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    Predefinito Benedetto XVI al Quirinale: il programma della visita.

    Benedetto XVI al Quirinale. Il programma della visita

    di Mattia Bianchi/ 22/06/2005

    Venerdì mattina, il papa sarà accolto dal presidente della Repubblica. È l’ottava visita di un pontefice, segno della stretta relazione tra l’Italia e la Santa Sede. Atteso un accenno di Ciampi al tema della laicità dello Stato.



    ROMA - Regola rispettata: Benedetto XVI venerdì mattina seguirà l’esempio dei suoi predecessori da Pio XII a Giovanni Paolo II, recandosi al Quirinale. Si tratta dell’ottava visita di Stato in Italia per un pontefice, segno dell’affetto e del legame che da sempre lega i successori di Pietro alla “diletta nazione italiana”. Benedetto XVI lascerà il Vaticano alle 10,45 attraverso l'Arco delle Campane e in piazza Pio XII, sarà accolto ufficialmente in territorio italiano dalla missione straordinaria del governo, guidata dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini e dal sottosegretario Gianni Letta. In Piazza Venezia invece sarà il sindaco Walter Veltroni a dare al papa il benvenuto nella città di Roma. Subito dopo, uno squadrone di corazzieri scorterà il corteo delle auto vaticane lungo via 4 Novembre e via XXIV Maggio, fino al Quirinale. Sarà questa la parte pubblica più spettacolare del percorso che il pontefice farà fuori le mura vaticane per raggiungere il Palazzo che fino al 1870 fu residenza ufficiale dei papi e che dal 1946 è sede della presidenza della Repubblica italiana. Carlo Azeglio Ciampi accoglierà con la massima solennità Benedetto XVI, come si conviene ai capi di Stato. Nel cortile d'onore, il presidente della Repubblica e l'illustre ospite, ascolteranno l'inno pontificio e l'Inno di Mameli davanti ai reparti schierati che renderanno gli onori militari. Ciampi e Benedetto XVI si trasferiranno poi al piano nobile, dove si svolgeranno le presentazioni, il colloquio privato, i discorsi ufficiali e il colloquio fra la delegazione del governo italiano, guidata dal presidente del Consiglio Berlusconi e dal ministro degli Esteri Fini, e le autorità vaticane al seguito del papa.

    Ciampi e Benedetto XVI si sposteranno poi nel Salone dei Corazzieri e infine nell'adiacente Cappella Palatina, edificata da Carlo Maderno alla fine del Cinquecento. In quel periodo, secondo il progetto di Papa Paolo V Borghese (1605-1621), il Quirinale doveva diventare una sede alternativa ai Palazzi Vaticani, e la Cappella Paolina doveva assolvere alla medesima funzione di grande cappella di palazzo che riveste la Sistina in Vaticano. Dalla Cappella, Ciampi e Benedetto XVI si trasferiranno nello studio di rappresentanza del presidente, lo Studio alla Vetrata, percorrendo la lunga serie di sale prospicienti la Paolina e poi il lato del Palazzo che costeggia la Piazza del Quirinale; le sale delle Logge, dei Bussolanti, il salottino San Giovanni, le sale Gialla, di Augusto, degli Ambasciatori, di Ercole, fino alla Loggia d'Onore. Dopo il colloquio privato, Ciampi e il papa si trasferiranno nel Salone delle Feste (quello in cui si svolge la cerimonia del giuramento del governo) e pronunceranno i discorsi ufficiali. Poco prima delle 13, il pontefice lascerà il Quirinale e farà ritorno in Vaticano.

