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Discussione: L'Odissea e lo zodiaco

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    L’ODISSEA ATTRAVERSO LO ZODIACO
    di Sarah Santi

    Il ritorno di Ulisse ad Itaca al termine della guerra di Troia si presta ad uno studio approfondito di quella che può essere la simbologia esoterica collegata al questo mito.
    Il suo lungo viaggio di ritorno può essere paragonato al viaggio di ogni iniziato che desideri percorrere un sentiero superando mille ostacoli, difficoltà, impedimenti. Occorre saper affrontare il ritardo del compimento del nostro destino con pazienza e tolleranza avendo il coraggio, come Ulisse , di ripartire ogni volta con cuore libero e mente ferma nel proposito.
    Anche noi, come l’eroe, desideriamo il ritorno a noi stessi, presso la casa del Padre, spesso con tentativi goffi e poco mirati.
    Forse a nessuno di noi capiterà mai di dover resistere al canto delle Sirene, ma ognuno di noi ha sicuramente dovuto resistere all’illusione di una chiamata che non ha nulla di reale.
    Per questo motivo vi invito a seguire il viaggio dell’eroe attraverso le sue mille peripezie con molta attenzione, identificandovi con lui e soprattutto imparando a riconoscere il VOSTRO Polifemo quando si presenterà a distogliervi dal cammino. Mostri, Ciclopi, animali a tre teste, non esistono più ai giorni nostri (ammesso che un tempo ci fossero), in compenso vivono intorno a noi mostri altrettanto temibili: l’AIDS, il cancro, il buco nell’ozono. L’iniziato ha vinto e ha reso innocuo il Ciclope Polifemo. Chiunque deve poter affrontare i propri mostri e trovare la forza di vincerli.
    Omero, il poeta cieco, narrò con enfasi e grande maestria le vicende del mitico eroe e dei suoi coraggiosi compagni.
    Quando ascoltai per la prima volta la conferenza di Enzo Pisciuneri sul Mito di Ulisse mi chiesi come mai nessuno avesse intrapreso lo studio astrologico del mito: lo trovavo incredibilmente chiaro. Immagino che chiunque abbia studiato un po’ di astrologia non faccia troppa fatica a riconoscere le analogie esistenti tra la simbologia astrologica e il mito. Diceva Plutarco :
    il mito e’ un’immagine spezzata della verità come l’arcobaleno è il riflesso della luce del sole i cui raggi si infrangono nella nuvola. Ma da questo specchio infranto si possono raccogliere i pezzi e così ricostruirlo.
    Tra i poemi più noti dell’antichità tramandataci da Omero abbiamo l’Iliade e l’Odissea.
    Sono due cicli di circa dieci anni, che rappresentano il ciclo metonico di diciannove anni, il tempo di rivoluzione lunare. La Luna compie un’intera rivoluzione intorno alla Terra in 28 giorni con un moto ad ellisse; per questa ragione, unitamente all’asse di inclinazione della Terra di 24°, la Luna ritorna esattamente sulla stessa latitudine e longitudine ogni 19 anni. Questa è una delle ragioni per cui, a livello interpretativo e previsionale, ha più senso studiare l’oroscopo di rivoluzione solare che non la rivoluzione lunare. La rivoluzione solare si redige nel momento in cui il Sole ritorna esattamente sui suoi gradi natali e questo avviene ogni anno nel momento dell’anniversario. Il Sole è la stella centrale della nostra galassia, intorno al Sole ruotano tutti gli altri pianeti, stelle, asteroidi e satelliti. E’ il Sole a determinare la latitudine degli altri pianeti; quindi la sua posizione non cambia mai. La Luna è un satellite della Terra, anche se in astrologia viene considerata un pianeta luminare, e quindi modifica impercettibilmente ogni mese la sua posizione. Pertanto può ritornare sulla sua esatta posizione natale solo ogni 19 anni: capite bene che in questo caso ha senso redigere la rivoluzione lunare solo in occasione del diciannovesimo ritorno lunare, ma non se che utilità possa avere. In realtà è più utile la rivoluzione solare in quanto ogni anno il Sole ritorna esattamente sui suoi gradi natali.La storia di Ulisse inizia al termine della guerra di Troia, durata dieci anni.
    Menelao può riabbracciare la moglie Elena e tornare in patria con i suoi guerrieri. Inizia così il lungo viaggio di ritorno che per qualcuno fu breve, per qualcun altro molto lungo. Ulisse, l’autore del fatale inganno, impiegò nove anni per tornare a casa: gli anni che aveva impiegato per combattere contro i Troiani. Incontriamo la legge del karma, la legge di causa ed effetto.
