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    Predefinito I costi della partitocrazia

    "La Repubblica", SABATO, 16 MAGGIO 2009
    Pagina 10 - Interni

    "Appalti, processate Mastella e la moglie"
    L´ex ministro: non ci voleva la zingara. I pm di Napoli: tre casi di concussione
    Prima udienza in luglio, dopo le Europee dove l´ex ministro è in lista con il Pdl

    DARIO DEL PORTO
    NAPOLI - L´inchiesta che diede la spallata al governo Prodi arriva davanti al giudice. La Procura di Napoli chiede il rinvio a giudizio dell´ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, della moglie Sandra Lonardo, che è presidente del Consiglio regionale della Campania, e di altri 21 imputati dell´indagine su alcune attività dell´Udeur avviata dai magistrati di Santa Maria Capua Vetere. Le conclusioni del procuratore capo Giandomenico Lepore e del pm Francesco Curcio sono arrivate ieri all´ufficio Gip. Il fascicolo è stato assegnato al giudice Sergio Marotta che nelle prossime ore dovrà fissare la data d´inizio dell´udienza preliminare. Primo appuntamento quasi certamente a luglio, dunque dopo le elezioni Europee di giugno alle quali Mastella è candidato nella lista del Pdl. «Non ci voleva la zingara per indovinare che sarebbe andata così - commenta l´ex Guardasigilli - comunque per quanto mi riguarda sono sereno. Mi auguro solo che uguale serenità nei miei confronti ci sia anche da parte degli altri».
    L´inchiesta era esplosa nel gennaio 2008, quando Sandra Lonardo fu raggiunta da un´ordinanza di arresti domiciliari con l´accusa di tentata concussione per presunte pressioni esercitate sul manager dell´azienda ospedaliera Sant´Anna e Sebastiano di Caserta, Luigi Annunziata, con l´obiettivo (non conseguito) di ottenere la nomina di tre primari. L´arresto della moglie e di altri esponenti di primissimo piano del partito, come gli allora assessori regionali Andrea Abbamonte e Luigi Nocera, spinse Mastella, a sua volta coinvolto nell´indagine, a rassegnare le dimissioni da ministro della Giustizia. Si aprì in questo modo la crisi nel governo Prodi che sarebbe poi sfociata, quattro mesi più tardi, nelle elezioni anticipate. Nel frattempo gli atti furono trasmessi dalla Procura di Santa Maria a Napoli per competenza territoriale. L´ex ministro fu interrogato in Procura per oltre due ore, alla presenza dell´avvocato Titta Madia, e in quella sede respinse tutte le accuse come già aveva fatto la moglie.
    Rispetto all´impianto originario dell´inchiesta, gli inquirenti del capoluogo hanno escluso per Mastella il reato di associazione per delinquere che era stato ipotizzato dai pm di Santa Maria Capua Vetere. Nell´avviso di chiusura delle indagini, recapitato alla fine di febbraio, gli inquirenti contestavano all´ex ministro l´ipotesi di tentata concussione. Con la richiesta di rinvio a giudizio i pm hanno eliminato alcune singole contestazioni lasciando sostanzialmente in piedi il tessuto centrale dell´inchiesta. Adesso la partita giudiziaria si sposta all´udienza preliminare. Stralciata invece la posizione di uno degli indagati, il sindaco di Cerreto Sannita Antonio Barbieri (difeso dall´avvocato Alfonso Furgiuele) per il quale si profila a questo punto la richiesta di archiviazione.

    Inchiesta appalti, "Processate Mastella e la moglie" | Napoli la Repubblica.it

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  2. #2
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    Stop ai portaborse in nero

    • da La Stampa del 18 maggio 2009, pag. 14

    di Maria Grazia Bruzzone

    Più che la decenza poté il minaccioso tapiro, ma che sia la volta buona, è ancora da dimostrare. C’era voluta l’inchesta delle Iene perché Fini e Schifani annunciassero il giro di vite sulle centinaia di portaborse abusivi, o in nero, che si aggirano per il Palazzo. Il 60% dei 553 della Camera, forse persino tutti quelli del Senato, il cui numero resta imprecisato. Altro che precari. Uno scandalo nella prima istituzione dello Stato che si perpetua da anni. «Dal primo luglio nessun collaboratore entrerà in Parlamento senza un regolare contratto» hanno infine tuonato i presidenti delle due Camere. All’unisono o quasi, vista la competizione che le due Camere hanno ormai ingaggiato nella lotta alla casta. Adesso arriva il regolamento al quale tutti dovranno adeguarsi.
    I questori di Palazzo Madama lo approvano domani, dopo di che il testo, concordato con gli uffici con la Camera, passerà al Consiglio di Sicurezza e verrà inviato ai senatori, perché si adeguino. Nel chiedere per i loro collaboratori il tesserino di ingresso che consente la postazione di lavoro fissa e di usufruire di vari servizi a cominciare dalla mensa, dovranno esibire un’autocertificazione e una copia del contratto regolare, depositato all’Ufficio del lavoro. Contratto di che tipo? «Uno scelto fra i contratti nazionali vigenti purché a tempo determinato, dovendo valere per la sola legislatura. Quanto ai compensi, non possiamo certo entrare nel merito. Ma è chiaro che se vedessi scritto 300 euro al mese, mi impensierirei», racconta Benedetto Adragna, questore al Senato in quota Pd. Da ex sindacalista cislino, si compiace delle restrizioni: «Sono consentiti i contratti col gruppo o col partito. Ma niente pensionati, né giovani tirocinanti, né collaboratori volontari». Che sono poi le deroghe che hanno affossato le norme già in vigore alla Camera, dove a forza di allargare le maglie era rimasto il divieto solo per i parenti.
    Già. Perché a Montecitorio, dopo il primo servizio delle Iene, nel 2007, l’allora presidente Bertinotti si era sentito punto nel vivo. Solo 54 su 683 portaborse, l’8%, hanno un contratto? «Non lo sapevo» si era schermito. «Ma subito dopo le nuove regole sono arrivate le pressioni e le eccezioni che l’hanno svuotata» racconta Gabriele Albonetti, questore di opposizione oggi, di maggioranza allora, estensore del testo che la Camera oggi si è limitata ad aggiornare, togliendo appunto le eccezioni. «Le nuove norme i deputati le hanno già». Serviranno? Albonetti incrocia le dita. Adragna non nega di temere che i collaboratori di colpo diventino pochissimi. Oggi quanti sono? «Cinque o seicento».
    Ad ex essere scettico è Francesco Comellini che insieme a 40 colleghi ha dato vita all’Ancoparl, associazione dei collaboratori parlamentari. Tutti regolari. A cominciare da lui che, in quanto collaboratore di un vicepresidente di commissione, è retribuito direttamente dalla Camera, con un contratto a tempo, 15 mensilità e contributi pagati. Un privilegio che i deputati «semplici» e i loro assistenti non hanno. Del resto le disparità si annidano in molti angoli. Secondo Comellini «l’unica soluzione del problema, che riconosce anche dignità professionale al lavoro che svolgiamo è quella adottata dal Parlamento Europeo», che paga direttamente l’assistente «qualificato», a cui il deputato ha diritto. Un costo troppo grande per le Camere che di questi tempi mirano a tagliare? Basterebbe sfoltire altrove. A Schifani lo ha detto. A Fini lo dirà, quando il presidente della Camera lo riceverà.

