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Voleva far strage in un ospedale israeliano che l'aveva salvata e curata l'invasata palestinese...
Gaza, ragazza kamikaze fermata
con pantaloncini esplosivi La studentessa palestinese, 21 anni, ha tentato di farsi esplodere all'ingresso di un ospedale: «Volevo immolarmi per Allah»
GERUSALEMME - Nascondeva dieci chili di esplosivo in pantaloncini confezionati per seminare la morte. Una ragazza palestinese è stata fermata stamattina al valico di Erez, fra Gaza e Israele. Secondo la radio militare israeliana l'obiettivo di Wafa al-Bis, 21 anni, studentessa di sociologia a Beit Lahya (Gaza), era l'ospedale Soroka di Beer Sheva (Neghev), dove era stata curata sei mesi fa in seguito a gravissime ustioni provocatale dalla esplosione accidentale in casa di una bombola di gas. «Da noi era stata curata con dedizione, accudita giorno e notte» ha detto il direttore dell'ospedale, il dottore Eitan Hay-Am.
LA CONDANNA DEL PADRE - Non appena informato, il padre di Wafa è stato categorico: «Condanno il suo gesto in tutti i termini possibili» ha detto Samir al-Bis, 50 anni, gestore di un modesto emporio a Jabalya (Gaza). «Se mai troverò chi l'ha convinta a compiere un attentato così disumano, gli farò pagare un duro prezzo». L'uomo - padre di otto figlie e di tre maschi - stenta a credere che Wafa volesse colpire proprio l'ospedale israeliano. «Adesso - ha aggiunto - spero solo che gli errori di mia figlia non ricadano su tutti i palestinesi»
ALLERTA AL VALICO - Da giorni nel valico di Erez i guardiani erano in stato di tensione, dopo che l'intelligence li aveva avvertiti che un attentato era nell'aria. Quando Wafa si è infilata nel lungo tunnel che conduce alle postazioni di ispezione, non c'era nessuno accanto a lei. La scena, mostrata alla televisione, era surreale. La giovane donna è stretta fra alte mura di cemento, gli ispettori non sono visibili e le parlano mediante altoparlanti. Lei spiega di essere stata convocata dall'ospedale di Beer Sheba per un controllo periodico, fa intravvedere i segni delle gravi ustioni, esibisce qualche foglio. Ma i lunghi vestiti, il volto coperto e il ringonfiamento all'altezza delle gambe destano sospetto. Le viene ordinato di aprire gli indumenti scuri. A questo punto la giovane donna - secondo la televisione commerciale - cerca di attivare il dispositivo esplosivo, che non funziona. Le immagini televisive finiscono qua: l'ordigno viene poi prelevato da artificieri e fatto esplodere in una zona appartata.
UN ATTENTATO CONTRO IL SUMMIT - Domani, a Gerusalemme, si svolgerà un critico vertice fra il premier israeliano Ariel Sharon e il presidente palestinese Abu Mazen. Se Wafa fosse riuscita a superare quel posto di controllo, avrebbe scardinato un delicato lavoro diplomatico di settimane, nonchè la missione del Segretario di stato Condoleezza Rice. Secondo la radio militare Wafa è stata reclutata ed inviata in missione dalle Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah): ossia dalla formazione armata più vicina al Rais. Finora quella organizzazione non si è espressa sull'episodio. In serata Wafa è apparsa alla televisione commerciale, Canale 10. La decisione di «immolarsi per Allah» è di vecchia data, ha detto. L'intervistatore le ha chiesto se la sua voglia suicida fosse da imputarsi al corpo sfigurato che forse le avrebbe impedito di sposarsi. «Quell'incidente ha solo rafforzato la mia volontà di sacrificio», ha risposto. E la tregua nei Territori, non ha significato ? «Quando ho sentito che un Corano era stato profanato nel carcere israeliano di Megiddo, ho deciso che non avrei atteso più », ha risposto la kamikaze. Israele nega che in quel carcere sia stato profanato alcun testo sacro islamico. Nemmeno le cure ricevute nell'ospedale israeliano hanno affievolito la sua volontà di uccidere israeliani ? «No - ha risposto - quella che è una storia vecchia, sorpassata».
LE RIPERCUSSIONI - I responsabili israeliani del valico di Erez sono adesso costretti a verificare una volta di più le misure di sicurezza. «Ogni mese facciamo passare per ragioni umanitarie oltre mille malati palestinesi» ha commentato un responsabile del valico. «Lo sfruttamento cinico e disgustoso da parte dei terroristi di questa ragazza ci costringerà a riesaminare la situazione». Da parte sua il direttore dell'Ospedale Soroka ha ribadito che, pur addolorato dalla vicenda, continuerà a dedicarsi alla cura dei malati palestinesi. «Gli ospedali devono continuare ad essere un'oasi di pace» ha detto il dottor Hay-Am. «I malati che beneficiano delle nostre cure sono i migliori ambasciatori della convivenza fra i due popoli».
21 giugno 2005
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