    Secondo me Ulisse non poteva essere nato che sotto il segno dei Gemelli. Il suo carattere è indubbiamente fantasioso, sempre in giro per il mondo, pieno di arguzia e ingegno amava raccontare un sacco di storielle simpatiche, non troppo fedele (Nausicaa, Calipso, Circe, per non parlare di quelle meno divine di cui non si sa nulla) dotato di un aspetto perennemente giovanile. Quando tornò a Itaca, se i conti tornano, doveva avere all’incirca sessant’anni eppure Omero lo descrive bello, giovane e aitante. Consideriamo pure due particolari importanti: Omero era cieco e Ulisse era protetto dalla Dea Atena...altro che lifting e Gerovital !
    Penelope, la moglie di Ulisse, rappresenta la Luna , la paziente attesa dell’uomo a casa. La Luna nel tema di nascita rappresenta la moglie e Penelope con il suo fare e disfare la tela rappresenta molto bene l’astro della notte che costantemente si riempie e si svuota. Ulisse rappresenta il Sole che attraversa dodici porte, i dodici mesi dell’anno, i dodici segni. L’incontro Sole Luna avviene nel ciclo metonico ogni diciannove anni
    Il poema inizia con il concilio degli che decidono che l’eroe può finalmente tornare a casa, alla sua amata Itaca. Ruolo fondamentale nella decisione l’ebbe Atena, la Dea dagli occhi lucenti.
    Già da sette anni la guerra era finita ma Ulisse era tenuto prigioniero dalla bella ninfa Calipso, figlia di Atlante, nella splendida isola di Ogigia.Si oppone al suo ritorno l’irascibile Nettuno, il Dio dei mari.
    Fu appunto Ulisse ad accecare il figlio di Nettuno, Polifemo.
    Giove acconsente al ritorno di Ulisse in Patria., convoca Hermes (Mercurio) dai calzari alati e lo invia alla ninfa Calipso intimandole di lasciar fuggire il prigioniero. Ella trattiene il bellissimo Ulisse con la speranza di farlo suo sposo. Piange e si dispera ma infine deve sottomettersi al volere degli Dei. Aiuta dunque Ulisse a costruirsi una zattera, gli procura del cibo, dell’acqua e vesti adeguate e lo lascia partire, pur con il pianto nel cuore, alla volta della Terra dei Feaci. Questo era l’approdo più vicino all’isola di Ogigia; essi avrebbero potuto rifornirlo di una nave adeguata a solcare i mari per ritornare ad Itaca.
    Poseidone non viene informato e si adira moltissimo nell’apprendere della partenza di Ulisse. Gli invia una tempesta incredibile, raduna tutte le nuvole e tutti i venti in modo da sollevare ondate paurose.
    Ma Ulisse era un uomo bello come un Dio e le Dee dell’antica Grecia erano prima di tutto donne, molto sensibili al fascino maschile. La prima ad accorrere in suo aiuto è Ino, che consiglia ad Ulisse di liberarsi delle vesti che gli aveva donato Calipso e di raggiungere la terra dei Feaci a nuoto. Ulisse deve spogliarsi dell’ultimo legame con il mondo dell’illusione per combattere contro le forze del mare. Atena gli spiana il tratto di mare che aveva di fronte e così raggiunge la terraferma, l’isola di Scheria.Stremato per la fatica si addormenta. Al suo risveglio vede delle fanciulle che giocano a palla, tra di loro c’è Nausicaa, la bella figlia del re Alcinoo: Ulisse si getta ai piedi della bellissima Nausicaa e le narra del naufragio. Lei ascolta incuriosita; ordina alle sue ancelle di dargli dell’acqua da bere, di aiutarlo a lavarsi, di vestirlo con abiti puliti e lo conduce alla reggia di suo padre, il re Alcinoo.
    Ulisse racconta le sue sventure al re e alla regina Arete. Entrambi sono incantati dall’aspetto poderoso dell’eroe e gli offrono ospitalità e la figlia Nausicaa in sposa.Ma l’eroe non ha dimenticato la moglie, il figlio e l’amata patria e chiede per sé una nave, un seguito e i rifornimenti necessari al viaggio di ritorno. Alcinoo acconsente, comprensivo, e così Ulisse dopo aver collezionato un’altra proposta di matrimonio, si gode una notte di meritato riposo.
    L’indomani il re organizza una gara sportiva tra i giovani principi, Ulisse si distingue per abilità e coraggio. Durante i festeggiamenti un aedo viene invitato a narrare della guerra di Troia e Ulisse nell’ascoltare il drammatico racconto si commuove fino alle lacrime. Il re chiede il motivo di tanta commozione e Ulisse confessa la sua vera identità.
    Da questo punto in poi l’Odissea cambia scrittura: è Ulisse che inizia a raccontare le sue avventure: l’iniziato descrive le sue prove.


