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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Parrocchie a porte aperte sulle vie dei nuovi poveri

    Parrocchie a porte aperte sulle vie dei nuovi poveri

    www.avvenire.it

    Al convegno delle Caritas diocesane in corso a Fiuggi i volti concreti di comunità vive tra le case (e i problemi) degli uomini Dalle mense al volontariato, dalle unità di strada al bar che è anche punto d'ascolto

    Dal Nostro Inviato A Fiuggi Paolo Lambruschi

    Se l'Italia è lunga, uno dei suoi collanti è la Caritas parrocchiale, che sul territorio di ogni diocesi ha imparato in 34 anni a usare un linguaggio semplice e chiaro, con uno stile senza fronzoli che va dritto al cuore, a creare comunità con iniziative poco note, ma sempre efficaci. Al convegno delle Caritas diocesane in corso a Fiuggi tocca alle parrocchie raccontare come hanno percorso i mutamenti portati dalla globalizzazione, dall'immigrazione, dalla recessione.

    «La parrocchia resta la nostra principale istituzione religiosa - commenta il sociologo Luca Diotallevi -. Tuttavia si confronta con una crisi di legittimazione all'interno della stessa Chiesa ed è sottoposta a una sfida che ha riflessi internazionali. Si contrappongono quindi diversi modelli di parrocchia che danno soluzioni diverse a nodi di rilievo primario».

    Eccone alcune.

    «Dobbiamo rispondere ai bisogni materiali dell'uomo moderno, quelli spirituali emergono dopo perché spesso sono sepolti e affiorano se uno ha fiducia in te», racconta don Sergio Colombo, bergamasco, parroco di San Lorenzo martire a Redona, dove i cinque sacerdoti fanno vita comune e dove si svolge un'intensa attività culturale ed educativa attraverso un'associazione,

    «L'osservatorio», per prevenire il disagio. L'idea è che i figli non appartengono solo alla famiglia, ma a tutta la comunità.

    «E - aggiunge don Colombo - non credo che una comunità debba essere chiusa attorno al sacerdote, ristretta ai pochi che si impegnano. Bisogna allargarsi, coinvolgendo anche chi non viene a Messa». Dalle Orobie al Vesuvio, dove don Gennaro Matino, parroco della Santissima Trinità, a Napoli, ritiene che la forza della parrocchia stia «nella testimonianza, nella corresponsabilità di cui purtroppo si parla raramente».

    Spazio ai laici allora, «quelli più adatti a portare il Vangelo alla gente, non i più sottomessi al prete. Se vogliamo comunicare il Vangelo in un mondo che cambia non dobbiamo incolpare la secolarizzazione del nostro tempo. Mettiamoci in discussione sperimentando nuovi linguaggi comprensibili a tutti per annunciare il Vangelo, dall'osservazione della realtà, e ripartiamo dal basso, dall'ascolto e dalla comprensione delle attese. Così anche in quartieri borghesi come Vomero e Chiaia si scopre la povertà di chi è solo, depresso o non ha soldi per il latte dei bambini al 15 del mese».

    A pochi metri dal luogo dove è nato San Francesco, a San Pietro in Petrignano d'Assisi, la chiesa è ancora in ristrutturazione dopo il terremoto del 1997, la Messa si celebra in un prefabbricato. La mensa è la cifra dell'apertura. «Scegliamo una pastorale popolare - spiega il parroco don Luciano Avenati - alla mensa in parrocchia si alternano i giovani, gli animatori, gli adulti. Attorno alla cena comunitaria si formano cristiani maturi, che sanno parlare con tutti e con un linguaggio accessibile delle cose e dei fatti della vita, traducendolo in opere di carità a partire dall'ascolto».

    Il viaggio continua. Grazie a un video realizzato da Sat2000 si incontrano i 20 volontari della Caritas parrocchiale di Brindisi, che ogni pomeriggio girano per le case ad aiutare i malati e gli anziani. O i 100 volontari delle Torrette di Ancona, che accolgono i familiari dei degenti dell'ospedale cittadino provenienti da tutta Italia e gli homeless convalescenti.

