Cene e discussioni ma la ue è allo sfascio
DAL NOSTRO INVIATO IGOR IEZZI
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Bruxelles - Inghilterra contro gli agricoltori francesi, Jacques Chirac contro i nuovi e futuri Stati membri dell’Europa dopo l’allargamento, il lussemburghese Jean Claude Juncker contro l’olandese Jan Peter Balkenende. L’Europa che ancora non si è ripresa dalle sberle francesi e olandesi continua a perseverare nei suoi riti, senza accorgersi che i vertici e le cene dei Capi di Stato e di governo sono solo una recita messa in scena sulle macerie dell’Unione.
Così com’è, per l’Europa non serve altro che certificare la morte, dopo che le “fortunate” popolazioni interpellate sulla Costituzione attraverso il referendum hanno sonoramente bocciato la strada fin qui percorsa. Una firma in calce al certificato di morte. Ben altre firme da quella apposta dai potenti dell’Europa sotto il trattato il 29 ottobre 2004 nella sala degli Oriazi e Curiazi a Roma.
Già allora si era capita la distanza siderale tra quello che stava nascendo e le reali esigenze dei popoli. In una Roma blindata, i cittadini erano stati tenuti dietro alle reti metalliche, lontani chilometri dai luoghi in cui secondo alcuni si stava scrivendo la storia. In questi ultimi due giorni, a Bruxelles, si sono vissute le stesse scene, a parte le facce da funerale dei capi di Stato.
Il palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio d’Europa, blindato per permettere la discussione del bilancio comunitario nel periodo 2007-2013 in un clima paradossale da ultimo giorno di scuola al contrario; la zona circostante delimitata dal filo spinato e ancora una volta il popolo tenuto debitamente a distanza, non ammesso a partecipare alle rituali celebrazioni del superstato. Dentro, in una sorta di simboli bunker, ci sono i Capi di Stato, compreso il primo ministro olandese Balkenende e il francese Jacques Chirac, proprio da quest’ultimo, schiacciato dal dissenso interno, è arrivata la proposta di un vertice straordinario per discutere il futuro dell’Europa, rallentare l’allargamento ad Est e verso la Turchia e parlare di lavoro e occupazione. Il presidente della repubblica francese, in un’ottica puramente interna, cerca di recuperare terreno e mettersi a capo di quel dissenso che lo ha duramente sconfitto solo qualche giorno fa.
Il segnale, comunque, che la situazione, per gli euroentusiasti, è grave. Come ha confermato la proposta del presidente Ue di turno, il lussemburghese Juncker, che ha chiesto un ulteriore periodo di 6-12 mesi di riflessione per la ratifica della costituzione europea. In sostanza il termine ultimo per le ratifiche è stato spostato dal novembre 2006, come inizialmente previsto, a non prima della metà del 2007. E molti Paesi, come Danimarca, Portogallo, Irlanda e Repubblica Ceca vorrebbero seguire l’esempio di Tony Blair e rinviare i referendum già previsti a breve. Sperando in un miracolo che salvi l’Europa. Anche nei sogni il popolo e i potenti la vedono diversamente.
[Data pubblicazione: 18/06/2005]




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