    ARIETE - LA PRIMA PROVA NELLA TERRA DEI CICONI

    La prima prova di Ulisse si svolge nel segno dell’Ariete ed ha quindi le classiche caratteristiche di questo segno governato da Marte, il pianeta dell’aggressività. La prova assume quindi un’atmosfera battagliera, rissosa ed impulsiva.
    Nella dottrina vedica l’Ariete viene chiamato Agni che significa fuoco.
    Ulisse ed i suoi uomini giungono dopo tanto vagare nella terra dei Ciconi, a Ismaro.
    Non ci pensano su due volte e da guerrieri quali erano, devastano la città, uccidono la maggior parte dei maschi e rapiscono le femmine più belle.
    Un solo uomo viene risparmiato: si chiama Marone ed è un sacerdote di Apollo. Egli, per ringraziamento, dona a Ulisse oggetti con una simbologia ben precisa : sette talenti d’oro, (gli antichi astrologi conoscevano sette pianeti: Sole , Luna, Mercurio , Venere, Marte , Giove e Saturno ), un cratere d’argento (Ulisse simboleggia il Sole , l’argento simboleggia la Luna) e dodici anfore di vino nero, dolce e purissimo (il dodici è un numero ricorrente in mitologia).
    Una volta diventati padroni del posto gli achei si dividono il bottino in parti uguali, lasciandone una parte per i compagni rimasti sulle navi.
    Eccitati dalla vittoria e dal bottino conquistato, Ulisse e suoi si abbandonano alle gozzoviglie più sfrenate, quando, ubriachi fradici, vengono assaliti dai Ciconi superstiti, molto più numerosi di loro e meglio armati. Non hanno la forza di reagire e vengono così costretti ad una indecorosa fuga. Molti di loro sono uccisi, incapaci di difendersi.
    Spesso l’Ariete, grazie ad un impulso di partenza potente e determinato, riesce a conquistare la meta che si è prefissato e altrettanto spesso tende ad esultare troppo in fretta degli immediati successi. Il buon senso gli fa difetto e si abbandona ai facili entusiasmi.
    In questa prova troviamo l’ego dell’iniziato immaturo e inconsapevole, schiacciato e umiliato.
    La lezione karmica dell’Ariete è quella della perseveranza: conquistare il dominio della materia e non perdere il controllo di sé. Ricordiamoci che nel segno della Bilancia, segno in opposizione all’Ariete, abbiamo la ricerca e la conquista dell’equilibrio.
    Giove, adirato per l’eccidio compiuto ai danni di una popolazione indifesa, invia una tempesta di vento contro la flotta di Ulisse che viene sospinta per nove giorni e nove notti fino ai confini del mondo, in balia dei venti sul mare color del vino, sempre per citare Omero.


