Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito I magistrati non si occupino se spendiamo i nostri soldi

    Ieri è stato il procuratore generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella, ad accusare gli italiani di spendere troppo e indebitarsi. Per questo alto magistrato, infatti, l’Italia “da molto tempo sembra vivere al di sopra dei propri mezzi anche a causa delle tentazioni del consumismo, con pesante ricorso all’indebitamento”. Secondo Apicella, “in altri tempi si sarebbe parlato di austerità. Ora è più attuale operare una più attenta e responsabile politica di spesa pubblica e privata”.

    Tali considerazioni sono davvero discutibili. È curioso in effetti come periodicamente gli italiani – ma qualcosa di simile avviene in altri paesi – siano accusati di non spendere abbastanza, oppure di spendere troppo.

    Da un lato, il permanere di logiche keynesiane conduce molti analisti ad invitare alla spesa, nella persuasione che i consumi favoriscano la produzione, “moltiplichino” le risorse, facciano da volano allo sviluppo. D’altro lato non manca chi invece mette sotto processo il consumismo. Questa seconda tesi è speculare alla prima, ma non del tutto discorde. L’idea è che stili di vita privati più frugali (come propose molti anni fa Enrico Berlinguer) possano favorire la vita civile. Il nemico da combattere, insomma, sarebbero le malie di un capitalismo che offre beni e servizi di ogni genere, prestiti a basso interesse, carte di credito, ecc.

    Il vizio principale di tali impostazioni è che entrambe pretendono di conoscere le preferenze soggettive dei cittadini. E che queste preferenze, per giunta, siano più o meno simili.

    L’attitudine a spendere o indebitarsi, invece, è qualcosa che muta radicalmente da un individuo all’altro. Qualcuno preferisce una vita frugale, altri prediligono (altrettanto legittimamente) il lusso e la bella vita. Alcuni rifuggono dal ricorrere al credito, mentre altri lo ritengono utile e necessario. È in grado la Corte dei Conti di dire la sua su tutto questo? Proprio no.

    Tale magistratura, d’altra parte, ha compiti ben precisi a cui deve attenersi: e in primo essa deve vagliare che i soldi pubblici siano spesi correttamente. Nel paese dei ponti mai conclusi e delle autostrade che si perdono nel nulla, degli edifici statali inutilizzati e delle consulenze strapagate per gli amici degli amici, meglio sarebbe che ci si concentrasse su questi temi.

    D’altra parte, l’economia italiana è qualcosa di assai complesso su cui gli stessi economisti hanno difficoltà ad esprimersi. Un dato diffuso ieri parlava di stipendi in crescita ad un ritmo del 3,1%, e da sempre sappiamo che ben quattro italiani su cinque vivono in una casa di proprietà. Senza dimenticare che altri popoli, gli americani in particolare, s’indebitano più di noi e non per questo vivono in condizioni difficili o precarie. Un debito può essere un ottimo affare se quelle risorse, ad esempio, sono utilizzate per realizzare progetti altamente redditizi e destinati a soddisfare il mercato.

    Più che invitare le famiglie italiane a ridurre i giorni di vacanza, rinunciare a qualche vestito o eliminare le serate al ristorante, la Corte dei Conti dovrebbe sottolineare l’esigenza di tagliare la spesa pubblica e fare un migliore uso delle risorse comunque utilizzate.

    È anche e soprattutto un problema di competenze. Le dichiarazioni rilasciate dagli esponenti della Corte dei Conti hanno dato la spiacevole impressione che l’intero paese sia un’immensa amministrazione pubblica, che ingloba in sé tutti i soggetti privati. Non è così ed è sempre bene ricordarlo.

    da L'Indipendente, 24 giugno 2005
    di Carlo Lottieri

  2. #2
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    Predefinito Re: I magistrati non si occupino se spendiamo i nostri soldi

    In origine postato da Silvioleo
    Ieri è stato il procuratore generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella, ad accusare gli italiani di spendere troppo e indebitarsi. Per questo alto magistrato, infatti, l’Italia “da molto tempo sembra vivere al di sopra dei propri mezzi anche a causa delle tentazioni del consumismo, con pesante ricorso all’indebitamento”. Secondo Apicella, “in altri tempi si sarebbe parlato di austerità. Ora è più attuale operare una più attenta e responsabile politica di spesa pubblica e privata”.

    Tali considerazioni sono davvero discutibili. È curioso in effetti come periodicamente gli italiani – ma qualcosa di simile avviene in altri paesi – siano accusati di non spendere abbastanza, oppure di spendere troppo.

    Da un lato, il permanere di logiche keynesiane conduce molti analisti ad invitare alla spesa, nella persuasione che i consumi favoriscano la produzione, “moltiplichino” le risorse, facciano da volano allo sviluppo. D’altro lato non manca chi invece mette sotto processo il consumismo. Questa seconda tesi è speculare alla prima, ma non del tutto discorde. L’idea è che stili di vita privati più frugali (come propose molti anni fa Enrico Berlinguer) possano favorire la vita civile. Il nemico da combattere, insomma, sarebbero le malie di un capitalismo che offre beni e servizi di ogni genere, prestiti a basso interesse, carte di credito, ecc.