  3. #3
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    "La Repubblica", MERCOLEDÌ, 20 MAGGIO 2009
    Pagina 36 - Cronaca

    Dalla Jacuzzi sul terrazzo di casa alla trasferta ministeriale con famiglie al seguito
    La nomenklatura arraffona e quei "ritagli" del potere
    Il parrucchiere, le visite mediche, i telefonini. Persino il Telepass e il treno Mentre a Londra infuria lo scandalo delle note spese siamo andati a vedere gli "extra" dei nostri parlamentari Scoprendo che qui è tutto a forfait E che non c´è bisogno neanche di presentare una pezza d´appoggio
    Da poco a Palazzo Madama sono state cancellate alcune voci come i viaggi dei mille "ex"
    Fuori dal budget i soldi dati per i portaborse che molti finora pagavano in nero
    All´Europarlamento da luglio si cambia registro, con un nuovo regolamento molto più severo
    Pochi reati, tanti peccati: ecco tutte le volte che i pezzi grossi hanno fatto la cresta

    (SEGUE DALLA COPERTINA)
    CARMELO LOPAPA
    (SEGUE DALLA COPERTINA)
    Conti stracciati, conti allegri, conti che non quadrano ma chi se ne frega, nel nostro Paese. Altro che Inghilterra indignata per pochi spiccioli di note spese. Qui lo scandalo è codificato, è a norma di legge, è tanto palese da non destare, appunto, scandalo.
    Benefit, rimborsi a go-go, voli, treni, navi, Telepass e corsi di lingua e buvette e ristorante a 8 euro. Non è più tempo da viaggi in Tanzania della commissione Lavoro di Montecitorio per «studiare il sistema pensionistico del paese dell´Africa orientale», ricordo appannato di qualche anno fa. Come pure l´onorevole Lorenzo Cesa non proporrebbe più l´indennità per ricongiungimento familiare, come si azzardò a ipotizzare quando, nella rovente estate 2007, il suo partito venne segnato dallo scandalo del deputato Cosimo Mele, la prostituta in albergo, l´uso (sospetto) di cocaina. Adesso ci si accontenta di piccole cose, ma è il pensiero quello che conta. L´ultimo lo hanno avuto i tre questori della Camera guidati da Francesco Colucci (Pdl) ed è planato ieri mattina sulla casella postale dei 630 deputati sotto forma di lettera-invito a «usufruire di un corso di 15 ore di lezioni individuali di informatica da 1,5 ore cadauno» che si svolgeranno a Montecitorio. Costo risibile da 235 euro a testa, il resto lo mette la Camera, ovvio.
    Quisquilie, appunto. Sarebbe bello invece sapere anche qui da noi come il deputato utilizza i 4.003 euro mensili che il Parlamento gli mette in saccoccia ogni mese come "rimborso spese di soggiorno". Certo, magari anche l´elettore italiano vorrebbe sapere almeno dove risiede il suo onorevole di riferimento, quando trascorre quei tre giorni nella Capitale. Per esempio se lo utilizza tutto, il suo budget da diaria extra stipendio. O che ne fa di quell´altro da 4.190 euro al mese che gli viene erogato proprio a titolo di "rimborso spese". Qualcuno non vorrà mica sospettare che una parte di quei soldi o addirittura tutti finiscano nel conto in banca dell´onorevole? Sospettosi o malpensanti. Qui la nota spese è bandita, il pie´ di lista è sconosciuto. Le Camere pagano anzitempo, pagano sulla fiducia, pagano a forfait. Non c´è nulla da scoprire. Altro che dimissioni dello Speaker del parlamento inglese.
    Che ridere, il milione di sterline per colpa del quale Westminster sta precipitando nello scandalo, col suo carico di rimborsi gonfiati dai deputati. Che ridere, perché Montecitorio e Palazzo Madama, in questo 2009, distribuiranno ai nostri 630 deputati e 322 senatori rimborsi spese destinati sulla carta a viaggi, diaria e segreterie per qualcosa come 96 milioni di euro, parenti molto vicini di 100 milioni. E il tutto, va da sé, senza chiedere lo straccio di una prova documentale che attesti se davvero saranno utilizzati per gli scopi "istituzionali". Sono 72 milioni di euro alla Camera e 24 milioni al Senato. E va da sé, che quegli 8.190 euro mensili ai deputati e 8.678 mila euro ai senatori sono solo, appunto, rimborsi. Nulla a che fare con le indennità da 5.500 euro, lo stipendio in senso stretto.
    «Uno scandalo come quello britannico da noi è impensabile - racconta un grande conoscitore del Palazzo come Gabriele Albonetti, deputato questore già da due legislature - Al di là dell´eticità del comportamento di deputati e senatori, la questione è tecnica. Da noi, non esiste la nota spesa, la Camera e il Senato affidano una somma, diciamo così, sulla fiducia. Sarà poi l´onorevole a gestirla a suo piacimento». Nulla da spiegare e nulla da giustificare. Né gli alberghi, né i ristoranti, né le segreterie, né - chiamiamoli così - gli "extra" molto extra. Come non sono da rendicontare gli oltre 4 mila euro al mese (4.678 al Senato) erogati a ciascun onorevole per i cosiddetti portaborse. Col risultato ormai arcinoto che buona parte degli assistenti sono sottopagati o pagati in nero. Ieri il Consiglio dei presidenza del Senato, prossimamente quello della Camera, ammetteranno l´ingresso dal primo luglio solo per i portaborse dotati di badge, rilasciato dietro esibizione di regolare contratto. Ma molti dei ragazzi, in questi giorni, ti raccontano come alcuni dei loro onorevoli siano pronti a far sottoscrivere loro un contratto da addetto alle pulizie del gruppo parlamentare, che ne possa comunque consentire l´ingresso quotidiano a Palazzo e continuare come sempre. Come sempre in nero.
    Un po´ di pulizia, va detto, la si sta pure facendo. Al Senato hanno cancellato i 730 mila euro sborsati, tra l´altro, per garantire un ufficio ai senatori rimasti privi di scrivania. O i 690 mila euro che sono parte della voce "rimborsi spese telefoniche". Ha fatto pure scalpore scoprire in questi giorni che i 1.058 "ex" senatori per fortuna ancora in vita costano però 1 milione 726 mila euro per viaggi in treni, aereo o per passaggi autostradali, al netto, ovvio, del vitalizio. Platea di beneficiari ridotta ora a 291 in uno slancio di austerity. Rigorismo che ancora non ha scalfito l´Asis, l´assistenza sanitaria garantita ai senatori e ai deputati e ai loro familiari. Basta pagare 25 euro al mese per ciascun figlio o consorte, ma anche - magia del Parlamento - per il convivente, e ogni cura è assicurata. Gratis. Perché la coppia di fatto che le Camere non hanno mai voluto riconoscere, lì dentro esistono, eccome, da tempo. Per l´esattezza dal 1985, quando è stata approvata la legge 687. Qualche sprovveduto Don Chisciotte, di tanto in tanto, prova pure a divertirsi e ad agitare le acque. In questa legislatura la dipietrista Silvana Mura, con un ddl che prevede tra l´altro la riforma del sistema dei rimborsi, da erogare solo dopo l´esibizione delle spese effettive. «Ma, per usare un eufemismo - racconta - non ha suscitato grandi entusiasmi tra i colleghi».