    Omero secondo la tradizione - Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/


    TORO - LA SECONDA PROVA NEL PAESE DEI LOTOFAGI

    Ulisse manda un araldo e due marinai ad esplorare la nuova terra incontrata ma essi, privati della guida del Maestro, si perdono. Si cibano del dolcissimo fiore del Loto e perdono completamente il senno.
    Ulisse li recupera e non può che legarli mani e piedi per poterli ricondurre a bordo e rinchiuderli nella stiva.
    E’ chiaro il riferimento alla consapevolezza e all’attenzione che un principiante sul sentiero non deve mai dimenticare. Quando abbandoniamo il percorso e quindi la compagnia del Maestro, ci avventuriamo su sentieri nuovi dove mille insidie ci attendono: senza la sua guida si dimentica spesso il fine e ci si crogiola nei piaceri dei sensi perdendo completamente di vista l’obiettivo.
    L’evoluzione ci recupera con brutalità, infliggendoci prove dolorose (legati mani e piedi e rinchiusi nella stiva). Questo è il doloroso percorso di ogni iniziato sul sentiero: perdere per ritrovare.
    Il Toro è il secondo segno dello zodiaco, quello che governa la fase orale del bambino, quella fase in cui il bambino sperimenta il mondo con il senso del gusto, portando tutto ciò che trova alla bocca. Durante questa fase inizia la crescita dei denti, gli incisivi superiori e c’è il bisogno di strofinare le gengive su oggetti ruvidi per alleviare il senso di fastidio della pressione interna dei denti in crescita. Negli individui meno evoluti questa fase esistenziale del percorso dell’anima si trasforma in un desiderio di conoscere il mondo attraverso il contatto con la bocca. A questa categoria appartengono quei soggetti che devono mangiare in continuazione, che hanno numerose dipendenze dal cibo, che fumano nevroticamente una sigaretta dopo l’altra e … baciano molto! Anatomicamente il segno governa la gola, non dimentichiamolo.
    E’ geniale notare come la seconda prova del Divino Ulisse porta ad incontrare un fiore dell’oblio di cui cibarsi per scordare ciò che si possiede. L’iniziato può compiere il suo viaggio alla scoperta di sé solo quando è libero dai fardelli emotivi che si trascina appresso. Ci identifichiamo facilmente con ciò che possediamo e spesso riteniamo un bene poterci aggrappare a futili oggetti che ci permettono di testimoniare la nostra falsa personalità.
    Nella simbologia occulta da sempre il fiore del Loto simboleggia l’oblio.
    E’ un fiore che nasce e vive nell’acqua, elemento che rappresenta l’emotività, la partecipazione intuitiva ad emozionale all’esistenza: i Lotofagi si nutrivano di questo fiore che causava l’oblio, permetteva di dimenticare i vincoli terreni e materiali e consentiva di vivere senza ricordi: l’attaccamento ai beni materiali è la caratteristica principale del segno del Toro. Esso governa infatti la seconda casa, campo preposto sia al denaro che si guadagna con il proprio lavoro sia alle conquiste affettive. Trasformata ad un’ottava superiore l’avidità diventa desiderio di donare ciò che si possiede agli altri, una ricchezza spirituale che si è disposti ad offrire all’umanità. Il segno del Toro è governato da Venere, il pianeta dell’amore e dell’affettività. Negli Arcani Maggiori, secondo la tradizione, il segno del Toro governa il Papa che rappresenta il luminoso piano spirituale dell’iniziato. Il distacco dalla materia avviene in questo segno; può avvenire artificialmente, con l’utilizzo di droghe (il fiore dell’oblio) oppure con la serena e matura consapevolezza del Papa. In questo segno troviamo l’esaltazione della Luna, pianeta femminile governatore di tutta la sfera emotiva yin, cioè notturna. Inoltre troviamo un atteggiamento spesso emotivo nei confronti della vita; il domicilio di Venere porta ad un bisogno epicureo ed edonistico di soddisfare i sensi.
    La seconda prova segna l’annientamento di ogni ricordo.
    All’inizio del sentiero ci si trova sempre con un intento ben preciso; poi c’è inevitabilmente la crisi in cui si perde il senso di ciò che si sta facendo e ci si dimentica perfino il motivo dell’impulso di partenza e che cosa si voleva conquistare, specie dopo il primo insuccesso.


