di Luca Sanna
Partiamo da un punto base: l'Iran vuole, può ma soprattutto deve avere un arsenale nucleare con relativi missili a lunga gittata. Non ci sono incentivi economici dell'Unione Europea che possano fargli cambiare idea. Solo grazie ad essi, infatti,
gli Ayatollah potranno avere un deterrente per scoraggiare eventuali attacchi nemici e proclamarsi potenza regionale con tutto ciò che comporta. Da non sottovalutare, inoltre, il sostegno popolare, compresi gli oppositori di Khamenei e del suo conservatorismo religioso dittatoriale, al programma nucleare che viene visto come vanto e prestigio nazionale irrinunciabile.
L'Iran sta, per ora, vincendo la battaglia (una via di mezzo tra una guerra fredda ed un braccio di ferro internazionale) contro gli Stati Uniti d'America. "Come e perché" sono le domande che
sorgono spontanee, visto che la forza bellica statunitense è fuori discussione e la debolezza economica iraniana è sotto gli occhi di tutti.
Semplice: l'Iraq, grande conquista dell'amministrazione Bush, si è trasformata nell'arma a doppio taglio che avrebbero potuto (e
dovuto) prevedere alla Casa Bianca. Gli americani hanno circa 150.000 soldati dispiegati nell'area, spendono decine di miliardi e l'esercito sta trovando sempre maggiori difficoltà a trovare nuove reclute. Questa forza di per sé dovrebbe essere una carta a favore degli States contro Teheran, visto che quest'ultimo si ritrova a ridosso dei propri confini una macchina bellica devastante. Ma questa forza bellica, in Iraq, è occupata in un'altra
guerra, quella contro la guerriglia ed i terroristi.
Tempo fa avevo letto varie opinioni sull'interesse di Teheran affinché gli americani lascino l'Iraq, ma non è così. No, Teheran vuole ed ha bisogno che gli USA restino in Iraq impantanati nella guerriglia irachena. "Perché?" vi chiederete, la risposta è più semplice di quanto sembri. Finché gli Stati Uniti avranno la propria macchina bellica impegnata in quel conflitto non potrà né organizzarsi contro Teheran né progettare un'invasione in grande stile. Inoltre le forze americane, grazie alla guerriglia e terrorismo, sono perennemente sotto attacco e dispiegate in tutto il territorio. Il che significa essere facilmente preda di una improvvisa rappresaglia iraniana. Le forze americane, infatti, ora costituiscono proprio la principale carta usabile dagli Ayatollah per scoraggiare un attacco da parte di Bush: "se ci distruggi i reattori
nucleari, puoi dire addio a buona parte dei soldati in Iraq e nel golfo".
L'Iran ha bisogno che la guerriglia, terrorismo, disordine e debolezza politica di Baghdad continuino, fino al raggiungimento della maturitànucleare, affinché le forze americane non possano
riorganizzarsi, posizionarsi su basi super protette chissà dove nell'immenso deserto iracheno, e preparare una offesa - difesa contro gli iraniani.
Inoltre le forze navali americane nel Golfo Persico sono facile preda dei missili e mine auto-cercanti iraniani, che potrebbero facilmente metterle K.O. avendo il vantaggio di giocare in casa e in uno spazio relativamente breve dove le mosse strategiche
sono relativamente limitate.
L'Iran ha un'altra carta pericolosissima: il petrolio e la Cina. La Russia e l'India hanno sì legami con Teheran, ma non al punto da mettersi contro gli Stati Uniti (Mosca in particolare sembra alquanto doppio giochista e pronta a cedere al miglior offerente). Ma Pechino ha interessi troppo grandi, nell'ordine di centinaia di miliardi di dollari in contratti a lunga scadenza e nel rifornimento di petrolio, circa il 40% di quello che importa, di cui non può fare a meno, pena il collasso industriale e danni irreparabili alla propria economia e stabilità economica. Questo potrebbe portare a proteste e ribellioni e rendere,quindi, instabile il governo centrale di Pechino.
Per certi versi la sopravvivenza di Teheran e Pechino sono legati assieme, e a meno che gli Stati Uniti non regalino una fornitura di petrolio impensabile (magari rinunciando alla loro quota in Arabia Saudita e/o Iraq), ipotesi che capirete essere ridicola, questo non potrà cambiare. Per queste ragioni la Cina sta fornendo all'Iran
quantità industriali di armi, sta sviluppando con gli Ayatollah equipaggiamenti (con collaborazioni tra le varie industrie) e gli fornirebbe quanta più copertura internazionale possibile in seno all'ONU.
A quanto detto dobbiamo aggiungere il dubbio atroce che sicuramente pervade il Pentagono e Casa Bianca:"Teheran ha o non ha qualche atomica nelle sue basi segrete posizionate nel suo sterminato territorio?(tre volte l'Iraq e quattro l'Italia)
E se sì, sono semplicemente in magazzini o pronte ad un lancio missilistico? E, nel caso delle peggiori delle ipotesi, fossero proprio all'interno di missili questi che raggio hanno? L'Iran dispone di Shahab-4 / 5, con un raggio rispettivamente di 3.000 e 5.500 chilometri, di cui da anni si parla solo in fase progettuale - sperimentale? E gli iraniani le userebbero, nel caso scoppiasse un conflitto aperto, come "ultimo atto" prima di cadere sotto la maggiore potenza bellica americana?"
Una cosa è certa: l'Iran, se ne possedesse,normalmente non userebbe le armi nucleari in caso di "semplice" raid nelle proprie installazioni nucleari ma ricorrerebbe a tre altrettanto micidiali armi:
- Mostrarsi come vittima di un attacco frontale alla comunità internazionale, cercando di cogliere il sostegno del maggior numero di paesi possibili ed isolare Washington;
-Rappresaglia feroce in Medio Oriente contro gli interessi americano - israeliani;
-Uso dell'alleanza con la Cina.
Vorrei infine fare una precisazione: la potenza bellica convenzionale iraniana non è da sottovalutare, nonostante infatti non sia neppure 1/10 di quella statunitense è comunque in grado di provocare vittime nell'ordine delle decine, o forse un centinaio, di migliaia tra le fila americane e di prolungare una guerra per molti anni. I soldati iraniani sono fedeli e non si arrenderebbero
l'indomani lo scoppio delle guerra come quelli iracheni. L'Iran punta ad essere sempre più autosufficiente e più passano gli anni e maggiormente la sua industria bellica diventa competitiva ed il suo esercito maggiormente efficiente e minaccioso.
Per concludere, per ora il braccio di ferro è dalla parte di Teheran, e la situazione non sembra che cambierà a breve termine.
Commenti:
- l'Iran ha un elemento di ricatto verso gli USA, che sono le autorità sciite dell'Iraq: queste non stanno per ora sostenendo la Resistenza, ma se lo facessero, come ha dimostrato la breve ma sanguinosa insurrezione primaverile di Al-Sadr, per gli USA la situazione si farebbe drammatica;
- l'India e la Cina tengono più all'Iran per via del petrolio, ma in Russia si sta sempre di più rendendosi conto dell'importanza d'un corridoio nord-sud eurasiatico, da realizzare, inevitabilmente, sull'asse Mosca-Tehran;
- l'esercito iraniano è plausibilmente più forte di quello iracheno, e il suo terreno molto più adatto alla guerriglia; inoltre, l'arsenale missilistico pare sia di primo piano.




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