    Fuori dai confini, qualche italiano finora ha potuto fare il furbo nell´Europarlamento. Tratta Bruxelles-Roma (o Milano) rimborsata forfaittariamente per la business class in base al chilometraggio. Quando invece era notorio che molti dei nostri 78 (come tanti altri) viaggiavano in low-cost. E lì, via con la cresta. Da luglio però, col nuovo Parlamento, si cambia registro: rimborso solo dei biglietti effettivamente acquistati. Il rimborso spese per lo staff viaggia sui 17 mila euro mensili. Non sarà per sfiducia, ma il tesoretto lì non lo fanno transitare dalla busta paga dell´onorevole. È a disposizione e le somme le paga direttamente il Parlamento agli assistenti che dimostrano con contatti e contributi di prestare servizio per il deputato. Rigore e trasparenza che i portaborse italiani sono costretti per ora solo a sognare.
    filippo ceccarelli
    Minuzie a confronto dei tanti misfatti resi perfettamente legali da tabelle amministrative, norme di attuazione, vere e proprie leggi dello Stato. Piccole miserie umane dei tanti che ai vari livelli comunque ci provano, "ci marciano", ci fanno la cresta, ne approfittano: avidi e perfino poetici filibustieri dell´arte d´arrangiarsi, invisibili e ingenui portabandiera dell´accumulazione selvaggia nelle casse pubbliche. Così pensi alle note spese e subito i ricordi si accavallano, ma alla fine viene in testa la Rai, ciclicamente funestata da audaci sperperi, epiche furbate e regolari tempeste moralizzatrici che, individuato qualche capro espiatorio, pian pianino si placano per lasciare che i sacrificati trovino altrove le vie del successo.
    Se ne ha traccia in una ormai cospicua bibliografia che fin dall´inizio marca la questione con la più allegra tolleranza, per cui il grande inviato nell´Africa nera venga ribattezzato «Sciupone l´Africano»; mentre altre sintomatiche spese di inviati di guerra, ma sempre definite astronomiche e faraoniche, tolsero il sonno ai professori che tra il 1992 e il 1994 si trovarono a gestire il baraccone di viale Mazzini, decretando infine qualche blando provvedimento.
    Lì dentro, si direbbe per tradizione, vanno in scena eventi e manifestazioni di ordinaria e sgangherata venalità. Nel recentissimo La piovra Rai (Bompiani) Denise Pardo racconta di quando, un bel giorno, nel cortile della sede di via Teulada comparvero alcuni operai con aria indaffarata che mescolavano acqua e cemento nelle loro carriole. Con il passare dei giorni, senza tracce di lavori in giro, c´è chi si insospettì e si mise a pedinare le maestranze. Scoprì dunque che, varcato quatti quatti il cancello d´uscita, quei muratori raggiungevano la villa del potente manager: e lì alacremente lavoravano a una megaristrutturazione, com´è ovvio a spese dell´azienda.
    Da questo punto di vista, almeno nell´ottica italiana, è certamente la casa - argomento di cruciale insoddisfazione e quindi esposto al massimo di risentimento sociale - a catalizzare su di sé la maggior parte di queste magagne. Lo dimostra il periodico dipanarsi e disvelarsi di vicende variamente rubricabili come "affittopoli": appartamenti concessi o acquistati a basso prezzo da figure a loro modo eccellenti. E allora è un continuum di giornalisti che si attaccano ai citofoni, sordi dinieghi o spiegazioni imbarazzate da parte degli illustri inquilini, alcuni dei quali si sono visti costretti a commiserarsi per la propria condizione abitativa e condominiale anche spostando quadri e indicando macchie di umido a riprova che dopo tutto non avevano fatto un grande affare.
    Chissà se poi gli credono. Certo, per buscare in proprio, qualche pezza d´appoggio bisogna pur sempre trovarla. A tale riguardo l´esperienza insegna a diffidare delle due classiche motivazioni che di solito vengono invocate per giustificare le più fantasiose e misere nefandezze. Una è la cosiddetta "via europea", cioè si dice o si fa dire che quella certa cosa non è sconveniente perché viene praticata anche a Londra, o a Parigi, o in Lussemburgo, comunque all´estero. L´impiccio diventa così, più che un atto dovuto, una virtuosa conquista.
    Ma assai più efficace, per togliersi di torno qualsiasi remora, è l´uso della sicurezza. C´è sempre un pericolo, infatti, che aiuta a superare di slancio il confine scivoloso tra necessità e pretesto, imbroglio e ricompensa. A tale riguardo si consiglia vivamente la lettura di un libro di Paola Bolaffio e Gaetano Savatteri significativamente intitolato Premiata ditta Servizi Segreti (Arbor, 1994). Si narra qui con ampia casistica e dovizia di particolari come, più che acchiappare i terroristi, il Sisde provvedesse in realtà a soddisfare i bisogni di ministri e capi di partito della Prima Repubblica, a Roma, al paesello e anche nelle case di vacanza: opere murarie, impianti elettrici, schermi blindati, opere di falegnameria, arredi vivaistici, tappezzeria e tendaggi, antenna tv, manutenzione straordinaria dell´ascensore, opere di pulizia. C´era pure un mezzo albergo in campagna a disposizione, anche se i potenti frequentatori non hanno mai capito bene se fosse conveniente pagare, sia pure con i dovuti sconti, ma con la carta di credito.
    Questo evoluto sistema di pagamento si rivelò foriero di amare sorprese per i furbi del Palazzo e dintorni, all´epoca dell´ennesimo scandalo delle Ferrovie (allora dello Stato). I giudici dragarono la mefitica palude del Consiglio d´amministrazione: ristoranti, acquisti in pellicceria e tanti di quei viaggi da far risuonare nei corridoi, riecheggiando la sigla dell´agenzia turistica di Stato, il grido felice «Cit! Cit! Hurrà!». Con i soldi dell´azienda, ironia della sorte, un consigliere s´era fatto murare una cassaforte a casa; un altro aveva fatto addirittura beneficenza. Ma già non erano più rimborsi spese. A volte le disperde il vento, le briciole del potere. Briciole, poi, fino a un certo punto.

