Articolo sul sito del corriere su Bossi.
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Medici divisi sul Senatùr Bossi «tornerà come prima», «no, è difficile» La neuropsichiatra: da leader diventerà padre nobile. Ma il primario argentino che lo curò a Varese: ce la può fare

MILANO - Per mesi ci si è chiesti quali fossero le sue vere condizioni. Sembrava impossibile che di un leader di partito, oltre che (a quel tempo) ministro, non si sapesse nulla, neanche l’ospedale nel quale era ricoverato. Poi, a poco a poco, il cordone sanitario creato dalla moglie Manuela si è allentato e Umberto Bossi ha cominciato a dare qualche segnale: interventi radio e messaggi registrati, visite in via Bellerio, incontri familiari a Gemonio con i leader. Poi la gita a Lugano e infine, domenica, il gran rientro sul prato di Pontida. Eppure, anche dopo averlo visto parlare sul palcoscenico che lo ha visto protagonista per 15 anni, gli stati d’animo dei militanti di fronte al Senatur sono diversi. Qualcuno ha tirato un sospiro di sollievo, verificando gli innegabili progressi compiuti, altri si sono chiesti se non sia questo il punto di arrivo della riabilitazione e se il Senatùr non sia destinato a rimanere un leader dimezzato, più carismatico che effettivo.


I sanitari che lo hanno avuto in cura direttamente sono più che fiduciosi sulle sue capacità di recupero. Jorge Salerno Uriarte è il primario cardiologo argentino che prestò le prime cure a Bossi all’ospedale di Varese, l’11 marzo del 2004. Non vuole pronunciarsi sulla sua salute: «Perché non l’ho visto a Pontida e quindi non posso dare alcun giudizio, anche perché non l’ho in cura. Posso però dire che Bossi ha una grandissima volontà. E uno come lui, che vuole spaccare il mondo, può certamente tornare nelle condizioni di prima o quasi».

Bossi fu colpito da un grave scompenso cardiaco con edema polmonare. Il tutto complicato dall’insorgere di un ictus cerebrale. Fu tenuto in coma farmacologico per tre settimane e gli fu praticata anche una tracheotomia. Pensare a quello che ha passato e rivederlo parlare davanti alla sua gente sembrava quasi un miracolo. Ma la strada del recupero è ancora lenta e faticosa. Le precauzioni da prendere molte. Il Bossi capace di parlare per ore al gelo, con voce stentorea e tonante, è stato soppiantato da un Bossi cauto, che riesce a parlare solo una manciata di minuti, con lunghe pause. Il Bossi che inghiottiva cene pantagrueliche, pucciando le patatine nella Coca Cola, è stato soppiantato da un Bossi più morigerato, che da tempo ha bandito l’alcol e si accontenta di immergere il grissino nell’acqua. Del resto il braccio sinistro è ancora immobile e il volto irrigidito. «Considerato quello che ha passato - spiega Rosanna Cerbo, neuropsichiatra al centro di medicina di lavoro della Sapienza - ha fatto ottimi progressi, che devono essere d’esempio per chiunque. Il timore in questi casi è che le facoltà mentali vengano alterate. Per Bossi mi sento di escluderlo assolutamente. Rimane un problema di linguaggio, che mi pare recuperato all’80 per cento. E margini di miglioramento ce ne sono ancora». Dal punto di vista della riabilitazione motoria le cose sono più complicate: «Perché - spiega la dottoressa Cerbo - un ulteriore recupero è certamente possibile. Ma non è detto che riesca a tornare al cento per cento come una volta. Alcuni deficit motori potrebbero rimanere per sempre».

Se dunque margini di miglioramento sono probabili, qualche dubbio su un effettivo recupero c’è: «Io mi occupo anche di politica e so quanto è faticosa e stressante la vita del leader - spiega la Cerbo -. Per questo credo che Bossi non potrà tornare a essere operativo completamente. E’ più probabile che il suo ruolo evolva in quello di grande patriarca della Lega, di padre nobile, di testimonial della politica del Carroccio. Mentre le decisioni effettive verranno prese dai suoi dirigenti, che mi sembrano già ben avviati».
Alessandro Trocino
21 giugno 2005








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