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  1. #1
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
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    Predefinito L'Africa si salva da sola

    http://www.avvenire.it/
    INTERVISTA
    Parla Wole Soyinka, scrittore nigeriano, premio Nobel: il continente deve amministrarsi da sé, con cambi di «leadership»

    L'Africa si salva da sola

    scenari
    «Ma ci sono governi che stanno facendo disastri, ci vuole più democrazia»
    «Nuovi percorsi già iniziati, che danno il via, secondo alcuni, a un "Rinascimento africano": l’hanno chiamato così,ma non è ancora avvenuto»

    Da Milano Anna Pozzi

    «Rimettere i destini dell'Africa nelle mani delle popolazioni africane». Non è un slogan, piuttosto una sorta di impegno programmatico. Dagli slogan, del resto, rifugge con abilità Wole Soyinka, nigeriano, 71 anni, premio Nobel per la letteratura nel 1986. Scrittore, poeta, drammaturgo, professore, da sempre affianca all'attività letteraria un impegno forte per la difesa dei diritti e della democrazia. Nel suo Paese, la Nigeria, ma non solo. Lo ribadisce al convegno internazionale organizzato ieri da Unidea-UniCredit Foundation, dedicato a "Strategie di sviluppo e aiuto internazionale. Le proposte africane". La sua di proposta va dunque in questa direzione: rimettere l'Africa nelle mani degli africani. Quali però? «È evidente - risponde - che c'è un problema di leadership in Africa, di governi che stanno facendo disastri, coperti dal silenzio del resto della comunità dei governanti africani. L'interesse degli africani passa in secondo piano rispetto alla sopravvivenza di una certa classe dirigente». Si tratta di un'élite esigua, potente e prepotente, dedita all'autoconservazione, punteggiata da alcuni impresentabili "dinosauri" della politica, presidenti a vita, che si sono emendati le Costituzioni, per dare una parvenza di legalità a regimi personalistici e interminabili. «Certo sarebbe sconveniente - ironizza Soyinka - pensare a manifestazioni di piazza perché questi personaggi, che sono pure longevi, prima o poi muoiano!». Occorre, dunque, porre seriamente il problema delle leadership africane e promuovere iniziative di ristrutturazione democratica della società che vadano oltre gli slogan e si traducano in strutture atte a migliorare concretamente le condizioni di vita della popolazione. «Per fare questo - aggiunge - occorre senso del dovere, gli uni verso gli altri, a livello locale e internazionale, e senso di responsabilità, di tutti e di ciascuno, in Africa e nel mondo. Da qui si costruisce il futuro, si rivalorizza la vita delle persone, si migliora la qu alità della loro esistenza sociale». La storia dell'Africa è una storia di cambiamenti e adattamenti. Certo la situazione attuale, tra guerre, fame, Aids e malattie varie, offre materiale su cui si sbizzarriscono i soliti afro-pessimisti. Non è il caso di Soyinka, che, pur lucido e caustico nella critica, prova ad offrire qualche spunto ottimistico. Senza enfasi, però. Come sul Nepad, il progetto di nuova partnership africana «che non può avere una mera valenza economica, ma deve essere occasione di analisi e critica dell'odierna situazione politica del continente». Passa dunque da qui, da una cambiamento di prospettiva - e di politica - da una partecipazione più vera, reale, alla vita democratica della gente, la possibilità di costruire percorsi condivisi che partano e arrivino dalla e alla popolazione africana. «Percorsi già iniziati - tiene a sottolineare Soyinka - che stanno dando vita a una nuova trasformazione sociale e politica, che qualcuno chiama, forse in maniera un po' iperbolica, "Rinascimento africano", come se fosse già avvenuto. Non penso che dobbiamo aspettarci un miracolo come in Sudafrica, ma piuttosto dobbiamo tagliare il cordone ombelicale per mostrare al mondo che siamo in grado di risolvere i conflitti e di ribellarci a certe forme di governo». «L'Africa - ricorda lo scrittore, che ha pagato per il suo impegno civile con la prigione e la condanna a morte in contumacia, sotto il regime di Sani Abachi - ha vissuto stagioni di lotta e di speranza, a volta brevi, soffocate da politiche di esclusione opportunistica, dalla creazione di nemici fittizi per giustificare il controllo e la gestione del potere a tutti i costi». Concetto che esprime anche nel suo ultimo libro appena pubblicato in Italia, Clima di paura (Codice Edizioni), dove sottolinea l'uso strumentale del timore e del senso di insicurezza - in Africa e altrove - come mezzo di controllo e sottomissione della società civile. «Esistono vere cause di paura - precisa ancora Soyinka - ch e i governi dovrebbero cercare di ridurre il più possibile, ma esiste anche una manipolazione della paura per promuovere azioni anche illegali, per persuadere la gente, limitarne le libertà, facendo del timore una parte integrante della vita conscia e inconscia. È un nemico occulto, la paura, un quasi-Stato, che non riconosce leggi e responsabilità. Un potere. L'Africa, il mondo, hanno invece bisogno di maggiore oggettività e responsabilità». È in un orizzonte globale che il Nobel nigeriano colloca le problematiche africane e non potrebbe essere diversamente. Sia nel senso delle responsabilità che delle prospettive. E allora quando parla di donne, di fuga di cervelli, di Aids è sempre guardando alle cause endogene ed esogene, nonché a prospettive globali nell'indicare percorsi di cambiamento. Come quando fa riferimento al debito estero: «I debiti si pagano - dice - sia quelli individuali, che quelli collettivi. Ma se guardiamo ai rapporti tra Africa e Occidente, siamo reciprocamente indebitati gli uni con gli altri. E allora trovo presuntuoso che si parli di cancellazione, è un porsi ancora una volta in un atteggiamento di superiorità nei confronti dell'Africa. Piuttosto che si ricominci da zero, che si faccia tabula rasa e si cerchi di impostare in maniera diversa e costruttiva i reciproci rapporti». «Oggi più che mai - avverte Soyinka - occorre essere molto vigilanti, perché si cammina su una linea molto sottile. Democrazia e potere, libertà e dittatura sono termini che continuano a interpellare gli africani, con cui si confrontano ogni giorno, per cui continuano a lottare». Come aveva fatto, dieci anni fa, Ken Saro Wiwa, scrittore nigeriano e difensore dei diritti del popolo ogoni, nel Delta della Nigeria, che, nel novembre 1995, veniva condannato a morte e impiccato. La sua morte non è stata inutile. «La battaglia collettiva per la libertà continua». Parola di Wole Soyinka.
    Prosit