  4. #4
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    Il tesoro della casta

    • da L'Espresso del 22 maggio 2009, pag. 68/70

    di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli


    Trasparenza addio, sulle sovvenzioni di privati e aziende ai partiti cala di nuovo l`ombra. Ai tempi di Tangentopoli il reato di illecito finanziamento travolse la prima Repubblica? Bene, adesso il finanziamento è diventato lecito ma invisibile, praticamente occulto: sotto i 50 mila euro resta nascosto a norma di legge. È l`arma segreta di un esercito di uomini con la ventiquattr`ore che cinge d`assedio i palazzi del potere: si chiamano lobbisti, e bussano alle porte dei politici, ungendo ingranaggi dove più gli conviene. Quanto pesi veramente la loro opera di "seduzione" sulle decisioni dei Parlamento è cosa ardua da capire. Le liste tenute dalle Camere non sono soltanto difficili da consultare, ma nascondono la reale entità del fenomeno. Spulciando i bilanci 2007 delle formazioni politiche rappresentate in Parlamento, infatti, "I: espresso" ha individuato una ``zona grigia", formata dai fondi dei quali i tesorieri di partito non sono tenuti a render nota la provenienza. Qui si scopre che ben il 27 per cento dei contributi privati ai principali partiti italiani è perlopiù di origine ignota. Un limbo da 15 milioni di euro, insomma. Appena due, invece, i milioni di curo in finanziamenti "trasparenti" nello stesso anno. Se poi pensi che nel 2008 (che è stata annata di campagne elettorali) le cifre "alla luce del sole" sono quadruplicate, vien da chiedersi quanto sia cresciuta in proporzione la zona d`ombra. Come funzioni il lobbismo sommerso celo spiega Franco Bonato, ex tesoriere di Rifondazione: «L`intento di celare la provenienza dei fondi diviene evidente quando si constata la facilità con cui il limite fissato per legge può essere aggirato. Se io, imprenditore, decido di dare 50 mila euro a un partito, ma preferisco che iI mio contributo resti segreto, mi basterà versarne 49.999. Se ho intenzione di versarne più di 50 mila, e voglio sempre restare anonimo, mi basterà ripartire la somma fra i componenti della mia famiglia. Così io ne verserò una quota, mia moglie un`altra, mio figlio un`altra ancora e così via. Sono stratagenuni di uso comune per chi non vuole farsi notare", conclude. Tutto grazie allo scorso governo Berlusconi. Agli inizi del 2006, poche righe inserite di soppiatto nel famoso Milleproroghe, a m& di sandwich fra una disposizione sull`8 per mille e un contributo a "Genova capitale europea della cultura 2004", sono andate a innalzare la soglia di trasparenza dei fondi privati, al di sotto della quale è impossibile sapere chi-dà-quanto-a-chi. La cifra è schizzata dai circa 6.600 euro fissati nel lontano 1981 ai 50 mila di oggi. Venti volte tanto. Pure fra i banchi dell`opposizione se n`erano accorti in pochi: fra questi Pierluigi Castagnetti, allora deputato della Margherita, ora Pd. «Permettere che si elargiscano anonimamente cento milioni di vecchie lire», ribadisce oggi, «vuol dire che qui non si parla più di "finanziamento", ma di semplice corruzione politica—. Per i partiti come per i singoli parlamentari. Lo stesso accadeva nel medesimo periodo per il finanziamento privato a deputati e senatori, con una modifica voluta dai parlamentari della Casa delle libertà, e infilata con altrettanta destrezza in un testo di legge sul voto domiciliare. In questo caso la soglia è salita dai 6.500 curo a 20 mila e con una differenza non da poco: mentre la zona grigia dei partiti è calcolabile a partire dai loro bilanci, quella dei parlamentari no. Il grigio, da noi, non è fatto solo di soldi che vanno da privati e lobbisti a partiti o singoli parlamentari. Fioccano i versamenti che per varie ragioni viaggiano da partito a garrito o da politico a partito. Le liste della Camera sono piene di rappresentanti che finanziano la propria formazione. Come gli oltre 4 milioni di curo arrivati ai Ds dai propri deputati e senatori nel 2007, i circa 713 mila curo dei leghisti o i 281 mila curo dell`Idv, ma succede anche con An e Margherita, ed era tradizione consolidata fra quelli di Rifondazione. Se l`autofinanziamento attraverso i propri politici può avere un senso, però, qualche perplessità la suscitano i casi in cui è il gruppo parlamentare a rimpinguare le casse del suo partito coi finanziamenti pubblici che riceve da Camera e Senato. Soldi che in teoria servirebbero esclusivamente alle spese di gestione degli uffici, ma che si traducono in un ulteriore finanziamento pubblico indiretto. Vedi i 97 mila curo del gruppo alla Camera di An, ma vedi anche il mezzo milione di curo che nel 2007 i gruppi leghisti hanno girato a via Bellerio. Se a tutto ciò aggiungi il fatto che, grazie a un vecchio cavillo tornato "utile" ai tempi di Internet, le liste dei finanziamenti privati non possono essere pubblicate ori line, è evidente che in Italia lobbisti e lobbizzati godono di una comoda cortina di fumo. Che fa diventare sempre più opachi i rapporti fra il potere economico e quello politico. Prendiamo Forza Italia. Il confronto fra i contributi sopra i 50 mila curo ricevuti negli ultimi due anni fa riflettere: nel 2007, quando era all`opposizione, è stata corteggiata dai lobbisti con 310 mila curo. Che però un anno dopo, conquistato palazzo Chigi, sono lievitati a quasi 2 milioni e mezzo. Tanti soldi, tanti favori da ricambiare? Una delle più folte pattuglie di sostenitori del Cavaliere sono i costruttori. A scendere in campo addirittura l`Associazione nazionale costruttori edili, con 50 mila euro che certo non staranno rendendo la vita più difficile al Piano Casa di Berlusconi. Insieme all`Ance i grandi costruttori privati. quelli che sugli appalti pubblici fanno la loro fortuna, a cominciare dall`Astaldi. passando per la Pizzarotti di Parma, per finire con il gruppo Gavio. Proprio Marcellino Gavio è il maggior finanziatore forzista, con 650 mila curo in 13 assegni da 50 mila l`uno. Gavio è azionista dell`Impregilo, società capofila per la costruzione del ponte sullo Stretto: è notizia di qualche settimana fa che, dopo lo stop imposto da Prodi, la grande opera ripartirà presto. Ma l`imprenditore alessandrino è anche uno dei signori delle autostrade italiane, visto che gestisce chilometri e chilometri di asfalto, soprattutto al Nord (una su tutte la Torino-Milano). Non gli dispiacerà se dal primo maggio il ministro delle Altero tata i pedaggi. Non solo cemento. Il partito berlusconiano si nutre anche di acciaio, coi 300 mila euro dell`imprenditore cremonese Gio- dalle cliniche, La Nuova Sanità srl di Bari, e Multimedica Holding spa di Milano. Che per un partito andare al potere sia come un battesimo, con tanto di regali degli invitati, lo ha capito bene Raffaele Lombardo, padre-padrone dell`Mpa, che da quando è diventato governatore della Sicilia e alleato di governo della destra ha fatto l`en plein. Nel 2007 nessun contributo di peso, un anno dopo 665 mila euro. Primo fan del medico siciliano è Maurizio Zamparini, presidente del Palermo calcio, con due versamenti da 100 mila euro l`uno. E si capisce: i suoi interessi nell`isola sono molteplici, visto che nel capoluogo sta per costruire un grosso centro commerciale, e in più vorrebbe gestire il progetto di un nuovo stadio. Va di magra, invece, a chi esce dalla stanza dei bottoni. E successo a Lamberto Dini, che quando risultava decisivo per le sorti del governo Prodi aveva ricevuto dall`imprenditore Davide Cincotti 295 mila euro. E ora che è intruppato nel Pdl gli tocca accontentarsi delle briciole (appena 100 mila). Idem per i Ds senesi. Quando il centrosinistra guidava il Paese, Giuseppe Mussari (capo del Monte Paschi) donava loro 162.500 euro, cifra che poi nel 2008 si è ridotta a meno della metà. A volte lobbista e politico sono anime gemelle, altre una strana coppia. Come l`antiberlusconiano ante litteram, Antonio Di Pietro, che ha intascato 50 mila euro da Sei Tv, una società televisiva milanese. Dalla visura camerale salta fuori che la proprietaria è tale Tiziana Grilli, moglie di Raimondo Lagostena Bassi, reuccio delle tv locali grazie al circuito Odeon. Lagostena però è uomo che fa affari col Cavaliere (visto che mandava in onda la defunta Tv delle libertà della Brambilla ), ed è anche editore di Telepadania (non a caso ha foraggiato anche la Lega con 60 mila euro). Allora con Di Pietro che t`azzecca? Curioso pure il finanziamento di 60 mila euro alla campagna elettorale di Gianni Alemanno da parte della Snai, società di scommesse. Anche se in fondo al sindaco di Roma l`azzardo non dispiace, visto che da tempo preme per un casinò nella capitale. Ancora, c`è lo strano caso dell`onorevole Sergio De Gregorio, che invece di finanziare la propria televisione (Italiani nel mondo reti televisive", società che gestisce una tv satellitare e web) riceve dalla stessa quasi 75 mila euro. Infine c`è il finanziamento al partito che diventa "lessico famigliare". Stiamo parlando dell`Udc di Pier Ferdinando Casini, che lo scorso anno ha potuto contare su 2.2 10.000 euro (seconda sola a Forza Italia), l`80 per cento dei quali proviene da un`unica fonte: l`immobiliarista Francesco Gaetano Caltagirone. Un bel po` di soldi, ma spezzettati in 18 tranche da 100 mila, perché così il suocero ci ha anche risparmiato su. Esiste infatti una norma studiata ad hoc perché i partiti calamitino soldi dai privati: chi dona fino a 103 mila euro può scaricare dalle tasse il 19 per cento dell`importo, molto di più rispetto a un`associazione qualsiasi.
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    Gio, 21/05/2009 - 12:48
    #146
    g.manfredi
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    Pannella, il corpo del contropotere

