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Discussione: Concilio Vaticano II

  1. #1
    torquemada
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    Predefinito Concilio Vaticano II

    Prima sessione: 11 ottobre 1962 - 8 dicembre 1962







    25 gennaio 1959 - Appena 3 mesi dopo aver assunto il sommo pontificato, Giovanni XXIII, nel monastero di San Paolo fuori le mura, davanti a 17 cardinali, esprime l’intenzione di convocare un concilio ecumenico…

    I - Prima sessione: 11 ottobre 1962 - 8 dicembre 1962

    11 ottobre 1962 - Apertura del secondo concilio del Vaticano.
    2400 Padri conciliari in piviale e mitra bianche si recano in processione nella Basilica di San Pietro. Fra di loro i cardinali Frings, Ottaviani, Liénart, Meyer, Bea, Suenens e… mons. Lefébvre.
    Si tratta del 21° concilio ecumenico della storia della Chiesa cattolica. Vi sono rappresentati tutti i continenti: Europa (39%), America del Nord (14%), America del Sud (18%), America Centrale (3%), Africa (12%), Asia (12%), Oceania (2%).
    Dopo il canto del Veni Creator, la celebrazione della Messa e l’intronizzazione dei Vangeli, il Papa pronuncia un discorso di apertura, Gaudet Mater Ecclesia, che rappresenta certamente una delle chiavi del concilio. Il Papa spiega che per delle ragioni pastorali, egli vuol trovare delle nuove forme per il messaggio cristiano, più adatte ai nostri tempi.
    Questa distinzione tra il contenuto e la forma dell’insegnamento della Chiesa è una assoluta novità per la Chiesa cattolica.

    13 ottobre 1962 - Cominciano i lavori. È sabato e si apre la prima congregazione generale. I Padri conciliari ricevono tre libretti preparati dal Segretariato generale, che servono per la designazione dei 24 membri che devono comporre ognuna delle 10 commissioni. Il primo libretto contiene l’elenco completo dei Padri (tutti eleggibili, se non svolgono già delle funzioni organizzative); il secondo elenca i nomi dei Padri che hanno preso parte attiva ai lavori di preparazione del concilio; il terzo, in bianco, da compilare con i nomi dei candidati scelti a far parte delle commissioni.
    Spinto da mons. Garrone (Tolosa), il cardinale Liénart (Lilla), uno dei dieci presidenti del concilio, interrompe mons. Felici che spiegava la procedura per la designazione. L’arcivescovo di Lilla chiede che gli scrutinii vengano differiti di molti giorni. È applaudito. Il cardinale Frings lo appoggia. Mons. Felici cede e annuncia che la riunione è aggiornata a martedì 16 ottobre, alle ore 9,00. Secondo un vescovo olandese, si tratta della prima vittoria del cambiamento.
    Il giornale marxista Il Paese, commenta: “Il diavolo è entrato in Concilio”. Henri Fesquet, con maggiore clama, annota su Le Monde: “Non si deve sopravvalutare l’importanza dell’iniziativa del cardinale Liénart, che è stata accolta assai freddamente dagli ambienti romani”.

    15 ottobre 1962 ? In serata sono giunte al Segretariato generale 34 elenchi. L’elenco del cardinale Frings ? soprannominato “internazionale” ? comprende 109 nomi scelti accuratamente. Scopo di questa lista? Fare in modo che in seno alle dieci commissioni sia largamente rappresentata quella che più tardi verrà chiamata “l’Alleanza Europea”. Questa “Alleanza Europea” è principalmente costituita dai vescovi di Germania, Austria, Francia, Olanda, Belgio e Svizzera.
    Il papa riceve i presidenti delle dieci commissioni in udienza privata. Su proposta dei cardinali Frings (Colonia), Liénart (Lilla) e Alfrink (Utrecht), viene chiesto a Giovanni XXIII di differire la discussione dei 4 primi schemi preparatori: “Le fonti della Rivelazione”, “La salvaguardia integrale del deposito della Fede”, “L’ordine morale cristiano” e “Castità, matrimonio, famiglia e verginità”. Queste costituzioni “troppo” dogmatiche non piacevano ai vescovi olandesi; il Padre Schillebeeckx, in forma anonima, ne fu il primo contestatore.

    16 ottobre 1962 ? Scrutinio delle votazioni: vengono esaminati 380.000 nomi.
    Nel contempo si annuncia che i 4 primi schemi previsti nell’ordine della discussione sono stati effettivamente rimandati. Come scrisse Henri Fesquet in Le Monde del 16 ottobre, si rimprovera ai testi della commissione preparatoria di essere “troppo scolastici, troppo giuridici, troppo canonici, troppo centrati sulla morale e, cosa che costituisce forse il rimprovero più grande nel contesto ecumenico del concilio, insufficientemente biblici”. Si tratterà quindi per prima la costituzione sulla liturgia, più pastorale.
    “Gli stessi protestanti sono stati colpiti dalla qualità di questo testo”, registra lo stesso Fesquet.

    20 ottobre 1962 ? Dopo lo scrutinio, il Sommo Pontefice cambia il metodo per le elezioni e annuncia che per la designazione dei membri delle commissioni non è più richiesta la maggioranza assoluta, basterà la maggioranza semplice. I risultati diventano molto soddisfacenti per l’Alleanza Europea: essa ottiene il 49% dei seggi. Il papa sostiene questa tendenza designando a sua volta altri membri, e riservandosi il diritto di nominarne più di quelli previsti inizialmente. Alla fine, l’80% dei candidati presentati dall’Alleanza Europea sono presenti nelle commissioni.

    22 ottobre 1962 ? Soddisfatto per non dover discutere le 4 costituzioni dogmatiche e per poter incominciare con lo schema sulla liturgia, il cardinale Frings, primo oratore della giornata, presenta tuttavia una protesta. Egli informa l’aula conciliare che il testo sulla liturgia sottoposto a discussione è stato tagliato: mancano i passi più importanti che erano invece contenuti nella prima stesura, in particolare sull’uso della lingua volgare e sulla possibilità di concelebrare.

    23 ottobre 1962 ? Mons. Dante afferma chiaramente che legiferare in materia liturgica è prerogativa esclusiva della Santa Sede e quindi non è opportuno trattare di questioni liturgiche nel corso del Concilio.
    Certi Padri, ignorando i regolamenti, fanno arrivare ai giornali delle informazioni confidenziali sul dibattito.
    Questo 23 ottobre l’opinione pubblica fa il suo ingresso nell’aula: quando mons. Van Bekkum (Indonesia) tiene la prima conferenza stampa per spiegare che l’uso del volgare nella liturgia è una questione di vitale importanza.

    30 ottobre 1962 ? Il cardinale Ottaviani, Prefetto del Sant’Uffizio, e quindi custode della dottrina, protesta formalmente contro le modifiche radicali che si vorrebbero apportare al rito della Messa. Il cardinale Alfrink, che presiede la seduta, fa staccare il microfono su segnalazione del cardinale Tisserant (decano del Sacro Collegio). Accortosi che era stato ridotto al silenzio e che parla a vuoto, il cardinale Ottaviani si siede, umiliato, mentre numerosi Padri conciliari applaudono di gioia.

    4 novembre 1962 ? Giovanni XXIII, rivolgendosi ai Padri, prende posizione a favore dell’uso del volgare nella liturgia. Riprende il tema del suo discorso d’apertura: “È naturale che la novità dei tempi e delle circostanze suggerisca delle forme e dei metodi diversi per trasmettere all’esterno la stessa dottrina e darle una veste nuova”.

    5 novembre 1962 ? In seguito alla protesta del cardinale Frings (22 ottobre), viene annunciato che la maggior parte dei passi eliminati dalla costituzione sulla liturgia, saranno reintrodotti.
    Sorgono altre questioni: l’Alleanza Europea amerebbe che la Curia perdesse le sue prerogative in materia di legislazione liturgica, a favore delle Conferenze Episcopali locali.

    6 novembre 1962 ? Nel pomeriggio, mons. Duschak (Filippine) propone un programma liturgico profetico: “È necessario istituire, al di fuori e al di là del rito latino, una messa ecumenica, ispirata alla Santa Cena, interamente celebrata in volgare, a voce alta e rivolti ai fedeli, in maniera che essa sia accessibile senza spiegazioni né commenti e sia accettabile da parte di tutti i cristiani al di là della loro specifica confessione. Perché il più grande concilio ecumenico della storia non dovrebbe dare l’ordine di studiare una nuova forma della messa, adatta gli uomini dei nostri tempi?”

    13 novembre 1962 ? Rispondendo ad una domanda di 400 vescovi (italiani e iugoslavi), Giovanni XXIII decide che nel canone della Messa si faccia menzione di San Giuseppe. “È la prima volta dal tempo di San Gregorio Magno, morto nel 610, che il canone della Messa viene ritoccato”, nota Henri Fesquet. Nel suo Giornale del Concilio, il Padre Congar, figura del partito progressista e influente esperto, commenta: “Il buon Giovanni XXIII mescola continuamente il piacevole con lo spiacevole o l’arretrato”.

    14 novembre 1962 ? Esame dello schema preparatorio sulle “Fonti della Rivelazione”. Il cardinale Ottaviani ne presenta il testo. Principale artefice dello schema, egli spiega che “il primo dovere di ogni pastore d’ànime (è) di insegnare la verità che rimane sempre e ovunque immutabile”. Ma le reazioni sono particolarmente violente. Il cardinale Liénart interviene per primo: “Hoc schema mihi non placet!” Egli accusa la commissione preparatoria di aver lavorato “modo frigido”. Il cardinale Léger (Montreal) minaccia di dimettersi se lo schema verrà adottato. L’11 ottobre, per rigettare in toto lo schema, i cardinali Alfrink, Lefebvre (Bourges) e Bea (Segretariato per l’Unità) richiamano il discorso di apertura di papa Giovanni XXIII. Il cardinale Ruffini (Palermo) invece lo approva, al pari del cardinale Siri (Genova) e del cardinale Quiroga (San Giacomo di Compostela). Ma già circolano tra i Padri due contro-schema, uno del padre Congar e l’altro dei padri Rahner e Ratzinger.

    16 novembre 1962 ? Il dibattito infuria: 9 dei 21 intervenuti chiedono che lo schema preparatorio sulle fonti della fede sia rigettato perché non corrisponde alle esigenze dell’ecumenismo attuale. Il concilio si trova ad un punto morto, le posizioni si irrigidiscono e in seguito ai confronti non si determina alcuna maggioranza. La presidenza del concilio stabilisce una votazione per sapere se occorre sospendere la discussione. Su 2209 Padri il 62% si pronuncia in favore della sospensione, il 37% contro e l’1% vota nullo. Il regolamento interno richiedeva una maggioranza dei due terzi perché fosse accettata una proposizione: quindi la discussione avrebbe dovuto continuare… Ma il papa stesso fa sapere che il dibattito sull’argomento è sospeso.
    Quattro giorni più tardi, l’Osservatore Romano annuncia che lo schema cambierà titolo: d’ora in avanti si avrà uno schema sulla “Rivelazione divina”. La nozione stessa delle due fonti della Rivelazione (Scrittura e Tradizione) spiaceva ai teologi dell’Alleanza Europea, che ottengono dunque una nuova vittoria. I cardinali Frings e Liénart sono chiamati a partecipare alla revisione del testo.
    Fesquet commenta così queste scaramucce: “Questi dibattiti non sono stati inutili, poiché hanno permesso di mettere in piena luce il carattere retrogrado e antiecumenico di un clan praticamente ostile all’aggiornamento della Chiesa, richiesto dal papa”.

    23 novembre 1962 ? Primo giorno di discussione sui mezzi di comunicazione sociale.
    Il segretario generale annuncia lo schema su “l’Unità della Chiesa”, poi quello su “la Santissima Vergine Maria”.
    Lo stesso giorno i Padri avevano preso conoscenza di un’altro schema intitolato “Della Chiesa” e contenente un capitolo sull’ecumenismo. Quest’ultimo, redatto sotto la guida del cardinale Ottaviani non piace affatto all’Alleanza Europea: l’emozione in aula è notevole.
    Sulla questione dell’unità dei cristiani i Padri sono in presenza di tre diversi documenti: lo schema su “l’Unità della Chiesa”, il famoso capitolo sull’ecumenismo contenuto nello schema su “la Chiesa” (molto conservatore) e un altro schema intitolato “dell’Ecumenismo Cattolico”. Per ridurre l’influenza e la portata del capitolo sull’ecumenismo, l’ala liberale vuol far confluire i tre documenti in uno solo.

