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    Thumbs up Vendola: «I Cpt sono lager». Mezza Italia è con lui

    La Gazzetta del Mezzogiorno

    Vendola: «I Cpt sono lager». Mezza Italia è con lui

    E' scontro in Italia sui centri di permanenza temporanea. Sono ormai 11 le Regioni che hanno aderito al «Forum contro i cpt» convocato dal neogovernatore della Puglia Nichi Vendola per l'11 luglio prossimo a Bari: più della metà del Paese. I centri sono stati creati durante la precedente legislatura di centrosinistra, come ha più volte ricordato il governo, ma ora è proprio la sinistra, insieme alle associazioni umanitarie, a schierarsi tra i critici più duri di queste strutture


    ROMA - E’ scontro in Italia sui centri di permanenza temporanea. Sono ormai 11 le Regioni che hanno aderito al «Forum contro i cpt» convocato dal neogovernatore della Puglia Nichi Vendola per l’11 luglio prossimo a Bari: più della metà del Paese. «Strutture indispensabili per il controllo dell’immigrazione clandestina» secondo il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, luoghi di «negazione del diritto» per Vendola, addirittura «lager» o «covi di detenzione» a detta dei più accesi detrattori, i cpt, istituiti nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano e successivamente confermati dalla Bossi-Fini, sono strutture nate per identificare gli stranieri intercettati sul territorio italiano, privi di regolare permesso di soggiorno, in vista del rimpatrio.
    I centri sono stati creati durante la precedente legislatura di centrosinistra, come ha più volte ricordato il governo, ma ora è proprio la sinistra, insieme alle associazioni umanitarie, a schierarsi tra i critici più duri di queste strutture. Medici senza frontiere non risparmiò denunce anche pesanti verso i cpt nel gennaio del 2004, mentre Amnesty International ha presentato pochi giorni fa un suo rapporto, ribadendo sostanzialmente le stesse tesi.
    A complicare ulteriormente la situazione, infine, è giunta dal settembre scorso la competenza in materia da parte del Giudice di pace, che, come spiega all’ADNKRONOS il Segretario generale Gabriele Longo, ha inizialmente accolto questa nuova situazione come un’emergenza, ma ora, constatatane la stabilità, chiede mezzi più adeguati per gestirla.

    ATTUALMENTE SONO 15, CON UNA CAPIENZA COMPLESSIVA DI 1.822 POSTI

    Attualmente i centri di permanenza temporanea e assistenza (è questo in realtà il nome completo, e così l’acronimo, come riportato nelle norme, è Cpta) in Italia sono 15, con una capacità complessiva di 1.822 posti: il più grande è a Roma, a Ponte Galeria, e può ospitare un massimo di 300 persone. Il più piccolo invece è a Napoli, con 54 posti. Gli altri sono ad Agrigento (110 posti), Bologna (95), Brindisi (180), Caltanissetta (96), Catanzaro (75), Crotone (129), Lecce (180), Milano (140), Modena (60), Ragusa (60) e Torino (78). A questi si aggiungono due centri che svolgono funzioni di «primario soccorso e sostentamento»: si tratta di quello di Lampedusa che ha una capacità di 190 posti e quello di Lecce-Otranto, che può ospitare 75 persone.
    Altri 4 Cpt, infine, sarebbero in fase di realizzazione. Sono a Bari (300 posti); Foggia (300); Perugia (300) e Trapani (220). Uno, a Gradisca d’Isonzo, è pronto per essere aperto, nonostante le proteste dei cittadini e di molte associazioni non governative. Il ministro dell’Interno Pisanu è tornato sull’argomento il 9 giugno scorso, assicurando che non verranno creati nuovi Cpt, ma ribadendo che questi sono «indispensabili» nella lotta all’immigrazione clandestina.

    PER SFUGGIRE ALLA IDENTIFICAZIONE C’E’ CHI ARRIVA A LIMARSI LE IMPRONTE DIGITALI

    Nei cpt vengono trattenuti gli stranieri sottoposti a provvedimento di espulsione quando c’è bisogno di accertamenti supplementari sulla loro identità o nazionalità, o di acquisire i documenti per il rimpatrio (non possono quindi essere accompagnati direttamente alla frontiera).
    E’ prassi infatti tra gli immigrati destinati all’espulsione la perdita dei documenti d’ identità, per cercare di posticipare il più possibile il momento del rimpatrio. Ultimamente, tra i tentativi più eclatanti di nascondere la propria identità, si sono segnalati persino casi di limatura delle impronte digitali.
    Quando non è possibile accertare l’identità di uno straniero questi viene trattenuto nei cpt fino ad un massimo di 60 giorni (prima della legge Bossi-Fini erano 30), anche se Amnesty denuncia tempi spesso più lunghi. Si parla di «trattenimento» e non di detenzione perchè la mancanza del permesso di soggiorno è un illecito amministrativo e non un reato.