    • da La Repubblica del 21 maggio 2009, pag. 1

    di Francesco Merlo

    Bianco, diafano, smunto, tutto pelle, ossa e occhioni stralunati, Marco Pannella sta di nuovo mettendo a rischio la sua vita perché le nomine alla Rai sono state bulgare e professionalmente prive di credibilità e perché i radicali sono di nuovo ridotti alla clandestinità e all´extra italianità, fuori dai confini, fuori dalla partita, cancellati dalla politica dei camerieri e delle veline, dai cani che temono di perdere l´osso. Vecchio, intrappolato nel suo ruolo di digiunatore, Marco Pannella ha mille volte ragione, e tanta più ne ha oggi che il potere si gioca tutto sulla presentabilità fisica, sulla prestanza sessuale, sui capelli tinti... Pannella è di nuovo l´esatto contrario del potere italiano. Quelli usano la politica per palestrare i corpi e lui usa il corpo per nobilitare la politica. Quelli consumano la politica per drogare il fisico e Pannella consuma il fisico per salvare la politica,
    Apparentemente Pannella è perdente. L´Italia infatti non fa più caso ai suoi digiuni. Come se il potere, con la sua protervia, avesse dissipato il patrimonio Pannella. I nemici di sempre gioiscono perché in quel vecchio scarnificato vedono la prossimità della loro impunita vittoria: Pannella che pensava di logorare l´ottusità del potere con le oltranze e con gli eccessi è stato invece logorato dalla faccia tosta del potere.
    Ma non è così. Ieri il suo corpo in tv mostrava tutta la giusta vulnerabilità di una grande vecchiaia che nel paese dei vecchi giovanilisti torna a fare scandalo. Pannella non è un "papi", ma è un rimprovero ai "papi" d´Italia. È una messa in ridicolo dei "papi" questa sua vecchiaia maestosa e regale, argentea, senza parrucche posticce e senza lifting. Pannella è vecchio perché è vivo, quegli altri sono mummificati dal narcisismo di plastica.
    In realtà Pannella sta vincendo di nuovo. E infatti i potenti contro cui digiuna si informano dei suoi crampi, prendono nota degli etti, controllano la sofferenza diffusa, valutano il numero di pillole, e già gli propongono almeno un bicchiere, magari un sorso, o soltanto una goccia. Da cinquant´anni la politica italiana coccola Pannella tutte le volte che rischia di perderlo. Torna insomma la strana complicità tra Pannella e il mondo che a ogni digiuno vuole curarlo a forza, il mondo che non sopporta la sua fame e la sua sete ma in cinquant´anni non è riuscito a inventarsi qualcosa per proteggere ed esaltare Pannella, per usarlo, e dunque ascoltarlo prima che cominci a scioperare anziché salvarlo un attimo prima di morire. Proprio nel Paese dove, sulla nozione della vita, si mobilitano papi, vescovi, leader di partito, embrionologi, professori dell´aborto, scienziati, si è costretto un grande italiano a passare la vita mettendo a rischio la vita.
    Ebbene, ieri a vederlo cosi ieratico abbiamo avuto il timore che Pannella stia rischiando davvero, e rischiando consapevolmente. Pannella sa bene che in Italia bisogna morire per diventare vivi. Tra i paradossi italiani c´è infatti pure questo: tutti coloro che, nel furore quotidiano della battaglia politica, vorrebbero ammazzare l´avversario, se lo ritrovano bello e vivo solo quando è morto.
    E non pensate che sia solo Berlusconi a non sopportare più Pannella. I radicali credono che in Italia c´è la peste, che tutti fanno strage di legalità. La faccia decrepita di Pannella è la faccia decrepita dei sentimenti e dei valori, della lealtà e dell´amicizia, dell´onorabilità e della bella vecchiaia. Non era Pannella che si estenuava e quasi sembrava morire ieri sera in tv, ma era l´anima dell´Italia civile.

  5. #5
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    Associazione Aglietta - SANITA'





    Scandalo Niguarda, Farina Coscioni: è l’ennesima conferma di come sia urgente e necessario riformare le procedure di selezione e i criteri di scelta dei responsabili delle aziende ospedaliere
    Per questo e’ importante che la mia proposta di legge, presentata un anno fa, sia integralmente recepita e approvata. si scardinerebbe così l’attuale perverso meccanismo delle nomine

    Roma, 28 maggio 2009


    • Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni parlamentare radicale e candidata per la lista Bonino-Pannella nella circoscrizione Nord-Ovest

    “Appalti irregolari”, “nomine illegittime”, “consulenze anormalmente elevate”. E’ un quadro a tinte fosche quello che emerge dal dossier su appalti e incarichi d’oro relativi all’ospedale milanese Niguarda, redatto dai servizi ispettivi di Finanza pubblica, e inviato al ministero dell’Economia. Non è mio compito, evidentemente, accertare e stabilire le responsabilità amministrative e – probabilmente – penali in ordine a quanto accertato dai servizi ispettivi. Si tratta comunque di una vicenda emblematica, da cui è doveroso trarre conseguenze politiche. Si ripropone l’urgenza e la necessità di porre mano a una riforma delle procedure di selezione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, in modo da poter garantire il massimo della trasparenza possibile. *Per questo il 29 aprile scorso assieme ai miei compagni radicali alla Camera ho presentato una proposta di legge, che si prefigge di riformare le procedure di selezione e i criteri di scelta dei responsabili delle varie aziende ospedaliere.* *E’ una proposta che scardina completamente l’attuale meccanismo perverso delle “nomine”, e si propone un meccanismo di selezione dei manager che avrebbe conseguenze positive e benefiche sull’intera struttura di comando delle aziende sanitarie locali e ospedaliere. Per questo è importante che la mia proposta di legge venga integralmente recepita e approvata in tempi rapidi.* La sistematica e brutale occupazione da parte della partitocrazia di qualsiasi posto pubblico nel campo sanitario, così come emerge dalla vicenda Niguarda, comporta una situazione insostenibile per i costi e lo sperpero di pubblico denaro; inaccettabile per le disfunzioni che vengono pagate dal cittadino; e ingiusta sotto il profilo etico, se è vero come è vero che si viene nominati non in base alle capacità manageriali e al merito, ma appartenenza e fedeltà politica.

