Su suggerimento del forumista Neonazionalista (che, vi assicuro, quando vuole è capace di brillare non soltanto quanto a presenze in Ignore List!), invito i forumisti ad esprimere la propria riguardo alla vicenda relativa al previsto taglio dell'Imposta in oggetto.
Tengo a precisare che quel che segue riguarda nozioni delle quali mi sono opportunamente documentato, perchè ormai disperse (erroneamente, faccio ammenda!) una volta avutoci a che fare per ragioni di studio.
Non ha mai conosciuto vita facile l'Imposta Regionale Attività Produttive (I.R.A.P.), gravante sul valore aggiunto di tutte le attività lavorative, autonome e/o collettive, soggette a partita I.V.A.: già nel 2001 è stata oggetto ad una istanza di incostituzionalità, tanto da chiamare la Consulta all'esame dovuto.
La decisione presa dalla Corte Costituzionale ne ha permesso la sopravvivenza.
E direi, coerentemente, stando ai principi espressi nella motivazione della Sentenza: non essendo concepita come imposta diretta, non si relaziona al reddito, bensì al valore aggiunto, e per questo interessa le ragioni sociali cui riguarda l'Imposta Valore Aggiunto (I.V.A.).
L'argomento è tornato di attualità nel corso delle ultime sedute parlamentari, in seno alle quali era previsto venissero stabiliti dei tagli tanto sospirati da imprese, commercianti, e relative associazioni d'appartenenza.
A sorpresa, si è deciso di rinviare tutto all'anno venturo.
Inevitabile lo scontento da parte del Presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, scontatamente portavoce dei timori che il ritardo del provvedimento comporta alle categorie lavorative di riferimento.
Furibondi alla Confartigianato: una delegazione, nonostante un'estenuante attesa che finissero i lavori, le cui lamentele son state assai poco diplomaticamente liquidate con accuse di demagogia da parte di Berlusconi.
Il mio punto di vista?
Che lo stato abbia bisogno dei contributi, siano essi prelevati da persone fisiche o giuridiche a seconda dei casi e del tipo, è scontato: l'Italia non è e non può permettersi uno status di "paradiso fiscale" stile San Marino, Svizzera, Liechtenstein, Andorra, isole Greche e transoceaniche.
E' sempre forte la necessità di rimpinguare le nostre piangenti risorse in bilancio: diversamente, sarebbe un "inferno" fiscale, altro che paradiso...
Altrettanto vero è che, mettendosi nei panni degli imprenditori, non si può negar loro giustificata preoccupazione.
Esternamente, possiamo tutt'al più immaginare cosa significhi gestire un'impresa, con tutti i rischi annessi e connessi (e non mi riferisco solamente a quaelli di insuccesso economico...).
Dunque, ad essere obiettivi, comprendere sia l'esigenza di contribuire al nostro Bilancio Nazionale, sia valutare con attenzione la posizione di chi si sente promettere imminenti tagli, per poi vedersi tramutare l'imminenza in un rinvio annuale.
E non è che attualmente le imprese italiane se la passino granchè bene: con grande rammarico, i fasti di una volta son più lontani nei dati ISTAT che nel tempo!




), invito i forumisti ad esprimere la propria riguardo alla vicenda relativa al previsto taglio dell'Imposta in oggetto.
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