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    Arrow Futuro dei cristiani in Terra Santa appeso a un filo.

    Cristiani in crisi in Terra Santa. Fedeli pressati da ogni parte

    di Barbara Marino/ 15/06/2005

    Una "combinazione di povertà, discriminazione e violenza" fa sì che il futuro dei cristiani in Terra Santa "sia appeso a un filo", avverte Aiuto alla Chiesa che Soffre. Un sostegno concreto con la produzione di rosari per la GMG di Colonia.




    L'opera di aiuto cattolica internazionale dipendente dalla Santa Sede Aiuto alla Chiesa che Soffre è stata fondata nel 1947 dal monaco premonstratense Werenfried van Straaten (1913-2003). Il suo obiettivo è sostenere i cristiani perseguitati e bisognosi in tutto il mondo. Attualmente ha filiali in 17 Paesi. Nella sua sede internazionale a Königstein im Taunus in Germania si finanziano ogni anno circa 10.000 progetti proposti da sacerdoti, religiosi e vescovi di più di 130 Paesi del mondo.

    La crisi dei cristiani in Israele "è così grave" che una delegazione di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha visitato il Paese per verificare sul campo quale aiuto potrebbe prestare l’organismo in questa situazione, relativamente alla quale ha riportato alcune considerazioni in un rapporto dal titolo Israele: cristiani in crisi - Fedeli sotto pressione da ogni parte.

    "La presenza cristiana nella società israeliana è sul punto di scomparire nel ricordo e corre anche il rischio di scomparire ‘de facto’", spiega ACS. "Ridotti a circa 150.000, i cristiani affrontano l’oppressione e la discriminazione nelle scuole, sul lavoro e nella società israeliana a causa della loro religione, del ceto sociale o dell’origine etnica (la maggior parte sono arabi palestinesi)", sottolinea il rapporto. Oltre a questo, "il costo della vita aumenta - soprattutto nelle zone palestinesi - e c’è un alto tasso di disoccupazione".

    Nel frattempo "diminuiscono per i cristiani le opportunità di farsi sentire", perché negli ultimi 40 anni "la proporzione di fedeli nel Paese è andata riducendosi" "dal 20% al 2%" e "la società è cambiata moltissimo a causa della forte immigrazione di musulmani combinata con l’ampia emigrazione di cristiani (400.000 fedeli israeliani vivono ora all’estero)". Da parte loro, i "cristiani che hanno scelto di rimanere nel Paese (…) affrontano gli enormi problemi sociali ed economici e cercano un futuro a lungo termine nella loro terra natale".

    ACS quindi cita il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M.: "Le persone in Occidente sembrano non essere consapevoli del fatto che qui ci sono ancora cristiani che hanno bisogno del loro aiuto". "Se la loro sorte non cambierà e non diminuirà il tasso di emigrazione - ha ricordato ACS -, i cristiani potrebbero scomparire dalla Terra Santa".

    Tre casi: Maghar, Betlemme e Ramallah

    La cittadina di Maghar - a 15 chilometri dal mare di Tiberiade e a 40 da Nazareth - ha circa 18.000 abitanti, la metà dei quali drusi - una comunità che professa una religione derivata dall’islam, separatasi intorno al X secolo, presente soprattutto in Libano e Siria - per il 35% musulmani e per il resto cristiani, principalmente cattolici melchiti. ACS ha visitato la località all’inizio di maggio. L’11 e il 12 febbraio la Città è stata scossa dalla violenza scatenata da fondamentalisti drusi contro la comunità cristiana. Nella notte del 10 febbraio duecento persone si sono lanciate contro i cristiani; all’alba del giorno dopo erano già 4.000. "Circa la metà della popolazione cristiana del luogo è fuggita spaventata", afferma il rapporto di ACS. "Nonostante sporadici attentati con bombe", padre Maher Aboud, parroco cattolico di San Giorgio, a Maghar, "ha persuaso la maggior parte delle famiglie cristiane a tornare nelle proprie case e a ricostruire la propria vita" e "predica il perdono", ha reso noto ACS. "Almeno 40 famiglie, tuttavia, non sono tornate" per paura o per i danni subiti dalle loro abitazioni. "Abbiamo analizzato la questione, ma non abbiamo trovato niente che giustifichi ciò che ci hanno fatto", ha affermato il sacerdote, che lavora a Maghar da 28 anni. "La violenza che i cristiani subiscono a Maghar si ripete in molti luoghi di Israele", sottolinea ACS.

