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Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    ilariamaria
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    Predefinito la storia di San Vittore

    sto parlando del carcere milanese... vorrei sapere se qualcuno di voi la conosce perchè ho trovato una piantina e mi piacerebbe sapere cosa fosse quell'edificio prima di diventare San vittore...


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  2. #2
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    A me risulta che fosse sempre stato un carcere costruito attorno al 1870
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  3. #3
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    Predefinito

    Anch'io ereo curioso ed ho raccolto un po' di informazioni

    Qui un breve storia di San Vittore (il santo):
    http://www.comune.brembate.bg.it/sanvittore.htm

    Qui la data della costruzione del carcere:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Carcere_di_San_Vittore

    Il carcere di San Vittore si trova a Milano in via San Vittore. La sua costruzione inizia nel maggio del 1872, mentre viene inaugurato il 7 luglio del 1879 durante il regno di Umberto I. Sin dagli anni Settanta del XX secolo è afflitto dal problema del sovraffollamento, come peraltro gran parte delle carceri italiane.

    Forse, al posto dell'attuale carcere c'era il convento San Vittore dei Cappuccini (se hai la pazienza di leggere guardati anche il sito):
    http://www.storiadimilano.it/citta/P...lazzaretto.htm

    I Cappuccini a Milano


    Negli anni ‘20 del Cinquecento, come risposta al tremendo scossone provocato nella Chiesa cattolica dalla predicazione di Lutero, sorsero numerosi movimenti e nuovi ordini religiosi miranti ad una riforma dei costumi e ad un intervento più efficace nella società europea travagliata da terribili guerre, carestie e pestilenze. Anche tra i francescani ci furono numerose iniziative in questo senso, specialmente nell’ambito dell’Osservanza. Quella destinata ad avere il successo più duraturo sorse nelle Marche ad opera di Matteo da Bascio di Ancona ed è universalmente nota con il nome di Cappuccini dal grande cappuccio cucito dai padri e dai frati sul loro saio. Le prime Costituzioni dei Cappuccini sono del 1529 (“Costituzioni di Albacina”) e pochi anni dopo, nel 1535, eccoli già a Milano, alloggiati fuori città presso la cappella ducale di San Giovanni alla Vedra che si trovava dov’è oggi via Vepra, una piccola traversa di via Foppa. Non passano molti anni, e vanno a stabilirsi nel piccolo convento di San Vittore all’Olmo situato nel borgo delle Oche dov’è ora il carcere e dove la tradizione voleva che fosse stato decapitato il martire San Vittore. Qui resteranno molto a lungo, gratificati dalle frequenti visite di San Carlo che amava recarsi a pregare in questo remoto e suggestivo angolo di Milano. Cresciuto di importanza e di numero, verso la fine del Cinquecento l’ordine dei Cappuccini sentì il bisogno di una seconda sede più ampia dove collocare anche una biblioteca e una scuola per i conversi della Lombardia.

    Le offerte dei privati non tardarono ad arrivare né mancarono i contributi pubblici, vista la grande importanza ormai assunta dai Cappuccini nei domini asburgici. La costruzione della nuova chiesa nel borgo di Porta Orientale inizia il 2 maggio 1592 e termina con la benedizione del 13 giugno 1599. Nel 1603 Federico Borromeo la consacra solennemente dedicandola a Santa Maria dell’Immacolata Concezione. La chiesa, oggi scomparsa, si trovava sulla destra del borgo di Porta Orientale per chi esce dalla città, un po’ rientrata dalla strada in modo da formare davanti a sè una piccola piazza che inizialmente fu decorata con dei faggi (Torre, p. 288), poi con gli olmi citati dal Manzoni. L’edificio era molto semplice, ad una sola navata con il coro e due cappelle per lato. Agli altari tuttavia figuravano quadri di artisti di prim’ordine: Camillo Procaccini, il Cerano e Carlo Francesco Nuvolone. Sulla facciata un affresco del Cerano. Alcune di queste pitture sono conservate attualmente nei depositi di Brera. L’area del convento era molto grande e corrisponde alla lottizzazione che ha formato piazza Duse e le vie circostanti intorno al 1930.