    26 novembre 1962 ? L’Alleanza Europea segna un nuovo punto: il segretario generale annuncia che lo schema su “la Santissima Vergine Maria” è rimandato.
    Dopo questo annuncio i Padri lavorano allo schema su “l’Unità della Chiesa”. Il cardinale Liénart prende la parola e critica violentemente il testo predisposto dalla commissione preparatoria.
    Nel corso della notte Giovanni XXIII è vittima di una grave emorragia che gli impedisce di apparire in pubblico per molti giorni.

    27 novembre 1962 ? Un gran numero di oratori rimproverano allo schema preparatorio di non occuparsi delle mancanze e degli errori della Chiesa cattolica: essi deplorano una arroganza ed una intolleranza che sono contrari allo spirito ecumenico.

    1 dicembre 1962 ? Con 2068 voti contro 36 il concilio decide che i tre documenti sulla Chiesa confluiranno in un solo schema. La discussione è quindi aggiornata.
    Ad una settimana di chiusura della prima sessione, il cardinale Ottaviani, presidente della commissione teologica, aveva richiamato i gravi inconvenienti derivati da questa modifica: sottolineando che era impossibile approntare uno schema così importante come quello sulla Chiesa (composto da 36 pagine) nell’arco di una settimana. Ma il suo intervento basato sul buon senso, che chiedeva di iscrivere all’ordine del giorno lo schema sulla Vergine Maria (6 pagine), fu ignorato.
    In seguito a questa allocuzione, 14 interventi successivi chiedono il rigetto dello schema preparatorio sulla Chiesa, giudicato troppo teorico e legalista. Inoltre, il cardinale Liénart critica l’identificazione pura e semplice tra Chiesa e Corpo Mistico di Cristo. Mons. De Smedt (Bruges) chiede che si eviti “la trilogia del clericalismo, del giuridicismo e del trionfalismo”. L’ultimo di questi termini è un neologismo, destinato ad avere successo nel corso delle riforme conciliari.
    La prima sessione si conclude con un risultato nullo, inteso dai liberali come “sorprendente e positivo”. Mons. Carli, a nome della Curia, difende lo schema, affermando che ben presto, a causa dell’ecumenismo, non si potrà più parlare della Santa Vergine, che nessuno potrà più essere definito eretico e non si potrà più impiegare l’espressione “Chiesa militante”.
    La famosa dialettica tra i vescovi del concilio e la Curia romana viene alla luce, ben riassunta da Fesquet: “Se un membro del dicastero ha potuto stupirsi della sfiducia manifestata dal concilio nei confronti della Curia, questo concilio può a maggior ragione stupirsi della sfiducia della Curia nei suoi confronti”.
    I dibattiti incalzano per diversi giorni. Non bisogna rivalutare il ruolo del vescovo? La questione è posta. Si rimprovera alla Curia di considerare l’episcopato come un corpo di funzionari al servizio del papa. Nel corso di un celebre intervento in questa ottica, Mons. Doumith (maronita) nasconde malamente la sua volontà di giungere ad un potere collegiale nella Chiesa.

    5 dicembre 1962 ? Giovanni XXIII recita l’Angelus a mezzogiorno, dalla finestra del suo appartamento. Numerosi Padri lasciano la basilica per vederlo.
    Il papa istituisce una nuova commissione coordinatrice per organizzare e dirigere i lavori conciliari nel corso dell’intersessione. Si annuncia che essa sarà composta da 6 membri: i cardinali Liénart, Döpfner, Suenens, Confalonieri, Spellman e Urbani, e da un presidente: il cardinale Cicognani. 3 membri su 6 appartengono all’Alleanza Europea… All’inizio del concilio essa contava sul 30% di presenze in seno alla presidenza.

    7 dicembre 1962 ? Ultimo giorno di lavoro della prima sessione. Il papa rende visita ai Padri conciliari e pronuncia un lungo discorso di ringraziamento particolarmente ottimista, in cui ritorna sul tema della nuova Pentecoste e loda “la santa libertà dei figli di Dio, così come essa esiste nella Chiesa”.

    8 dicembre 1962 ? Solenne cerimonia di chiusura.
    Il giovane teologo Ratzinger sottolinea che nel corso della sessione non è stato approvato alcun documento, il che costituisce “un risultato soprendente e positivo”, poiché è la prova di una “forte reazione contro lo spirito che reggeva il lavoro preparatorio”. Da parte sua, il padre Küng, teologo svizzero, confida ai giornalisti americani che quello che era stato il semplice sogno di un gruppo d’avanguardia, da adesso “permeava tutta l’atmosfera della Chiesa”.

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  2. #2
    torquemada
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    Seconda sessione: 29 settembre 1963 - 4 dicembre 1963





    II _ Manovre dell’Alleanza Europea nel corso della prima intersessione.

    5 e 6 gennaio 1963 _ A Monaco, sotto l’egida del cardinale Döpfner, membro della commissione coordinatrice, i vescovi e i teologi germanofoni si mettono al lavoro. Vengono invitati alcuni rappresentanti dell’Alleanza Europea, come Mons. Elchinger, coadiutore del vescovo di Strasburgo, il Padre Schütte, superiore generale dei Missionari del Verbo Divino, ben collocato per influenzare i superiori generali delle altre congregazioni. Questa riunione sfocia nella redazione di uno schema sostitutivo che pone in luce la collegialità episcopale e l’apertura ecumenica. Dopo una riunione “europea” tra esperti, il 25 gennaio i lavori sono trasmessi al papa e al cardinale Ottaviani.

    30 gennaio 1963 _ A Roma, la commissione coordinatrice obbliga la commissione conciliare dei religiosi a modificare il suo testo primitivo. In effetti, secondo il cardinale Döpfner, “non è stato posto l’accento su un rinnovamento appropriato” né su un “adattamento degli ordini religiosi ai bisogni moderni”. Egli considera che il documento mette troppo spesso in guardia contro il mondo e lo spirito del mondo, e vorrebbe che invece il testo incitasse i religiosi a conoscere meglio la società per “raggiungere l’uomo moderno”.

    16 febbraio 1963 _ Completato il lavoro di Monaco, il cardinale Döpfner ne trasmette copia a ciascuno dei Padri conciliari austriaci e tedeschi. Nella presentazione si può leggere che questo nuovo schema “è più breve, più pastorale, corrisponde meglio allo spirito ecumenico e cerca sempre di prendere in considerazione le obiezioni dei protestanti”.
    Le prime parole di questo schema sostitutivo erano “Lumen gentium…”

    28 marzo 1963 _ A Roma, la commissione coordinatrice esamina i primi due capitoli dello schema sulla Chiesa, nonché la versione rivista dello schema sull’ecumenismo. Alle 18 arriva Giovanni XXIII, si complimenta con la commissione e annuncia la creazione di una commissione pontificia per la revisione del Codice di Diritto Canonico.

    6 aprile 1963 _ Mons. Thijssen, vescovo di Larantuka in Indonesia, tiene una conferenza stampa internazionale per chiedere la creazione a Roma di un Segretariato per le grandi religioni non cristiane: noi “possiamo apprendere molto dalla liturgia, dalla cultura e dalla filosofia di queste religioni non cristiane”. Mons. Sigismondi, segretario della Congregazione per la Propaganda della Fede, si congratula con mons. Thijssen.

    8 aprile 1963 _ Il cardinale Tien, arcivescovo di Taïpeh, diffonde un comunicato stampa in cui chiede che degli osservatori non cristiani assistano al concilio.

    9 aprile 1963 _ Giovanni XXIII firma la sua ottava enciclica: Pacem in Terris. In questo documento egli si augura di apparire come “l’amico vero e sincero di tutte le nazioni”, e si rivolge a tutti gli “uomini di buona volontà”. Una copia firmata dallo stesso papa viene inviata al segretario generale delle Nazioni Unite.

    22 aprile 1963 _ 12 nuovi schemi “made in Germany” sono trasmessi al papa per sostituire quelli della commissione preparatoria.
    Il papa approva i nuovi testi dei 12 schemi e li fa recapitare ai Padri conciliari. Egli chiede alle commissioni di fare presto. Tutti sanno che egli è gravemente malato: tutti i giorni è vittima di emorragie.

    21 maggio 1963 _ Dopo un lungo ritardo, 6 dei 12 schemi sono inviati da mons. Felici.

    31 maggio 1963 _ Giovanni XXIII riceve gli ultimi sacramenti.

    3 giugno 1963 _ Il papa muore alle 19 e 49.

    22 giugno 1963 _ Paolo VI, nuovo papa, dichiara che proseguirà l’opera di Giovanni XXIII.
    L’indomani della sua elezione Paolo VI indirizza il suo primo messaggio, nel quale annuncia il proseguimento del concilio e il suo attaccamento a quest’opera.

    30 giugno 1963 _ Il cardinale König, dopo essersi incontrato col cardinale Frings, appoggia le dichiarazioni del cardinale Tien e di mons. Thjissen: egli promette di richiamare al cardinale Bea la necessità di creare un organismo per le religioni non cristiane. Vi è anche il sostegno dichiarato del giovane cardinale Gracias (Bombay) e del vecchio cardinale Liénart.

    9 luglio 1963 _ Dopo essersi incontrato con i cardinali Frings e König, il cardinale Döpfner invita tutti i vescovi della Germania e dell’Austria a partecipare ad una conferenza prevista a Fulda.

    21 luglio 1963 _ Il cardinale Tien chiede al nuovo papa la creazione di una sorta di sinodo permanente per assisterlo e propone che si nomini a capo di questo sinodo il cardinale König, arcivescovo di Vienna.

    26 agosto 1963 _ Apertura della conferenza di Fulda alla presenza di 4 cardinali, 70 arcivescovi e vescovi. Sono rappresentati dieci paesi. Oltre alla Germania e all’Austria, hanno inviato rappresentanti l’Olanda, i paesi nordici, la Francia e il Belgio.
    Le ripercussioni furono immense. Fulda resterà come l’espressione e l’opera dell’Alleanza Europea e da allora il concilio viaggerà sui binari suggeriti da questa assemblea.
    Indiscutibilmente, la guida intellettuale di questa conferenza è il Padre Karl Rahner, teologo accreditato dal cardinale König. Egli è coadiuvato dal padre Ratzinger (teologo del cardinale Frings), dal padre Grillmeier e dal padre Semmelroth. In seguito alle conferenze di Monaco e di Fulda vengono redatti quasi 500 pagine di commenti o di schemi sostitutivi.
    Numerosi giornali (in particolare italiani) paragoneranno in seguito la conferenza di Fulda ad una “cospirazione” o ad un “attacco” contro la Curia romana.

    31 agosto 1963 _ Il cardinale Döpfner trasmette al Segretariato generale i lavori di Fulda. Tre giorni dopo egli incontra il papa Paolo VI che avalla la conferenza.

    * * *

    7 settembre 1963 _ Pubblicazione dell’ordine degli schemi da sottoporre alla discussione della seconda sessione: 1. La Chiesa, 2. La Santissima Vergine Maria, 3. I vescovi, 4. Il laicato, 5. L’ecumenismo.