    La città di Betlemme - a sud di Gerusalemme - praticamente "sta scomparendo dietro il muro alto 8 metri elevato dalla autorità israeliane", ha ricordato ACS. La comunità di 60.000 cristiani della regione guarda con timore a questa nuova minaccia alle sue principali fonti di sostentamento: i pellegrinaggi e il turismo. "L’inizio della seconda Intifada alla fine del 2000 ha rappresentato un disastro per i negozi di Betlemme" a causa della drastica riduzione del turismo. Ora che questo cominciava a riprendersi e i cristiani speravano in un miglioramento della loro situazione, "il muro limita il numero di turisti che entrano a Betlemme". I cinque minuti che servivano per spostarsi in automobile da Gerusalemme a Betlemme ora possono durare più di tre ora a causa dei controlli. In genere, poi, i turisti ormai si fermano a Betlemme un giorno, mentre prima vi trascorrevano varie notti, spiega il rapporto. "Per i cristiani di Betlemme uscire dalla propria città natale è stato complicato per anni, ma il muro renderà tutto molto più difficile. È come una condanna a morte per tutti quelli che per lavoro si spostavano tra Betlemme e Gerusalemme". "La voce dei cristiani della zona, inoltre, ha poca forza, perché il loro numero è in costante diminuzione paragonato alla crescente popolazione musulmana. Se aggiungiamo l’emigrazione di cristiani, constatiamo che in un periodo di 25 anni la proporzione cristiana di Betlemme si è ridotta del 50%: ora solo un abitante su dieci è cristiano", afferma il documento. Un sondaggio recente rivela che il 75% dei giovani cristiani abbandonerebbe il Paese in 24 ore se avesse l’opportunità di farlo. "La crisi del commercio presuppone un peso enorme per le famiglie cristiane, e molti pensano che il murà li rinchiuderà nelle loro città e nei loro villaggi", avverte Aiuto alla Chiesa che Soffre.

    Nella città di Ramallah - sede del Governo palestinese, a nord di Gerusalemme -, la crescita della militanza tra musulmani ha provocato un esodo massiccio in una zona che fino al 1948 e alla creazione di Israele era interamente cristiana, ha rivelato ACS. "A tutti i musulmani piace venire in questa città. A poco a poco i cristiani se ne stanno andando perché non possono convivere con loro. Ci sono alcuni fanatici ai quali la nostra esistenza dà fastidio", ha spiegato padre Nazaih, da molto tempo parroco di Ramallah. Il sacerdote ha poi parlato del sentimento di amarezza ancora vivo vari anni dopo che alcuni fanatici musulmani hanno rubato la terra cristiana vicina alla chiesa per costruirvi una moschea. "Sono arivati con i trattori e hanno buttato giù i muri delle case. Non potevamo credere a ciò che stava accadendo. Si sono portati via tutto. Anche il governatore non ha potuto fare nulla", ha raccontato. Delle migliaia di famiglie cristiane presenti nel 1948 a Ramallah, ne rimanevano già solo poche centinaia, ha affermato padre Nazaih, aggiungendo che circa 40.000 cristiani sono emigrati negli Stati Uniti.

    Speranza ... ed appello

    Nonostante "l’emigrazione dei cristiani non cessi", ACS ha potuto constatare che "è aumentato il numero di nozze e di nascite", circostanza che "permette di nutrire speranze per il futuro a lungo termine della comunità cristiana". "Sta anche aumentando l’ottimismo in relazione al miglioramento della formazione - ha aggiunto -. Nonostante l’enorme opposizione delle autorità israeliane, il sacerdote greco-cattolico Elias Chacour dirige un attivo centro educativo per 4.000 studenti a Ibillin, nella regione della Galilea (nel nord di Israele)": "chiamato Istituzione Educativa Mar Elias, è un segno di speranza per la cooperazione tra cristiani e musulmani ed uno dei migliori centri di formazione della zona". "Organizzazioni come il Consiglio per i Rapporti Ebraico-Cristiani di Gerusalemme stanno lottando per eliminare le barriere tra ebrei e cristiani", si legge nel documento. "Come potranno i cristiani rimanere nel loro Paese natale senza lavoro né futuro? E che significato hanno i luoghi santi cristiani senza una presenza cristiana? È nostro dovere informare il mondo a nome di questi cristiani", ha affermato in una nota di venerdì scorso la responsabile della sezione mediorientale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, Marie-Ange Siebrecht, tornando dalla Terra Santa. La Siebrecht ha quindi invitato i benefattori di ACS "innanzitutto" a "pregare per la Terra Santa" e a "visitarla" "con organizzazioni cristiane".


    Cristiani in Bethlehem si sono posti davanti a una sfida enorme: vogliono confezionare un rosario per ogni partecipante alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia. Affinché questo obiettivo venga raggiunto, devono essere spediti centinaia di migliaia di rosari in legno d’oliva da Betlemme a Colonia, dove s’incontrano metà agosto circa un milione di giovani per la grande festa della fede con papa Benedetto XVI. A favore di questo progetto, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha promesso un sostegno di 20.000 Euro.

