforte del terrorismo
    I campi profughi, abitati da centinaia di migliaia di palestinesi scacciati dai villaggi conquistati da Israele.

    Sospetto
    Motivo valido per imprigionare o assassinare (vedi detenzione amministrativa).

    Assassinii mirati
    Assassinio in cui un comandante militare ha il ruolo di giudice, giuria e boia. La Convenzione di Ginevra lo definisce "crimine di guerra". "Nessuno si chiede se tutte quelle persone assassinate siano davvero terroristi, o vi siano prove che essi lo erano, o che lo potessero diventare" (Edward Said, Punizione in Dettaglio, 8 agosto 2002).

    Terrorismo
    Resistenza, violenza in risposta. Una popolazione oppressa ha il diritto di resistere e di usare violenza se non ha alternative. La sua violenza è definita "terrorismo" ed è considerata "illegittima". La violenza di Israele è sempre dipinta come quella dalle caratteristiche del "riscatto".

    Pianificazione urbana
    "Eufemismo per la sostituzione dei palestinesi con gli ebrei, reminiscenza di alcuni usi della "pianificazione cittadina" negli USA" (Noam Chomsky, La Nuova Intifada).

    Transfer
    Osceno eufemismo per "pulizia etnica", il quale è esso stesso un eufemismo.

    Rapporti non confermati
    Racconti dei furti ad opera delle forze israeliane. I rapporti sono confermati solo quando lo dicono gli israeliani o quando li riporta qualche giornalista occidentale. Il racconto palestinese dei fatti non e' sufficiente a sottoscrivere un rapporto, e, al massimo, viene accompagnato dall'aggettivo "presunto".

    (Fonte: http://www.arabcomint.com/glossariooccupaz.htm )

 

 

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