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Risultati da 1 a 10 di 59
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Il bello delle multinazionali

    Il verdetto ormai è unanime: le grandi multinazionali (americane, per completare il cliché), quest’orco cattivo postmoderno, sono colpevoli. Colpevoli: di tutte le malefatte, piccole e grandi, di cui vengono accusate quotidianamente. Nell’immaginario collettivo, la multinazionale è diventata una specie di cupola mafiosa, una cricca di vecchi signori che ogni tanto si siede attorno a un tavolo, si versa un bicchiere di cognac, accende un sigaro cubano e traccia a tavolino i destini del mondo.

    E’ pura mistica marxista: la mentalità comunista non accetta che le cose (ogni tanto) accadano per caso, che il mondo sia un accavallarsi di persone e idee una diversa dall’altra, che finiscono per comporre (senza saperlo) un mosaico meraviglioso. No. Dev’esserci un qualcuno che tira le fila, un grande vecchio o giovane che incaselli le pedine di questa partita giocata sullo scacchiere mondiale.

    Per esempio, le mega corporation. Tuonare contro il capitalismo di per sé è diventato quasi impopolare - c’è il rischio che qualcuno arrischi la fatidica domanda, cosa al suo posto? E allora meglio inventarsi un feticcio, un mostro di rincalzo. Alle multinazionali la parte calza a pennello: il solo nome evoca qualcosa di lontano, di distante dalla realtà quotidiana. Un essere i cui contorni s’intravedono appena appena.

    Ma le corporation sono davvero così diaboliche? E’ possibile che Coca-Cola, Nike, Microsoft, McDonald’s siano associazioni a delinquere che lucrano sulla fame nel mondo?
    Ogni tanto dovremmo ricordarci di quella “distruzione creatrice” che Joseph Schumpeter indicava come uno dei tratti caratteristici del capitalismo. Ogni innovazione crea dei perdenti: l’industria dell’automobile ha reso obsolete le carrozze, i computer hanno surclassato le macchine da scrivere.

    Nei Paesi del Terzo mondo, tutto questo sta avvenendo a ritmo frenetico, quello che per noi è stato un tragitto verso lo sviluppo lungo quattro secoli lì si sta consumando in pochi anni.
    Ma se sicuramente questo sbarco del capitalismo laddove non c’era ha carattere “distruttivo”, la sua spinta “creatrice” è sotto gli occhi di tutti: il mercato sta creando ricchezza, le multinazionali stanno creando benessere. Il ritornello che sentiamo recitare ai vari Agnoletto e Casarini ci lascia intendere l’opposto. “C’è gente che vive con un dollaro al giorno”, ammoniscono. Una mezza verità gli è scappata: c’è gente che vive, quando solo pochi anni fa sarebbe stata condannata a morire.

    Il dollaro al giorno è una boutade, una specie di milione del signor Bonaventura all’incontrario - è cifra tonda, perfetta per qualche dichiarazione ad effetto. Le statistiche, tuttavia, parlano di uno stipendio giornaliero sui 4-5 dollari, che non è molto, ma è sempre quattro volte quel che raccontano il Genoa Social Forum e affini. Ancora: noi sappiamo che questo salario, per quanto magro, corrisponde a otto volte e mezzo quello che lo stesso lavoratore prenderebbe se impiegato in un’industria locale (l’ha dimostrato, con tanto di numeri, Edward Graham dell’Institute for International Economics). Cosa vuol dire? Che le multinazionali non affamano il Terzo mondo, lo sfamano. La demagogia degli antiglobalisti consiste nel mettere a confronto il nostro tenore di vita e quello dei Paesi in via di sviluppo. Ma per quelle persone, che sono carne ed ossa dietro i numeri, l’alternativa a lavorare per una multinazionale non è continuare a studiare o poltrire davanti alla televisione. L’alternativa è essere pagati un ottavo di quanto darebbe loro la Nike (tanto per fare un nome), sudando l’anima in un’impresa locale che non dà certezza, sicurezza, solidità. Oppure restare disoccupati, non mettere assieme il pranzo con la cena, probabilmente morire.

