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Ma l'odio etnico ce l'ha chi dice di temerlo.
Titolo originale Le curiose angosce di Muoni e degli altri unionisti.
Dalle tenebre della loro retorica patriottarda gli unionisti ci osservano. Con le loro anacronistiche stereotipie gli autonomisti tentano di demonizzarci. Ipotizzano tragedie identitarie, immaginano chissà quali derive nazionaliste. Come moribondi risorgimentosauri rovistano nell’ottocentesca dispensa delle scontatezze. Hanno paura di tutto ciò che si muove. Se si fermassero un secondo a respirare probabilmente si renderebbero conto di essere totalmente fuori strada.
Pochi giorni fa, dalle pagine di un quotidiano italiano stampato in Sardegna, il professor Muoni ha dato luogo al festival dell’ordine costituito, al circo dello sciovinismo italiano. Con disarmante chiarezza ha teorizzato l’inesistenza e l’illegittimità della storia, della cultura e della lingua sarda. Con grossolano disprezzo ha persino irriso i riferimenti indipendentisti ad un ordinamento giuridico specifico sardo, dimenticando quell’irrilevante testo costituzionale che è stata la Carta de Logu.
Curiosa la prassi secondo cui il popolo che è già riuscito a realizzare la sua Repubblica democratica con sanguinose guerre di annessione può permettersi di impedire ad altri popoli di lavorare pacificamente per costruire la propria. Il diritto all’autodeterminazione, sancito dall’ONU, è sempre più un optional. Del resto il nuovo Trattato Costituzionale europeo non lo contempla.
Gli unionisti vedono in noi ciò che non siamo. Forse vedono in noi ciò che a loro piacerebbe che fossimo per poterci meglio criminalizzare. Purtroppo per loro noi indipendentisti agiamo su terreni nuovi e stiamo acquisendo centralità politica nelle classi più dinamiche e creative della società sarda. Farebbero bene, gli unionisti, a studiarci un po’ per evitare goffi colpi a vuoto.
Noi non siamo nazionalisti: ha senso continuare ad accusarci di istigare all’odio etnico? Noi non siamo sardisti: ha senso continuare ad attribuirci riferimenti a Emilio “Lusso”, come preferiva farsi chiamare? Ma soprattutto, come scriveva Antoni Simon-Mossa, “noi non siamo italiani e non potremo mai esserlo”: i vostri miti, stantii ed espansionisti, non sono i nostri.
Gli indipendentisti non sono sempre meste o folkloristiche macchiette, gli indipendentisti non necessariamente sono loschi sovversivi. C’è un indipendentismo nuovo, nonviolento, che va dritto sulla sua strada, alla luce del sole, fatto di donne e uomini sereni e gioiosi che non vogliono distruggere nulla ma che hanno scelto, con determinazione e autocoscienza, di iniziare a costruire la Repubblica di Sardegna.
Quando il professor Muoni e gli altri unionisti si renderanno conto di tutto questo capiranno che le loro angosce sono vacue e grottesche.
22/06/2005
Franciscu Pala
Assemblea Nazionale di iRS
Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna
www.indipendentzia.net
www.repubricadesardigna.net
Clicca qui per leggere il precedente articolo pubblicato sul GdS: "L'indipendentismo sardo visto da Pansa e Cossiga.




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