  6. #6
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    Corsi e ricorsi dei privilegi


    • da Corriere della Sera del 2 giugno 2009, pag. 1

    -->

    di Sergio Rizzo e Gianantonio Stella
    -->

    «Tempo di rumba, tempo di te / Ballo e non ballo: ma perché?», si chiede Mariano Apicella in una canzone. Pare ora per quelle foto che lo mostrano mentre scende da un volo-blu, dei giudici potrebbero farlo «ballare» sul serio. Tanto più che in un’intervista a Claudio Sabelli Fioretti il menestrello del Cavaliere confidava già tutto: «Quando lui ha bisogno mi telefona Marinella, la segretaria: “Mariano, se non hai problemi il dottore ti vorrebbe stasera”. Io vado a Roma, poso la macchina a Ciampino e parto con lui sull’aereo presidenziale. Quasi sempre per la Sardegna, qualche volta per Milano». A spese dei cittadini.

    Si dirà: che c’entra? L’aereo pubblico partirebbe lo stesso e un passeggero in più non incide di un centesimo! È esattamente ciò che disse Clemente Ma*stella, nel settembre 2007, dopo essere stato denunciato dall’Espresso mentre saliva col fi*glio sul volo di Stato che portava Francesco Rutelli a Monza per il Gran premio di F1: «Mio figlio non lo vedo mai, che male c’è se l’ho por*tato al Gran premio? Tanto, se in aereo erava*mo 10 o 15 non cambiava niente».

    Eh, no, è una questione di principio, titolò la Padania: «L’inGiustizia vola al Gran Pre*mio ». Il Giornale berlusconiano rincarò: «Non dicevano di voler tagliare i costi della politica? Forse usare l'aereo di Stato più farao*nico che ci sia per assistere al Gp di Monza non è il miglior modo di risparmiare. O no? Per dire: il Gran premio lo trasmettevano pu*re su RaiUno, il cui segnale, ci risulta, dovreb*be arrivare fino a Ceppaloni». E Alessandra Mussolini, furente: «Ho messo sul sito gli indi*rizzi e-mail di Rutelli e Mastella per consenti*re a tutti i cittadini di coprirli di “Vergogna!”» Dice oggi Palazzo Chigi che i «passaggi» of*ferti al cantautore personale del Cavaliere («Mi disse: “Vorrei avere qualcuno che mi fa un po’ rilassare nei fine settimana”») sono as*solutamente legittimi: «La disciplina dell'im*piego degli aerei di Stato è stabilità dalla Diret*tiva 25 luglio 2008, regolarmente registrata al*la Corte dei Conti, che ne detta le regole per tutte le Autorità ammesse ad usufruirne». E cosa dice questa legge, che spazzò via quella più restrittiva fatta dal governo Prodi per argi*nare un andazzo che nel 2005 aveva visto im*piegare i voli di Stato per 37 ore al giorno con una spesa di 65 milioni di euro pari al costo di 2.241 (duemiladuecentoquarantuno) biglietti andata e ritorno al giorno (al giorno!) da Mila*no a Londra con la Ryanair?

    Dice quella legge (bollata allora da Libero con il titolo «Onorevoli e vip: Silvio allarga gli aerei blu» sotto l’occhiello: «Voli di Stato: la Casta mette le ali») che quelli che Luigi Einau*di chiamava «i padreterni» possono imbarca*re persone estranee «purché accreditate al se*guito della stessa, su indicazione dell'Autori*tà, anche in relazione alla natura del viaggio e al rango rivestito dalle personalità trasporta*te ». Di più: «L'imbarco di persone estranee al*la delegazione non comporta quindi alcun ag*gravio degli oneri comunque a carico dell'era*rio ». Appunto: la tesi di Mastella.

    Obiezioni? Ma per carità: la legge è legge. E non ci permettiamo di dubitare che sia stata rispettata fino in fondo. Un conto è il rispetto delle regole formali, però (tanto più se queste sono state cambiate apposta) e un altro è l'op*portunità. È probabile che lo stesso Berlusco*ni avesse tutti i diritti mesi fa di prendere l’eli*cottero della protezione civile per andare a far*si un massaggio alla beauty farm di Mességué in Umbria, come documentò un filmato del TG3. L’opportunità, però è un’altra cosa. E di*spiace che anche questi episodi, gravi o secon*dari che li si consideri, confermino una certa «rilassatezza» sui costi e i privilegi della politi*ca. Come se la rovinosa sconfitta della sinistra alle elezioni dell'aprile 2008 avesse già saldato il conto tra la politica e i cittadini indignati.

    Che la sinistra, incapace di capire l'insoffe*renza montante, meritasse la batosta, lo han*no ormai ammesso in tanti. Compreso Fausto Bertinotti, finito nel mirino proprio per i voli blu: «I nostri gruppi dirigenti? Sganciati e lon*tani dalla realtà dei lavoratori, autoreferenzia*li, così si è venuta formando anche a sinistra una vera e propria casta, un ceto politico inte*ressato solo alla propria sopravvivenza». Sarebbe davvero un peccato se la destra, che in gran parte cavalcò quei sentimenti di indignazione e oggi, secondo il Pd, triplica (da 150 a oltre 400 ore medie al mese) quei voli blu che ieri bollava con parole di fuoco, pensasse che la grande ondata di insofferenza si sia allontanata per sempre. Peggio ancora se pensasse che non c'è più bisogno di una ro*busta moralizzazione del sistema. Certo, alcu*ne misure sono state prese. La Camera e il Qui*rinale, quest'anno, dovrebbero costare meno dell'anno scorso. Ma già al Senato, ad esem*pio, non sarà così. E molti episodi rivelano una sconfortante indifferenza nei confronti dei tagli e soprattutto delle riforme ancora ne*cessari.
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    Basti pensare alla recentissima denuncia dei «portaborse» secondo i quali i presidenti delle Camere, dopo avere «annunciato solen*nemente un giro di vite radicale contro lo scandalo dei collaboratori parlamentari assun*ti in nero», hanno riciclato «parola per paro*la, i contenuti di una missiva analoga spedita il 28 marzo 2007» e da loro stessi giudicati «inadeguati». O all’assenteismo dei nostri eu*ro- parlamentari, 10 dei quali sono tra gli ulti*mi 20 nella classifica. O alla decisione di vara*re l'area metropolitana di Reggio Calabria no*nostante sia per abitanti al 44º posto tra gli agglomerati urbani perfino dietro Aversa, Va*rese, Chiari, Vigevano… O ancora alla timidez*za nel prendere di petto temi politicamente spinosi come la gestione di carrozzoni quali la Tirrenia o l’Amia, la società che dovrebbe occuparsi dei rifiuti da cui è sommersa a Paler*mo e i cui capi (tra i quali il presidente, pro*mosso a senatore) andavano negli Emirati Ara*bi a «vendere» la raccolta differenziata «alla palermitana» spendendo anche 500 euro a pa*sto.
    -->