    13 settembre 1963 _ Paolo VI modifica l’organizzazione e il regolamento interno del concilio.
    La presidenza è composta da un numero maggiore di membri, ma i suoi poteri sono ridotti: i presidenti delle commissioni non hanno più la facoltà di condurre i dibattiti. Il papa nomina quattro cardinali moderatori: Döpfner, Suenens, Lercaro e Agagianian. I primi due sono dei membri attivi dell’Alleanza Europea, il cardinale Lercaro è conosciuto come un liberale convinto e amico del papa. Il cardinale Agagianian, Prefetto della Congregazione per la Propaganda della Fede, aveva sostenuto segretamente le richietse rivoluzionarie del cardinale Tien e di mons. Thjissen (si veda alle date del 20 giugno e del 21 luglio).
    Attraverso queste quattro nomine, Paolo VI indica chiaramente la tendenza che ha scelto. Il ruolo del moderatore è fondamentale: è lui che conduce la discussione.
    Altra modifica: d’ora in poi bastano cinque membri di una commissione per “suggerire una nuova redazione da un emendamento proposto”. Perché cinque? Nessuno lo sa con certezza, ma una cosa è certa: l’Alleanza dispone di un minimo di cinque membri in ogni commissione. Per di più, per rigettare uno schema o sospendere una discussione, non è più necessaria la maggioranza dei due terzi,
    basterà la maggioranza semplice.
    A questo punto l’Alleanza Europea e, più precisamente, i partigiani di Monaco e di Fulda, possono essere particolarmente ottimisti in vista dell’apertura della nuova sessione…

    III _ Seconda sessione: 29 settembre 1963 _ 4 dicembre 1963.

    29 settembre 1963 _ Allocuzione inaugurale pronunciata dal papa Paolo VI. “La Chiesa deve prendere nuova coscienza di sé stessa”.
    Egli elenca quattro obiettivi del concilio: che la Chiesa acquisisca una nuova coscienza della sua natura specifica, che si produca un vero rinnovamento, che sia promossa l’unità tra i cristiani, che si intraprenda un vero dialogo con l’uomo moderno.
    Poi il papa saluta gli osservatori cristiani non cattolici, che sono là per la prima volta, e li ringrazia calorosamente per la loro presenza.
    Trattando poi della persecuzione religiosa e dell’intolleranza, Paolo VI pronuncia alcuna parole a proposito delle religioni non cristiane, quelle che “conservano il senso e la nozione di Dio, uno, creatore”.

    30 settembre 1963 _ Prima seduta di lavoro: è la 37a congregazione generale dall’inizio del concilio.
    Il primo schema all’esame è quello della Chiesa. Alla fine della prima sessione, quando fu rinviato alla commissione teologica, esso era composto da 11 capitoli, adesso è composto solo da 4 capitoli: “Il mistero della Chiesa”, “La costituzione gerarchica della Chiesa”, con particolare riferimento all’episcopato, “Il popolo di Dio e il laicato”, “La vocazione alla santità nella Chiesa”.
    La prima questione sollevata è quella della collegialità. Se per alcuni Padri si tratta semplicemente di completare il Concilio Vaticano I che aveva definito il primato del papa, per altri occorre ammorbidire la portata del Vaticano I e rivalutare lo stato dei vescovi a fronte del potere “eccessivo” del papa. Il Padre Congar, che sarà uno dei principali redattori del testo finale, appartiene in modo manifesto a questo secondo gruppo. In data 14 ottobre 1962, nel suo giornale, egli aveva scritto: “Non v’è niente di decisivo che si possa fare fintanto che la Chiesa romana non avrà abbandonato totalmente le sue pretese di signoria. Occorre che tutto ciò sia distrutto: e lo sarà”. In quel 30 settembre egli aggiunse: “Io credo che il Vangelo è nella Chiesa, ma prigioniero”.

    3 ottobre 1963 _ Ben presto si presenta un altro problema, quello dell’opportunità di uno schema specifico sulla Vergine Maria. Così come era stato concepito dai teologi romani, lo schema “provocava un male inimmaginabile dal punto di vista dell’ecumenismo” (Rahner). Non sarebbe stato meglio parlare della Vergine in un capitolo dello schema sulla Chiesa? Così facendo si sarebbe data meno importanza all’argomento. È quello che propongono il cardinale Frings (a nome di 65 vescovi germanofoni), mons. Leone, il cardinale Silva e mons. Garrone. Di contro, il cardinale Arriba y Castro, arcivescovo di Tarragona, a nome di 60 Padri, si oppone alla fusione dei due schemi. Il disordine è totale. Fra l’altro, sono stati già diffusi diversi testi sostitutivi. Quello redatto da dom Butler, superiore generale dei Benedettini inglesi, abbonda in senso ecumenico. Di contro, l’opuscolo redatto dai Serviti si oppone a quello dei due schemi riuniti. Il dibattito si accende per parecchi giorni.

    4 ottobre 1963 _ Si solleva un’altra questione: occorre ristabilire il diaconato permanente?
    In seguito alle conferenze di Monaco e di Fulda, nello schema ufficiale rivisto, il padre Karl Rahner aveva fatto adottare il suo punto di vista in favore del diaconato permanente. Fra gli oppositori, i cardinali Spellman (arcivescovo di New York) e Bacci (Curia) mettono in guardia dal rischio di voler restaurare antiche istituzioni senza tenere conto delle condizioni attuali. Per di più, sottolineano, non è il caso di affrontare una questione disciplinare in seno ad una costituzione dogmatica. Infine, essi vedono nel diaconato permanente un pericolo per il celibato ecclesiastico e le vocazioni sacerdotali. Di contro sono molti gli interventi a sostegno dell’idea: come quelli dei cardinali Döpfner e Suenens o dei vescovi residenti in zone di missione, come Yago (Abidjan), Zoungrana (Ouagadoudou) e Gay (Pointe-a-Pitre).

    9 ottobre 1963 _ Primo intervento della minoranza contro la collegialità.

    9 ottobre 1963 _ Mons De Proençea Sigaud, arcivescovo di Diamantina (Brasile) reagisce con forza contro la nuova visione della collegialità episcopale. Egli denuncia la costituzione di una nuova istituzione mondiale paragonabile ad un concilio ecumenico permanente e mette in guardia contro un altro pericolo: quello di creare dei centri di decisione locali staccati da Roma. La sua protesta si allaccia alle posizioni di mons. Carli e di mons. Lefébvre, Superiore dei Padri dello Spirito Santo. Comincia allora a formarsi una piccola resistenza contro le nuove idee.
    Forte delle sue esperienze in Africa, mons. Lefébvre concede un’intervista a Ralph Wiltgen: se le conferenze episcopali non costituiscono un pericolo per il papato, lo sarebbero, secondo lui, per il magistero e la responsabilità pastorale dei vescovi presi individualmente.

    14 ottobre 1963 _ Quando il capitolo sulle “religioni” viene modificato dalla commissione coordinatrice, l’Unione Romana dei Superiori Maggiori reagisce. Si tratta di un gruppo minoritario di 125 Padri conciliari appartenenti a degli ordini religiosi. Essi sono particolarmente scontenti della nuova visione della vita religiosa _ troppo apertamente laicizzata _ che l’Alleanza Europea tende ad imporre.

    16 ottobre 1963 _ L’inserimento di un capitolo intitolato “il Popolo di Dio” nel De Ecclesia fu opera del cardinale Suenens. Seguendo un’idea di mons. Philips (Louvain), egli aveva fatto in modo che si evitasse l’espressione “membro della Chiesa”, per poter inglobare in questo “popolo di Dio” tutti i cristiani, quelli che sono membri della Chiesa cattolica e quelli che non lo sono. L’espressione “popolo di Dio” era stata rigettata dal cardinale Ottaviani e dalla sua commissione teologica preconciliare. Il 24 ottobre, in aula, il cardinale Siri prosegue questa critica: “Un capitolo distinto può lasciare intendere che il popolo di Dio possa sussistere e compiere qualcosa anche senza la Chiesa. Questo contraddice l’insegnamento secondo cui la Chiesa è necessaria alla salvezza”.

    17 ottobre 1963 _ “Noi facciamo veramente parte del concilio”. K. Skydsgaad, luterano.

    17 ottobre 1963 _ Il dott. Kristen Skydsgaad, osservatore luterano invitato al concilio, si rivolge al papa a nome di tutti i non cattolici convenuti alla seconda sessione. Egli afferma di sperare che la luce diffusa da “una teologia concreta e storica, e cioè nutrita dalla Bibbia e dagli insegnamenti dei Padri, brillerà sempre più nei lavori del concilio”. Riconosce anche che un nuovo spirito ecumenico si manifesta nell’aula.
    Il prof. Cullmann, da parte sua, aveva confessato: “Ogni mattina sono sempre più sorpreso di vedere fino a che punto noi facciamo veramente parte del concilio”.
    In risposta al dott. Kristen Skydsgaad, il papa Paolo VI dichiara di voler ricevere questi osservatori e invitarli “nel cuore stesso della sua intimità”. Ringraziandoli di aver risposto al suo invito, confida loro di non essere mosso da alcun preconcetto: “Un vero cristiano non conosce l’immobilismo”, aggiunge. E conclude: “Cosa c’è di più umano che reincontrarsi e ricominciare ad amarsi dopo tante dolorose polemiche?”.

    18 ottobre 1963 _ Mons. Wright, vescovo di Pittsburg richiama l’importanza storica e teologica del capitolo sul laicato: “I laici aspettavano questo momento da almeno quattro secoli”. Lo stesso giorno, mons. Schroeffer, vescovo di Eichtadt, dichiara, nel più puro stile di Karl Rahner, che “il sacerdozio universale è una nozione che nel passato era stata dimenticata. Subito i laici cristiani sarebbero tentati di definirsi in rapporto al mondo profano, mentre in realtà il laico è un uomo religioso col compito di testimoniare Cristo nel mondo”.

    18 ottobre 1963 _ Il cardinale Bea dà un ricevimento per gli osservatori e gli invitati non cattolici. Egli approfitta di questa occasione per sollecitare le loro critiche e le loro osservazioni. Assicura loro che si terranno in gran conto i loro suggerimenti e i loro desideri. Il capo della delegazione anglicana, John Moorman, confida al p. Ralph Wiltgen che la via dell’ecumenismo sarebbe ampiamente favorita se la Chiesa cattolica sviluppasse il concetto di collegialità dei vescovi. Egli suggerisce di trovare un sistema perché i vescovi di tutto il mondo costituiscano col papa un consiglio permanente.

    24 ottobre 1963 _ 82 oratori prendono la parola sulla questione del laicato. Si decide che il capitolo sul laicato sia rinviato alla commissione teologica per una revisione.

    29 ottobre 1963 _ Si vota per decidere se lo schema sulla Santa Vergine debba diventare un capitolo integrato nello schema sulla Chiesa. La risposta è: Si. E anche su questo punto il cardinale Frings e l’Alleanza Europea riescono ad averla vinta per 17 voti.

    29 ottobre 1963 _ Sovversione elettorale nel Vaticano II

    29 ottobre 1963 _ I quattro moderatori propongono un nuovo metodo per affrontare la discussione di uno schema: mettere ai voti alcune questioni allo scopo di conoscere la tendenza dell’aula, e ancor prima di discutere la redazione del testo. Si precisa che il voto avrebbe solo un semplice valore indicativo…

    30 ottobre 1963 _ In virtù del nuovo metodo proposto dai cardinali moderatori, si mettono ai voti cinque punti. Tra questi una domanda molto importante riflette la tesi collegialista: occorre rivedere lo schema sulla Chiesa in modo da precisare che il potere pieno e supremo sulla Chiesa universale appartiene “di diritto divino” al collegio dei vescovi uniti al suo capo? Il risultato della votazione è una vittoria per i liberali: 1717 voti a favore e 408 contro. Mons. Wright, vescovo di Pittsburg, si affretta ad affermare che questi 408 voti non sono di alcun valore.
    Henri Fesquet, in Le Monde, non esita a scrivere: “Il Vaticano II ha inaugurato una pagina tutta nuova della storia della Chiesa. Gli integralisti sono in ritardo di un concilio. E così accade quello che nella Chiesa è accaduto nella grandi occasioni, la minoranza, confusa, finisce col dar prova di una reale abnegazione e si sottomette”.
    La maggiore resistenza espressa da quella che sarà da allora la minoranza si riscontra in occasione della questione dell’ordinazione dei diaconi permanenti: 525 voti contrari, che ne conferma la debolezza.
    “Non avevo avuto dubbi che il 30 ottobre avrebbe segnato una svolta”, nota il padre Congar nel suo Giornale (alla data del 3 dicembre 1963).

