SOLDATI USA CONTRO MERCENARI USA
di Maurizio Blondet
Zapata Engineering Security Convoy

Maggio scorso, un sabato pomeriggio.
Un camioncino Ford bianco e un fuoristrada Excursion nuovi fiammanti, con occidentali armati a bordo, scorrazzano per le strade devastate di Falluja.
Una sparatoria confusa nei pressi di un posto di blocco dei Marines; forse i due mezzi sono incappati in un nastro chiodato, e gli occupanti, nel panico, hanno sparato contro i soldati americani (1).
Risultato: gli occupanti dei due veicoli – 16 americani e tre iracheni, "mercenari a contratto" della Zapata Company, un'azienda che ha un appalto per sminamento in Irak – vengono arrestati, legati con le mani dietro la schiena, e sbattuti in galera.
Con accuse che si leggono nel rapporto a loro carico stilato dal comando dei Marines responsabile per l'area: i mercenari hanno "diretto vari colpi di arma portatile" contro i Marines, e "sono stati visti sparare contro automezzi civili nella strada".
E a quanto pare tali "incidenti" si sarebbero ripetuti due volte, nelle strade di Falluja, con i mercenari che allegramente "sparavano dai finestrini" dei loro veicoli di lusso, finchè è stato necessario bloccarli.



Rilasciati tre giorni dopo, i ricchi mercenari hanno mobilitato costosi avvocati per denunciare i maltrattamenti subiti (e chiedere danni miliardari allo Stato americano): li hanno vestiti con la sinistra tuta arancione di tutti gli altri detenuti, li hanno costretti a mangiare la pessima sbobba degli altri "ribelli iracheni" detenuti, li hanno ammassati in una sola cella da tre metri per quattro, dove mancava un gabinetto (solo delle bottiglie per contenere l'urina).
E per tre giorni non hanno potuto telefonare alle famiglie in USA.



E sono proprio le mogli americane dei "contractors", che hanno sofferto l'ansia per tre giorni mentre i loro amati guerrieri privati subivano il fato di semplici iracheni, ad essere più inviperite.
Jana Crowder, moglie di un mercenario del Tennessee, ha denunciato il caso sul suo sito "American Contractors", fornendo – con involontario umorismo – altri gustosi e rivelatori particolari.
Suo marito, per esempio, legato con le mani dietro la schiena e costretto a sedere al suolo prima della detenzione, "ha perso cinque chili di peso" nei tre giorni di carcere.
Peggio. I Marines hanno "maltrattato" i loro compatrioti. Li hanno sbattuti giù brutalmente dai loro veicoli di lusso, tanto che alcuni "si sono seriamente graffiati". Ad uno dei mercenari, un Marine ha schiacciato il ginocchio sul collo "con tutto il suo peso", togliendogli poi la fede d'oro e "ornamenti religiosi", (la catenina d'oro); il tutto mentre una trentina di altri Marines guardavano ridendo, e una donna in uniforme con un cane militare scattava foto.
Peggio: i Marines hanno lanciato battute salaci sui doviziosi stipendi "da centomila dollari l'anno" goduti dai guerrieri privati.



Ingenui Marines, che probabilmente ogni giorno fanno i confronti con la propria paga (17 mila dollari l'anno) e quella dei privati a contratto che filano armati e senza restrizioni davanti ai loro occhi, aggiungendo rabbia e confusione tattica al caos iracheno.
Centomila dollari sono nulla, per i guerrieri a noleggio.
Un singolo "ufficiale di collegamento" della Zapata Engineering guadagna 350 mila dollari l'anno, e i suoi sottoposti ("Project managers"), 275 mila ciascuno.
Del resto, la Zapata si è aggiudicata un primo contratto da 200 milioni di dollari annui dal governo USA nel settembre 2003: il compito affidatole: neutralizzare le munizioni americane.
Nell'aprile 2004, un altro contratto da 43,8 milioni di dollari per neutralizzare le munizioni catturate al nemico.
E con la possibilità di subappaltare parte delle operazioni.



E la Zapata è solo una delle decine di aziende che forniscono specialisti per la protezione, lo sminamento, il rifornimento e le scorte su contratto col governo USA: almeno 25 mila "militari privati" e benissimo pagati, i quali – ovviamente – non rispondono alla catena di comando dell'armata regolare.

Non è la prima volta che questa situazione sfocia in incidenti fra i Marines e i mercenari, e in accuse reciproche di atrocità.
A febbraio, quattro ex mercenari hanno raccontato alla rete NSBC di aver visto un civile iracheno deliberatamente travolto e schiacciato da un veicolo di mercenari della ditta americana Custer Battles.



