Besano. una settimana dopo l’omicidio
Doveva essere la giornata della follia e della vendetta. Non fosse altro che l’evento era stato classificato “ad alto rischio” dal ministro dell’Interno in persona. E così l’avevano dipinta giornali e tv nazionali giunti in massa per non perdersi il corteo. E invece tutti delusi, alla fine, Pisanu compreso. Perché il giorno dei funerali di Claudio Meggiorin, il giovane barista di 23 anni assassinato a freddo sabato scorso a Besano, nel Varesotto, da un albanese clandestino mentre tentava di sedare una lite, ha spiazzato media e soloni da palazzo. E lo ha fatto dimostrando come il dolore di tanti giovani «con la testa rasata» come se fosse una colpa, possa essere composto, silenzioso e responsabile.
Quell’appello alla coscienza fatto da mamma Elisabetta agli amici di suo figlio è servito. Ha risvegliato il senso di identità di un’intera comunità. Così come è stato importante, e commovente, vedere papà Gianpaolo, storico militante leghista e consigliere comunale del Carroccio a Besano, sfilare insieme alla moglie e alla figlia alla testa del corteo per le vie di Varese tenendo tra le mani una gigantografia di un Claudio sorridente. Anche l’omelia del vicario episcopale Monsignor Luigi Stucchi, ha avuto il suo peso nel distendere gli animi («Nessuno ha in mano una giustizia per sé ma ognuno ha un frammento di giustizia da costruire con altri»).
Ma sono stati soprattutto gli oltre 500 giovani, alcuni provenienti dal nord Italia (Claudio era un tifoso della squadra locale di calcio), a dimostrare come Varese e la sua gente non abbiano mai pensato ad una “caccia alle streghe”.
Hanno srotolato fuori dalla Chiesa i loro striscioni con la scritta “Nessuno muore nel cuore di chi resta”, “Claudio per sempre nei nostri cuori”. E con quei lenzuoli bianchi hanno srotolato anche il loro dolore, la loro richiesta di giustizia e sicurezza. Perché «Qui c’è stato l’omicidio di un ragazzo buono e allegro da parte di uno straniero irregolare e non si fa che parlare di razzismo», ricordava un amico di Claudio.
Già, le accuse di razzismo. Perché a Varese c’è la Lega Nord. “Allarme nero” o peggio verde! Così ieri il quotidiano il Manifesto pubblicava una irriverente vignetta dal titolo “i morti siete voi” detto da un papà che tiene amorevolmente la mano al figlio rivolto ad un gruppo di nazisti (gli amici di Claudio) ai funerali del ragazzo di Besano. “La giornata nera di Varese”, il titolo dell’articolo di un giornalista che ha respirato per la prima volta l’aria della città giardino. Di chi non conosce la laboriosità e solidarietà di questo territorio ma preferisce “sparare” paroloni a effetto come “ultrà nazifasciti”, “bandiera razzista”, “estrema destra”, dimenticandosi perfino di dare la notizia: il funerale di un giovane ucciso con due violente coltellate al petto da un albanese clandestino: Due parole, queste ultime, mai scritte. Leggere per credere.
Ecco la giornata nera del Manifesto. Dove, forse, il vero “morto” della vignetta doveva essere l’inviato tutto politico del quotidiano dei direttori Ciotta e Polo.
Dall’altra parte, invece, re- sta il dolore composto e incurabile di un papà che la mano a suo figlio non potrà più darla perché un clandestino gliel’ha portato via con due pugnalate a freddo.
Sim. Gi.
--------------------------------------------------------------------------------
[Data pubblicazione: 18/06/2005]




Rispondi Citando