    5 novembre 1963 _ Inizia il dibattito a proposito dello schema sui vescovi e il governo delle diocesi. Numerosi vescovi ne approfittano per attaccare la Curia romana. Maximos IV, patriarca melchita di Antiochia, chiede la creazione di un supremo Sacro Collegio, comprendente i patriarchi orientali, i cardinali e i vescovi diocesani eletti dalle conferenze episcopali locali. La Curia dovrebbe rimanere sottomessa a questa organismo, limitandosi a svolgere un ruolo esecutivo. Il cardinale König si richiama ad un organismo centrale che aiuti il papa a governare la Chiesa. Il cardinale Frings attacca il Sant’Uffizio, rimproverandogli di giudicare e di condannare in maniera troppo sbrigativa. Il cardinale Ottaviani, Prefetto del Sant’Uffizio, protesta energicamente e ne approfitta per ricordare il voto del 30 ottobre sui famosi cinque punti. Egli rimprovera a questo nuovo metodo di scavalcare la commissione teologica da lui diretta.

    7 novembre 1963 _ Il cardinale Döpfner, che fa della riforma dei religiosi una questione personale, fa di tutto per impedire che i sostenitori della Tradizione si esprimano sull’argomento. Alla fine legge un testo da lui redatto che pretenderebbe di rappresentare la posizione dei conservatori privati della possibilità di intervenire. Egli è breve, oscuro e inesatto. Sette vescovi religiosi si riuniscono in un gruppo chiamato Segretariato Vescovi e gridano alla dittatura. Ben presto si uniscono a questi altri 35 Padri. A capo si trova mons. Perantoni, arcivescovo di Lanciano, già Superiore generale dei Francescani.

    8 novembre 1963 _ Il Segretariato per l’Unione dei Cristiani pubblica un comunicato relativo ad un progetto sulla “attitudine dei cattolici nei confronti dei non cristiani e specialmente nei confronti dei giudei”. Questo progetto è destinato a diventare il capitolo 4 dello schema sull’ecumenismo. Fin da allora il comunicato sottolinea che il ruolo svolto dai capi giudei e farisei nella crocifissione escludeva la responsabilità del popolo ebraico, il quale non può essere chiamato deicida o indicato come maledetto da Dio.

    13 novembre 1963 _ L’Unione Romana dei Superiori Maggiori si associa al Segretariato Vescovi. Essi conducono insieme un programma d’azione volto a far pressione sul concilio perché sia reintrodotto un capitolo sui religiosi.

    14 novembre 1963 _ Apertura del dibattito sullo schema dei mezzi di comunicazione sociale. Dopo essersi interrogati, nel corso della prima sessione, se bisognasse considerare i media come “un mezzo provvidenziale per trasmettere il messagio cristiano”, i Padri si aspettavano uno schema rivisto sottoforma di istruzione pastorale.
    L’articolo 12 di questo schema precisa che è compito dell’autorità civile difendere e proteggere l’informazione vera e giusta, ed essa deve vegliare sulla moralità pubblica dei mezzi di comunicazione. Vedendo in questo articolo una porta aperta alla censura governativa, diversi ecclesiastici speravano che lo schema fosse rigettato: fra di essi vi erano i Padri Daniélou, Häring, Mejia e i cardinali Silva Henriquez e Lercaro.

    15 novembre 1963 _ A nome di numerosi moderatori, il cardinale Lercaro legge al papa un rapporto delle attività della seconda sessione. Ritenendo che i lavori non proseguano con celerità, egli chiede che il metodo del voto consultivo impiegato il 30 ottobre sia ufficializzato e generalizzato. La richiesta è rigettata: i cardinali moderatori devono rispettare la loro funzione, che conferisce loro solo un potere amministrativo. La direzione politica appartiene alle commissioni conciliari che fissano la linea da seguire. Nei giorni che seguono giungono al papa numerose lettere di vescovi o di conferenze episcopali, in cui si chiede di rifondare le commissioni conciliari, procedendo a nuove elezioni o aumentando il numero dei loro membri. L’obiettivo è chiaro: l’Alleanza Europea vuole controllare tutte le commissioni aumentando la presenza dei riformatori.

    18 novembre 1963 _ Progetto e schema sull’attitudine dei cristiani nei confronti dei giudei.

    18 novembre 1963 _ Si discute lo schema sull’ecumenismo. Mons. Morcillo Gonzales, arcivescovo di Saragozza, fa notare il tono positivo dello schema, in cui non sono più presenti le messe in guardia e le condanne. Ma il cardinale Arriba y Castro, arcivescovo di Tarragona, ne sottolinea i pericoli per la fede dei cattolici. Il cardinale Bea riconosce che vi è un rischio di indifferentismo, ma che a prevenirlo possono pensarci i vescovi diocesani.
    Sulla specifica questione dei giudei gli interventi sono contrastanti. Alcuni pensano che sia inopportuno parlarne, vista la situazione geo-politica, altri ritengono che uno schema sull’ecumenismo riguarda solo i cristiani non cattolici, altri ancora non capiscono perché non si parli di più delle religioni non cristiane.
    Nel corso degli 11 giorni di dibattito non si giunge ad alcuna votazione; e sulla base dei diversi interventi i moderatori decidono che dovrà approntarsi un nuovo schema per la terza sessione.

    21 novembre 1963 _ Il Segretariato generale annuncia che il papa ha deciso di aumentare il numero dei membri di ciascuna commissione “affinché il lavoro delle commissioni conciliari proceda più rapidamente”. Le commissioni passano da 25 a 30 membri. Si chiede di procedere a nuove elezioni.
    In pochi giorni, l’Alleanza Europea compie un lavoro colossale: appronta una lista elettorale internazionale imbattibile; si assicura gli appoggi dei diversi gruppi; organizza delle riunioni (in particolare alla Domus Mariae sotto la direzione di mons. Veuillot); costituisce dei gruppi di pressione. Alla vigilia del voto, l’Alleanza Europea ha dalla sua parte 65 conferenze episcopali. Da ora in poi si può parlare di una Alleanza Mondiale.

    25 novembre 1963 _ Si vota per adottare o rigettare lo schema sui mezzi di comunicazione sociale.
    Il padre Méjia distribuisce sugli scalini di San Pietro una petizione firmata da 25 Padri conciliari in cui si chiede di votare contro lo schema. Mons. Felici e il cardinale Tisserant (primo presidente del concilio) si lamentano ufficialmente e condannano tali procedure come “indegne” e “riprorevoli”.
    Il voto è favorevole allo schema con 1598 voti contro 503. Lo schema viene promulgato dal papa e diventa decreto. In seguito Paolo VI vieterà la distribuzione di documenti, di testi o di studi nell’aula conciliare o nelle sue vicinanze.

    28 novembre 1963 _ L’Unione Romana dei Superiori Maggiori e il Segretariato Vescovi raccolgono 679 consensi tra i Padri conciliari. Paolo VI fa sapere a mons. Perantoni che nel corso della terza sessione, nello schema sulla Chiesa verrà inserito un nuovo capitolo intitolato “Dei religiosi”.
    È la prima sconfitta dell’Alleanza Europea dovuta ad una reazione che ha saputo organizzarsi.

    4 dicembre 1963 _ Viene adottata la costituzione sulla liturgia con 2158 voti contro 19.

    28 novembre 1963 _ Elezioni per aumentare il numero dei membri di ogni commissione teologica. I risultati non hanno niente si sorprendente: tutti i nuovi membri appartengono all’Alleanza Europea. Tedeschi e Austriaci sono nuovamente sovra-rappresentati. Certuni non hanno alcuna delle competenze teologiche richieste, ma sono degli eccellenti porta voce.

    4 dicembre 1963 _ Giorno di chiusura della seconda sessione, alla presenza del papa.
    Si approva anche in via definitiva l’adozione dello schema sulla liturgia. Rivisto nel corso dell’intersessione, esso era stato redatto per ottenere il consenso generale ed essere accetto ai conservatori e ai liberali. Vi sono enunciati quattro grandi principii: 1. Il culto divino è un’azione comunitaria che richiede una partecipazione attiva del popolo di Dio; 2. I fedeli devono essere arricchiti dalla lettura della sacra Scrittura; 3. Il culto liturgico deve insegnare ai fedeli e non limitarsi ad aiutarli a pregare; 4. Gli usi tribali devono trovare posto nelle liturgie dei paesi di missione.
    Paolo VI spiega che questa costituzione semplificherà la liturgia, rendendola più accessibile ai fedeli e lasciando la porta aperta all’uso della lingua volgare. Secondo lui si tratta di ritornare ad una maggiore purezza e autenticità.

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    Terza sessione: 14 settembre 1964 - 21 novembre 1964




    IV _ Seconda intersessione

    4 gennaio 1964 _ Mons. Hengsbach, vescoco di Essen e figura dominante della gerarchia tedesca, dichiara al settimanale “America” che per accelerare i lavori, il concilio dovrà limitarsi a studiare con attenzione 5 o 6 schemi fondamentali. Egli propone che i restanti 7 o 8 schemi siano trattati da delle commissioni postconciliari.

    15 gennaio 1964 _ La commissione coordinatrice chiede che le rispettive commissioni riducano 7 schemi “ad alcuni punti fondamentali”.
    Più tardi, l’11 maggio, il segretario generale annuncerà che questi 7 schemi, trasformati in serie di proposizioni, saranno oggetto di un semplice voto, senza discussione né dibattito. Gli schemi interessati erano quelli su: le Chiese orientali, i preti, la formazione nei seminari, le scuole cattoliche, i religiosi, il sacramento del matrimonio, le missioni.
    Restavano 6 schemi, giudicati essenziali dall’Alleanza Europea: la Rivelazione, la Chiesa, i vescovi, l’ecumenismo, l’apostolato dei laici, la Chiesa nel mondo moderno (gli ultimi due derivati direttamente da mons. Hengsbach).

    20 aprile 1964 _ Dei vescovi e degli esperti facenti parte della commissione teologica si riuniscono a Roma allo scopo di rivedere lo schema sulla Rivelazione. Fra di essi vi sono: mons. Charue (Namur), il rev.mo dom Butler, i Padri Grillmeier, Semmelroth, Rahner e Congar.
    Fu una fortuna per i liberali, poiché il padre Rahner e mons. Schröffer (Eichstatt) pensavano che non vi fosse alcuna speranza di modificare lo schema iniziale. Le cose erano cambiate di molto, poiché l’Alleanza Europea era riuscita a far eleggere 4 membri supplementari nella comissione teologica, all’inizio della seconda sessione (cf. 21 novembre 1963).

    19 maggio 1964 _ Viene creato ufficialmente il Segretariato per i non cristiani. Presiede il cardinale Morella.

    30 maggio 1964 _ Il Segretariato per l’unione dei cristiani approva lo schema rivisto sulla Rivelazione.

    26 giugno 1964 _ La commissione di coordinamento approva il nuovo schema sulla Rivelazione.

    2 luglio 1964 _ Manovre elettorali: il piano Döpfner.
    Su consiglio della commissione coordinatrice, il pontefice modifica il regolamento interno del concilio. Da allora, chiunque voglia prendere la parola nell’aula dovrà comunicare una sintesi del suo intervento, almeno 5 giorni prima, al segretario generale. In più, perché sia ammessa una richiesta, non bastano più le firme di 5 Padri conciliari, ne occorrono 65. Così vengono scoraggiati tutti quelli che non appartengono ad un gruppo ben organizzato, mentre si riesce a ridurre al silenzio i punti di vista minoritari. L’Alleanza, presa in mano la direzione del concilio, fa di tutto perché nessuna contestazione intralci i suoi piani. Essa chiude tutte le porte per le quali era riuscita ad introdursi…
    La stampa tedesca definisce queste manovre: il “piano Döpfner”, dal nome dell’arcivescovo di Monaco che aveva svolto un ruolo capitale alla conferenza di Fulda, durante la precedente intersessione.

    3 luglio 1964 _ Paolo VI approva il testo sulla Rivelazione come base per la discussione.

    * * *

    V _ Terza sessione: 14 settembre _ 21 novembre 1964.