    GEMELLI - LA TERZA PROVA NELLA TERRA DEI CICLOPI - POLIFEMO

    Dopo molto vagare i nostri eroi approdano sull’isola dei Ciclopi, una terra che il Poeta definisce né vicina né lontana, sempre a indicare un mondo in cui il tempo e le distanze vengono annullati. Ci troviamo nella prova Gemelli e come tale assume subito le caratteristiche di questo segno. Il segno dei Gemelli è un segno mobile, specchio delle caratteristiche della stagione di passaggio nella quale si trova.
    La terra dei Ciclopi è al di fuori di un qualsiasi concetto di spazio e tempo, quasi fosse "in aria" come si vive nell’incarnazione Gemelli.
    I Ciclopi vivevano in solitudine, non amavano stare in gruppo, non coltivavano la Terra fidando nell’aiuto di Giove, abitavano in spoglie grotte prive di comodità. Il segno dei Gemelli difficilmente si dedica ad una qualsiasi attività faticosa o impegnativa. A questo segno si potrebbe associare una famosa favola: "La cicala e la formica".
    Al Gemelli piace chiacchierare, giocare, volare di fiore in fiore (anche sentimentalmente) e di rado si impegna a fondo in una qualsiasi impresa per un periodo ragionevolmente lungo.
    E’ un segno sobrio. La casa di un nato in Gemelli è ovunque possa fermarsi per poco tempo per riposare le stanche membra prima di ripartire per nuove avventure.
    Qui incontriamo Polifemo, il più famoso personaggio dell’Odissea, dopo Ulisse e Penelope. Era un gigante mostruoso con un solo occhio al centro della fronte. La visione univoca e come tale limitata; nel segno dei Gemelli abbiamo forse un’eccessiva apertura mentale, una certa disinvoltura nel giudicare l’esistenza.
    Ulisse sceglie dodici uomini per esplorare quest’isola. Entrano nella caverna di Polifemo (la grande matrice, la grotta cosmica), ma vengono scoperti e per l’irritazione di essere disturbato il ciclope divora sei dei compagni di Ulisse. Chiude l’imboccatura della caverna con un enorme masso e i nostri eroi rimangono intrappolati.
    Finalmente Ulisse inizia a comportarsi da saggio: egli dice di chiamarsi Nessuno. Questo non è solo un nome che Ulisse ha scelto con astuzia. Da un punto di vista esoterico il nome Nessuno rappresenta la volontà di chi ha iniziato a spogliarsi dei legami con la sua personalità. Il segno dei Gemelli rappresenta con l’influenza di Mercurio, la mente, l’intelletto, la massima concentrazione egoica. Con l’abbandono del proprio nome avviene una spoliazione interiore e l’iniziato diviene colui che calca il sentiero, colui che non vive più in funzione dei suoi egoismi personali ma pensa all’umanità. In molte religioni esiste una fase iniziatica in cui l’adepto riceve un nuovo nome che rappresenta il suo percorso spirituale.
    Nel nome noi conserviamo l’energia del momento del Battesimo, il momento in cui l’allievo riceve la sua prima impronta. Spesso il nome che si porta conserva una sua impronta che ci caratterizza e ci segna. Cambiare il nome significa abbandonare le nostre identificazioni e proiettarci in una dimensione superiore.
    Ulisse abbandona il suo nome e non ne assume uno nuovo: si spoglia completamente per diventare strumento Divino.
    Mercurio come protettore dei bugiardi, veglia sul Divino Ulisse e rende sagge le sue menzogne.
    Ulisse escogita un piano che gli consenta la fuga: offre al gigante una coppa con il vino che aveva ricevuto in dono da Marone: Polifemo è un ingordo e ne tracanna ben tre tazze. Ubriaco fradicio si sdraia in terra: Ulisse ne approfitta. e acceca con un palo acuminato, arroventato sul fuoco, l’unico occhio del gigante: egli acceca le sue passioni. E qui abbiamo la parte più divertente dell’opera: quella in cui il Ciclope urlando il suo dolore chiama i fratelli Ciclopi in aiuto. Quando loro gli chiedono chi sia stato ad accecarlo egli urla: "Nessuno! Nessuno è stato ad accecarmi!" e a questo punto di norma la classe scoppia in una risata irrefrenabile.
    L’ironia e la capacità di sdrammatizzare sono caratteristiche indispensabili a chi vive sul sentiero e nel segno dei Gemelli trovano la loro migliore espressione. Per un Gemelli nulla è troppo serio…
    Polifemo inferocito deve spostare il masso che utilizza per chiudere l’imboccatura della grotta nella quale abita per fare uscire il gregge che vive con lui. Immagina che Ulisse e i suoi intendano mescolarsi al gregge per riuscire ad evadere. Si piazza all’uscita della grotta e con le dita tocca tutte le pecore che stanno uscendo, sapendo che Ulisse e suoi cercheranno di sgattaiolare fuori della grotta in mezzo al gregge. Ma ancora una volta Ulisse escogita uno stratagemma geniale: lui e i suoi compagni si legano sotto la pancia delle pecore e così riescono a conquistare la libertà e avere salva la vita.
    A questo punto, conquistata la libertà, dopo aver perso metà dei suoi compagni, Ulisse e i suoi ritornano a bordo delle loro navi e qui avrebbe potuto concludersi il canto, peccato che siamo nella prova Gemelli ed è qui, da buon Gemelli, che Ulisse perde una buona occasione per stare zitto. Scioccamente orgoglioso della sua bravata confessa la sua vera identità al ciclope inferocito.
    Polifemo, furente, prega il Padre Nettuno di vendicarlo.
    Il motivo di tanti anni di vago peregrinare sarà proprio per placare l’ira del vendicativo Poseidone, offeso per il torto fatto al figlio. (Non smetteranno mai di stupirci questi Dei così primitivi da offendersi solo perché gli accecano un figlio...). Siamo alla terza prova, all’inizio del cammino. Il segno dei Gemelli governa la fase adolescente, entusiastica ed esuberante in cui non c’è una totale consapevolezza dei propri limiti.