    Negli anni Ottanta, le economie industrializzate crescevano più velocemente che i Paesi all’epoca sottosviluppati ed oggi in via di sviluppo. Negli anni Novanta, man mano che la globalizzazione diventava una realtà, le nazioni più povere sono cresciute con un tasso del 3,6 %, cioè il doppio dei loro vicini più ricchi.

    Cosa vuol dire: vuol dire che la globalizzazione crea ricchezza nei paesi più arretrati, l’ingresso delle multinazionali nei mercati del Terzo mondo porta con sé crescita e sviluppo. Certo che i lavoratori di quei Paesi non sono pagati quanto i lavoratori occidentali - ma perché dovrebbero esserlo? Anzitutto hanno qualifiche non paragonabili a quelle di un americano o di un italiano. E in secondo luogo la manodopera a basso costo è un incentivo essenziale per decidere l’insediamento qua o là della sede di una corporation. E’ un circolo virtuoso.

    La vulgata insegna che le multinazionali “schiavizzano” i lavoratori dei Paesi poveri. Scusate, ma chi l’ha detto? La Nike non rapisce i bambini pakistani, e non s’insedia neppure in questo o quel luogo portando con sé giganteschi cartelloni del tipo “qui si accettano solo baby-cucitori di palloni”. E’ l’amore di un padre, l’affetto di una madre che li spinge a spedire in fabbrica i pargoli: per garantire loro la certezza di continuare a vivere, la sicurezza di stare lontani dalla strada. Il mio bisnonno ha cominciato a lavorare a otto anni, e ne è sempre stato orgoglioso: parliamo di un paesino del milanese, neanche un secolo fa. Se una tappa dello sviluppo è il lavoro minorile, perché, imponendo al Terzo mondo i nostri standard, vogliamo impedirgli di crescere?

    Gli “egoisti occidentali”, barricati dietro un velo di umanitarismo, non rispondono. E ignorano anche un altro dato: sapete chi è che “investe” più soldi, tempo ed energie nella formazione (scuole e affini) nei paesi poveri? Bingo. Al secondo posto dopo la Chiesa cattolica, troviamo le imprese multinazionali.

    Grazie, orco cattivo.

    Alberto Mingardi

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  2. #2
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    Per la verità non è solo la "mistica marxista" a fare della dietrologia complottista sulle multinazionali, l'alta finanza, il turbo-capitalismo. Direi anzi che si tratta della mistica degli epigoni del marxismo, giacchè "i classici" erano di ben altra levatura....
    Comunque accanto agli epigoni di Marx vi sono progressisti "cattolici", anarcoidi, neo-giacobini e .....anche e forse soprattutto gli estremisti delle destre radicali "antimondialiste" che fanno dell'anticapitalismo l'altra faccia del loro razzismo e del loro antisemitismo. Per il resto ...."nessuno e perfetto".

    Shalom

  3. #3
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    per i neocomunisti se hai successo in tutto il mondo vuole dire che per forza sei un criminale sfruttatore.meno male che ci sono le multinazionali.cosa se non l'invidia puo' portarli a ragionare cosi?

  4. #4
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    In origine postato da Forza Arcore
    per i neocomunisti se hai successo in tutto il mondo vuole dire che per forza sei un criminale sfruttatore.meno male che ci sono le multinazionali.cosa se non l'invidia puo' portarli a ragionare cosi?
    nonsò , forse gli effetti sugli esseri umani e l'ambiente ?
    però può anche essere l' invidia di tutti quei soldi ...

  5. #5
    Makeru ga, katta
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    In origine postato da Silvioleo
    La vulgata insegna che le multinazionali “schiavizzano” i lavoratori dei Paesi poveri. Scusate, ma chi l’ha detto? La Nike non rapisce i bambini pakistani, e non s’insedia neppure in questo o quel luogo portando con sé giganteschi cartelloni del tipo “qui si accettano solo baby-cucitori di palloni”. E’ l’amore di un padre, l’affetto di una madre che li spinge a spedire in fabbrica i pargoli: per garantire loro la certezza di continuare a vivere, la sicurezza di stare lontani dalla strada. Il mio bisnonno ha cominciato a lavorare a otto anni, e ne è sempre stato orgoglioso: parliamo di un paesino del milanese, neanche un secolo fa. Se una tappa dello sviluppo è il lavoro minorile, perché, imponendo al Terzo mondo i nostri standard, vogliamo impedirgli di crescere?