    14 settembre 1964 _ Paolo VI, nella sua allocuzione di apertura, annuncia che in questa terza sessione ha intenzione di invitare delle donne come uditrici.
    Nella prima sessione Giovanni XXIII aveva invitato un solo laico, Jan Guitton. Nella seconda sessione Paolo VI aveva invitato 11 uditori laici. Alla fine della terza sessione si conteranno 40 uditori, tra cui 17 donne (9 religiose e 8 laiche).

    15 settembre 1964 _ Non si parla dell’Inferno.
    Apertura del dibattito. Le discussioni vertono sullo schema sulla Chiesa e sul capitolo 7 sulla Chiesa del Cielo. Mons. Ruffini, arcivescovo di Palermo, mons. Gori, patriarca latino di Gerusalemme, e mons. D’Agostino deplorano che in quel capitolo non si faccia alcuna menzione dell’esistenza dell’Inferno e della sua eternità.

    16 settembre 1964 _ Il vecchio schema sulla Vergine Maria è divenuto un modesto ottavo capitolo della costituzione Lumen Gentium. Per di più, questo capitolo è mutilato ed è omesso il titolo di “Madre della Chiesa”. Prendono la parola 33 Padri. Molti protestano contro queste modifiche. Il cardinale Ruffini, arcivescovo di Palermo, accusa il testo di offuscare la cooperazione di Maria nell’opera della Redenzione; chiede inoltre che venga spiegato il titolo di “mediatrice”. Mons. Mingo, arcivescovo di Monreale in Sicilia, propone che si precisi con l’espressione “mediatrice di tutte le grazie” e protesta contro la soppressione del titolo “Madre della Chiesa”. Il cardinale Wyszynski, arcivescovo di Varsavia, a nome di 70 vescovi polacchi, chiede che Maria sia proclamata “Madre della Chiesa”; propone anche che il testo ridiventi uno schema intero. Curiosamente lo stesso cardinale Suenens segue e appoggia questi interventi, nonostante si oppongano alla posizione dell’Alleanza Europea: rimprovera al testo di minimizzare l’importanza della Santa Vergine.
    Lungi dal lasciarsi scomporre, l’Alleanza reagisce per difendere il suo progetto. Il cardinale Léger (Québec) sostiene che occorre “reprimere fermamente gli abusi del culto mariano”; egli denuncia “l”inflazione verbale” della teologia mariana, aggiungendo che non bisogna “confonderla con la profondità del pensiero”. Il cardinale Döpfner, a nome di 90 vescovi germanofoni e dei paesi nordici, afferma che il testo è perfetto così com’è. Il cardinale Bea, da parte sua, spiega che bisognerebbe sopprimere il titolo di “mediatrice”, poiché un testo conciliare “non è un manuale di devozione privata”; tanto più, aggiunge, che il ruolo di “mediatrice” di Maria non è teologicamente sicuro.

    16 settembre 1964 _ Mons Staffa, della Curia, chiede ai moderatori l’autorizzazione di prendere la parola. In virtù del regolamento interno si doveva permettere che parlasse. Mons. Staffa voleva denunciare il capitolo 3 della costituzione sulla Chiesa: dopo un lungo studio sulla collegialità, egli aveva acquisita la certezza che il testo è “in opposizione con l’insegnamento comune dei santi Padri, del pontefici romani, dei sinodi provinciali, dei Dottori della Chiesa universale, dei teologi e dei canonisti”. A dispetto del regolamento interno, i moderatori gli rifiutano la parola.

    23 settembre 1964 _ I moderatori aprono il dibattito sulla libertà religiosa. L’argomento è trattato come una dichiarazione indipendente. I cardinali americani si aspettano molto da questa dichiarazione. I cardinali Cushing (Boston), Ritter (Saint-Louis) e Meyer (Chicago) spiegano che la Chiesa deve mostrarsi “al mondo intero come il campione della libertà umana e civile in materia di religione”. Essi appoggiano il progetto redatto dal cardinale Bea e sottolineano che la libertà religiosa è un diritto naturale dell’uomo. Il cardinale Silva Henriquez (Santiago del Cile) vede in questo testo una solida base per impegnare un grande movimento ecumenico.
    Ma subito prendono la parola coloro che si oppongono al documento. Il cardinale Ottaviani spiega che è esagerato affermare che colui che obbedisce alla sua coscienza “è degno di rispetto”, egli ricorda “il principio in base al quale ogni individuo che ha il diritto di seguire la sua coscienza deve presupporre che questa coscienza non sia contraria al diritto divino”. Egli aggiunge che è estremamente grave dichiarare che ogni tipo di religione è libera di diffondersi. Il cardinale Ruffini fa notare che questo testo rischia di promuovere l’indifferentismo religioso e che esso non dice niente di più di quello che è detto dalle Nazioni Unite nella Dichiarazione Universale del 1948. Inoltre critica certi passi che lasciano intendere che lo Stato non avrebbe il diritto di favorire una data religione. I cardinali Quiroga y Palacios e Bueno y Monreal (Siviglia) rigettano il testo. Essi lo accusano di predicare una dottrina nuova contraria alla Tradizione e denunciano una chiara influenza del “liberalismo che la Chiesa ha così spesso condannato”. Ricordano anche che “solo la Chiesa cattolica ha ricevuto da Cristo il mandato per predicare a tutte le nazioni, oggettivamente parlando nessun’altra dottrina ha il ‘diritto’ di diffondersi”.

    24 settembre 1964 _ La dichiarazione sulla libertà religiosa è mandata alla revisione.
    Ad ogni intervento appare sempre più chiaramente che il testo non passerà tanto facilmente, come sperato dai moderatori. Dopo che il cardinale König tenta di difenderlo, le critiche si fanno ancora più forti. Il cardinale Browne e mons. Parente (della Curia) accusano il testo di subordinare i diritti di Dio a quelli dell’uomo e alla sua libertà. Il Padre Fernandez, Superiore generale dei Domenicani, spiega chiaramente che questa dichiarazione sulla libertà religiosa è affetta da naturalismo. Mons. Colombo, teologo personale del papa, tenta un’ultima volta di difendere il testo del cardinale Bea. Nondimeno, la dichiarazione non è adottata e dev’essere rivista.

    25 settembre 1964 _ Apertura del dibattito sulla dichiarazione, riveduta, sulla “Attitudine dei cattolici nei confronti dei non cristiani e specialmente nei confronti dei giudei”.
    Il cardinale Bea legge un rapporto sulla revisione del testo: la frase che discolpa i giudei dalla crocifissione di Cristo è stata soppressa dal documento. Ma il cardinale ricorda che non si può considerare “l’insieme” del popolo ebraico dell’epoca come fosse un popolo, mentre i capi del sinedrio non potrebbero essere accusati della colpa formale di deicidio poiché avrebbero agito senza conoscere la divinità di Cristo.
    Come al momento della seconda sessione, il dibattito diviene rapidamente agitato.
    “Gli argomenti proposti sono quasi sempre gli stessi”, nota Henri Fesquet in Le Monde.

    29 settembre 1964 _ Il cardinale Santos, arcivescovo di Manila, accetta il compito di portavoce del Coetus Internationalis Patrum presso il Sacro Collegio.
    Il Coetus è un gruppo di opposizione fondato da mons. De Proença Sigaud, arcivescovo di Diamantina in Brasile. Il suo scopo è di frenare le spinte progressiste dell’Alleanza Europea e “di orientare il concilio nella linea dottrinale tradizionalmente seguita dalla Chiesa”.
    In seguito alla coraggiosa decisione del cardinale Santos, il Coetus si organizza: uffici, personale, materiale per la stampa. Esso decide quindi una riunione settimanale: ogni martedì sera propone ai Padri che ne fanno parte una conferenza di studio per “analizzare gli schemi del concilio con dei teologi, alla luce della dottrina tradizionale della Chiesa e dell’insegnamento dei sovrani pontefici”. Queste conferenze di studio sono patrocinate dai cardinali Santos, Ruffini, Larraona e Browne.
    Molto presto, i lavori del Coetus ottengono una risonanza notevole: esso pubblica circolari, commenti sugli schemi, interventi di teologi, programmi d’azione al momento dei dibattiti…
    L’Alleanza Europea non sopporta di essere contraddetta in tal modo, così contrario ai suoi piani. Secondo uno dei cardinali dell’Alleanza, mons. De Proença Sigaud “è buono per essere spedito nella luna”. Il Coetus attira i fulmini della stampa e dei media.
    Il padre Ratzinger, teologo personale del cardinale Frings, confida con amarezza che i liberali hanno creduto troppo presto di aver vinto ottenendo la maggioranza nelle commissioni. Pensando di avere la mani libere nel concilio, ora devono riconoscere che incontrano delle resistenze di cui bisognerà tenere conto.

    29 settembre 1964 _ Dopo numerose modifiche, il testo sui religiosi viene sottoposto ai Padri conciliari come base per la discussione.
    L’Unione Romana dei Superiori Maggiori si riunisce per decidere sul comportamento da adottare il giorno del dibattitto. Ne risulta che il testo attuale, notevolmente alterato sotto l’influenza del cardinale Döpfner e di mons. Huyghe (Arras) non è soddisfacente. Nondimeno, sembra chiaro che i due prelati non sono riusciti a modificare il documento come avrebbero voluto; molto verosimilmente essi cercano di fare rigettare il testo perché si riscriva uno schema che corrisponda alle loro vedute. L’Unione Romana decide dunque di non rigettare il testo ma di cercare di migliorarlo avanzando delle riserve e presentando delle proposizioni emendative. Strategia!

    29 settembre 1964 _ La minoranza si organizza.
    Un voto d’insieme sulla collegialità dà come risultato 1624 voti a favore dei testi, 572 propongono delle modifiche e 42 li rigettano. Molti delle 572 richieste di modifica erano state preparate dal Coetus Internationalis Patrum.
    La commissione teologica affida allora alla sotto-commissione sulla collegialità di rivedere il testo dello schema alla luce delle modifiche proposte. In questa sotto-commissione siedono: mons. Schröffer (Eichstatt), mons. Volk (Magonza), mons. Heuschen (Liegi), ma anche i Padri Rahner, Ratzinger, Thils, Dhanis e Moeller. Molto rapidamente i membri del Coetus, come mons. Staffa, si rendono conto che la sotto-commissione scarterà le richieste di modifica provenienti dalle loro fila. Mons. Staffa scrive a Paolo VI per lamentarsene: egli spiega al papa che il testo previsto permetterà una interpretazione estremistica della nozione di collegialità; lo scopo della sotto-commissione sarà quello di fare ammettere che l’unico soggetto del potere supremo è il collegio dei vescovi e non il papa personalmente.
    Congiuntamente, 35 cardinali e superiori generali scrivono al papa mettendolo in guardia: il testo che la sotto-commissione sta preparando è effettivamente molto ambiguo; esso tende a “dimenticare” il potere del papa nella Chiesa. Il papa si rifiuta di credervi.

    30 settembre 1964 _ Lo schema sulla Rivelazione divina, ora rivisto, viene presentato ai Padri conciliari. Di nuovo si confrontano due tendenze: mons. Franic (Yugoslavia), membro della commissione teologica, spiega che il nuovo schema è “notevolmente manchevole” perché non parla dell’integralità della Tradizione, ma solo della Tradizione che ci è nota per mezzo della Scrittura. Mons. Compagnone (Anagni) mette in guardia contro questo schema che si allontana dalla dottrina del concilio di Trento e del Vaticano I. Al contrario, i cardinali Döpfner e Léger elogiano il testo e si felicitano del modo con cui sia stato superato il problema delle due fonti (Scrittura e Tradizione).

    30 settembre 1964 _ I principali vescovi dell’Africa si riuniscono per discutere del testo sulle missioni. Insieme con numerosi Padri conciliari missionari, sono scontenti del documento, essi vogliono che venga sostituito con un “contro-schema” redatto sotto la direzione di mons. Van Valemberg, vescovo titolare di Colombo.

