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Discussione: Primarie

  1. #1
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    Predefinito Primarie

    Il prof. Blindato

    Patto per Prodi. In “modo formale”, con tanto di pubblico pronunciamento, Romano Prodi vuole dagli alleati la sicurezza che non venga ripetuto lo scherzo del 1998. Così ieri, il vertice dell’Unione, dopo aver deciso che le “primarie popolari” si terranno l’8 e il 9 ottobre, ha giurato su un “patto di legislatura”, praticamente un “patto per Prodi”, che il Professore ha spiegato così:
    “Impegnerà tutti i partiti a presentare, al capo dello Stato, come unico candidato dell’Unione alla carica di presidente del Consiglio, la persona che sarà scelta attraverso le primarie e a riconoscere questa stessa persona come l’unico premier dell’intera legislatura”. Insomma, Prodi blindato.

    Prodi ha lasciato tanti orfanelli.
    E non si tratta soltanto dei vari Arturo Parisi e Willer Bordon.
    No, anche al di fuori della Margherita c’è chi piange, chi si straccia le vesti e, soprattutto, chi teme per il proprio futuro perché oltre che restare orbo di un “capo” rischia di rimanere anche orbo di un seggio in Parlamento. Ma andiamo per ordine, perché la lista dei poveri orfanelli è lunga.

    Al primo posto c’è senz’altro
    la coppia Enrico Boselli-Roberto Villetti. I due avevano affidato le loro speranze al tandem Prodi-Parisi, convinti com’erano di trovarsi un posto nella lista del Professore e di non dover combattere per ottenere un congruo numero di collegi per lo Sdi. Tanto, avrebbe trattato Prodi con i Ds. Ma ora che le cose sono cambiate. I socialisti si devono dare da fare per inventarsi una collocazione. Ufficialmente hanno fatto sapere che non c’è problema, che tenteranno la strada dell’unità socialista con Bobo Craxi (ma non con Gianni De Michelis che nicchia e preferisce restare nel centrodestra come molti esponenti del Nuovo Psi). Ma è ovvio che una lista siffatta non riuscirà a superare la soglia del quattro per cento prevista dall’attuale legge elettorale. L’unica speranza di Boselli e Villetti è che nella discussa riforma del sistema elettorale si abbassi anche il quorum. Sennò c’è il rischio che alla fine lo Sdi debba presentarsi con i Democratici di sinistra. Ma per i socialisti sarebbe una sorta di annessione. I problemi del proporzionale sono quindi difficilmente risolvibili per lo Sdi. E quelli del maggioritario uninominale? Senz’altro verranno assegnati dei collegi ai socialisti, ma visto che si sono schierati con Prodi, contrastando la Margherita in tutti i modi, è difficile che al tavolo delle candidature Franco Marini dimentichi questo “piccolo” particolare.

    Al secondo posto nella classifica degli orfanelli
    lasciati sulla strada da Romano Prodi c’è Alfonso Pecoraro Scanio. Il leader dei Verdi era convinto che alla fine sarebbe stato possibile fare una lista dell’Ulivo con “chi ci sta ci sta”. Ovvero con i Democratici di sinistra ma non con la Margherita. E Pecoraro Scanio pensava di entrarci. Adesso che non può più mandare in porto questo progetto il presidente dei Verdi dovrà trovare un’altra strada. Quale? Paolo Cento suggerisce di formare un rassemblement di sinistra insieme al Pdci, all’Italia dei valori e a Rifondazione comunista. Ma Bertinotti ha già detto “no, grazie” e quindi i Verdi dovranno inventarsi qualche altra cosa.

    Anche Antonio Di Pietro è rimasto orfano.
    L’ex magistrato di Mani pulite poteva pensare di entrare nella lista dell’Ulivetto. Ma adesso non sa bene quello che cosa fare. Andare con i Comunisti italiani, come ha già fatto in Calabria alle scorse elezioni regionali? Chissà. Intanto c’è il rischio concreto che la maggior parte del suo movimento lo abbandoni, approdando alla Margherita.