    Per il momento si sa ancora poco sul contenuto dei discorsi in programma. Secondo alcune anticipazioni del Corriere della Sera, il presidente Ciampi dovrebbe fare un accenno al tema della laicità dello Stato, legandosi così alla questione dei referendum che hanno animato lo scontro politico nei mesi scorsi. Un discorso alto che non avrà alcun accento polemico, ma potrebbe esprimere un certo dissenso del presidente sui toni raggiunti in campagna elettorale. Benedetto XVI sarà il quinto papa ad entrare ''in visita'' al Quirinale. Il primo fu Pio XII il 28 dicembre 1939, seguito da tutti gli altri suoi successori. L'11 maggio 1963, Giovanni XXIII incontrò il presidente della Repubblica Antonio Segni. L'anno successivo, l'11 gennaio, Paolo VI fece visita allo stesso Segni e, il 21 marzo 1966, al presidente Giuseppe Saragat. Seguì un altro lungo intervallo, fino al 2 giugno 1984, quando Giovanni Paolo II si recò in visita da Sandro Pertini, al quale fu legato anche da un'intensa amicizia personale, che produsse numerosi incontri, anche molto informali, come la famosa gita del 16 luglio 1984, sull'Adamello, quando il presidente disse al papa: 'Lei scia come una rondine''. Il 18 gennaio 1986, lo stesso Giovanni Paolo II si recò al Quirinale per incontrare Francesco Cossiga e il 20 ottobre 1998 per Oscar Luigi Scalfaro.


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    Hanno rotto le scatole con questa "laicità", buoni solo a scimmiottare i francesi... ringrazino invece il Cielo, questi politicanti, che la Sede Apostolica sia in Italia, altrimenti a quest'ora saremmo come i baluba...

    Oltretutto il Papa al Quirinale in pratica è a casa sua...

  3. #3
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    La visita di Benedetto XVI al Quirinale

    Un'amicizia che fa bene all'Europa



    Giorgio Ferrari

    La visita che Benedetto XVI compirà domani al Quirinale su invito del presidente Ciampi è molto di più di un incontro di prammatica, e non soltanto perché è la prima visita di Stato che il pontefice compie all'estero. Al di là della formalità e del rito infatti, l'incontro merita un'attenzione particolare da parte di tutti, a cominciare dal suo trasparente valore simbolico: il dialogo fra la Santa Sede e lo Stato italiano non può non rimandare al più alto dialogo fra la comunità dei popoli, nel quale - nel caso italiano, ma non soltanto - convivono sia l'anima civile sia quella religiosa, entrambe essendo sfaccettature della medesima personalità collettiva. Ed è proprio questa sottile filigrana, questo coesistere della sfera civile con quella religiosa il campo in cui l'etica dello Stato laico e quella della Chiesa possono e debbono incontrarsi, al di là delle indispensabili differenze e del reciproco rispetto per i rispettivi ambiti. Non esiste e non potrà esistere un'etica pubblica totalmente scissa da quella personale-privata, un pensiero laico che prescinda da quello religioso.
    Sia Carlo Azeglio Ciampi sia Joseph Ratzinger sanno bene tutto ciò. E non faccia ombra il fatto che il pontefice sia all'inizio del proprio ufficio mentre Ciampi si approssima al termine del proprio mandato: l'apparente asimmetria delle loro parabole ritrova la propria armonia nella comune età matura, dalla quale non può che provenire una saggezza modellata dal tempo e dalle originali esperienze di entrambi.
    E proprio a cagione di questa consolidata esperienza, quello di domani - S.Giovanni, data simbolica per Roma e per la Chiesa - sarà un incontro senza ombre, dove gentilezza e una intuibile eleganza e raffinatezza di pensiero saranno i tratti dominanti. Fra i due non vi sono grandi distanze concettuali da colmare e neppure radici culturali così lontane. Una comune cultura latina unisce Ciampi e Benedetto XVI, così come un'accorata attenzione all'Europa, al suo destino, alla sua missione scandisce le priorità di entrambi: un'Europa che Ciampi non si è stancato di invocare unita e integrata (a maggior ragione oggi, che spinte centrifughe e tensioni disgregatrici ne domandano una efficace e urgente ridefinizione in nome di una non più rimandabile consonanza con i cittadini), così come dalla Chiesa si è non da oggi ricordato come non vi possa essere destino condiviso senza che le radici comuni siano esplicite e riconosciute.
    Terreno di incontro fra Ciampi e papa Ratzinger saranno anche i giovani, quegli stessi giovani cui il presidente della Repubblica indirizza speranze e incoraggiamento in quanto unica vera risorsa di ogni Paese, e ai quali ha promesso in occasione della XX Giornata mondiale della gioventù a Colonia un intervento in prima persona.
    «La vostra amicizia è stata un segno per il mondo», aveva detto Benedetto XVI a Ciampi in occasione della sua visita in Vaticano il 3 maggio scorso, riferendosi al rapporto stretto che intercorreva tra il predecessore Giovanni Paolo II e Ciampi medesimo. E su questa stessa strada intende continuare a muoversi.



