QUAL È L’EUROPA CHE VUOLE SILVIO?
GIANLUIGI PARAGONE
--------------------------------------------------------------------------------
Chi pensava che le parole di Bossi non muovessero più il dibattito politico, oggi è servito. Le critiche all’Europa dei burocrati lanciate dal leader del Carroccio non sono evidentemente piaciute a Berlusconi che ieri a Parma è salito pubblicamente sul Titanic europeo. «Uscire dall’euro sarebbe per l’Italia impossibile e non conveniente visto che Maastricht è stato un bene per il nostro Paese».
Gli applausi arrivano sicuri dal clan Udc e An. Dal Colle invece si limitano a sorridere amabilmente. Chissà se gli elettori del centrodestra saranno altrettanto contenti dell’eurouscita di EuroSilvio. Lui dice di sì perché è convinto che in Italia gli euroscettici siano la minoranza, «come minoranza sono in Europa».
...Infatti s’è visto come sono stati minoranza in Francia e in Olanda. E come sono in minoranza in Polonia (tanto che il presidente Kwasniewski ha congelato il referendum per paura dei sondaggi), in Danimarca, in Lussemburgo e in Gran Bretagna. Come avrebbe votato Berlusconi se fosse stato cittadino francese? Credo sì. Ma la domanda è inutile visto che sull’ipotesi di un referendum, il Cavaliere non sembra essere molto dell’idea.
Berlusconi dice che «Maastricht è stato un bene». Libero di crederlo, ma ritengo che la gran parte delle argomentazioni contro questo edificio europeo, a trazione quasi interamente economica e poco politica, derivino dal patto di Maastricht che rappresenta proprio quella “gabbia” che impedisce la crescita di eurolandia. Fino a poche settimane fa credevamo che anche il premier fosse sulla stessa lunghezza d’onda: evidentemente non è proprio così, quindi ci spieghi cosa intende lui quando parla di Europa delle élite e della burocrazia. Il sillogismo mi sembrava condiviso: questa Europa è contro i popoli ed è a favore delle élite; Berlusconi è contro l’Europa delle élite (almeno così mi sembrava che avesse detto l’indomani dei voti francese e olandese), dunque Berlusconi è contro questa Europa.
Bossi e la Lega non hanno mai criticato il concetto di Europa; hanno (e non da oggi...) mosso le proprie critiche contro il modello imposto dalle élite ai popoli, fino alla ribellione democratica avvenuta con voto popolare.
Veniamo all’euro. Se a Berlusconi piace la divisa europea buon per lui, ma è innegabile che l’euro abbia dimezzato il potere d’acquisto delle famiglie e danneggiato la competitività delle piccole imprese. E dunque se si vedono funerali o si sentono campane a morto, chi finora ha avuto la peggio sono state le famiglie. Le quali, al pari di tutti gli altri padani e italiani, forse gradirebbero potersi esprimere sull’Europa e la sua valuta: visto che il premier sostiene che non ci sono problemi sul sangue europeista dei cittadini, accolga l’idea della Lega e non ostacoli il referendum.
L’Europa bocciata e fermata per paura di altre bocciature è un Titanic che ha già subito l’urto violento contro l’iceberg dei popoli. E a nulla valgono i tentativi di manovra per correggere questo modello europeo che va rinnovato profondamente, partendo dalle sue radici. A tal proposito continuiamo a non capire l’innamoramento del premier verso la Turchia, proprio ora che persino Prodi scarica Erdogan. La Turchia con l’Europa dei popoli non c’entra assolutamente niente. E comunque non è il caso nel momento in cui tutto dovrebbe essere in discussione, metterci a discutere di nuovi ingressi, tanto più che alcuni Paesi (si veda la Germania proprio sulla Turchia) si sono già espressi in senso negativo.
Dia retta a Bossi, Cavaliere: più volte la ruota della politica s’è già fermata davanti alla casella del Senatur; dal federalismo (e su questo va dato atto a Berlusconi di essere stato lungimirante e coerente) ai dazi che non sono affatto una misura fuori dal mondo. Oggi, finalmente, a Canossa arriva anche il professor Giovanni Sartori che, dalle colonne del Corsera, fa sapere che l’unica via d’uscita sono, appunto, i dazi. Bossi lo disse tre anni fa. Sartori sostiene nell’intervista di predicarli già dal ’97: allora perché quando la Lega ha proposto questa misura, il professore fiorentino esperto di diritto costituzionale non ha rivendicato la primogenitura della tesi? E poi: perché nell’intervista fa riferimento al solo Tremonti fingendo di non sapere che il Senatur e la Lega sono stati antesignani rispetto anche al nostro amico Giulio? Ogni tanto sarà bene che a Cesare sia dato quel che è di Cesare...
Gianluigi Paragone
--------------------------------------------------------------------------------




Rispondi Citando