    In fondo in fondo anche Fausto Bertinotti
    è rimasto orfano dell’ex presidente della Commissione europea. Infatti, se si fosse presentata una lista dell’Ulivo formato mignon, il segretario di Rifondazione avrebbe avuto maggiori chances. Senza una lista dei Ds la fetta dell’elettorato della Quercia che guarda a sinistra avrebbe potuto votare Prc. Ma adesso questo non è più possibile.

    Su il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Come a Indianapolis

    Il centrosinistra ha deciso, con la non fondamentale dissidenza di Clemente Mastella, di tenere all’inizio dell’autunno consultazioni primarie per la scelta del candidato premier.
    A prima vista, la corsa di Romano Prodi, il raccomandato, assomiglia a quella che si è svolta domenica a Indianapolis, con le Ferrari che sfrecciavano davanti a concorrenti anonimi, visto che quelli che le potevano impensierire erano rimaste nei box, a causa di un cavillo regolamentare. Anche quella corsa, pateticamente irreale, però ha fruttato punti alla casa di Maranello, e lo stesso potrebbe avvenire, nonostante tutto, al centrosinistra. L’espediente delle primarie, infatti, serve a nascondere le difficoltà politiche del professore bolognese, a recuperare seppure in forme assai discutibili, un sostegno popolare che oscuri la sua caratteristica di raccomandato di ferro.
    Infatti, se lo spettacolo offerto dal centrosinistra con le sue primarie a senso unico è piuttosto deprimente, può risultare quasi attraente se paragonato alla stanca manovra in corso nell’altro schieramento. L’Unione fa qualcosa per cercare di mettere a confronto le sue diversità, in modo da arrivare a presentare una leadership condivisa e obiettivi di governo compatibili.
    Lo fa in un modo piuttosto goffo, ma lo fa.

    Il centrodestra invece continua in un estenuante e confuso lancio di segnali di fumo, in cui un giorno appare l’idea di un partito unico, l’indomani la presentazione di liste separate, mentre sulla scelta del candidato, invece di un confronto che in qualche modo coinvolga aderenti ed elettori, si gioca una partita incomprensibile. Per questo il sarcasmo che i dirigenti del centrodestra riservano alle primarie dei loro avversari (di per sé ragionevoli) appaiono invece un po’ patetiche, se confrontate all’assenza di iniziativa politica nella Casa delle Libertà. Nel centrosinistra non c’è una competizione vera sulla leadership e sulle scelte programmatiche ci si limita alla demagogia di voler fare “l’opposto” del governo in carica. Ma una competizione falsata è meglio di nessuna competizione, e questa è attualmente la condizione del centrodestra. Se non vogliono perdere punti, come i bolidi di Formula 1 rimasti malinconicamente fermi durante la corsa di Indianapolis, i leader del centrodestra devono cercare un modo realistico e comprensibile per affrontare i loro problemi di assetto della coalizione e di linea. Altrimenti rischiano di non competere.

    Ferrara su il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    Romano Prodi: “Cari amici, cari compagni, qui mi sento a casa mia. Ho accettato questa candidatura, come ben sapete, senza cercarla. Ma guardando al futuro, ci siamo noi ma c’è pure la Cina. Il passato è passato, e faccio finta di non ricordare che io ho fatto la fabbrica del programma e Rutelli e Marini mi facevano i picchetti lì davanti. Come già nel ’96, rilancio la proposta di fare del Sud la nostra Florida, e aggiungo quella di fare della Margherita la Disneyland d’Italia. Da ciclista so bene che non sempre la strada è dritta, e che ci sono i tornanti. Ma tanto Piero porta la pompa nel caso dovessi bucare. E nel caso mi stancassi, secondo contratto notarile appena firmato, Francesco dovrà mettersi ai pedali e portarmi sulla canna, insieme alla signora Sbarbati. Nella nostra Unione, che concretizza il nostro centrosinistra, vive lo spirito dell’Ulivo, che si fortifica con la Fed, e che nella lista unitaria, ah, scusate, non si dice… Non si dice? Venga, Francesco, pedali…”.