    2 ottobre 1964 _ In occasione della riunione settimanale alla Domus Mariae, i vescovi dell’Alleanza Europea ricevono la consegna di tirare a lungo nelle discussioni e nei dibattiti. In effetti, i capi dell’Alleanza hanno fatto pubblicare recentemente delle aggiunte al progetto sulla Chiesa nel mondo moderno. Questo testo (che sarà la futura costituzione Gaudium et spes) dovrà essere un compendio di insegnamenti liberali, ma per raggiungere lo scopo, l’Alleanza ha bisogno di tempo, per assicurarsi i sostegni necessari al momento del dibattito e del voto in vista dell’adozione del nuovo testo.

    7 ottobre 1964 _ Si discute lo schema sull’apostolato dei laici. Malgrado alcune opposizioni (il cardinale Browne, mons. Fernandez), molti interventi giudicano che lo schema non andrà lontano. Il cardinale Ritter e mons. D’Souza (Bhopal) lo trovano improntanto di clericalismo. Mons. D’Souza propone una “riorganizzazione radicale da operare dovunque nella Chiesa”. Egli ricorda il fatto che ai laici si debba riconoscere nella Chiesa pari dignità e ufficio; secondo lui, i chierici debbono smetterla di usurpare le responsabilità che competono ai laici. Egli propone che i laici svolgano delle funzioni in seno alla Curia romana.

    9 ottobre 1964 _ Il cardinale Bea, con voce triste, annuncia al suo Segretariato che gli schemi sulla libertà religiosa e sui giudei debbono essere notevomente ridotti; come vuole il Segretariato generale.

    13 ottobre 1964 _ Per la prima volta, un laico prende la parola nell’aula conciliare. Si tratta di Patrick Keegan, un inglese, presidente del Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani. Egli invita i chierici ad utilizzare meglio l’apostolato laico come un “nuovo dinamismo della Chiesa” e dichiara di attendere con impazienza il famoso schema XIII (Gaudium et spes) sui rapporti tra la Chiesa e il mondo. Il suo intervento è molto applaudito.
    Molti Padri conciliari si lamentano che lo schema sull’apostolato dei laici mette troppo in vista il modello dell’Azione Cattolica. Si annuncia che sarà rivisto e ripresentato nella quarta sessione.

    13 ottobre 1964 _ Apertura del dibattito a proposito del testo sui preti. Mentre questo argomento aveva suscitato poco interesse fino ad allora, si vedono intervenire numerosi Padri conciliari con delle lunghe dichiarazioni. 14 Padri prendono la parola. Il dibattito, la cui durata era prevista di un giorno, prosegue l’indomani.

    15 ottobre 1964 _ 8 Padri conciliari intervengono ancora sul testo che tratta dei preti, fra di essi il cardinale Alfrink.

    15 ottobre 1964 _ Si apre il dibattito sul testo che tratta delle Chiese orientali cattoliche. La discussione durerà 5 giorni. Il patriarca Maximos IV (melchita) critica il documento e la sua nozione di patriarcato, che egli giudica inammissibile ed erronea. Mons. Doumith, vescovo maronita di Sarba, nel Libano, spiega che il testo tratta le Chiese orientali con leggerezza e disinvoltura.

    19 ottobre 1964 _ Il testo sui preti è messo ai voti: 1199 a favore, 930 contro. Il testo viene rinviato alla commissione per essere rivisto. I liberali sperano che sarà depurato dagli elementi che reputano indesiderabili ed arricchito con nuove proposizioni.

    20 ottobre 1964 _ Si discute lo schema sulla Chiesa nel mondo moderno.
    Si apre il dibattito sullo schema sulla Chiesa nel mondo moderno. Il cardinale Suenens è colui che ha ispirato il documento: nominato responsabile del progetto da Giovanni XXIII, nel 1962, viene incaricato della presidenza della commissione coordinatrice e si preoccupa di agire abilmente perché i liberali partecipino numerosi alla redazione dello schema: Mons. Schröffer (Eichstatt), mons. Hengsbach (Essen), padre Häring.
    Il primo a prendere la parola è il moderatore cardinale Lercaro. Egli spiega che lo schema non potrà essere discusso seriamente, né potrà essere rivisto e adottato prima della prossima sessione. Riscuote gli applausi dei membri dell’Alleanza. Il cardinale Döpfner appoggia la proposizione del cardinale Lercaro con una lunga dichiarazione fatta a nome di 83 Padri germanofoni e dei paesi nordici.

    21 ottobre 1964 _ Un terzo moderatore, il cardinale Suenens, prende la parola per chiedere il rinvio. Mons. Heenan, archivescovo di Westminster, che aveva fondato un gruppo di opposizione (la Conferenza di San Paolo), attacca violentemente lo schema e non esita ad affermare che è “indegno di un concilio ecumenico della Chiesa. Meglio stare zitti piuttosto che dire delle banalità e delle nullità”; egli chiede che il testo sia abbandonato e rigettato e che si affidi la redazione di un nuovo testo a dei laici, che sull’argomento saranno molto più capaci! Fa anche notare che gli allegati allo schema non debbono rimanere nascosti nell’ombra e che occorre discuterne. In questo nuovo testo egli scorge solo delle “teorie di uno o due teologi”.
    Questa messa in dubbio dei sacrosanti esperti suscita un nobile impeto oratorio di dom Reez, secondo cui non bisogna biasimare i teologi, ma, al contrario, “bisogna amarli e lodarli”.

    21 ottobre 1964 _ Voto dei Padri conciliari sul testo riguardante le Chiese orientali cattoliche. 719 voti sono per degli emendamenti, ma la commissione per le Chiese orientali ignora le modifiche proposte e rivede appena il testo.

    29 ottobre 1964 _ Si vota il testo sulla Santissima Vergine Maria: 1559 approvazioni, 521 proposte di modifica, 10 voti contro.

    29 ottobre 1964 _ Si apre il dibattito sull’articolo 21 dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno. L’articolo è intitolato: “La santità del matrimonio e la famiglia”. Il cardinale Léger si felicita per il fatto che il testo, a proposito della procreazione e dell’amore coniugale, evita le espressioni “fine primario” e “fine secondario”. Egli chiede che il documento non parli dell’amore coniugale semplicemente in funzione della fecondità: occorre affermare che l’atto coniugale è “legittimo anche se non direttamente volto alla procreazione”.
    Il cardinale Suenens chiede che il concilio prenda delle decisioni più chiare a favore della limitazione delle nascite. Egli invita i Padri ad interrogarsi per sapere se la Chiesa ha sempre veramente “saputo mantenere in perfetto equilibrio i diversi aspetti della dottrina sul matrimonio”; se non abbia troppo insistito sul “crescete e moltiplicatevi”, dimenticando “ed essi saranno una sola carne”; egli conclude: “Io vi prego, Padri, non facciamo un nuovo processo a Galileo nei confronti della contraccezione.”
    Il cardinale Ruffini difende la dottrina della Chiesa contraria alla contraccezione.

    30 ottobre 1964 _ Il cardinale Ottaviani ragisce fermamente alle argomentazioni del cardinale Suenens sul matrimonio: “Io deploro che il testo affermi che le coppie sposate possano fissare il numero dei figli che avranno. Mai la Chiesa ha affermato una cosa simile.” Si dice stupefatto che il cardinale Suenens possa mettere in dubbio la giustezza della posizione tenuta dalla Chiesa sul matrimonio: “Questo significa che si mette in dubbio l’inerranza della Chiesa?” Del pari, mons. Hervas y Bener (Spagna) sottolinea che il documento non ha molto di soprannaturale: “Noi non siamo qui per redigere un documento filosofico o edonista, puramente tecnico o scientifico, ma per redigere un documento cristiano”.

    3 novembre 1964 _ Il Segretariato Vescovi reagisce contro l’articolo 35 dello schema sull’ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa. In effetti, quest’articolo è una nuova espressione della sfiducia dei vescovi nei confronti dei religiosi. Esso tratta delle relazioni tra i vescovi e i religiosi e dà all’ordinario del luogo un diritto di supervisione senza limiti nei confronti delle scuole cattoliche tenute da religiosi: cura delle ànime, predicazione, istruzione religiosa, educazione, disciplina, studi, personale, spese scolastiche, igiene…

    5 novembre 1964 _ Le discussioni sulla schema sulla Chiesa nel mondo moderno vengono rinviate, per continuare il dibattito sulle missioni.

    6 novembre 1964 _ Paolo VI, nell’aula conciliare, sostiene ufficialmente il testo sulle missioni.

    7 novembre 1964 _ Dopo essere stato convocato da Paolo VI, il cardinale Suenens prende la parola nell’aula conciliare. Egli nega di aver messo in dubbio l’insegnamento autentico della Chiesa sul matrimonio ed afferma che tutto quello che riguarda la limitazione delle nascite attiene alla sola autorità suprema del Santo Padre.

    9 novembre 1964 _ Dopo due giorni di dibattito, il testo sulle missioni è rigettato con 1601 voti contro 311.

    9 novembre 1964 _ Un liberale estremista commette l’imprudenza di spiegare per iscritto come si potrà approfittare dei passaggi ambigui dello schema De Ecclesia, dopo il concilio, al fine di rimettere in questione il potere supremo del papa.
    Il documento cade in mano di uno dei 35 cardinali che avevano scritto a Paolo VI contro la collegialità e quindi è inviato al Santo Padre, il quale leggendolo scoppia in lacrime: era stato ingannato!

    10 novembre 1964 _ Paolo VI esige che lo schema sulla collegialità sia chiarificato in ciascuno dei suoi passi ambigui, e per evitare ogni falsa interpretazione egli chiede alla commissione teologica di preparare una “nota esplicativa preliminare”, in cui si ricorda che il papa è l’elemento costitutivo necessario ed essenziale dell’autorità del collegio episcopale.

    10 novembre 1964 _ Si vota per sapere se lo schema sulla Chiesa nel mondo moderno debba essere rivisto come base per una discussione ulteriore. Questa soluzione passa con 1579 voti. Solo 296 Padri rigettano lo schema nel suo insieme. I liberali portano a segno un altro colpo, con l’aiuto parziale dei moderati. Gli allegati devono essere inseriti nel nuovo schema. Sotto gli auspici del cardinale Suenens questo sarà fatto il 30 dicembre 1964.

    10 novembre 1964 _ Si apre il dibattito sulla vita religiosa: durerà 3 giorni. I cardinali Döpfner e Suenens cercano di dimostrare che il documento è inaccettabile perché non tratta a sufficienza dei problemi dell’adattamento e della modernizzazione della vita religiosa. Tuttavia, il piano d’azione dell’Unione Romana dei Superiori Maggiori, affiancato da quello del Segretariato Vescovi, si dimostra efficace, malgrado una controffensiva di mons. Charue (Namur) e del padre Buckley (marista).

    12 novembre 1964 _ Si vota per sapere se lo schema sulla vita religiosa può servire da base per la discussione: 1155 voti a favore, 882 contro.
    Lo stesso giorno, apertura del dibattito sul testo che tratta della formazione sacerdotale. Cinque giorni dopo il testo viene adottato con la condizione che vi si apportino dei cambiamenti.

    16 novembre 1964 _ Paolo VI dà lettura della “nota esplicativa preliminare” che ricorda la dottrina tradizionale sul potere del papa nella Chiesa. Egli esige l’assenso dei Padri sul suo contenuto.

    17 novembre 1964 _ Viene distribuito ai Padri conciliari lo schema rivisto sulla libertà religiosa. Si annuncia che esso sarà votato giovedì 19 novembre.
    La stessa sera si riunisce il Coetus per studiare il nuovo schema. Ci si rende conto che il testo è stato completamente modificato, al punto da subire una vera trasformazione. Il gruppo del Coetus decide di avvalersi dell’articolo 30 del regolamento interno per chiedere di differire il voto fino alla prossima sessione, al fine di avere il tempo per esaminare questa nuova stesura.

    18 novembre 1964 _ Il cardinale Tisserant, decano dei cardinali presidenti, decide di non dar corso alla richiesta del Coetus, ma di porre ai voti l’applicazione dell’articolo 30.