    Avvenire - 23 giugno 2005

  4. #4
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    BENEDETTO XVI AL QUIRINALE: RUMI (STORICO), VISITA CHE "RIBADISCE L'IMPEGNO COMUNE A SERVIZIO DELL'UOMO"


    "Due autentici punti di riferimento per tutto il Paese: legati tra loro da sincera amicizia e comune sollecitudine per il destino dell'uomo, svolgono un prezioso servizio a nostro favore senza alcun utile personale, secondo la più 'alta' e al tempo stesso 'umana' forma di etica politica". Così Giorgio Rumi, docente di storia contemporanea all'Università degli studi di Milano, guarda a Benedetto XVI e a Carlo Azeglio Ciampi, alla vigilia della visita che domani 24 giugno il Papa compirà al Quirinale. Si tratta della prima visita di Stato di Benedetto XVI all'estero: "Un appuntamento istituzionale, che tuttavia evidenzia un'affettuosità e una familiarità di rapporti nel senso più bello della parola - spiega Rumi al Sir -. Sul piano sostanziale è importante che si sottolinei la qualità del dialogo e dei rapporti fra Chiesa e Stato, liberi entrambi da sudditanze reciproche". Qualcosa che va oltre la coesistenza di sfera civile e religiosa: "Parlerei piuttosto di collaborazione, e del resto proprio l'accordo di revisione del Concordato del 1984 prevede la collaborazione tra Chiesa e Stato per la promozione dell'uomo e il bene del Paese. L'incontro di domani, al più alto livello istituzionale, vuole ribadire questo impegno comune di offrire orientamenti etici e valori a tutta la comunità civile, indipendentemente dalle convinzioni religiose". Secondo lo storico "certe affermazioni di presunte ingerenze da parte della Chiesa sono del tutto strumentali: per gli italiani liberi da pregiudizi, credenti o non, il Pontefice è un'autorità morale al servizio del bene di tutti. L'Italia è più ricca proprio perché c'è il Papa".


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    Predefinito Discorso Di Sua Santità Benedetto Xvi

    DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

    Palazzo del Quirinale
    Venerdì, 24 giugno 2005



    Signor Presidente!

    Ho la gioia di ricambiare, oggi, la visita cordialissima che Lei, nella Sua qualità di Capo dello Stato italiano, ha voluto rendermi il 3 maggio scorso in occasione del nuovo servizio pastorale a cui il Signore mi ha chiamato. Desidero, perciò, anzitutto ringraziarLa e, in Lei, ringraziare il Popolo italiano per l'accoglienza calorosa che mi ha riservato fin dal primo giorno del mio servizio pastorale come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale. Da parte mia, assicuro anzitutto la cittadinanza romana, e poi anche l’intera Nazione italiana, del mio impegno a lavorare con tutte le forze per il bene religioso e civile di coloro che il Signore ha affidato alle mie cure pastorali. L'annuncio del Vangelo, che in comunione con i Vescovi italiani sono chiamato a portare a Roma e all'Italia, è a servizio non solo della crescita del Popolo italiano nella fede e nella vita cristiana, ma anche del suo progresso sulle vie della concordia e della pace. Cristo è il Salvatore di tutto l'uomo, del suo spirito e del suo corpo, del suo destino spirituale ed eterno e della sua vita temporale e terrestre. Così, quando il suo messaggio viene accolto, la comunità civile si fa anche più responsabile, più attenta alle esigenze del bene comune e più solidale con le persone povere, abbandonate ed emarginate. Scorrendo la storia italiana, si resta impressionati dalle innumerevoli opere di carità a cui la Chiesa, con grandi sacrifici, ha dato vita per il sollievo di ogni genere di sofferenza. Su questa stessa via la Chiesa intende oggi proseguire il suo cammino, senza mire di potere e senza chiedere privilegi o posizioni di vantaggio sociale o economico. L'esempio di Gesù Cristo, che “passò beneficando e risanando tutti” (At 10,3), resta per essa la norma suprema di condotta in mezzo ai popoli.

    Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato italiano sono fondate sul principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui “la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane” (Gaudium et spes, 76). E’ principio, questo, già presente nei Patti Lateranensi e poi confermato negli Accordi di modifica del Concordato. Legittima è dunque una sana laicità dello Stato in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo le norme loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il loro fondamento ultimo nella religione. L’autonomia della sfera temporale non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo eterno destino.

    Mi è caro assicurare a Lei, Signor Presidente, e a tutto il Popolo italiano che la Chiesa desidera mantenere e promuovere un cordiale spirito di collaborazione e di intesa a servizio della crescita spirituale e morale del Paese, a cui è legata da vincoli particolarissimi, che sarebbe gravemente dannoso, non solo per essa, ma anche per l'Italia, tentare di indebolire e spezzare. La cultura italiana è una cultura intimamente permeata di valori cristiani, come appare dagli splendidi capolavori che la Nazione ha prodotto in tutti i campi del pensiero e dell'arte. Il mio augurio è che il Popolo italiano, non solo non rinneghi l'eredità cristiana che fa parte della sua storia, ma la custodisca gelosamente e la porti a produrre ancora frutti degni del passato. Ho fiducia che l'Italia, sotto la guida saggia ed esemplare di coloro che sono chiamati a governarla continui a svolgere nel mondo la missione civilizzatrice nella quale si è tanto distinta nel corso dei secoli. In virtù della sua storia e della sua cultura, l’Italia può recare un contributo validissimo in particolare all’Europa, aiutandola a riscoprire quelle radici cristiane che le hanno permesso di essere grande nel passato e che possono ancora oggi favorire l’unità profonda del Continente.

    Come Ella, Signor Presidente, può ben comprendere, non poche preoccupazioni accompagnano questo inizio del mio servizio pastorale sulla Cattedra di Pietro. Tra di esse vorrei segnalarne alcune che, per il loro carattere universalmente umano, non possono non interessare anche chi ha la responsabilità della cosa pubblica. Intendo alludere al problema della tutela della famiglia fondata sul matrimonio, quale è riconosciuta anche nella Costituzione italiana (art. 29), al problema della difesa della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale e infine al problema dell’educazione e conseguentemente della scuola, palestra indispensabile per la formazione delle nuove generazioni. La Chiesa, abituata com’è a scrutare la volontà di Dio iscritta nella natura stessa della creatura umana, vede nella famiglia un valore importantissimo che deve essere difeso da ogni attacco mirante a minarne la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza. Nella vita umana, poi, la Chiesa riconosce un bene primario, presupposto di tutti gli altri beni, e chiede perciò che sia rispettata tanto nel suo inizio quanto nel suo termine, pur sottolineando la doverosità di adeguate cure palliative che rendano la morte più umana. Quanto alla scuola, poi, la sua funzione si connette alla famiglia come naturale espansione del compito formativo di quest’ultima. A questo proposito, ferma restando la competenza dello Stato a dettare le norme generali dell’istruzione, non posso non esprimere l’auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei genitori ad una libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l’onere aggiuntivo di ulteriori gravami. Confido che i legislatori italiani, nella loro saggezza, sappiano dare ai problemi ora ricordati soluzioni “umane”, rispettose cioè dei valori inviolabili che sono in essi implicati.

    Esprimendo, da ultimo, l’augurio di un continuo progresso della Nazione sulla via del benessere spirituale e materiale, mi associo a Lei, Signor Presidente, nell’esortare tutti i cittadini e tutte le componenti della società a vivere ed operare sempre in spirito di autentica concordia, in un contesto di dialogo aperto e di mutua fiducia, nell’impegno di servire e promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona. Mi è caro concludere, Signor Presidente, ricordando la stima e l'affetto che il Popolo italiano nutre per la Sua persona, come pure la piena fiducia che esso ha nell'assolvimento dei doveri che la Sua altissima carica Le impone. A questa stima affettuosa e a questa fiducia ho la gioia di associarmi, mentre affido Lei e la Consorte Signora Franca, come anche i Responsabili della vita della Nazione e l’intero Popolo italiano, alla protezione della Vergine Maria, così intensamente venerata negli innumerevoli santuari a Lei dedicati. Con questi sentimenti, su tutti invoco la benedizione di Dio, apportatrice di ogni desiderato bene.

  6. #6
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    Grazie per aver inserito questo importante discorso. Sottolineo solo alcuni passaggi che mi hanno colpito per la loro nettezza, importanza e attualità.