    A ORDINARE L’ESPULSIONE E’ IL PREFETTO, MA IN CASI GRAVI ANCHE IL MINISTRO DELL’INTERNO

    L’iter previsto dal legislatore per l’espulsione di un clandestino è piuttosto tortuoso, e si è ulteriormente complicato con l’introduzione della competenza del giudice di pace per alcuni aspetti. A grandi linee la procedura può essere così sintetizzata: il questore comunica al prefetto il fermo dello straniero senza permesso di soggiorno. Il prefetto emette il provvedimento di espulsione, che viene notificato dal questore all’interessato, che può opporvi ricorso rivolgendosi al giudice di pace, chiamato a decidere entro 20 giorni. In casi di estrema gravità o allarme sociale l’espulsione può essere ordinata anche dal ministro dell’Interno.
    Se però è impossibile identificare lo straniero, questi viene trattenuto nel cpt fin quando la Questura non risale alla sua identità, e ciò in un massimo di 60 giorni. Il trattenimento è però una limitazione alla libertà personale e quindi c’è bisogno di una convalida dell’autorità giudiziaria. Il prefetto chiede la convalida del trattenimento al giudice territorialmente competente. Il giudice, che è tenuto comunque ad ascoltare lo straniero interessato, deve confermare il provvedimento nelle 48 ore successive.

    26/6/2005
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





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    Predefinito

    La lista del precendente articolo era ancora ferma a quota Undici. In piu si è aggiunta la liguria. Dodici. E ieri, le Marche...

    ...Vendola ha fatto tredici...

    P.G.

    IMMIGRATI
    E Tredici. Le Marche si uniscono al fronte anti-Cpt
    ANTONIO MASSARI


    E tredici. Con l'adesione delle Marche, ribadita ieri dal suo presidente, la mappatura delle regioni contrarie ai Centri di permanenza temporanea non lascia dubbi: due terzi del Paese dicono «no» ai Cpt. «Aderiamo al Forum nazionale che si terrà l'11 luglio», dice il presidente marchigiano Gian Mario Spacca, spiegando che la sua regione è da tempo sulla stessa linea del governatore pugliese, Nichi Vendola, che il 7 giugno, proprio attraverso il manifesto, ha lanciato l'iniziativa. «Con questa decisione - continua Spacca - diamo seguito alle indicazioni della mozione già votata nel 2004.

    A Bari discuteremo delle nuove politiche migratorie e di tutte le iniziative utili a superare i Cpt: rappresentano chiaramente un'esperienza negativa. E' necessaria una politica dell'accoglienza che sappia coniugare la salvaguardia dei diritti umani e la dignità delle persone con un'azione ferma per contrastare l'immigrazione clandestina e l'illegalità». A nulla servono, quindi, le invettive lanciate dal governo: nessun passo indietro, lo scontro con le Regioni resta aperto. Ieri è toccato al sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, intervistato da il Giornale, redarguire i due terzi dei governatori italiani: da un lato descrive la loro mobilitazione come una «protesta strumentale», dall'altro precisa che «se i presidenti di regione del centrosinistra vogliono contestare il sistema, e dire che l'Italia deve andare fuori dall'Europa, lo dicano con chiarezza». E così, mentre un fiducioso Bertinotti si dice sicuro che la «disobbedienza civile chiuderà i Cpt», le repliche a Mantovano non mancano: «Sono dichiarazioni paradossali, costituiscono l'ennesima pressione su questa Regioni», ha commentato il deputato verde Mauro Bulgarelli. «Bisognerebbe ricordare a Mantovano che questi centri, più volte, sono finiti proprio nel mirino dell'Unione europea e delle maggiori organizzazioni umanitarie internazionali per le continue violazioni del diritto d'asilo attuate, per esempio, con le deportazioni da Lampedusa verso la Libia o con il mancato riconoscimento dello status di rifugiato politico. La battaglia per la chiusura dei Cpt, se vinta, può dare solo autorevolezza al nostro paese e stimolare, anche in Europa, il varo di strategie sull'immigrazione che non siano fondate soltanto sulla repressione».

    Intanto ieri pomeriggio, a Bologna, decine di immigrati rinchiusi in attesa dell'identificazione e dell'espulsione sono riusciti a fuggire dal Cpt di via Mattei: dopo aver divelto una panchina in cemento, con la quale hanno inutilmente tentato di sfondare il cancello, sono scappati in massa scavalcando il muro di cinta della struttura. In sei sono stati bloccati dagli uomini della vigilanza mentre gli altri sono riusciti a dileguarsi nella campagna vicina. E se a Milano Riccardo De Corato, vicesindaco e senatore di An, chiede l'apertura di nuovi centri e annuncia apposite mozioni in Senato, in Sicilia, invece, il francese Francis Wurtz, euro-parlamentare di Sinistra europea, comunica che questa mattina sarà a Lampedusa per controllare in quali condizioni versino gli immigrati che raggiungono le nostre sponde: «L'Europa è una fortezza che si protegge dai rifugiati e che tratta come delinquenti uomini e donne che, a rischio della vita fuggono dalla guerra e dalla miseria per tentare di vivere meglio. Queste persone, in Italia, vengono accolte in modo illegale e inaccettabile. Insieme con quindici eurodeputati sarò a Lampedusa: visitare il centro di cosiddetta `accoglienza' sarà un'esperienza importante: è la prima volta che noi euro-parlamentari possiamo verificare cosa accade nel momento in cui i migranti arrivano in Europa». E sempre dalla Sicilia arriva un'esortazione al presidente Salvatore Cuffaro: «Ribadisco l'invito al governatore siciliano: aderisca all'appello lanciato da Vendola», dice l'euro-parlamentare di Rifondazione Giusto Catania: «In Sicilia esistono cinque Cpt e Cuffaro, che passa per cattolico e attento al principio della carità cristiana, non dice una parola riguardo il trattamento disumano riservato ai migranti sul territorio che lui governa».


    www.ilmanifesto.it
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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