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  1. #1
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Predefinito Paolo VI aveva stabilito l'incoronazione papale obbligatoria!

    Oggi navigando nella rete ho trovato questo:

    Romano Pontifici Eligendo was the Apostolic Constitution governing the election of popes that was promulgated by Pope Paul VI in 1975. It instituted a number of far-reaching reforms in the process of electing popes.

    (...)

    Requirement that successor be crowned

    One other notable feature was that, while Pope Paul himself had abandoned the wearing of his Papal Tiara, he explicitly required that his successor must be crowned in a Papal Coronation.[1]

    However Popes John Paul I and John Paul II opted not to obey this rule, with the latter in his homily at his Papal Inauguration suggesting erroniously that Paul's constitution had left it free for future popes to decide whether or not to be crowned.[2]
    John Paul ultimately changed this requirement in his own 1996 Apostolic Constitution, leaving it free to each successor to decide on their method of enthronement.
    ----

    allora sono andato a vedere la Costituzione suddetta, e ho trovato questo:

    (...)

    92. Infine il Pontefice sarà incoronato dal Cardinale Protodiacono e, entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto.

    Pertanto, dopo attenta e matura riflessione, stabiliamo e prescriviamo queste norme e dichiarando abrogati, come è stato sopra previsto, le Costituzioni Apostoliche e gli Ordinamenti emanati a questo riguardo dai Romani Pontefici, vogliamo che questa Nostra Costituzione abbia piena efficacia ora e in futuro, in modo che quanto in essa è stato esposto e stabilito sia esattamente osservato da tutti gli interessati ed ottenga, quindi, il suo adempimento, nonostante qualsiasi disposizione in contrario, anche se degna di specialissima menzione.

    Se poi, consapevolmente o inconsapevolmente, si agirà in maniera diversa da come abbiamo prescritto, dichiariamo che ciò sarà del tutto privo di valore.

    Paolo VI

    •   Alt 

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  2. #2
    più arcipreti, meno arcigay
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    Quindi a tutti gli effetti, pur avendo Paolo VI deciso di non usare la tiara dal 1965, egli aveva prescitto come obbligatoria l'incoronazione papale!

  3. #3
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    Certo.
    Ora tuttavia non si parla più nello specifico di incoronazione.

  4. #4
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Eh, ma quando Giovanni Paolo I e II e ora Benedetto XVI hanno fatto la "Messa d'inaugurazione del Pontificato" (che fa un po' inaugurazione anno accademico...) senza incoronazione hanno contravvenuto a queste disposizioni!

    possibile che nessuno abbia detto loro niente?

  5. #5
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    E non solo!

    Da Papa Luciani in poi nessun Papa al momento dell'incoronazione ha pronunciato il "Giuramento Papale" che qui riporto:

    I vow to change nothing of the received Tradition, and nothing thereof I have found before me guarded by my God-pleasing predecessors, to encroach upon, to alter, or to permit any innovation therein;

    To the contrary: with glowing affection as her truly faithful student and successor, to safeguard reverently the passed-on good, with my whole strength and utmost effort;

    To cleanse all that is in contradiction to the canonical order, should such appear;

    To guard the Holy Canons and Decrees of our Popes as if they were the Divine ordinances of Heaven, because I am conscious of Thee, whose place I take through the Grace of God, whose Vicarship I possess with Thy support, being subject to the severest accounting before Thy Divine Tribunal over all that I shall confess;

    I swear to God Almighty and the Savior Jesus Christ that I will keep whatever has been revealed through Christ and His Successors and whatever the first councils and my predecessors have defined and declared.

    I will keep without sacrifice to itself the discipline and the rite of the Church. I will put outside the Church whoever dares to go against this oath, may it be somebody else or I.

    If I should undertake to act in anything of contrary sense, or should permit that it will be executed, Thou willst not be merciful to me on the dreadful Day of Divine Justice.

    Accordingly, without exclusion, We subject to severest excommunication anyone – be it ourselves or be it another – who would dare to undertake anything new in contradiction to this constituted evangelic Tradition and the purity of the Orthodox Faith and the Christian Religion, or would seek to change anything by his opposing efforts, or would agree with those who undertake such a blasphemous venture.

    Questo giuramento era stato introdotto da sant'Agatone il 27 giugno 678, e da allora è stato pronunciato da più di 180 papi fino a Paolo VI.

    Anche qui, incredibile!!

  6. #6
    Oli
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    I papi giurano in inglese?
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by Dreyer
    Eh, ma quando Giovanni Paolo I e II e ora Benedetto XVI hanno fatto la "Messa d'inaugurazione del Pontificato" (che fa un po' inaugurazione anno accademico...) senza incoronazione hanno contravvenuto a queste disposizioni!

    possibile che nessuno abbia detto loro niente?