    Oppure entrare nel piccolo bar di San Pietro del Gallo, nel cuneese, luogo in cui Bruno accoglie i mille abitanti come in un centro d'ascolto. A Villa San Giovanni, nella stazione ponte tra la Sicilia e la penisola i volontari della parrocchia hanno invece aperto una casa per i senza dimora in transito da e verso il «continente». E a Brescia, a San Giacomo maggiore, quattro gruppi di volontari Caritas a turno ogni sabato notte escono su un'unità di strada per aiutare le ragazze straniere vittime della tratta. Storie di chi ha portato la parrocchia tra le case degli uomini.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    ACCANTO AGLI ULTIMI
    Di fronte alle situazioni più estreme di povertà e disagio l’organismo caritativo della Cei è riferimento essenziale per chi voglia essere protagonista di gesti concreti di solidarietà

    www.avvenire.it

    Caritas, crescono le donazioni

    Tredici italiani su cento hanno fatto per la prima volta un’offerta dopo la tragedia dello tsunami Lo rivela una ricerca Doxa presentata ieri durante il Convegno di Fiuggi

    Dal Nostro Inviato A Fiuggi Paolo Lambruschi

    Lo tsunami del 26 dicembre 2004 ha colpito al cuore la metà degli italiani portandoli a fare una donazione spontanea. Uno shock che ha invertito una tendenza che stava diventando critica. Fino a quel terribile Santo Stefano, infatti, quando l'onda assassina cancellò 250mila vite umane, aveva effettuato una donazione in denaro per cause di solidarietà solo il 28% dei nostri concittadini, con una sensibile diminuzione rispetto agli anni precedenti. Tuttavia le immagini e le notizie provenienti dal sud est asiatico hanno portato 13 italiani su 100 a fare per la prima volta una donazione. E uno dei principali destinatari è stata proprio la Caritas, che si conferma seconda organizzazione più nota in Italia dopo l'Unicef.

    Lo rivela un'indagine della Doxa sugli italiani e la solidarietà commissionata dalla Caritas, realizzata nell'ottobre 2004 con interviste personali su un campione di 1009 individui rappresentativo della popolazione adulta e presentata ieri al trentesimo convegno nazionale in corso a Fiuggi. L'integrazione relativa allo tsunami risale invece al marzo 2005. «Da un lato - ha commentato il direttore dell'organismo pastorale monsignor Vittorio Nozza - la diminuzione delle offerte registrata nel 2004 si spiega con la crisi economica.

    Il nostro offerente, che è soprattutto un lavoratore dipendente, non ha rinunciato all'offerta, piuttosto ha diminuito le quote. I dati sull'emergenza maremoto confermano l'importanza dell'informazione nel suscitare una reazione generosa». Secondo la rilevazione Doxa, infatti, il 31% degli italiani ha messo mano al portafogli solo per lo tsunami. Ma chi sono i donatori solidali?

    La propensione all'offerta è in calo tra i giovani (il 23% del totale), fra le donne raggiunge quota 42% mentre è sempre elevata tra i volontari (quattro su dieci) o chi svolge attività religiose (43%). A parte il maremoto, tre cause hanno mosso la generosità nazionale: la ricerca medica, per la quale hanno donato sei italiani su dieci, la lotta alla fame del mondo (21%) e l'adozione a distanza (19%). In campo cattolico va osservato che le offerte alla Messa domenicale interessano nel corso di un anno il 42% della popolazione, soprattutto al Nord, mentre quasi la metà effettua donazioni al di fuori della celebrazione domenicale soprattutto al Sud e al Centro.

    Prevalgono in generale ancora le offerte dirette, considerate comode dall'85%, seguite dal bollettino postale (66%). La ricerca Doxa ha preso in considerazione la notorietà delle organizzazioni senza scopo di lucro.

    L'Unicef resta la più nota, citata dall'80% degli intervistati, seguita dalla Caritas al 79%. In particolare, il 57% della popolazione italiana conosce il «marchio» Caritas italiana, il 32% conosce la propria Caritas diocesana e il 28% quella internazionale.

    Le fonti della conoscenza sono i media per il 55% e, dato da sottolineare, la rete territoriale di parrocchie e diocesi nel 29% dei casi. Sempre molto positiva l'immagine. Le attività che connotano la Caritas per gli italiani sono infatti il supporto a emarginati e poveri e la raccolta fondi per solidarietà e assistenza. Per il 90% l'ente resta punto di riferimento per la comunità cattolica italiana e l'85% la vede a difesa dei valori di pace e giustizia.

    **************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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