Calcio, Internet e minichador per far votare i giovani iraniani(corrieredellasera)
Mandato da Il Legno Storto Sabato, 11 June 2005, 05:48.
Tra gli otto candidati in corsa il favorito è Rafsanjani. Delusi dalle mancate riforme moltissimi non andranno alle urne
L’astensione per le presidenziali si annuncia altissima. I mullah corrono ai ripari
DAL NOSTRO INVIATO
TEHERAN - Davanti al capannone per la preghiera del venerdì all'Università di Teheran, una ragazza distribuisce i volantini di un candidato conservatore. Sta attenta a che le dita non sfiorino quelle del passante maschio. E' coperta da un perfetto chador. Una rarità ormai. Sul foglietto l'aspirante presidente (Ali Larijani) spiega con tre foto perché, tra gli otto contendenti, è il più adatto a guidare il Paese. Nella prima immagine lo si vede passeggiare con la Guida Suprema, Ali Khamenei; nella seconda compare in posa rispettosa accanto a un anziano con turbante; nella terza c’è solo un mullah seduto: votate per me perché sono un fedele di Khamenei, mio nonno è un grande ayatollah e mio padre un importante religioso.
Dalla moschea, dove l'attore Sean Penn, irrigidito dal giubbotto anti proiettile sotto camicia, prende appunti per un reportage commissionato dal San Francisco Chronicle , gli altoparlanti diffondono lo slogan più famoso della Rivoluzione iraniana. «Morte agli Stati Uniti». «Morte agli Stati Uniti». E' una platea di fedeli dai capelli grigi a gridare.
Basta spostarsi di mezzo chilometro e sembra di essere in un'altra Teheran. In un padiglione per le «arti» è in corso la terza Fiera dell'Ottica. C'è un via vai di gente rilassata e sorridente, carica di tabelloni pubblicitari che mostrano occhiali da sole alla moda: Cavalli, Hugo Boss, Versace. Sono i negozianti della città che studiano le novità arrivate dall'Occidente. Centinaia le donne. Neppure un chador. Neppure uno.
Indossano tutte il «due pezzi all'iraniana» che non ha nulla a che fare con il nostro bikini, ma qui sta surclassando gli altri temi della campagna elettorale. Il «due pezzi» è il sostituto del velo nero (chador) che era diventato obbligatorio con l'avvento della Repubblica islamica, quasi trent'anni fa. Si indossa sopra i vestiti, per nascondere le forme femminili proprio come il chador, ma invece di un informe velo nero, questo è fatto da una sorta di grembiule e un foulard. Il problema che affligge i mullah è che, se la ragazza ha i chili giusti, non si capisce come mai, il grembiulino si stringe sui fianchi e si accorcia, altrimenti si riducono invariabilmente i centimetri del fazzoletto che ha sui capelli. Spuntano ciocche bionde, meches, occhi truccati, rossetti.
Per dirla alla Carl Schmitt, che coniò il detto, la frattura tra «Paese reale e Paese legale» non potrebbe oggi, in Iran, essere più evidente. Metà dei 60 milioni di abitanti ha meno di 30 anni e non era nato quando l’Ayatollah Khomeini cacciò lo Shah. I giovani hanno votato per due volte Mohamed Khatami alla presidenza.
L'Iran è cambiato, è arrivato il «due pezzi», ma a loro non basta. I sondaggi sembrano concordi nel prevedere un enorme astensionismo alle presidenziali del 17 giugno. Rischia di accadere quello che Ryszard Kapuscinski descrive come tipico degli iraniani: «Quando decidono che ne hanno abbastanza di un potere... la nazione svanisce sottoterra» o in una fiera di occhiali da sole. «E il potere crolla come un castello di carte» (Shah-in-Shah).
Per evitare il pericolo è tutto un virare a sinistra. I candidati conservatori corteggiano l'elettorato giovanile. Promettono tolleranza, cambiano d'abito, sorridono, si accorciano la barba. Il Consiglio dei Pasdaran ha addirittura ripescato, dopo averli esclusi, due candidati riformisti, nella speranza di rendere la corsa più credibile.
Nella città santa di Qom, l’ultraconservatore Ayatollah Mesbah è furioso. Perché, attacca, nessun candidato mette nel suo programma il rafforzamento della Sharia (la Legge Islamica)? Gli ha risposto un editoriale di Aftab , quotidiano riformista: «Davvero non capisci perché?»
Mohamed Qalibaf, candidato conservatore ed ex capo della polizia capitolina, era stato tra i firmatari di una lettera di protesta nei confronti di Khatami. Colpa del presidente era aver impedito ai suoi agenti di controllare se le coppie sorprese in strada avessero diritto di passeggiare, se cioè fossero sposati o consanguinei. Ora lo stesso Qalibaf, nel suo sito internet, dice di voler «difendere le libertà dei giovani». Di volerli «gioiosi».
La svolta è stata evidente mercoledì notte, con l’ingresso della nazionale nei Mondiali di calcio del 2006. Nel '98, alla prima qualificazione, Teheran esplose di gioia. Scene mai viste dai tempi della Rivoluzione. Nel 2002 l'Iran mancò l’obiettivo e molti pensarono che ai giocatori fosse stato ordinato di perdere la partita decisiva, proprio per impedire il ripetersi di quegli assembramenti.
Mercoledì notte invece, mentre la città era paralizzata da ragazzi e ragazze in festa, i politici sono saltati sul carro del football. E non importa se per strada non si vedevano chador, ma solo «due pezzi». Il favorito per l'elezione, Hashemi Rafsanjani, ha addirittura premuto per far entrare una ventina di tifose eccellenti allo stadio, rompendo l'ennesimo tabù della segregazione dei sessi e sfruttando l'occasione per ergersi a difensore dei diritti femminili. Lui, già due volte presidente, nei tempi oscuri della Repubblica. Ma tutti i candidati si sono scoperti appassionati tifosi, a dispetto dei dubbi sulla correttezza islamica dello sport. Proprio come i milioni che festeggiavano in piazza. «Davvero, caro ayatollah, non capisci perché?».
Andrea Nicastro
http://www.legnostorto.com/node.php?id=30757




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