Ancor prima della chiusura dei seggi il Kayhan, il più influente organo di informazione ultraconservatore dell'Iran, ha dato per scontata la vittoria dell'ex sindaco di Teheran Mahmoud Ahmadinejad. Nella prima pagina faxata alla agenzia Irna, il giornale celebra, infatti, la "Vittoria rimarchevole di Ahmadinejad". La scorsa settimana il foglio, il cui direttore viene nominato direttamente dall'ayatollah Ali Khamenei, leader supremo dell'Iran, aveva annunciato che Ahmadinejad aveva superato il primo turno prima della fine dello spoglio.

Intanto il portavoce del quartier generale elettorale del ministero dell'Interno, Jahanbakhsh Khanjani ha denunciato votazioni "sospese in diversi seggi" e irregolarità "senza precedenti" nelle operazioni elettorali del ballottaggio, secondo quanto riferisce l'agenzia Irna.

Ma il Consiglio dei Guardiani, l'organismo conservatore che sovrintende alle elezioni, ha rivendicato la piena autorità in materia, ridimensionando l'importanza degli episodi denunciati. In precedenza, il ministro dell'Interno, Abdolvahed Mousavi Lari, aveva dato ordine di sospendere temporaneamente le operazioni di voto nei seggi in cui si fosse verificata la presenza di "persone non autorizzate", segnalata in alcuni casi.

Nell'ordine, inviato a tutti i governatori delle province iraniane, Mousavi Lari sottolineava che il suo ministero aveva ricevuto segnalazioni della presenza in diversi seggi di persone "affiliate a varie istituzioni dello Stato" non autorizzate. Tra di loro, molti Basiji, i volontari delle milizie islamiche, che secondo le denunce di alcuni riformisti avevano esercitato pressioni e compiuto irregolarità durante il primo turno, venerdì scorso, per aiutare il candidato ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad ad arrivare al ballottaggio.

Il Consiglio dei Guardiani, che ha il potere di prendere ogni decisione sulla validità delle operazioni di voto, ha già risposto al ministero dell'Interno, vicino al presidente riformista uscente Mohammad Khatami, che gli episodi segnalati non sono rilevanti.



Fonte: La Repubblica