    Il vizio principale di tali impostazioni è che entrambe pretendono di conoscere le preferenze soggettive dei cittadini. E che queste preferenze, per giunta, siano più o meno simili.

    L’attitudine a spendere o indebitarsi, invece, è qualcosa che muta radicalmente da un individuo all’altro. Qualcuno preferisce una vita frugale, altri prediligono (altrettanto legittimamente) il lusso e la bella vita. Alcuni rifuggono dal ricorrere al credito, mentre altri lo ritengono utile e necessario. È in grado la Corte dei Conti di dire la sua su tutto questo? Proprio no.

    Tale magistratura, d’altra parte, ha compiti ben precisi a cui deve attenersi: e in primo essa deve vagliare che i soldi pubblici siano spesi correttamente. Nel paese dei ponti mai conclusi e delle autostrade che si perdono nel nulla, degli edifici statali inutilizzati e delle consulenze strapagate per gli amici degli amici, meglio sarebbe che ci si concentrasse su questi temi.

    D’altra parte, l’economia italiana è qualcosa di assai complesso su cui gli stessi economisti hanno difficoltà ad esprimersi. Un dato diffuso ieri parlava di stipendi in crescita ad un ritmo del 3,1%, e da sempre sappiamo che ben quattro italiani su cinque vivono in una casa di proprietà. Senza dimenticare che altri popoli, gli americani in particolare, s’indebitano più di noi e non per questo vivono in condizioni difficili o precarie. Un debito può essere un ottimo affare se quelle risorse, ad esempio, sono utilizzate per realizzare progetti altamente redditizi e destinati a soddisfare il mercato.

    Più che invitare le famiglie italiane a ridurre i giorni di vacanza, rinunciare a qualche vestito o eliminare le serate al ristorante, la Corte dei Conti dovrebbe sottolineare l’esigenza di tagliare la spesa pubblica e fare un migliore uso delle risorse comunque utilizzate.

    È anche e soprattutto un problema di competenze. Le dichiarazioni rilasciate dagli esponenti della Corte dei Conti hanno dato la spiacevole impressione che l’intero paese sia un’immensa amministrazione pubblica, che ingloba in sé tutti i soggetti privati. Non è così ed è sempre bene ricordarlo.

    da L'Indipendente, 24 giugno 2005
    di Carlo Lottieri
    Il signor Apicella ,proprio lui, per cominciare, e' pagato dallo "stato",perche' ,"di per se' ", cosi' come gli altri magistrati,non produce nulla.
    Quindi:
    A lavurer caro il mio terruncello parassita.

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: I magistrati non si occupino se spendiamo i nostri soldi

    [QUOTE]In origine postato da Steppen
    [B]Il signor Apicella ,proprio lui, per cominciare, e' pagato dallo "stato",perche' ,"di per se' ", cosi' come gli altri magistrati,non produce nulla.
    Quindi:
    A lavurer caro il mio terruncello parassita.

    Steppen!
    Attenzione, che Lei sta denigrando un lavoratore intellettuale che svolge un lavoro economicamente improduttivo nell'economia di mercato, ma altamento produttivo e socialmente utile nell' economia di Stato.
    Secondo Lei il parere del sig Apicella che impatto avrà su noi incorreggibili sudditi della magistratura?

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    Rigore o sviluppo?
    di Antonio Martino

    Premetto che ho la più alta considerazione della Corte dei Conti. Per decenni, indipendentemente dal colore politico del Governo in carica, la magistratura contabile non si è stancata di recitare il ruolo di “voce che grida nel deserto”, di Cassandra inascoltata, mettendo a nudo le facilonerie nella gestione della finanza pubblica. Non c’è alcun dubbio che, se si fosse dato retta ai suoi periodici ammonimenti, non si sarebbe arrivati ad accumulare la gigantesca montagna di debiti che da troppi anni incombe come un macigno sulla gestione della cosa pubblica. Detto questo, debbo però anche aggiungere che trovo assai poco convincente la tesi contenuta nell’ultima relazione annuale secondo cui “l’Italia da molto tempo sembra vivere al di sopra dei propri mezzi anche a causa delle tentazioni del consumismo”. Del tutto controproducente poi mi sembra la proposta avanzata nella stessa sede di varare un manovra aggiuntiva (leggi: un aumento delle tasse).