    Come Ella, Signor Presidente, può ben comprendere, non poche preoccupazioni accompagnano questo inizio del mio servizio pastorale sulla Cattedra di Pietro. Tra di esse vorrei segnalarne alcune che, per il loro carattere universalmente umano, non possono non interessare anche chi ha la responsabilità della cosa pubblica. Intendo alludere al problema della tutela della famiglia fondata sul matrimonio, quale è riconosciuta anche nella Costituzione italiana (art. 29), al problema della difesa della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale e infine al problema dell’educazione e conseguentemente della scuola, palestra indispensabile per la formazione delle nuove generazioni. La Chiesa, abituata com’è a scrutare la volontà di Dio iscritta nella natura stessa della creatura umana, vede nella famiglia un valore importantissimo che deve essere difeso da ogni attacco mirante a minarne la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza. Nella vita umana, poi, la Chiesa riconosce un bene primario, presupposto di tutti gli altri beni, e chiede perciò che sia rispettata tanto nel suo inizio quanto nel suo termine, pur sottolineando la doverosità di adeguate cure palliative che rendano la morte più umana. Quanto alla scuola, poi, la sua funzione si connette alla famiglia come naturale espansione del compito formativo di quest’ultima. A questo proposito, ferma restando la competenza dello Stato a dettare le norme generali dell’istruzione, non posso non esprimere l’auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei genitori ad una libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l’onere aggiuntivo di ulteriori gravami. Confido che i legislatori italiani, nella loro saggezza, sappiano dare ai problemi ora ricordati soluzioni “umane”, rispettose cioè dei valori inviolabili che sono in essi implicati.
    Gilbert

  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    ROMA (Reuters) - E' necessario distinguere tra religione e vita politica, ha detto oggi il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante la visita al Quirinale di Papa Benedetto XVI.

    "La necessaria distinzione tra il credo religioso di ciascuno e la vita della comunità civile regolata dalle leggi della Repubblica ha consolidato, nei decenni, una profonda concordia fra Chiesa e Stato", ha detto Ciampi nel suo discorso.

    "La delimitazione dei rispettivi ambiti - ha aggiunto - rafforza la capacità delle autorità della Repubblica e delle autorità religiose, di svolgere appieno le rispettive missioni e di collaborare per il bene dei cittadini".

    Ciampi, spiegando che di solito mostra agli ospiti stranieri dal Torrino del Quirinale il panorama della città sul quale svetta la cupola di San Pietro, ha detto: "Sono orgoglioso di poter dire loro là vi è un altro Stato... ecco un esempio tangibile di come si possono comporre, in spirito di pace, le controversie fra gli Stati".

    "Con lo stesso orgoglio affermo, come presidente della Repubblica e come cittadino, la laicità della Repubblica italiana", ha detto Ciampi citando il rinnovato Concordato del 1984.

    Ciampi ha comunque sottolineato che "l'Italia sa di avere profonde radici cristiane, intrecciate con quelle umanistiche", e che con la Chiesa condivide "valori fondamentali: il rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano, la famiglia, la solidarietà, la pace".

    ***************************************

    Presidente, non abbia timori

    di Giuliano Ferrara (una lettera aperta)

    Riconoscere il valore del pensiero cristiano è un gesto di forza per il nostro Stato

    Gentile presidente Ciampi, il Papa le rende visita al Quirinale nella nuova atmosfera culturale e istituzionale che connota il mondo, l'Europa e l'Italia di questi anni.
    E lei risolverà da par suo il problema di calibrare un discorso che tenga conto del grande e risorgente problema: che cosa è una vera laicità dello Stato, come facciamo a non essere ideologici nel governo della cosa pubblica? Mi consenta con deferenza di esporle alcune brevi riflessioni in materia.

    Come tutti i suoi predecessori, George W. Bush rappresenta in pubblico la sua fede cristiana, prega e nomina Dio nei grandi discorsi strategici.
    Di più: nella difesa della famiglia tradizionale e del matrimonio, e nella preoccupazione bioetica per certe linee di ricerca indifferenti alla manipolazione e alla selezione dell'essere umano individuale, la morale razionale difesa dalla Casa Bianca si intreccia con la fede professata in pubblico.