Nel novembre 2004, un automezzo con "guardie private straniere", che correva senza autorizzazione sulla strada per l'aeroporto di Baghdad (la stessa in cui è stato ucciso Calipari), è stato fatto segno di una salva di proiettili dai Marines di un posto di blocco.
Poco prima, presso il Babilon Hotel, nel centro della città, un caotico conflitto a fuoco era esploso fra poliziotti iracheni e un'auto carica di bianchi armati, risultati dipendenti britannici di un'azienda di mercenari; il risultato è un funzionario iracheno rimasto sul terreno.
Un'altra ditta di specialisti del mitra, la Triple Canopy, che ha dato lavoro ad un buon numero di ex commandos passati al più lucroso settore della guerra privata, ha ammesso di avere avuto accidentali scambi di fucileria con la truppa regolare USA, sfiorando a volte la tragedia "per 30 secondi di scarto".

Come non bastasse la confusione che provocano, spesso i mercenari incontrollati proclamano che gli autori delle atrocità e delle sparatorie non sono loro, ma "insorti iracheni" che "si fingono contractors" e compiono i loro attacchi su mezzi uguali ai loro (di solito lussuosi SUV e pick-up nuovi di zecca) per "aizzare l'ostilità contro le forze d'occupazione".



In ogni caso, la detenzione dei contrattisti del mitra dipendenti della Zapata è "il primo caso di mercenari trattati da delinquenti", dice Robert Joung Pelton, un giornalista che ha passato mesi coi mercenari in Irak e sta scrivendo un libro sulla sua esperienza.
"I contractors hanno carta bianca nel Paese", dice.
In realtà l'amministratore della Coalition Provisional Autorità, Paul Bremer, nei suoi ultimi giorni in carica, emise un ordine di servizio (Memorandum 17) che obbligava le numerose compagnie di ventura operanti in Irak a "registrarsi" presso il competente ministero, e a registrare le loro armi; si ingiungeva di non usarle se non per stretta autodifesa.
Ma si ignora quante compagnie operino ancora senza questa foglia di fico legale.



"La moltiplicazione di queste forze complica le catene di comando e le relazioni fra questi e i veri militari", dice Peter Singer, l'esperto di difesa della Brooking Institution.
E aggiunge, scoprendo l'ovvio: "i contractors prendono decisioni di testa loro che portano a frizioni e spesso rendono più difficile il lavoro dei soldati, specie nel conquistare i cuori degli iracheni (sic). Taccio del lato più demoralizzante: la differenza di paga, di disciplina, di responsabilità. Queste tensioni stanno cominciando ad emergere".

E finalmente, persino il Pentagono di Donald Rumsfeld sta cominciando a capire la confusione tattica che portano sul terreno questi cani sciolti pseudo-militari, a cui spesso il Pentagono stesso ha elargito ricchi contratti.



E infatti è corso ai ripari: ha incaricato del coordinamento delle varie aziende militari presenti in Irak…un'altra azienda privata di mercenari, la britannica Aegis Defense Services Limited.
Che riceve per questo 293 milioni di dollari aggiuntivi, oltre agli appalti che ha già in corso (la "security" per le prime dieci agenzie di contractors in Irak). La barbarie continua (2).






di Maurizio blondet



Note

1)David Phinney, "Marines jail contractors in Iraq", CorpWatch, 7 giugno 2005.
2)Donald Rumsfeld, che si picca di essere un competente di cose militari, ha scelto deliberatamente di appaltare vari servizi delle forze armate a gruppi privati a contratto: nella convinzione, dice lui, che i mercenari costano alla fine meno, perché "li paghi solo finché ti servono".
E' la pratica manageriale dell'outsourcing, ossia dell'affidamento di servizi ad aziende esterne, che è molto alla moda nelle aziende americane (ed europee).
Ma applicata alla forza armata, rivela il suo aspetto di barbarie intellettuale e insieme di idiozia strategica.
Anzitutto lo scopo dell'esercito non è il profitto (inteso come frutto del capitale investito), ma la vittoria bellica; dunque non può essere trattato come un'azienda. Inoltre, la guerra è la sola attività di Stato che non può essere privatizzata, per profonde ragioni politiche e morali: al soldato viene richiesto in via di principio "l'estremo sacrificio nelle più avverse condizioni", per esempio resistere fino all'annientamento, cosa che non si può chiedere a dipendenti di aziende private; e l'affidamento della difesa nazionale a bande armate è il prodromo più certo di guerra civile e colpo di Stato, oltre che la mutazione dell'esercito in banda criminale.
Infine, mai i mercenari hanno fatto vincere una guerra; ancor più il miscuglio immorale di regolari e mercenari che ha attuato Rumsfeld, fonte di nebbia tattica senza fine sul terreno e demoralizzazione dei regolari.
D'altra parte, nemmeno i presunti risparmi di costo si stanno concretando: i mercenari che "paghi bene solo finché ti servono" diventano costosissimi in un'operazione di durata illimitata e imprevedibile, come in Irak.
Anzi,sempre più spesso, sta succedendo quanto segue: soldati americani ben preparati, in corsi di specializzazione che costano allo Stato moltissimo, subito dopo aver ricevuto l'addestramento abbandonano l'esercito (e le sue paghe da fame) per passare alle dipendenze delle ditte private come mercenari; con paghe anche dieci volte superiori. Sicché l'armata Usa si sta dissanguando a favore del business, la cui efficacia bellica è quantomeno dubbia.


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