    (continua)

    Dal sito http://web.tiscali.it/sarahsanti/
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    CANCRO - LA QUARTA PROVA - EOLO, IL DIO DEI VENTI

    Scampati per miracolo alla morte Ulisse e i suoi prodi giungono nell’isola di Eolia, dove regna Eolo, il dio dei venti. Il Dio lo attende seduto a tavola, dove aveva allestito un sontuoso banchetto per i suoi dodici figli , sei maschi e sei femmine (forse avrete già notato che il numero dodici nella mitologia è spesso ricorrente!).
    Eolo aveva fatto sposare i suoi figli tra loro per evitare che si allontanassero da lui (quale esempio di padre Cancro direi che è perfetto!) Il banchetto perenne al quale partecipavano è un altro simbolo del nutrimento non solo fisico che i genitori Cancro offrono ai loro figli.
    Non dimentichiamo che il segno del Cancro governa anatomicamente il seno femminile, primo nutrimento dell’uomo, e lo stomaco. Viene inoltre connesso al terzo chakra, nel plesso solare, dove si annidano tutte le ansie emotive di carattere abbandonico.
    Il Dio Eolo dona ad Ulisse un otre fatato nel quale aveva fatto rinchiudere tutti i venti per agevolare il ritorno dell’eroe in patria, dopo un lungo peregrinare.
    Il Dio Eolo, così legato alla sua famiglia, comprende intimamente il desiderio di ritorno in Patria dell’eroe e con dolcezza, virtù classicamente cancerina, agevola il viaggio rendendolo privo di ostacoli. Eolo lascia libero solo il vento Zefiro che accompagna dolcemente la nave di Ulisse alla sua amata Itaca. Ulisse, stanco, abbandona il timone a un suo compagno e va a dormire.
    Ulisse rappresenta l’iniziato, i suoi uomini sono i poteri della personalità. Mentre il Pensatore dorme, la sua mente incontrollata (i suoi uomini), non più sotto il dominio del Pensatore, diviene distruttiva.
    I compagni di Ulisse, quando avvistano l’isola, si rammentano di essere a mani vuote, si accorgono di dover far ritorno dai loro figli senza alcuna ricchezza. Credono che l’otre fatato contenga ori e pietre preziose e che Ulisse non voglia spartire il bottino con loro. Squarciano così l’otre e i venti imprigionati sgusciano fuori, liberi di scatenarsi sul mare. La fragile imbarcazione viene così ricacciata indietro e il viaggio di ritorno dell’eroe riprende ancora per parecchi anni.
    Egli ha fallito in modo decisamente misero, fidandosi delle persone sbagliate nel momento sbagliato, quando ormai credeva raggiunta la meta.
    La lezione di questo segno si esprime molto chiaramente: questa è la prova del non attaccamento. In questa prova l’immaginazione negativa si scatena: i compagni di Ulisse si sentono traditi, si sentono poveri, defraudati dalla loro dignità.
    In questa prova si comprende il giusto valore della famiglia: i figli vengono generati per essere liberi e non trattenuti a forza con legami contro natura. Nulla può essere posseduto, neppure un corpo generato dal nostro seme.


