Interessante articolo di dagospia.com
Mediobanca, Fiat e Vaticano. O, se si preferisce, Enrico Cuccia, Gianni Agnelli e Karol Wojtyla. Per decenni l’equilibrio del potere in Italia si è retto su questi tre pilastri. Scomparsi i Grandi Vecchi dello Stivale, è cambiato tutto (anzi, è saltato in aria tutto, dalla Fiat a Rcs). Da un mese anche Giovanni Paolo Magno è tornato alla casa del Padre e la Chiesa di papa Ratzinger ha già cambiato marcia, strategia e munizioni. Si vedrà lunedì 13 giugno, a Sacro Quorum svanito. Signore e signori, rinasce il Potere Bianco.
Un’operazione in quattro mosse. Regia del cardinale Camillo Ruini, l’unico cervello politico rimasto in piedi dopo la bufera di Tangentopoli a inizio anni Novanta.
Prima mossa, tutta interna al cosiddetto mondo cattolico, roba per raffinati vaticanisti. Riunire tutto il rissoso gregge sotto un unico pastore, il Cardinale ovviamente. Ultimo tassello, l’abbraccio tra l’Azione cattolica e Comunione e Liberazione al meeting di Rimini la scorsa estate, l’anima di sinistra e quella di destra del cattolicesimo italiano che negli anni Ottanta si erano scomunicati a vicenda come ugonotti contro papisti.
(Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu-U.Pizzi)
Seconda mossa, schierare le truppe in campo. Sotto la sbiadita sigla di Scienza e Vita il volpino Ruini ha messo insieme il più formidabile esercito di propagandisti dai tempi dei quarantotteschi Comitati civici di Luigi Gedda. Senza badare a spese: depliant, sei per tre, incontri in tutte le parrocchie d’Italia, inserzioni pubblicitarie anche sulla stampa schierata per il sì ai referendum, “Espresso”, “Repubblica”.
Tesoriere del comitato, un esperto del ramo: il professor Pellegrino Capaldo, ex presidente di Banca di Roma, talent scout di Cesare Geronzi, amico di Antonio Fazio, uomo dell'Opus Dei, in ottimi rapporti con la Curia da quando concluse la trattativa con lo Stato sul buco del Banco Ambrosiano senza eccessive perdite per il Vaticano.
Terza mossa, blindare l’appoggio del governo Berlusconi. Il Cavaliere non ha detto una parola sull’embrione, ma il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, in prima fila a ogni celebrazione vaticana, ha fissato la data del voto a scuole chiuse e solleone avanzato, il 12 giugno.
La quarta mossa era la più complicata, ma ha aiutato la Provvidenza. Era difficile portare il papa vecchio e malato, senza più un filo di voce, a capeggiare la battaglia per l’astensione. Ma Karol non c’è più, mentre per Ratzinger è stato un invito a nozze. Il nuovo papa ha regalato a Ruini, suo grande elettore, due interventi pesantissimi: all’assemblea dei vescovi ha chiesto ai prelati di “illuminare” i fedeli. Lunedì scorso ha tuonato contro coppie di fatto e manipolazioni della vita. In entrambi i casi aveva al suo fianco il plaudente Cardinale Ruini.
Per la Chiesa è questione di vita o di morte: finita l’era Wojtyla, tra mea culpa, il papa che chiede perdono al mondo per i peccati della Chiesa e prega per la pace con indiani e buddisti sul piazzale di Assisi. L’era Ratzinger è più attrezzata per le intemperie del momento: guerre di civiltà, scontro con l’Islam, urlacci all’Occidente ramollito e relativista. Così, se il quorum dovesse clamorosamente saltare, sarebbe la prima vittoria politica di Ratzinger e la prima della Chiesa in un paese occidentale da tempo immemorabile. Con il referendum sul divorzio (12 maggio 1974) la Dc cominciò a morire. Con il 12 giugno rinascerà.
L’Italia è il laboratorio da cui parte la riscossa. In Spagna la Chiesa è presa a schiaffi da Zapatero, in Italia serve un anti-Zapatero. Il suo nome c’è già: un leader giovane, bello, con gli occhi azzurri, per di più convertito e pronto a pugnare ad majorem Dei Gloriam. Si chiama Francesco Rutelli.
Il giorno dopo l’uscita di Rutelli pro-astensione, in concomitanza con l’articolessa di Oriana Fallaci sul “Corriere”, il quotidiano di Ruini “Avvenire” ha titolato “Rutelli Fallaci doppietta spiazzante”. Sembrava di vederli, i vescovi, con il fucile imbracciato…
Altro che il cattolico del dissenso Prodi che va a votare, il ceronato e libertino Berlusconi, manco a parlarne del traditore Gianfranco Fini. Neppure il tiepido Marco Follini piace tanto: troppo old dc, di quelli “prendi i voti e scappa”, come i vecchi dorotei di una volta che erano cattolici la domenica delle elezioni e laicissimi il resto dell’anno. E Pierferdinando Casini? C’è in Vaticano chi tifa ancora per lui, ma è una ridotta minoranza. E poi con Rutelli sono vite parallele: mentre il Piacione si risposava in chiesa, Pierfurby in attesa di annullamento matrimoniale è andato a convivere more uxorio con Azzurra Caltagirone…
Il 13 giugno la Chiesa torna in campo. Il leader, l’anti-Zapatero, c’è già. La formazione trasversale va dalla Margherita ai cattolici di Forza Italia, l’Udc, un pezzo di An, Publio Fiori e l’emergente Alfredo Mantovano, i più duri contro la svolta laica di Fini. Per metterla in campo bisogna fare l’ultimo passo: liberarsi dei due vecchi imbroglioni Berlusconi e Prodi. E poi si può passare a ridisegnare il sistema politico. Con la benedizione del Vaticano.




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