  7. #7
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    "La Repubblica", MARTEDÌ, 02 GIUGNO 2009
    Pagina 14 - Cronaca

    Mille assunti mentre l´azienda andava in rosso
    Turn over in famiglia e clientele politiche: storia del grande crac
    Organici gonfiati, spese folli: così l´Amia è diventata una macchina mangia soldi

    ANTONIO FRASCHILLA
    PALERMO - L´azienda mangiasoldi che ha messo in ginocchio la città facendola sommergere dai rifiuti è un feudo del Pdl. Un feudo guidato per sei anni direttamente del coordinatore provinciale degli azzurri, il senatore Enzo Galioto. Eccola l´Amia, l´ex municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti a Palermo, azienda a totale capitale pubblico che ha agito sempre da privata, fino a quando però i nodi sono arrivati al pettine: con gli operai per giorni in stato in agitazione e la città diventata un tappeto di spazzatura.
    Un privato strano, quello dell´Amia, che ad ogni tornata elettorale ha aumentato il numero dei dipendenti facendo lievitare il personale a quasi tremila unità rispetto ai 1.800 che aveva nel 2005. Il tutto attraverso la stabilizzazione di 900 precari, decine di assunzioni per chiamata diretta anche di parenti di politici (tutti del Pdl) e lo scambio padre-figlio, che ha fatto assumere ben 400 persone in appena tre anni. Un´azienda privata che mentre perdeva quasi 30 milioni di euro all´anno mandava i suoi manager a Dubai in cerca non si sa bene di quali affari, per allargare un business che per legge invece non poteva andare oltre il rapporto di lavoro con il Comune. «L´Amia è stata l´azienda con la quale il centrodestra ha fatto campagne elettorali sulla pelle dei cittadini, adesso con la spazzatura sotto casa», dice il consigliere comunale del Pd Davide Faraone, che da anni denuncia le assunzioni clientelari fatte nelle società del Comune.
    Di certo c´è che nel 2006, alla vigilia delle elezioni amministrative che avrebbero portato il sindaco Diego Cammarata al suo secondo mandato, all´Amia vengono stabilizzati 900 lavoratori socialmente utili e viene creata una società ad hoc, Amia Essemme, che costa 25 milioni di euro all´anno. Nel 2006 Galioto, per far quadrate i conti, fa i salti mortali: con operazioni di cartolarizzazione a dir poco ardite, come la cessione di immobili e contratti ad una società collegata. Operazioni adesso finite nel mirino della Procura, che sospetta un falso in bilancio di 50 milioni di euro.
    Se nel 2006 comunque i conti tornano, nel 2007 invece l´azienda perde 30 milioni. Cosa fa quindi il management per ridurre i costi? Nulla, anzi il presidente-senatore Galioto, con l´avvallo dei sindacati, vara un accordo che prevede l´assunzione di figli di operai che vanno in pensione. Così entrano all´Amia altre 400 persone. Nel frattempo, visto che il committente è sempre e solo il Comune che ogni anno versa circa 90 milioni di euro nelle casse dell´azienda, i debiti crescono e nel 2008 il bilancio si chiude con un altro rosso di 30 milioni. Tecnicamente l´azienda sarebbe fallita, dal governo nazionale arriva però un sostegno di 80 milioni di euro. Soldi che servono appena per coprire alcuni debiti e ricapitalizzare la società. Soldi che vanno presto in fumo, perché l´Amia continua a perdere 2 milioni di euro al mese.
    Il sindaco Cammarata lo scorso gennaio decide però di cambiare i vertici dell´azienda. E chi va alla guida del cda? Marcello Caruso, ex assessore molto legato al presidente del Senato Renato Schifani: un ragioniere contabile alla sua prima esperienza manageriale.

  8. #8
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    "La Repubblica", MERCOLEDÌ, 03 GIUGNO 2009
    Pagina 17 - Esteri

    Londra, scandalo dei film porno: si dimette la ministra degli Interni
    Jacqui Smith lascia: il marito acquistò i video e li mise in conto allo Stato
    E venerdì Brown annuncerà super rimpasti: rischiano il Tesoro e forse anche gli Esteri
    Le rivelazioni del "Daily Express" e del "Telegraph" travolgono il governo laburista

    ENRICO FRANCESCHINI
    dal nostro corrispondente
    londra - Passerà alla storia come il ministro scivolato su un film porno. Jacqui Smith, responsabile degli Interni britannico, darà le dimissioni dal suo incarico. Come sempre, le indiscrezioni parlano di un «mutuo accordo» raggiunto col premier, una decisione presa da mesi, per motivi personali, insomma per passare più tempo in famiglia. Ma i maligni già commentano: e cosa farà, in tutto quel tempo improvvisamente libero? Guarderà altri film porno col marito? Già, perché in marzo venne fuori che il ministro degli Interni aveva messo in conto allo Stato, dunque al contribuente, il noleggio di due film a luci rosse, visionati su una rete televisiva porno a pagamento, facendosi ridare i soldi nell´ambito dei rimborsi spese previsti per i deputati. Poi è saltato fuori che i film se li guardò il marito, da solo, mentre lei non era in casa; e qualcuno notò che non c´era nulla di male se una signora inglese di mezza età e il suo legittimo consorte, per ravvivare la vita coniugale, fanno ricorso a un po´ di pornografia. Farsela pagare dallo Stato, però, era un po´ troppo: lei disse che è stato un errore, sgridò il marito, ridiede indietro il denaro, che era una manciata di sterline.
    Ma a quella rivelazione, fatta dal Daily Express, ne sono seguite altre, fatte dal Daily Telegraph: la stampa, in questo paese, sta provocando un terremoto politico senza precedenti. Così sono emerse nuove scorrettezze: la ministra degli Interni si faceva rimborsare come «seconda casa», a Londra, una casa in cui viveva sua sorella. Non è la sola ad avere peccato: almeno metà dei deputati di Westminster sono nei guai per le rivelazioni del Telegraph, alcuni sono addirittura perseguiti dalla magistratura.
    Alle elezioni legislative britanniche, il prossimo anno, è prevista un´ecatombe, i partiti promettono un radicale repulisti, un´ondata di volti nuovi in parlamento; e alle elezioni europee di questa settimana (qui si vota già domani), i maggiori partiti, in particolare il Labour, quello di governo, subiranno una batosta, come risultato del disgusto popolare alla scoperta di essere governati da una «casta» di imbroglioni e corrotti.
    Jacqui Smith è la prima vittima illustre. Ce ne saranno, a quanto pare, delle altre, ancora più illustri. Il premier Gordon Brown potrebbe annunciare già venerdì un ampio rimpasto di governo: perderanno il posto, tra gli altri, il ministro del Tesoro Darling, quello dei Trasporti Hoon, forse anche quello degli Esteri Miliband. In parte per cambiare squadra, nella speranza sempre più disperata di Brown di riguadagnare consensi; in parte per eliminare ministri compromessi dallo scandalo. Darling, che aumenta le tasse e chiede sacrifici al paese, si faceva rimborsare dallo Stato perfino le spese del commercialista e metteva in conto due case, pur usandone una. Ma c´è chi ha fatto di peggio, come un deputato laburista che si è fatto rimborsare 5 sterline lasciate per beneficenza in una colletta in chiesa. Dio salverà la regina, ma non i suoi rappresentanti al governo e in parlamento.