    LEONE - LA QUINTA PROVA NELLA TERRA DEI LESTRIGONI

    A vederla da lontano la terra dei Lestrigoni sembra un paradiso terrestre, le acque del porto sono così tranquille che non c’è nemmeno bisogno delle ancore, ma l’astuto Ulisse non si fida delle apparenze e manda degli araldi in avanscoperta. Incontrano una fanciulla che li guida alla reggia. Il re Antifate è un gigante mostruoso, enorme; la regina afferra uno degli uomini di Ulisse e se lo mangia sotto gli sguardi terrorizzati dei suoi compagni.
    Non contenti, i "simpatici e socievoli" Lestrigoni lanciarono dalle rupi sulle navi di Ulisse e distrussero tutte le navi della flotta. Solo la nave di Ulisse rimase intatta, per permettergli la fuga (anche perché altrimenti l’Odissea sarebbe finita a metà e gli studenti d’oggi non saprebbero di che lagnarsi...)
    Questa prova ci insegna a diffidare delle apparenze, a non considerare la realtà solo in modo esteriore.
    Ulisse subisce un’ulteriore umiliazione: quella di vedere la sua flotta distrutta. Ancora una volta il Pensatore è lasciato libero di proseguire solo con i suoi mezzi, senza l’aiuto della sua flotta, senza i poteri della sua personalità. Nel segno del Leone l’adepto impara a comandare, ma se non ne è ancora in grado si troverà da solo ad affrontare l’incognita del futuro. Non è il Pensatore che viene punito, bensì i suoi strumenti.
    Nel segno del Leone Ulisse conosce gli istinti più bassi, animaleschi, quelli che portano l’uomo a uccidere (quindi a sopprimere la vita, dono supremo che nella Quinta casa, nel segno del Leone, si esprime per analogia nel rapporto con la procreazione e i figli). Spesso nel Leone involuto questo meccanismo agisce e porta i nativi ad esercitare un potere eccessivo, proprio per il gusto di dominare gli altri. All’ottava superiore il senso del comando può essere invece investito per dirigere gli altri verso una più alta spiritualità. Il re Antifate è la rappresentazione dell’ottava bassa di Leone, l’aspetto dominante involuto dove il potere viene utilizzato per distruggere, fagocitare, divorare. La regina, moglie del re è una femmina simile ad un monte che divora gli uomini: la simbologia della donna Leone involuta, accesa, imponente, potente, che come la mantide religiosa divora i suoi malcapitati partners.
    Qui l’eroe viene umiliato. Il segno del Leone è proprio il punto della manifestazione egoica alla massima potenza. Questa è la prova dell’amarezza. E non è curioso che avvenga proprio in Leone dove l’orgoglio regna incontrastato?
    Qual è il giusto atteggiamento del discepolo? Dopo la notte buia dell’anima arriva l’aurora dalle dita rosee, per dirla con Omero.