    18 novembre 1964 _ Il testo sulla Santissima Vergine Maria, rivisto alla luce dei 521 voti “iusta modum”, viene posto ai voti: è accettato col 99% dei consensi.
    Gli osservatori protestanti esprimono il loro dispiacere e la loro delusione, facendo notare che il testo non corrisponde alle tendenze ecumeniche. Il professor Cullmann spiega che si era sperato “in una messa in sordina dei rapporti fondamentali con la Vergine Maria”.
    Di nuovo si dimostra che la fazione tradizionale riesce a farsi valere quand’è organizzata.

    19 novembre 1964 _ Lo schema sulla Chiesa, rivisto in base alle richieste di Paolo VI e agli emendamenti proposti dal Coetus, è messo ai voti, insieme alla “nota esplicativa preliminare”. Viene approvato con 2134 voti contro 10.

    19 novembre 1964 _ Mons Carli, vescovo di Segni e membro del Coetus, reclama presso il tribunale amministrativo del concilio e spiega che il cardinale Tisserant non può mettere ai voti l’applicazione di un articolo del regolamento (cf. 18 novembre). Pochi minuti dopo il cardinale Tisserant è obbligato a ritirare la sua decisione, egli annuncia che il nuovo schema sulla libertà religiosa, in quanto sostanzialmente diverso dal primo, necessita di uno studio approfondito, quindi sarà votato nella prossima sessione.

    19 novembre 1964 _ Si accende un’aspra lotta attorno al rinvio del voto sul documento sulla libertà religiosa. L’aula conciliare entra in subbuglio. I Padri americani esplodono in collera. Il cardinale Meyer e tre suoi compatrioti lanciano subito una petizione perché lo schema sia votato entro la presente sessione. Nella basilica in effervescenza si formano dei gruppi, circolano petizioni, ci si accapiglia. Scorrono frasi violente e colleriche. Il cardinale Meyer, accompagnato dai cardinali Ritter e Léger, salgono dal papa e lo supplicano perché si voti. Ma non c’è niente da fare. Il cardinale Döpfner, moderatore del giorno, è obbligato a ratificare la dichiarazione che il cardinale Tisserant aveva già fatto controvoglia.

    20 novembre 1964 _ Diverse centinaia di Padri si lamentano col papa che i loro emendamenti non sono stati presi in considerazione nella revisione della schema sull’ecumenismo. Preoccupato di limitare i voti contrari, Paolo VI esige dal cardinale Bea che, in vista della revisione dello schema, vengano esaminati 40 emendamenti ritenuti conservatori. I liberali sono furiosi, ma lo schema così rivisto viene approvato con 2054 voti contro 64.

    20 novembre 1964 _ La dichiarazione sui giudei è stata rivista. Intitolato “Delle relazioni fra la Chiesa e le religioni non cristiane”, questo testo, dopo aver trattato delle religioni non cristiane nel loro insieme, studia brevemente e in successione l’induismo, il buddismo, l’islam e il giudaismo.
    1651 Padri approvano il documento, 99 lo rigettano, 242 propongono delle modifiche.

    21 novembre 1964 _ Voto definitivo sull’adozione del testo sulle Chiese orientali, appena rivisto. 2110 a favore, 39 contro. Il papa promulga il testo, che diventa decreto. Il posto delle Chiese orientali cattoliche in seno alla Chiesa universale non è sempre chiaramente definito, ma vi sono delle aperture per un dialogo ecumenico con gli orientali scismatici.

    21 novembre 1964 _ Alla fine della terza sessione vi sono dei malumori dei Padri contro Paolo VI.
    Chiusura della terza sessione. I padri conciliari liberali sono molto scontenti per le ultime decisioni di Paolo VI. Quando questi risale la navata, sulla sua sedia gestatoria, molti vescovi restano impassibili e si rifiutano di applaudirlo. Alla benedizione del papa si segna solo un vescovo su dieci.
    Dopo la Messa solenne, i Padri procedono al voto sulla costituzione dogmatica sulla Chiesa, quindi sul decreto sulle Chiese orientali cattoliche e sul decreto sull’ecumenismo.
    Al momento dell’allocuzione di chiusura, Paolo VI attribuisce alla Vergine Maria il titolo di “Madre della Chiesa”. Alcune conferenze episcopali, come quelle della Germania e dei paesi nordici, vi si erano largamente opposte nel corso dei dibattiti, poiché vi vedevano un ostacolo all’ecumenismo.

  4. #4
    torquemada
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    Quarta sessione: 14 settembre 1965 - 8 dicembre 1965




    V _ Quarta sessione: 14 settembre 1965 _ 8 dicembre 1965

    A _ Terza intersessione: alcune scaramucce preliminari.

    25 luglio 1965 _ Mons. De Proença Sigaud, mons. Lefébvre e dom Prou indirizzano una lettera al papa. In virtù del regolamento interno, essi chiedono che il Coetus possa comunicare in aula, prima del voto, un rapporto contrario sugli schemi sulla libertà relgiosa, sulla Rivelazione divina, sulla Chiesa nel mondo moderno e sulle relazioni tra la Chiesa e le religioni non cristiane. Essi spiegano che questi rapporti sono l’espressione del Coetus, che rappresenta dozzine di Padri conciliari.

    11 agosto 1965 _ Il cardinale Cicognani, Segretario di Stato, risponde a nome del papa alla lettera del Coetus. Egli sottolinea che Paolo VI si dice sorpreso e disapprova che possa esistere un “gruppo internazionale di Padri che seguono la medesima opinione in materia teologica e pastorale”, e cioè un “gruppo particolare in seno al concilio”. Egli ritiene che questo possa privare i Padri conciliari della loro libertà di giudizio e di scelta, che invece dev’essere salvaguardata al di là di ogni giudizio particolare. Inoltre, egli ritiene che gruppi simili accentuino le divergenze e le divisioni…
    Non solo la lettera del cardinale Cicognani sembra ignorare l’esistenza dell’Alleanza Europea, ma non tiene in alcun conto l’articolo 57 § 3 del regolamento interno: “È fortemente auspicabile che i Padri conciliari che intendono sostenere degli argomenti simili, si raggruppino e designino uno di loro per prendere la parola a nome di tutti”.
    In realtà, questa lettera del cardinale Cicognani è la conseguenza di una controffensiva condotta dai liberali: vedendo che i gruppi conservatori incominciavano a riportare dei successi, decidono di neutralizzarli. I cardinali Döpfner e Suenens andarono a lamentarsi con Paolo VI del gruppo di opposizione “Segretariato Vescovi”, accusandolo di disturbare i dibattiti e le votazioni esercitando delle pressioni in seno all’aula…

    13 agosto 1965 _ Dopo la recente pubblicazione del nuovo schema sulla libertà religiosa, mons. De Proença Sigaud, mons. Lefébvre e dom Prou (Superiore generale della congregazione benedettina di Francia) si riuniscono a Solesmes per decidere la strategia da adottare.

    20 agosto 1965 _ Mons Carli, mons. Lefébvre e mons. De Proença Sigaud inviano una nuova lettera al papa, in risposta a quella del cardinale Cicognani, ma senza ottenere risposta.

    B _ Quarta sessione

    14 settembre 1965 _ Giorno di apertura della quarta sessione.
    Nel suo discorso introduttivo Paolo VI annuncia la creazione di un Sinodo episcopale, che sarà convocato dal papa per essere consultato quand’egli lo giudicherà opportuno.

    14 settembre 1965 _ Distribuzione di un testo rivisto sull’ateismo, facente parte dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno.
    Da due anni, diverse centinaia di Padri si aspettavano uno speciale documento del concilio col quale si denunciassero gli errori del marxismo, del socialismo e del comunismo sulla base di argomentazioni filosofiche, sociali ed economiche. Il sostenitore di questa richiesta era stato mons. De Proença Sigaud. Ma Paolo VI non aveva mai dato seguito a questa aspettativa.
    Il nuovo documento distribuito il 14 settembre 1965 non parla esplicitamente del comunismo.

    15 settembre 1965 _ Si apre la discussione sullo schema sulla libertà religiosa. In base all’articolo 33 § 7 del regolamento interno, il Coetus chiede l’autorizzazione di leggere un rapporto sulla libertà religiosa. I moderatori decidono di ignorare la richiesta e di non applicare il regolamento.

    20 settembre 1965 _ Voto per l’adozione dello schema sulla Rivelazione divina.
    I Padri esprimono molte riserve, in particolare per ciò che concerne i rapporti tra Scrittura e Tradizione (articolo 9); l’inerranza delle Scritture (articolo 11); la storicità dei Vangeli (articolo 19). Si confrontano diverse scuole di pensiero teologico e la commissione segue una visione ecumenica.

    21 settembre 1965 _ Si apre il dibattito sullo schema sulla Chiesa nel mondo moderno. Globalmente, tutti gli oratori che intervengono si dichiarano insoddisfatti: il testo è superficiale, confuso, troppo timido, incompleto… Il documento viene rinviato per una dettagliata revisione.
    In quei giorni, Paolo VI va negli Stati Uniti e loda il modello di pace, di concordia e di libertà americana. Apporta anche il suo sostegno alle Nazioni Unite.

    27 settembre 1965 _ Viene messo ai voti lo schema sull’apostolato dei laici. Fioccano gli emendamenti. Il testo viene modificato in più di 150 punti.

    29 settembre 1965 _ Mons Carli diffonde una lettera-petizione redatta insieme a 26 vescovi, nella quale si elencano 10 ragioni per condannare il comunismo nel corso del concilio. Mons. De Proença Siguad e mons. Lefébvre lo aiutano a diffondere il documento.

    7 ottobre 1965 _ Apertura del dibattito riguardante lo schema sulle missioni. Poche le reazioni. Due mesi più tardi, il 7 dicembre, lo schema sarà adottato con 2394 voti a favore e 4 contro.

    8 ottobre 1965 _ Il Coetus invia al papa un memorandum sull’articolo 11 dello schema sulla Rivelazione divina. Il papa riceve insieme numerose proteste sugli altri due articoli disputati.

    9 ottobre 1965 _ La lettera-petizione di mons. Carli, volta a far condannare il comunismo, ottiene l’appoggio di 450 Padri conciliari. Il documento è inviato al Segretariato generale del concilio da mons. De Proença Sigaud e da mons. Lefébvre. Normalmente dovrebbe essere trasformato in emendamento e, in base al regolamento, stampato e portato a conoscenza dei Padri per essere sottoposto al voto.

    11 ottobre 1965 _ Due giorni prima che si arrivi alla discussione dello schema sul sacerdozio, Paolo VI fa leggere in aula una lettera. Egli intende tagliar corto sui tentativi di influenza circa la messa in discussione del celibato sacerdotale. Giudica inopportuno affrontare una questione simile nell’aula conciliare e precisa che il mantenimento del celibato sacerdotale dev’essere ribadito e rafforzato.

    18 ottobre 1965 _ Paolo VI fa recapitare al cardinale Ottaviani, presidente della commissione teologica, un’elenco di osservazioni riguardanti gli articoli 9, 11 e 19 dello schema sulla Rivelazione divina. Il cardinale Ottaviani, che era stato messo in minoranza nella sua stessa commissione dall’Alleanza europea, ne è sollevato: il papa vuole che si apportino delle modifiche ai tre articoli dibattuti.

    18 ottobre 1965 _ Il decreto sul “rinnovamento appropriato delle vita religiosa” viene adottato con 2321 voti a favore e 4 contro.
    Il decreto sulla “formazione sacerdotale” viene adottato con 2318 voti a favore e 3 contro.
    Si apre il dibattito sulla schema sull’educazione cristiana. Il cardinale Spellman dichiara che il testo dovrebbe richiamare gli Stati al loro dovere, invitandoli a sovvenzionare le scuole cristiane, che sono troppo onerose per molte famiglie. Il cardinale Léger dichiara che il testo è debole. Mons. Henriques (ausiliario dell’arcivescovo di Caracas) critica lo schema: pone troppo l’accento sulle scuole cattoliche, secondo lui, piuttosto che formare dei “giardini chiusi”, bisognerebbe preparare degli insegnanti cattolici ed inviarli nelle scuole pubbliche per diffondere la verità.