    Drayer...non fare il pignolo...guarda che la Messa di inizio di Pontificato è L'INCORONAZIONE.....solo che sono cambiati i modi....... Paolo VI ha regalo la Tiara che adoperò per la sua incoronazione

    Nella sostanza e nel significato Liturgico, nelle Preghiere liturgiche, nell'essenza quella Messa segna l'inizio di un regno....che invece di essere chiamato così si chiama semplicemente PONTIFICATO...... e il Pallio ha preso giustamente il posto d'onore molto più della Tiara come doveva essere.......
    e come lo stesso Benedetto XVI ha spiegato nel giorno DELLA SUA INCORONAZIONE:

    "Cari amici! In questo momento non ho bisogno di presentare un programma di governo. Qualche tratto di ciò che io considero mio compito, ho già potuto esporlo nel mio messaggio di mercoledì 20 aprile; non mancheranno altre occasioni per farlo. Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicchè sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia.

    Invece di esporre un programma io vorrei semplicemente cercare di commentare i due segni con cui viene rappresentata liturgicamente l'assunzione del Ministero Petrino; entrambi questi segni, del resto, rispecchiano anche esattamente ciò che viene proclamato nelle letture di oggi".

    "Il primo segno è il Pallio, tessuto in pura lana, che mi viene posto sulle spalle. Questo antichissimo segno, che i Vescovi di Roma portano fin dal IV secolo, può essere considerato come un'immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle. Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo.
    "E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita - questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio. Questa è anche la nostra gioia: la volontà di Dio non ci aliena, ci purifica magari in modo anche doloroso e così ci conduce a noi stessi. In tal modo, non serviamo soltanto Lui ma la salvezza di tutto il mondo, di tutta la storia. In realtà il simbolismo del Pallio è ancora più concreto: la lana d'agnello intende rappresentare la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita.

    La parabola della pecorella smarrita, che il pastore cerca nel deserto, era per i Padri della Chiesa un'immagine del mistero di Cristo e della Chiesa. L'umanità noi tutti - è la pecora smarrita che, nel deserto, non trova più la strada. Il Figlio di Dio non tollera questo; Egli non può abbandonare l'umanità in una simile miserevole condizione. Balza in piedi, abbandona la gloria del cielo, per ritrovare la pecorella e inseguirla, fin sulla croce. La carica sulle sue spalle, porta la nostra umanità, porta noi stessi Egli è il buon pastore, che offre la sua vita per le pecore. Il Pallio dice innanzitutto che tutti noi siamo portati da Cristo. Ma allo stesso tempo ci invita a portarci l'un l'altro.

    Così il Pallio diventa il simbolo della missione del pastore, di cui parlano la seconda lettura ed il Vangelo. La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore: per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto. E vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell'abbandono, della solitudine, dell'amore distrutto. Vi è il deserto dell'oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell'uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perchè i deserti interiori sono diventati così ampi. Perciò i tesori della terra non sono più al servizio dell'edificazione del giardino di Dio, nel quale tutti possano vivere, ma sono asserviti alle potenze dello sfruttamento e della distruzione. La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l'amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza.

    Il simbolo dell'agnello ha ancora un altro aspetto. Nell'Antico Oriente era usanza che i re designassero se stessi come pastori del loro popolo. Questa era un'immagine del loro potere, un'immagine cinica: i popoli erano per loro come pecore, delle quali il pastore poteva disporre a suo piacimento. Mentre il pastore di tutti gli uomini, il Dio vivente, è divenuto lui stesso agnello, si è messo dalla parte degli agnelli, di coloro che sono calpestati e uccisi. Proprio così Egli si rivela come il vero pastore: 'Io sono il buon pastore... Io offro la mia vita per le pecorè, dice Gesù di se stesso (Gv 10, 14s).

    Non è il potere che redime, ma l'amore! Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore. Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell'umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall'impazienza degli uomini".
    "Una delle caratteristiche fondamentali del pastore deve essere quella di amare gli uomini che gli sono stati affidati, così come ama Cristo, al cui servizio si trova. 'Pasci le mie pecore’, dice Cristo a Pietro, ed a me, in questo momento. Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza, che egli ci dona nel Santissimo Sacramento. Cari amici - in questo momento io posso dire soltanto: pregate per me, perchè io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perchè io impari ad amare sempre più il suo gregge - voi, la Santa Chiesa, ciascuno di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me, perchè io non fugga, per paura, davanti ai lupi. Preghiamo gli uni per gli altri, perchè il Signore ci porti e noi impariamo a portarci gli uni gli altri".