    Per la verità, il procuratore Apicella non è il solo a sostenere questa idea: ben 178 “economisti” (alcuni conosciuti, molti ignoti e non pochi famigerati) hanno firmato sul Sole-24 ore un appello al rigore fiscale. Questa iniziativa non è priva di significato, perché dimostra quanto siano cambiati i tempi. In passato, sedicenti “economisti” (compresi anche alcuni dei firmatari dell’appello) si stracciavano le vesti chiedendo un rilancio dello sviluppo con una vigorosa “politica di investimenti pubblici” e deridevano i fautori dell’ortodossia (quanti cioè auspicavano maggiore prudenza nella gestione del pubblico bilancio). Ora invece auspicano una politica di rigore fiscale! Il loro appello ricorda quello firmato da 365 “economisti” britannici contro le politiche della Signora Thatcher: per fortuna per il contribuente britannico, non vennero ascoltati, l’appello contribuì alla longevità dei governi Thatcher, e l’economia inglese poté essere risanata.

    Fortunatamente, non tutti gli “economisti” la pensano allo stesso modo: in un articolo apparso sempre sul Sole – 24 ore (24 giugno), Alesina, Perotti e Tabellini giustamente commentano: “Abbiamo una spesa pubblica intorno al 48% del Pil e un cuneo fiscale sul lavoro fra i più alti del mondo. E’ impensabile perseguire un maggiore rigore fiscale con il solo metodo fin qui applicato in Italia: aumentando le tasse.” I 178 “economisti” farebbero bene a meditare su questo aspetto non secondario e a prendere in considerazione la desiderabilità di una politica diametralmente opposta a quella da loro suggerita. Una utile indicazione potrebbero ricavarla dal confronto fra l’andamento dell’economia dell’Irlanda con quello della zona dell’euro.

    Negli anni Novanta, l’Irlanda ha dato vita ad una radicale riforma fiscale, abbassando drasticamente le aliquote gravanti sia sulle persone fisiche sia sulle società. In tutti questi anni, il Paese ha fatto registrare tassi di sviluppo enormemente maggiori di quelli del resto d’Europa, un aumento senza precedenti del numero degli occupati ed una disoccupazione via via sempre minore. Oggi, l’Irlanda ha un tasso di crescita (+2,8%) più che doppio di quello di Eurolandia (+1,3%) ed un tasso di disoccupazione (4,2%) al di sotto della metà di quello della zona dell’euro (8,9%). Il tutto con i conti in regola ed un rapporto debito/Pil drasticamente ridotto.

    Morale: i 178 firmatari a favore del rigore e la Corte dei Conti dovrebbero rendersi conto che è semplicemente folle aumentare le tasse quando l’economia ristagna. Le “mazzate” fiscali producono sempre lo stesso effetto: quanto più si “mazza” tanto meno si cresce. Quello di cui il Paese ha bisogno è esattamente il contrario: non inasprimenti fiscali, ma una drastica riduzione delle aliquote, di tutte le aliquote. Il torto del Governo non è certamente quello di avere ridotto le tasse, ma di averle ridotte troppo poco (per via dei vincoli europei e della scarsa comprensione del problema da parte di qualche alleato). I fatti relativi alle più diverse economie al mondo raccontano una storia univoca: quando spesa pubblica e fiscalità superano un certo livello, l’economia smette di crescere. Se si vuole rilanciarla, bisogna tagliare tasse e spese pubbliche, non aumentarle, con buona pace dei 178 e della benemerita Corte dei Conti.

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Re: I magistrati non si occupino se spendiamo i nostri soldi

    [QUOTE]In origine postato da tucidide
    [B]
    In origine postato da Steppen
    Il signor Apicella ,proprio lui, per cominciare, e' pagato dallo "stato",perche' ,"di per se' ", cosi' come gli altri magistrati,non produce nulla.
    Quindi:
    A lavurer caro il mio terruncello parassita.

    Steppen!
    Attenzione, che Lei sta denigrando un lavoratore intellettuale che svolge un lavoro economicamente improduttivo nell'economia di mercato, ma altamento produttivo e socialmente utile nell' economia di Stato.
    Secondo Lei il parere del sig Apicella che impatto avrà su noi incorreggibili sudditi della magistratura?
    Una qualsiasi ragione per cui me ne dovrebbe fregar qualcosa dell'opinione di questo ridicolo parassita statale, secondo il quale,per totale abissale ignoranza e limitazione mentale,si dovrebbero, arbitrariamente, limitare i consumi?
    Secondo il quale..limitare i consumi sarebbe un " bene"?

    Si , vero, lavoro altamente produttivo, nell'economia di stato, cioe' nel contesto piu' criminale e parassitario della nostra societa'.
    Quindi,quando si parla di "economia di stato" le parole "produttivo" o "socialmente utile" vanno necessariamente tradotte,per facile, effettiva comprensione, con "parassitario" e "criminale".
    Automaticamente,istantaneamente E senza eccezioni.

  6. #6
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    Predefinito

    Ahaha ahaha ahaha.

    Una proposta geniale quella della limitazione dei consumi.
    Perchè questo deficiente non ci spiega queli sarebbero gli effetti sull'economia di una forte contrazione della spesa ?

    Quello che ha senso dire è consumare in maniera responsabile.

    Comprare roba di buona qualità è certamente megli che comprare cagate.

    Il resto è fuffa.Anzi direi che il consiglio è quasi un apologia di reato

 

 

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