  2. #2
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    Predefinito

    magari l'Africa si salvasse da sola: smetterebbe di essere un buco nero che fagocita miliardi di Euro da ONG, stati, organizzazioni internazionali, gente comune eccetera, senza che la situazione migliori.
    Quei soldi vanno a finire nella tasche dei signori della guerra locali, e dei governanti per comprarsi macchine e palazzi nuovi, nonchè per ingrossare i loro conti in Svizzera. Per questo motivo, io personalmente non faccio più beneficienza fuori dall'Italia.

  3. #3
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    Predefinito nigeria

    Shoinka, premio nabel per la letteratura, guarda caso, vive a Londra.

    Incarna il sogno di ogni Nigeriano...andarsene via.
    via da un paese che lascia i morti abbandonati sulle strade, ne lasciarono uno per quasi un mese sulla strada vicino a Ebute Metta (quartiere di lagos) le macchine e i camion ci passavano sopra come a un enorme gatto.
    Via da un paese dove esiste la schiavitù.
    Via da un paese dove rapiscono la gente per fare commercio di carne umana, come quel macellaio vicino al ponte del falomo (lagos) che aveva un pozzo dietro al negozio con gli avanzi di tre cadaveri.
    Via da un paese dove la gente crede così profondamente nella stregoneria da portare un povero cristo alla polizia assieme a due cani, accusandolo di aver trasformato due bambini in quei cani!
    E la polizia giù botte fino a quando il poveretto non ha confessato, che sì...era proprio così..i due cani erano bambini trasformati......e....epilogo della storia....è intervenuta la sua tribù e per tre giorni ci sono stati scontri in piena città che hanno lasciatopiù di 100 morti.
    Se esiste l'inferno...è la nigeria......

    E le porte dell'inferno sono sul monte Sorte......

  4. #4
    email non funzionante
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    Predefinito

    Non si può generalizzare parlando di Africa, le situazioni regionali ed ancora nazionali ed ancora locali sono molto differenti fra di loro.

    Ci sono alcuni paesi con grosse prospettive di sviluppo, risprse minerarie, agganci internazionali, situazione socio-politica favorevole. Ce ne sono altri in cui i malati di AIDS superano il 30% della popolazione generale, assenza di materie prime, industria, meccanizzazione agricola, servizi, condizioni sociali e politiche disastrate....e poi ci sono molte vie di mezzo.

    Lorenzo
    Miles Insulae

 

 

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