    "Il secondo segno, con cui viene rappresentato nella liturgia odierna l'insediamento nel Ministero Petrino, è la consegna dell'anello del pescatore. La chiamata di Pietro ad essere pastore, che abbiamo udito nel Vangelo, fa seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella quale avevano gettato le reti senza successo, i discepoli vedono sulla riva il Signore Risorto. Egli comanda loro di tornare a pescare ancora una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riescono a tirarla su; 153 grossi pesci: 'E sebbene fossero così tanti, la rete non si strappo" (Gv 21, 11).

    Questo racconto, al termine del cammino terreno di Gesù con i suoi discepoli, corrisponde ad un racconto dell'inizio: anche allora i discepoli non avevano pescato nulla durante tutta la notte; anche allora Gesù aveva invitato Simone ad andare al largo ancora una volta. E Simone, che ancora non era chiamato Pietro, diede la mirabile risposta: Maestro, sulla tua parola getterò le reti! Ed ecco il conferimento della missione: 'Non temere! D'ora in poi sarai pescatore di uominì (Lc 5, 1 11)".

    "Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo - a Dio, a Cristo, alla vera vita. I Padri hanno dedicato un commento molto particolare anche a questo singolare compito. Essi dicono così: per il pesce, creato per l'acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all'uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita.

    È proprio così nella missione di pescatore di uomini, al seguito di Cristo, occorre portare gli uomini fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio. È proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini. E solo laddove si vede Dio, comincia veramente la vita. Solo quando incontriamo in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita. Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario. Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l'amicizia con lui. Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello e grande, perchè in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo".

    "Vorrei qui rilevare ancora una cosa: sia nell'immagine del pastore che in quella del pescatore emerge in modo molto esplicito la chiamata all'unità. 'Ho ancora altre pecore, che non sono di questo ovile; anch'esse io devo condurre ed ascolteranno la mia voce e diverranno un solo gregge e un solo pastore’ (Gv 10, 16), dice Gesù al termine del discorso del buon pastore. E il racconto dei 153 grossi pesci termina con la gioiosa constatazione: 'sebbene fossero così tanti, la rete non si strappo" (Gv 21, 11). Ahimè, amato Signore, essa ora si è strappata! vorremmo dire addolorati. Ma no - non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua promessa, che non delude, e facciamo tutto il possibile per percorrere la via verso l'unità, che tu hai promesso".... (...)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
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    e' la traduzione in inglese, non trovando il testo latino

    e ancora un'altra cosa:

    Benedetto XVI ha introdotto nello stemma papale la mitria al posto della tiara, contravvenendo ad un ordine esplicito di Paolo VI:

    "L'uso del pastorale e della mitria nello stemma (coat of arms) è soppresso"

    (sezione 28, Istruzione sulle vesti, i titoli e gli stemmi dei cardinali, vescovi e prelati inferiori di papa Paolo VI, in L'Osservatore Romano del 17 Aprile 1969).


  9. #9
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    Originally posted by Dreyer
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    possibile che nessuno abbia detto loro niente?
    dalla Costituzione Apostolica "Universi Dominici Gregis" di Giovanni Paolo II

    92. Il Pontefice, dopo la solenne cerimonia di inaugurazione del pontificato ed entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto.
    non si parla più di "incoronazione

    Dalla medesima Costituzione Apostolica:

    Dichiaro parimenti abrogate, come è stato sopra stabilito, tutte le Costituzioni e gli Ordinamenti emanati a questo riguardo dai Romani Pontefici, e in pari tempo dichiaro del tutto privo di valore quanto da chiunque, con qualsiasi autorità, consapevolmente o inconsapevolmente, venisse attentato in senso contrario a questa Costituzione.

  10. #10
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    Originally posted by Caterina63
    Drayer...non fare il pignolo...guarda che la Messa di inizio di Pontificato è L'INCORONAZIONE.....solo che sono cambiati i modi....... Paolo VI ha regalo la Tiara che adoperò per la sua incoronazione

    Nella sostanza e nel significato Liturgico, nelle Preghiere liturgiche, nell'essenza quella Messa segna l'inizio di un regno....che invece di essere chiamato così si chiama semplicemente PONTIFICATO...... e il Pallio ha preso giustamente il posto d'onore molto più della Tiara come doveva essere.......
    e come lo stesso Benedetto XVI ha spiegato nel giorno DELLA SUA INCORONAZIONE:
    no, no... qui cambia proprio!! praticamente ci sono 3 (tre) violazioni delle esplicite indicazioni di Paolo VI!!

    e Paolo VI non regalò, ma semplicemente offrì la tiara sull'altare del Concilio... ma dopo essersi cmq fatto incoronare!

    assurdo

 

 
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