    19 ottobre 1965 _ Secondo la volontà del Santo Padre, la commissione teologica si riunisce per rivedere i tre articoli disputati dello schema sulla Rivelazione divina. Per l’articolo 9 si aggiunge: “quindi, non è solo dalla sacra Scrittura che la Chiesa trae la sua certezza su tutto ciò che è stato rivelato”. Per l’articolo 11, la commissione appronta un altro enunciato appena meno vago, lasciando credere che nei Vangeli è senza errore solo ciò che riguarda la salvezza. Per l’articolo 19, la commissione modifica il testo nel senso voluto dagli emendamenti di 158 Padri. Il papa era intervenuto personalmente per sostenere la loro posizione.

    27 ottobre 1965 _ Viene messa ai voti la quinta versione dello schema sulla libertà religiosa. Vengono presentati centinaia di emendamenti. Il testo dovrà essere nuovamente rivisto.

    28 ottobre 1965 _ Il documento sull’atteggiamento dei cattolici nei confronti dei non cristiani e in particolare dei giudei, ottiene 2221 voti a favore contro 88. Pochi giorni prima Paolo VI aveva sostenuto il documento.

    28 ottobre 1965 _ Voto definitivo sull’adozione del testo sull’educazione cristiana. 2290 voti a favore, 35 contro.

    28 ottobre 1965 _ Voto definitivo sullo schema sull’ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa. Il testo, conformemente agli sforzi prodotti dal Segretariato Vescovi, assicura ai religiosi che gestiscono delle scuole una legittima autonomia nei confronti dell’ordinario del luogo. Lo schema viene adottato con 2319 voti a favore e 2 contro.

    12 novembre 1965 _ Viene distribuito un nuovo testo sul matrimonio. Lo schema è talmente cambiato che ci si trova al cospetto di un testo del tutto diverso da quello esaminato nel corso della terza sessione. Ambiguo, questo nuovo testo può essere interpretato in modo da lasciare intendere che gli sposi hanno la libertà di usare o meno dei contraccettivi artificiali, a condizione che non si perda di vista l’amore coniugale.

    13 novembre 1965 _ Viene distribuito un nuovo testo sull’ateismo. Nella relazione ufficiale che l’accompagna non si parla affatto della lettera-petizione di mons. Carli, in cui si chiedeva la condanna del comunismo. Ancora una volta il regolamento non viene rispettato. Lo stesso giorno mons. Carli se ne lamenta col presidente del concilio. Si farà un’inchiesta.

    14 novembre 1965 _ Il documento sul matrimonio ottiene 1596 voti a favore, 72 contro e 484 richieste di emendamento. Ma la sottocommissione incaricata di rivedere lo schema scarta quegli emendamenti giudicati troppo conservatori.

    15 novembre 1965 _ Apertura del dibattito sul documento sull’ateismo.
    Dal momento che sono state ignorate le 450 firme depositate da mons. De Proença Sigaud e da mons. Lefébvre, il Coetus Internationalis Patrum deposita una richiesta di emendamento perché nel documento sia contenuta una condanna del comunismo.

    17 novembre 1965 _ Viene distribuita ai Padri la sesta versione dello schema sulla libertà religiosa. Il Coetus riconosce dei miglioramenti notevoli relativi alla menzione della “vera religione”, ma il criterio principale della libertà religiosa resta quello del giusto ordine pubblico, e la cosa è insufficiente. Il Coetus ricorda che il vero criterio è il bene comune. In più il Coetus disapprova che si possa affermare la neutralità dello Stato in materia religiosa come condizione normale, e, appoggiandosi in particolare a Pio XII, sottolinea che la condizione normale è la collaborazione tra la Chiesa e lo Stato.

    18 novembre 1965 _ Lo schema definitivo sulla Rivelazione divina è approvato con 2344 voti a favore e 6 contro. Subito il documento viene promulgato dal papa.

    19 novembre 1965 _ Si vota lo schema sulla libertà religiosa. 249 voti contro e 1854 a favore. Mons. Di Meglio, specialista in diritto internazionale, ritiene che “tanti voti negativi, per uno schema sprovvisto di valore dogmatico, costituiscono un fattore di grande importanza per lo studio futuro di questa dichiarazione”.

    19 novembre 1965 _ Con 1457 voti a favore e 419 contro, lo schema sull’educazione cristiana viene mantenuto ma dovrà essere soggetto a revisione.

    22 novembre 1965 _ Mons. Hannan, arcivescovo di Nuova Orleans, prepara una lettera per attaccare 2 articoli specifici dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno: quelli sulla guerra e sulle armi nucleari. Mons. Hannan denuncia una visione semplicistica e troppo pacifista della realtà del mondo attuale, e spiega che il documento ha torto a giudicare illecita ogni utilizzazione delle armi nucleari, al punto da condannare ogni nazione che le possiede. Egli inoltre si oppone al testo ove afferma che la guerra “non è un mezzo adatto a restaurare i diritti violati”. Spiega anche che il possesso delle armi nucleari è un eccellente mezzo di dissuasione. Molti cardinali firmano la sua lettera.

    23 novembre 1965 _ Il padre Ralph Wiltgen, giornalista e osservatore al concilio, fa sapere che è stato mons. Glorieux a bloccare le 450 firme della lettera-petizione contro il comunismo. Mons. Glorieux, di Lilla, era il segretario della commissione incaricata di redigere il documento sull’ateismo.

    24 novembre 1965 _ Paolo VI ordina che sia inserita una nota nel documento sull’ateismo, con la quale si richiama l’insegnamento della Chiesa sul comunismo, facendo riferimento a Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI.

    25 novembre 1965 _ In merito al capitolo sul matrimonio, Paolo VI reagisce con vigore. Comunica alla sotto-commissione quattro emendamenti che vuole si aggiungano al testo.

    1. Chiede che si citi l’espressione “contraccettivi artificiali” e si dichiari che “avviliscono la dignità dell’amore coniugale e della vita familiare”. Al tempo stesso vuole che l’enciclica Casti Connubii di Pio XI sia citata come testo di riferimento. La commissione si adopererà per inserire l’espressione “contraccettivi artificiali”, adattando il resto con l’espressione “pratiche illecite contrarie alla generazione umana”. Quanto al riferimento all’enciclica di Pio XI, verrà omessa.
    2. Paolo VI chiede la soppressione del termine “anche” nella frase: “la procreazione dei bambini è anche uno scopo del matrimonio”. La commissione provvederà.
    3. Paolo VI si aspetta che il documento dichiari con chiarezza che il divieto dei contraccettivi artificiali deriva dal diritto naturale e dal diritto divino. Chiede che vengano citati Pio XI e Pio XII. La commissione si atterrà all’insieme della raccomandazione, ma anche stavolta ometterà le citazioni.
    4. Paolo VI chiede di insistere sulla pratica della carità coniugale. La commissione ne terrà conto.

    2 dicembre 1965 _ Viene distribuita ai Padri conciliari la versione definitiva dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno, vi sono inclusi gli articoli che trattano della guerra.

    3 dicembre 1965 _ Viene distribuita ai Padri la versione definitiva dello schema sul matrimonio. Molti si indignano per la mancata citazione della Casti Connubii. Viene precisato che il riferimento verrà inserito nel testo ufficiale dello schema.

    3 dicembre 1965 _ Mons. De Proença Sigaud lamenta che il documento sull’ateismo non si sia spinto più lontano. Il Coetus distribuisce una lettera a 800 Padri conciliari per ricordare loro di votare contro lo schema sulla Chiesa nel mondo moderno, visto che gli argomenti relativi al comunismo e alla guerra non sono soddisfacenti. Ma questo tentativo avrà poco effetto: solo 131 Padri su 800 voteranno contro il documento sull’ateismo.

    4 dicembre 1965 _ Paolo VI presiede una cerimonia ecumenica nella Basilica di San Paolo fuori le mura. Il papa ringrazia gli osservatori non cattolici per essere venuti al concilio e si rattrista per la loro prossima partenza. Il rev. Moorman, capo della delegazione anglicana, dichiara al papa: “La nostra presenza ha in vario modo contribuito al successo del concilio e al grande impegno riformatore che è stato intrapreso”.

    6 dicembre 1965 _ Ogni Padre conciliare riceve dal papa l’anello d’oro simboleggiante lo stretto legame che esiste tra il papa e i vescovi: l’anello conciliare. Il segretario generale dà lettura di una bolla papale che proclama un giubileo straordinario per il periodo 1 gennaio - 29 maggio 1966.
    L’Osservatore Romano pubblica il decreto del Sovrano Pontefice sulla riorganizzazione della Curia romana: per cominciare è subito il Sant’Uffizio che viene rivisto. Cambierà nome, per diventare la “Sacra congregazione per la dottrina della fede”, e tra gli altri cambiamenti verrà abolito l’“indice”.

    7 dicembre 1965 _ Voto definitivo per l’adozione dello schema sulla libertà religiosa. 2308 voti a favore, 70 contro. L’appoggio ufficiale di Paolo VI al documento spiega come alla fine 179 Padri contrari abbiano votato a favore.

    7 dicembre 1965 _ Voto definitivo per la promulgazione dello schema sul matrimonio: 2309 a favore, 75 contro.

    7 dicembre 1965 _ 2390 voti a favore e 4 contro permettono l’approvazione dello schema sul sacerdozio e i preti. Vi è chiaramente riaffermato il celibato sacerdotale.

    7 dicembre 1965 _ Voto definitivo per l’adozione dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno: 2309 voti a favore, 75 contro, per la maggior parte membri del Coetus Internationalis Patrum.

    8 dicembre 1965 _ Cerimonia di chiusura in piazza San Pietro.
    Dopo una Messa celebrata dal Pontefice, questi benedice la prima pietra di una chiesa romana dedicata a “Maria Madre della Chiesa”, che servirà da memoriale del concilio.

    Vengono inviati “al mondo” una gran quantità di messaggi, poi il papa consegna a mons. Felici il breve con cui chiude ufficialmente il Concilio Vaticano II, che, come affermato da Paolo VI, avrebbe permesso che
    “il culto di Dio che si è fatto uomo è andato incontro al culto dell’uomo che si è fatto Dio” (discorso di chiusura).

  5. #5
    torquemada
    Ospite

    Predefinito Fonte:

    dalla rivista Nouvelles Certitudes, n° 11, juillet, août, septembre 2002

  6. #6
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    Anche questo testo gira da secoli nelle mailng list,
    mi pare che sia preso da www.unavox.it
    Affermazioni vere mescolate con affermazioni dubbie, illazioni, pettegolezzi, il tutto per "sminuire" il Concilio,
    ma non c'è storia, per i cattolici:
    Il Concilio, in quanto espressione del magistero ordinario e universale, è infallibile.

  7. #7
    torquemada
    Ospite

    Predefinito Sul Novus Ordo Missae


  8. #8
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Thomas Aquinas
    Anche questo testo gira da secoli nelle mailng list,
    mi pare che sia preso da www.unavox.it
    Affermazioni vere mescolate con affermazioni dubbie, illazioni, pettegolezzi, il tutto per "sminuire" il Concilio,
    ma non c'è storia, per i cattolici:
    Il Concilio, in quanto espressione del magistero ordinario e universale, è infallibile.
    Divertiti a trovare errori, se ce ne sono.
    L'episodio di Ottaviani, cui è stata tolta la parola ("Eminentia vestra habeat me excusatum...") spegnendo il microfono, non è mica una bugia.

  9. #9
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    Predefinito

    Non lo so, non mi interessa nemmeno molto.
    Mi dà fastidio, estremamente fastidio questo atteggiamento verso il Concilio, che porta ad accennare e a non concludere.

    Quale sarebbe la conclusione?
    Concludi per una volta i tuoi discorsi.
    Prima posti un testo pieno di calunnie verso Giovanni Paolo II, ma non si capiva se eri d'accordo o no, ora lo stesso per il Concilio e non si capisce la conclusione.

    E' troppo chiedere di parlare chiaro?

  10. #10
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Peccato che tu abbia chiuso quel 3d prima che chiunque, me compreso, potesse aggiungere qualcos'altro.

 

 
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