    Questo è un falso modo di far apparire il problema. I governi "deboli" come quello pachistano non fanno rispettare le regole sindacali in uso nei nostri stati. Le multinazionali semplicemente assumono i minori e basta, lasciando fuori dall'ambiente di lavoro i genitori. Ma quale genitore manderebbe a lavorare il proprio figlio? Non è forse meglio lavorare noi stessi e con i soldi guadagnati mandare i figli a scuola affinchè si facciano un'istruzione che noi non potevamo permetterci ed aspirare a lavori più renumerativi? Non a caso ci sono almeno un paio di generazioni di italiani che hanno studiato per anni ed anni. "Lui da grande farà il dottore/l'avvocato, ecc" dicevano i nostri genitori (ed i loro genitori prima) indicando orgogliosi il piccolo poppante che si agita nella culla.

    Non a caso dove vanno migliaia e migliaia di bimbi pachistani? Nelle scuole coraniche, dove i genitori non sborsano un centesimo perchè sono finanziate interamente da sceicchi arabi. Con i soldi che spendiamo noi per il petrolio.
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  6. #6
    Makeru ga, katta
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    E' curioso come si cerchi di ribaltare fatti conosciuti raccontando parte della verità.

    Come si spiega ad esempio che nei paesi dove le multinazionali hanno messo piede la classe media si sia impoverita sempre di più, le piccole aziende siano andate a sparire e la forbice tra cittadini ricchi e quelli poveri si sia ingrandita?
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  7. #7
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    Anche il buon Marcejap ha la sua dose di ragione...infatti e' vero che le Multinazionali approfittano dei Paesi in via di Sviluppo che hanno Governi deboli e non-democratici che permettono che il loro Popolo ed i loro operai vengano sfruttati...

    Pero' VOI ci criticate anche quando NOI vogliamo esportare ANCHE la DEMOCRAZIA in questi Paesi (che e' l'unico modo di combattere le Multinazionali)...

    Alcune volte sembra che lo status-quo,un Terzo Mondo sempre inferiore,piaccia piu' ai Progressisti che ai Conservatori...

  8. #8
    Makeru ga, katta
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    Mantide, a parte che esportare democrazia a suon di bombe è un pò un controsenso, torna anche difficile capire come si faccia ad esportare democrazia e contemporaneamente essere alleati con altri totalitarismi o teocrazie, come nel caso Usa-Pakistan od Usa Arabia.
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  9. #9
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    Esportare democrazia a suon di Bombe fa Male ma e' possibile (anzi auspicabile) in alcuni casi tra cui Germania Italia e Giappone...purtroppo...sul fatto delle Alleanze hai ragione ad essere perplesso pero' ricorda che rientra in quei casi in cui (vedi Turchia) paesi NON democratici piano-piano si CONVINCONO della Convenienza alla Democrazia senza dovegli fare la guerra...(come si SPERA succeda in IRAN)...e' un po' troppo PRAGMATICO,lo so,e difficilissimo,pero' puo' essere utile in alcuni casi...e' una bella discussione nonche' difficilissima da affrontare!

  10. #10
    Makeru ga, katta
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    A parte che paragonare l'Irak a noi è un pò irrispettoso nei nostri confronti in quanto l'Italia ha una tradizione democratica precedente al fascismo (oltre ad un bagaglio culturale maggiore), ti ricordo che fummo noi a dichiarare guerra agli Usa (più altre 6 nazioni indipendenti). Nel caso di quest'ultima guerra sono stati gli Usa ad aggredire l'Irak. Per quanto Saddam ci possa stare antipatico, non si può certo dire che l'abbia voluta lui.

    Era nella prima guerra del golfo che si doveva arrivare fino a Bagdad. Lì avevamo tutto il diritto (se non il dovere) di eliminare il Rais.

    ps. stiamo svicolando dal tema del thread.
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