    Eppure l'America, al contrario della vecchia Europa, non è paese di concordati, il muro di separazione tra religione e politica è alto e robusto, nessun credo può pensare di prevaricare gli altri alleandosi con lo stato federale e in genere con il potere pubblico.
    Però agli americani, dalla residenza del presidente al piccolo ranch familiare del Midwest, dalla comunità protestante conservatrice della East Coast agli evangelici e ai rinati cristiani del sud e dell'ovest, da sempre interessa la libertà di credere, la libertà della religione come concetto opposto alla libertà laicista dalla religione.

    Questi sono i fatti, ed è una sciocca caricatura figurarsi gli Stati Uniti in preda a un revival religioso fondato sui «valori» che travolge la laicità dello spazio pubblico di governo in una ideologia bigotta, in un devozionalismo subalterno ai ministri di culto: in America, per ragioni profonde legate all'identità del Nuovo Mondo, si è sempre fatto così ed è anche la fede cristiana e il senso trascendente della persona umana che hanno alimentato, nella più grande delle guerre culturali dell'Ottocento, l'emancipazione dei neri dalla schiavitù.

    In Europa è diverso.
    A Bruxelles un gruppo di illustri costituenti, poi bocciati dal voto francese e olandese con speciale nettezza, aveva immaginato una costituzione priva di un vero linguaggio dell'identità e dell'eredità culturale, sterilizzata da ogni possibile riferimento alle radici cristiane e giudaiche della storia europea, come invece chiedeva con testarda insistenza Giovanni Paolo II (e con lui una minoranza di laici).
    I concordati con le Chiese sì, quelli erano stati inseriti nel testo del trattato ora defunto, ma l'Europa cristiana come eredità di cultura, come sedimento di spiritualità depositatosi nel tempo accanto ad altri affluenti del modo di essere europei, quello no, strada sbarrata.

    Sospetto, gentile presidente, che questo respinto dagli elettori sia il vecchio volto europeo, e che un nuovo pensiero, non già oscurantista bensì più libero e laico nel senso profondo del termine, si stia facendo largo.

    Guardi alla parabola di Nicolas Sarkozy, un uomo politico francese che per candidarsi alla successione di Jacques Chirac ha scelto di scrivere un libro rivoluzionario, viste le tradizioni rigorose e osservanti della laicità francese, sul rapporto di mutuo scambio e dialogo tra religione e politica.

    Anche il nostro Paese è della partita, e non perché la Chiesa abbia sconfinato in un neotemporalismo nel corso del referendum, non perché abbia violato norme concordatarie desuete e in certi casi perfino grottesche nell'applicazione.
    Siamo della partita, al contrario, perché nel papato di Giovanni Paolo II e in quello del suo successore Benedetto XVI non c'è nulla di neotemporalista, non c'è alcuna ambizione alla crociata politica, ed è ben visibile, al contrario, una tensione verso le ragioni del pensiero laico e della sua specifica ricerca etica.

    Il Papa che lei riceverà al Quirinale, con il consueto stile e garbo repubblicano, non è un ministro di culto che voglia convertire le istituzioni pubbliche all'obbedienza ecclesiale. Joseph Ratzinger è al contrario quel cristiano che con maggior nitore ha saputo nei nostri tempi sposare le sue premesse di fede con la libertà della ragione umana.

    Certo, la Chiesa, come tanti laici, pensatori e filosofi e gente comune, si preoccupa di fissare criteri oggettivi intorno ai quali prendano senso e contenuto i comportamenti privati e pubblici, per evitare una deriva indifferente e nichilista, una mentalità di relativismo rozzo e coatto.
    Ma questo è pensiero laico in bocca a predicatori cristiani, è un'eredità del meglio della grande e ingiustamente dimenticata cultura medioevale, che l'Illuminismo completò senza mai superarla, perché la storia, come la natura, non fa salti.


    Insomma, gentile presidente, non abbia timori, non sia protocollare oltre la misura, sarà un gesto di forza della Repubblica riconoscere la coabitazione culturale con pensieri e preoccupazioni che attraversano l'universo o mondo.

    *****************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
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    Il Papa lascia il Vaticano per recarsi al Quirinale

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    Benedetto XVI saluta i fedeli assiepati lungo via della Conciliazione

 

 
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