    Immagine tratta dal sito Jnanam.net - B. Slade

    VERGINE - LA SESTA PROVA - L'ISOLA DI CIRCE

    Nel segno della Vergine Ulisse incontra la maga Circe. Ermete, il Dio iniziatore, appare a Ulisse sotto forma di giovanetto e gli permette di conoscere "gli inganni" della maga e dona ad Ulisse un’erba miracolosa da cui può estrarre una pozione in grado di renderlo immune alle magie di Circe.
    Approdato all’isola Ulisse sceglie un gruppo di uomini che vada in avanscoperta, questi scoprono il palazzo di Circe e qui odono una voce soave e melodiosa: Circe li incanta con il potere del suono. Sotto il segno della Vergine siamo nel dominio di Mercurio, il pianeta della comunicazione, Mercurio come messaggero alato degli Dei.
    Circe, la maga, tesseva una tela fantastica come solo una Dea può tessere. In questa prova Ulisse ritrova il potere femminile della mente: l’arte della tessitura che viene utilizzata dalle donne dell’Odissea. Anche Penelope attendeva il suo sposo tessendo di giorno e disfando la notte il lavoro svolto durante il giorno per ingannare i pretendenti al trono reso vacante dall’assenza di Ulisse.
    Nel segno della Vergine siamo nella sesta casa preposta al lavoro artigianale e alla manualità (Mercurio, le mani). Inoltre la sesta casa governa la medicina.
    Circe soccorre Ulisse e i suoi prodi; li nutre offrendo loro del formaggio e una bevanda a base di orzo, miele e vino mescolata ad un succo dannoso. Li percuote con una verga e trasforma gli uomini di Ulisse in porci. Ulisse, grazie alla pozione di Hermes, rimane immune al sortilegio. L’interpretazione di questo mito è semplice: il potere femminile della mente può essere utilizzato per elevare l’uomo ai misteri oppure per trasformarlo in forme ancora meno evolute di quella di partenza.
    Ulisse ad Itaca possedeva un grande porcile, suo orgoglio e vanto: conteneva 360 maiali, uno per ogni grado dello zodiaco. Ulisse viene visto come il Signore dei Porci così come il pensatore è il Signore di quei porci che sono i nostri laidi pensieri, i nostri appetiti più materiali. Il compito di Ulisse è di trasformare coloro che la Maga aveva trasformato in porci, o meglio li aveva fatti apparire secondo la loro vera natura. Non è curioso ricordare che la sesta casa rappresenta anche gli animali domestici? Non a caso il Dio iniziatore di questa prova, colui che fornirà l’antidoto è Ermete, Mercurio psicopompo, il pianeta governatore della Vergine. Ermete, figlio di Zeus e Maia è il messaggero alato degli Dei, il Dio giovanetto, Mercurio psicopompo, colui che accompagnava i defunti nell’Ade. Se vogliamo studiare il glifo di Mercurio e di Plutone, il Dio dell’Ade, troveremo delle interessanti similitudini: il glifo di Mercurio è composto da una croce, simbolo dell’unione spirituale degli opposti, sormontati da un cerchio, la perfezione del cosmo, la materia, sovrastato dalla mezza luna, lo spirito. Il simbolo di Plutone presenta gli stessi elementi ma la mezzaluna si trova sotto il cerchio: lo spirito assoggettato alla materia nel passaggio della liberazione.

    Nella Vergine avviene il processo della trasformazione dell’iniziato. L’organo connesso alla Vergine è l’intestino, la parte del corpo preposta all’assimilazione e alla trasformazione del cibo.
    Ulisse chiede alla maga indicazioni per il ritorno ed ella gli risponde che l’indovino Tiresia è l’unico in grado di predire a Ulisse il futuro e insegnargli la via del ritorno. Ma come incontrare il tebano Tiresia, morto da secoli? Nel segno della Vergine Ulisse non potrebbe seguire semplicemente il suo istinto: siamo nel regno della mente e dell’organizzazione pratica: ecco che riceve una dettagliata "lista della spesa" per organizzare nei minimi particolari la discesa nell’Ade e l’incontro con le anime dei trapassati.
    I doni che devono essere elargiti servono a neutralizzare la proverbiale parsimonia della Vergine. La preghiera che Ulisse deve offrire alle "stirpi gloriose dei morti" simboleggia la fede spirituale che la Vergine, molto razionale, non conosce. Il mistico segno dei Pesci è in opposizione. La sottomissione e l’umiltà che vediamo nella sesta casa collegata al segno della Vergine come rappresentazione nel tema natale del destino e del libero arbitrio. L’uccisione dell’ariete e della pecora nera "volti all’Erebo, ma tu all’opposto rivolgiti" pare l’indicazione a volgersi verso il segno dei Pesci, segno del sacrificio. La cieca obbedienza alle leggi dei Maestri viene suggerita da questa secca sequenza di ordini, più che di consigli, la supplice richiesta agli Dei, Ade e Persefone, come gesto di umiltà, virtù poco conosciuta alla polemica Vergine.

    (continua)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 02-12-09 alle 02:42
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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