    Dopo la peste il complesso conventuale crebbe lentamente formando due grandi chiostri che il Torre così descrive: “in questi Chiostri altro non evvi di vasto, che la solitudine; fra di lori i Cittadini Milanesi sanno cogliere quella Pace dell’animo, che non sa trovar Porto negli ondeggiamenti degli affari; per tanto veggonsi d’ogn’ora in passeggio, per ricrearsi varie qualificate persone, quivi allettate dalle delizie, che trasmettono, riesce poi difficile l’uscita, se s’incontrò facile l’entrata.” (pp. 288-89)

    Con il Torre siamo ormai nel 1674 e la zona di Porta Orientale sta lentamente iniziando la sua ascesa sociale, grazie alla nuova fabbrica del Collegio Elvetico ormai funzionante. Per questo troviamo dai Cappuccini “qualificate persone”, giunte probabilmente al convento dopo un’amena passeggiata in carretta lungo la via Marina. Il convento di Porta Orientale gode di un’ottima fama grazie anche alla sua ricca biblioteca dove giungevano documenti da tutta Europa dato che vi si teneva un grande archivio storico dell’Ordine. Nel 1805 però le soppressioni napoleoniche si abbattono come una tempesta sui Cappuccini. I conventi di San Vittore e dell’Immacolata Concezione vengono soppressi e le chiese sconsacrate. La chiesa dell’Immacolata verrà poco dopo (1810) demolita e al suo posto sorgerà il palazzo Rocca-Saporiti. Anche dopo la restaurazione austriaca i Cappuccini non tornano a Milano fino al 1849. Dopo le Cinque Giornate, Radetzky, che non si fidava più molto del clero milanese, li richiama a Milano destinandoli a sovrintendere l’ospedale militare di S. Ambrogio e riconsegnando loro la vecchia sede di San Vittore all’Olmo. Ma i guai non sono ancora finiti: dopo l’unità d’Italia l’ordine è molto malvisto dalle autorità per il suo duro atteggiamento antisabaudo, per cui i padri devono nuovamente sloggiare con il pretesto della costruzione del nuovo carcere. Senza perdersi d’animo, riescono comunque a restare a Milano, quasi clandestinamente e, con l’aiuto di alcuni benefattori, creeranno a partire dal 1876 il nuovo complesso del Monforte (oggi viale Piave) dove esercitano tuttora molto efficacemente la loro opera di carità nei confronti dei poveri.

    Per una singolare coincidenza torneranno ad avere in seguito una seconda sede “fuori Porta Vercellina” con la costruzione del grande complesso di piazza Velasquez.

  4. #4
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    Predefinito

    qualcuno vede soli delle alpi dappertutto....
    scherzo!
    la forma a braccia delle carceri è stata inventata alla fine dell'800 per sicurezza, dato che si esce solo dal centro, dove ci sono le scale, quindi bastano poche guardie per controllare gli ingressi e soprattutto le uscite...
    bisogna considerare che questo tipo di carceri, rispetto alle "fortezze" precedenti, in genere nei piani sottoterra di castelli o di altri edifici antichi (tipo castel sant'angelo a roma), erano considerate molto "umanitarie", più igieniche e potevano contenere più ospiti.
    oggi sono superate e credo che lo standard sia tipo il carcere di Opera (si vede bene dalla tangenziale Ovest)

  5. #5
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    veramente non è il sole delle alpi, ma una struttura molto nota a chi ha letto libri e visitato i luoghi delle pietre ieratiche o delle incisioni rupestri.

    i soli delle alpi sono simboli abbastanza facili da trovare ovunque: è una decorazione alpina tipica e nel milanese veniva usato come timbro per fare la famosa michetta ( il panino), quindi non è poi così sorprendente trovarla in giro....

    invece questa struttura mi ha sorpreso perchè , comprensiva del basamento e i due quadrati laterali, è uno dei simboli che trovi associato alle coppelle in molti luoghi sacri frequentati da camuni e liguri.

    un qualcosa di simile a questo:



    Mi era stato detto che le due basi quadrate e il basamento venivano aggiunti alle incisioni di oranti durante la cristianizzazione del primo secolo...

    Ho trovato lo stesso simbolo della piantina di san vittore su un monticciolo non segnalato di fianco alla chiesa di San Chiaffredo a Crissolo...

    se la divisione dell'edificio a braccia è stata fatta alla fine dell'ottocento mi piacerebbe proprio sapere cosa pensava il progettista... è stato di una casualità incredibile...

 

 

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