  9. #9
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    Per gli eletti arrivano i rimborsi

    • da Avvenire del 9 giugno 2009, pag. 5

    Denaro fresco per le casse dei cinque partiti che inviano parlamentari a vale a dire Pdl, Pd, Lega, Italia dei Valori e Udc. Il partito di Silvio Berlusconi, ad esempio, avrà oltre 103 milioni di rimborsi elettorali, mentre quello di Dario Franceschini circa 84. A bocca asciutta rimarranno invece, per la prima volta, i partiti rimasti sotto la soglia del 4% imposta con la modifica alla legge elettorale europea varata quest`anno. Il calcolo dei soldi che andrà a ciascun partito è un po` complicato. Il monte complessivo da distribuire è di cinque euro per ogni cittadino avente diritto al voto, quest anno 50.341.790. La torta da spartire è dunque di 251.708.950 di euro. Una somma ingente, equivalente per esempio al taglio al Fondo sociale effettuato dal ministro dell`Economia Giulio Tremonti nella finanziaria del luglio scorso. Ad aver diritto ai rimborsi elettorali sono solo i partiti che eleggono almeno un eurodeputato; ma con la soglia del 4% introdotta quest`anno, sono solo cinque le formazioni che si spartiranno la somma complessiva. Quindi, ad esempio, il Pdl con il 35,25% dei voti non otterrà questa percentuale di rimborsi, bensì una fetta più grande. Infatti i suoi 10.807.176 voti vanno ponderati su quelli ottenuti dai soli cinque partiti che hanno acquisito il diritto al rimborso, vale a dire 26.391.247 (tutti i votanti sono stati infatti 30.645.386, al netto dell`astensione). La percentuale sale allora al 40,95%, ed è la fetta del "monte rimborsi" che otterrà, Stesso discorso vale per gli altri quattro partiti che accedono ai rimborsi. La percentuale che spetta al Pd è del 30,34%, quella della Lega è dell` 11,85%, quella di Di Pietro è del 9,29%, quella dell`Udc del 7,57%. In base a questa ripartizione, l`agenzia Ansa ha dunque calcolato gli importi dei rimborsi, sulla base dei risultati forniti dal ministero dell`Interno. Le somme saranno divise in cinque tranches uguali, che verranno assegnate annualmente a ciascun partito fino al 2014. Ed ecco le quote attribuibili partito per partito: al Pdl 103.074.815,035 euro; al Pd 84.368.495,430 euro; alla Lega 29.827.510,575 euro; all`Idv 23.383.761,455 curo; all`Udc 19.054.367,515 euro. Sempre per capire l`entità delle cifre che finiscono nelle casse dei partiti, basta considerare che 100 milioni sono quanto il governo ha destinato nel 2009 al Piano straordinario per costruire nuovi asili nido; 80 milioni sono l’intero plafond delle politiche giovanili; 30 milioni e il finanziamento 2009 per le pari opportunità.

  10. #10
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    "La Stampa", 09 Giugno 2009, pag. 15


    Intervista a Clemente Mastella
    "Ho sconfitto chi mi voleva in clandestinità”

    L’ex ministro: nessuno mi ha aiutato

    GUIDO RUOTOLO
    ROMA


    //alert(cont); if(cont==1){ immagine('20090609/foto/H10_278.jpg'); } Onorevole Clemente Mastella, 111.648 preferenze...
    «Tutte conquistate con la mia faccia e il mio sudore. Da solo, senza apparati di partito. Solo qualche rappresentante di lista».
    Da solo, ma pur sempre ospite nelle liste della casa del Popolo delle libertà.
    «Ringrazio per essere stato ospitato. Questa campagna elettorale è stata per me una scommessa. Mi sono messo in gioco, in discussione. Il voto mi ha premiato».
    L’Udeur è risorto, come l’araba fenice...
    «Macché. Il mio partito non esisteva più. Era stato smantellato. Non potevo contare su nessuna struttura di potere, non su un assessore regionale, provinciale o comunale. Deserto politico, attorno a me. Anche a Benevento, sindaco e assessori mi hanno tradito. Chi ha raggiunto il Pd, chi Ciriaco De Mita. Non potevo contare neppure su un ministro. Ho rischiato, e mi è andata bene. Primo eletto in Campania, naturalmente dopo il capolista Silvio Berlusconi, con 82.000 preferenze. Benevento, 24.000 preferenze. In città, un voto su dieci abitanti. Togliamo i bambini... è stato un plebiscito. Ho spopolato, sono sempre più sannita. Rappresento una parte del popolo meridionale».
    Alla faccia di Umberto Bossi e della Lega Nord?
    «No, per carità».
    Quando fu annunciata la sua candidatura, si levarono mugugni e malumori nel Popolo della libertà.
    «Sì, qualcuno storse il naso. All’inizio, però. E devo dire che in queste settimane di campagna elettorale non è che ho avuto modo di partecipare a tante iniziative comuni. Mi hanno offerto un palcoscenico che ho sfruttato. Ho cantato e il pubblico ha apprezzato».
    Cantato? Senza neppure una nota stonata?
    «Nessuna stonatura. So cantare, evidentemente».
    E adesso per andare a Strasburgo volerà con aerei di linea o con voli di Stato?
    «Una ferita ancora aperta, quella. Parlerò al momento opportuno. Adesso c’è un problema di sicurezza, giusto? Così come c’era ai miei tempi».
    Un volo di Stato per il Gran Premio di Formula Uno. Fece scandalo che portò con sé suo figlio. Ricorda le polemiche?
    «Quello fu un agguato. Mi volevano morto, politicamente morto. Ero un ministro a rischio, e non andai a Monza per godermi la corsa. Dovevo consegnare un premio. Il giorno dopo ero lì per trattare problemi che riguardavano il Tribunale di Brescia e la mia partecipazione a un convegno pubblico».
    Oggi invece il premier è sulla graticola per aver dato un passaggio ai suoi ospiti.
    «Far polemiche su questo è sempre sbagliato. Non voglio intossicarmi la festa. Oggi festeggio il mio successo elettorale».
    Come ha convinto i suoi 111.648 elettori a scrivere il suo nome sulla scheda?
    «Hanno votato per me. Per quello che sono stato, per le ingiustizie che ho subito».
    Negli anni ‘80, a Napoli, si candidò, per il consiglio comunale, il cantante Aurelio Fierro con questo slogan: “Un voto di simpatia...”.
    «La interrompo. Aurelio Fierro non fu mai eletto. Io sono stato premiato perché impastato di meridionalità e di meridionalismo. Perché ho sofferto per certi valori che esprimevo. E, ripeto, per le ingiustizie che ho subito».
    E adesso che farà?
    «Per adesso mi godo la famiglia e gli amici. Se penso a un anno fa, sono passato dall’Inferno al Paradiso. I miei amici politici hanno vissuto quest’anno come ai tempi della Resistenza. Clandestini. Adesso è giorno di Liberazione anche per noi».

 

 
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