Ritratti di uomini e donne, piccoli e grandi, che hanno lasciato un segno nel grande cammino della libertà.
Frédéric Bastiat, contro i sofismi protezionisti
Frédéric Bastiat (1801-1850) è stato uno degli intellettuali più vivaci di un'epoca tumultuosa della vita politica e sociale della Francia, la prima metà del XIX secolo. Avversario di ogni concentrazione di potere, la sua esistenza - come quella di molti della sua generazione - è ironicamente delimitata dai fasti della famiglia Bonaparte. Bastiat appartiene a quella leva di liberali francesi post-rivoluzionari che ha sempre combattuto contro ogni forma di assolutismo e - grazie all'interesse per l'economia - contro il nuovo nemico che nasce proprio in quel paese e in quegli anni: il socialismo.
Nato nel sud ovest della Francia in una famiglia agiata, Bastiat perde giovanissimo i genitori e viene educato da una zia e da un nonno. I suoi interesse culturali cominciano presto ad orientarsi verso l'economia in generale, e le questioni doganali in particolare. Le sue letture sono gli economisti francesi dell'epoca, segnatamente Jean-Baptiste Say, Charles Dunoyer, Charles Comte, ma la sua visione in favore della libertà del commercio internazionale è fortemente influenzata dalla battaglia condotta in Inghilterra dalla "Anti-Corn Law League" di Richard Cobden e John Bright. La Lega dei cosiddetti "manchesteriani" mira alla liberalizzazione degli scambi e all'abbattimento di tutte le barriere protettive, una battaglia coronata da successo nel 1846 con l'abolizione del dazio sul grano. Dopo l'incontro con Cobden, Bastiat sarà il traduttore e il divulgatore delle idee dei liberoscambisti d'oltre Manica in Francia. Non a caso il suo debutto nel dibattito economico nazionale avviene con un articolo pubblicato nel 1844 sul Journal des Économistes, in tema di dazî e protezionismo: De l'influence des tarifs français et anglais sur l'avenir des deux peuples. Superati i quarant'anni, questo schivo intellettuale di provincia, sempre lontano da circoli e salotti parigini, inizia una sfortunatamente breve ma incredibilmente prolifica attività di pubblicista che lo colloca al centro della vita politica e culturale francese.
Nel 1845 pubblica la prima serie dei Sophismes économiques (la seconda è del 1848), raccolta di brevi scritti in cui - anche in forma satirica - smantella alcuni dei luoghi comuni più diffusi tra specialisti e no. L'anno seguente partecipa a Bordeaux alla creazione della "Association pour la liberté des échanges" e pubblica numerosi articoli sul libero scambio su diverse riviste, tra cui il Journal des Économistes e il Journal des Débats. Nel novembre inizia le pubblicazioni il settimanale Le Libre Échange di cui Bastiat sarà direttore fino al febbraio 1848.
Dopo la rivoluzione del febbraio 1848 che cancella la monarchia orleanista di Luigi Filippo e instaura la seconda Repubblica, Bastiat è eletto deputato delle Landes alla Assemblea Costituente, e l'anno dopo è confermato alle legislative.
In questo bienno escono alcuni dei più noti pamphlets di Bastiat, forse il genere che meglio si addice alle sue caratteristiche di scrittore brillante e polemico: Propriété et Loi, Justice et Fraternité, Propriété et Spoliation, L'État, Protectionnisme et communisme, Capital et rente, Paix et liberté ou le budget républicain, Les incompatibilités parlementaires, Maudit argent.
Uomo politico e scrittore di successo, nel 1850 Bastiat tenta di sistematizzare il suo pensiero di economista con la pubblicazione di una monografia: le Harmonies économiques. Negli stessi mesi sono pronti altri pamphlets: Spoliation et Loi, La Loi, Baccalauréat et socialisme, Ce qu'on voit et ce qu'on ne voit pas, Sur la balance du commerce.
Ma lo stato di salute peggiora. Come si usava allora, gli viene consigliato di trascorrere l'inverno in Italia. In settembre Bastiat parte, soggiorna a Pisa e a Roma dove muore la vigilia di Natale. Frédéric Bastiat riposa nella chiesa di San Luigi dei Francesi.
Il pensiero di Bastiat è quello di un liberale coerente che ha sempre affermato i principî di libertà in ogni campo: il lavoro, lo scambio, l'iniziativa economica, la religione, l'educazione e la scuola. Egli era infatti un giusnaturalista che credeva nell'intangibilità dei diritti naturali dell'individuo e nella naturalità della società, luogo dove deve regnare la libertà, il più alto valore politico. Di conseguenza Bastiat riteneva che il governo fosse un'istituzione artificiale da limitare alle semplici funzioni della protezione dei diritti individuali: difesa, ordine pubblico e amministrazione della giustizia. In base a queste premesse, il pamphlettista francese era un anti-protezionista, un anti-colonialista, un anti-militarista. Ed era anche per le stesse ragioni un anti-socialista. Tutto si tiene, infatti, nel senso che il socialismo, il protezionismo, il militarismo e il colonialismo sono aspetti di uno stesso fenomeno, il potere arbitrario e incontrollato dello Stato. Una delle frasi più efficaci di Bastiat è dedicata proprio all'istituzione politica trionfante nella modernità: "Lo Stato è la grande finzione attraverso la quale tutti si danno da fare per vivere a spese di tutti". Aumentare la sfera di intervento pubblico nella società significa incentivare il parassitismo e la ricerca di rendite di posizione, creare il vero scontro sociale in opposizione all'"armonia" del mercato. Il mercato, infatti, è il luogo sociale di incontro dei bisogni e dell'attività per soddisfarli, dove si produce armonia e pace. La libertà permette agli uomini di conseguire i propri fini molto meglio della costrizione messa in atto dagli apparati pubblici.
Per l'economista francese la libertà è il più alto valore politico e anche un efficace mezzo per risolvere problemi. Questa è la grande lezione di Bastiat: amare la libertà e avere fiducia nella libertà.
Di Frédéric Bastiat sono disponibili in italiano: Proprietà e legge, e Giustizia e fraternità, in Contro lo statalismo. Bastiat, de Molinari, a cura di Carlo Lottieri, Macerata, Liberilibri, 1994. Il potere delle illusioni, a cura di A. Falato, Napoli, Guida, 1998 (comprende Lo Stato e Ciò che si vede e ciò che non si vede). La Legge, a cura di N. Iannello e con un'introduzione di C. Lottieri, Treviglio, Leonardo Facco Editore, 2001. Delle Armonie economiche esiste l'edizione: Torino, Utet, 1949, fuori catalogo.
Nicola Iannello


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