5 MARZO 1947 - Roma - Si discute sull'Art. 7. De Gasperi "Se si voterà contro l'articolo non saremo noi che apriremo una battaglia politica; sarete voi che aprirete in questo dilaniato corpo italiano una nuova ferita"
NENNI afferma "L'appello di De Gasperi a tutti i repubblicani perchè meditino le conseguenze che un voto negativo potrebbe avere non soltanto sulla pace religiosa ma anche sulla pace politica del paese non modifica l'atteggiamento del suo partito. I socialisti, con la coscienza di fare il loro dovere, voteranno contro l'Art. 7"
TOGLIATTI: "Per quanto riguarda la prima parte, in cui si dice che lo stato e la chiesa cattolica sono organi nel proprio ordine indipendenti e sovrani, il gruppo comunista non ha difficoltà ad approvarla nella sua precisa formulazione. Quanto alle seconda parte dell'articolo, in cui si stabilisce che i rapporti fra stato e chiesa siano regolati dai Patti Lateranensi, è essa che ha formato argomento alle più appassionate discussioni, ma anche su questo punto l'orientamento suo e del suo partito è preciso ed esplicito. Fin dal 1946, in occasione del quinto congresso comunista, pose, e il congresso approvò, come postulati del partito i seguenti:
1) Rivendicare la libertà di coscienza, di fede, di culto e di propaganda religiosa;
2) considerare definitivamente chiusa la questione romana;
3) affermare che i Patti Lateranensi, essendo strumento bilaterale, non possono essere modificati che bilateralmente.
La pace religiosa - prosegue Togliatti - è stata permanentemente l'obiettivo del partito comunista. Ecco perchè la dichiarazione che egli è per fare potrebbe trasformarsi in un appello a tutte le altre parti della Camera di votare come i comunisti voteranno. Col suo voto egli comprende benissimo che la responsabilità che il partito comunista si assume è assai grave, più grave ancora di quella del partito socialista, ma il fatto essenziale è questo: la classe operaia non vuole scissione per motivi religiosi e non vuole intaccata l'unità morale e politica della nazione. Di queste due esigenze i comunisti non possono non tener conto.
Unico scopo che muove i comunisti è quello dell'unità delle masse lavoratrici in Italia. Per questa unità i comunisti voteranno a favore, e ciò facendo non credono di sacrificare nulla di se stessi, ma di contribuire alla ricostruzione del paese". (Animati commenti in tutti i banchi e vivi applausi alla estrema sinistra)
I risultati della votazione sono i seguenti: presenti e votanti 499, maggioranza 250: hanno votato a favore 350, votato contro 149. I due commi dell'Art. 7 sono approvati.
Hanno votato sì: democristiani, comunisti, qualunquisti, una parte dei liberali". (Ag. Ansa, 25 marzo, ore 24.00)
Togliatti a fine votazione non fu un buon profeta; infatti affermò con ottimismo
"Questo voto ci assicura un posto al governo per i prossimi venti anni".




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