    Fausto Bertinotti: “Quando si parla di primarie, si avanza un’ipotesi interpretativa e insieme si dà corpo a una proposta politica. Il ciclo lunghissimo che ha portato a queste nostre primarie, si è espresso fino alla sua maturità nel neocapitalismo, a sua volta punto alto del ciclo fordista e del congruente keynesismo. Tuttavia, l’elemento di discontinuità con il ’96 è così netto che si può parlare ormai correntemente, come infatti si fa, tanto di un ciclo postfordista quanto di un ciclo postulivista. La mia candidatura alle primarie non interviene soltanto nei rapporti fattuali, ma sulle lunghe accumulazioni di coscienza, di costruzione di un immaginario collettivo… Nichi, ma che dici, lo devo mettere davvero l’orecchino, non basta il portaocchiali?”.

    Clemente Mastella: “Ho pensato a lungo, da moderato attento alle tematiche della sinistra, se mi si vedeva di più se mi candidavo o se non mi candidavo. Che pure a ’ste primarie, come si dice dalle mie parti, un po’ fije ’e ’ndrocchia bisogna essere.
    Ho deciso, e vi farò sapere con precisione alla festa del Campanile a Telese Terme. Ma intanto penso che non è giusto privare i moderati ceppalonesi tutti, e finanche gli amici del beneventano, della possibilità di concorrere alla guida del paese. E’ un po’ come la spada di Brenno, la mia presenza alle primarie. Ha ragione Prodi: c’è la Cina al varco, e un problema grosso è la Turchia, ma non scherziamo pure col fatto che nella giunta delle Marche non ci hanno voluto dare un assessorato. Né il pane cafone né la mozzarella di bufala cancellano i principi”.

    Alfonso Pecoraro Scanio: “Bella è la bisessualità, meno bella la bicandidatura alle primarie. Non ci sta forse bene, un po’ di verde ecologista, tra il bianco di Prodi e il rosso di Bertinotti? Nessuno meglio di noi del sole che ride può garantire un’Unione Dop e Doc, a denominazione protetta e controllata. Nessuno più di noi è in grado di fornire un’etichettatura attenta alle ragioni dell’intero centrosinistra. A suo tempo presentai una proposta sulla ‘valorizzazione del miele fresco vergine integrale’. E così oggi vorrei contribuire a fare la nostra Unione, fresca e integrale. Sul vergine non insistiamo, non siamo fondamentalisti”.

    Antonio Di Pietro: “Ecché, tutti si candida e noi dell’Italia dei Valori che siamo figli della papera nera? E che c’azzecca ’sto modo di fà? Noi abbiamo una visione chiara e netta del programma e della alleanze, poi ne parliamo. Ma volevo tornare al punto: tutti si candidano e noi non possiamo? E chi lo ha detto? Essendo che siamo l’Italia dei Valori, noi possiamo essere anche il valore aggiunto dell’alleanza. Perché io poi vorrei sapere dai signori del centrosinistra, perché Antonio Di Pietro non si può candidare? Ecché so’ figlio del pulcino nero. No, scusate, il pulcino è il figlio, non c’ha il figlio, quella è la papera nera, ah ecco, ecché, noi siamo figli della papera nera?”.

    Piero Fassino: “Noi votiamo Prodi, votiamo Prodi, votiamo Prodi, votiamo Prodi, votiamo Prodi, votiamo Prodi…
    Cuilllooooo! Ma dobbiamo proprio… no, niente…
    Votiamo Prodi, votiamo Prodi, votiamo Prodi…”.

    Francesco Rutelli: “Voto Prodi, voto Prodi, vot… Gentilo’, che cazzo c’hai da ride?”

    Su il Foglio

    saluti

 

 

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