    Durante la loro visita a Betlemme i collaboratori dell’Opera d’aiuto hanno cercato delle possibilità adeguate, per sostenere i cristiani in Terra Santa. Soffrendo sotto il cerchio diabolico "povertà, discriminazione e violenza", il futuro dei cristiani in Terra Santa pende "da un filo di seta", si avverte nel rapporto Israele: cristiani in crisi - Fedeli sotto pressione da ogni parte, in cui sono state pubblicate i risultati della Fact Finding Mission di ACS.

    "I rosari vengono confezionato da famiglie cristiani a Betlemme, che lottano con la povertà, perché i flussi dei turisti, da cui dipende fondamentalmente il loro sostentamento, semplicemente sono assenti", ha comunicato Aiuto alla Chiesa che Soffre. "I pellegrinaggi sono diminuiti, da quando sono iniziati i disordini. E ancora adesso, mentre la pace è tornata, si azzardano soltanto pochi turisti nei territori e nelle Città, che si trovano dentro quel muro che è stato costruito da Israele. Anche Betlemme si trova lì. Tutto questo ha delle conseguenze disastrose, per famiglie che si mantengono totalmente con la confezione di rosari e riempiono tutto il piano terra delle loro abitazione".

    L’idea di confezionare rosari per la XX Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, è venuta a padre Don Moore, un sacerdote statunitense a Gerusalemme. Era sconvolto della sofferenza delle famiglie cristiani, che dopo il declino della loro impresa di rosari, si sono trovati senza soldi. Il sacerdote, responsabile dell’Istituto per le relazioni tra le diverse religioni nel Pontificio Istituto Biblico a Gerusalemme ne è certo: il successo del progetto dei rosari per i giovani pellegrini a Colonia, porterà a una "spinta enorme" per la Terra Santa.


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    TERRA SANTA

    Annuario della Chiesa cattolica in Terra Santa, strumento di dialogo

    Strumento di comunicazione tra le realtà cattoliche del territorio ; per la prima volta in inglese contiene i riferimenti aggiornati di attività, istituzioni e sedi della Chiesa.




    Gerusalemme (AsiaNews) – Strumento di dialogo e collaborazione interreligiosa, quest’anno l’Annuario della Chiesa cattolica in Terra Santa è pubblicato per la prima volta anche in inglese. Ad annunciarlo è la delegazione apostolica della Santa Sede a Gerusalemme, che cura e finanzia la pubblicazione, oggi più che mai indispensabile strumento per la conoscenza delle realtà cattoliche nel territorio.

    Il libro, di 289 pagine, contiene i contatti aggiornati di tutte e 10 le diocesi cattoliche in Terra Santa, del Patriarcato latino e delle 5 Chiese cattoliche di rito orientale con i rispettivi vescovi, diocesi, parrocchie e scuole.

    L’Annuario include anche una lista completa di tutti gli ordini religiosi, congregazioni e movimenti - femminili e maschili - e degli istituti e attività da loro sostenuti: scuole specializzate per bambini disabili, servizi sociali e medici. Non manca l’elenco elle organizzazioni umanitarie e di solidarietà, i principale santuari, i servizi per i pellegrini e varie altre istituzioni gestite dalla Chiesa.

    Una sezione speciale è dedicata alla Custodia di Terra Santa; essa comprende i Luoghi santi e altre istituzioni affidate ai frati francescani.

    Le informazioni contenute nell’Annuario forniscono per ogni voce il nome e la persona che ne è responsabile, l’attività, l’indirizzo postale, telefono e numero di fax; disponibili sono anche l’indirizzo e-mail e quello del sito internet qualora disponibili.

    L’Annuario è uno strumento di ricerca e comunicazione vitale per chi è interessato all’attività della Chiesa cattolica a Gerusalemme, nella West Bank, Israele, Giordania e Cipro. La pubblicazione non solo fornisce un’importante chiave di lettura per la comprensione della presenza cattolica in Terra Santa, ma rappresenta un indispensabile strumento di comunicazione e collaborazione tra le realtà della Chiesa locale e di dialogo interreligioso.


    Asianews.it

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    Dedichiamo questo 3d alla situazione dei cristiani e della Chiesa in Terra Santa.

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Chi desidera contattare l'Associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, impegnata da oltre mezzo secolo nel sostenere i cristiani perseguitati e minacciati a motivo della fede, può scrivere o telefonare a:
    Aiuto alla Chiesa che Soffre
    Piazza san Calisto, 16
    00153 Roma
    tel. 06/698.939.20
    Fraternamente Caterina
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  5. #5
    memoria storica
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