Ecco un breve riassunto della situazione canonica della Fraternità Sacerdotale di San Pio X (i lefebvriani per intenderci):



1. I vescovi della Fraternità San Pio X sono scomunicati sulla base di quanto prescritto dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico, il quale afferma che “Un vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno vescovo e chi da esso ricevette la consacrazione, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica.” All’Arcivescovo Lefebvre fu debitamente richiamato questo canone prima che conferisse le ordinazioni episcopali del 30 giugno 1988, e il Santo Padre, nella sua Lettera Apostolica Ecclesia Dei, § 3, ha confermato che è incorso in questa pena (AAS 80 (1988) 1495-1498; traduzione nell’edizione inglese dell’Osservatore Romano dell’11 luglio 1988, p. 1)
2. I preti della Fraternità San Pio X sono validamente ordinati, ma sospesi, cioè è loro proibito di esercitare le funzioni sacerdotali perché non sono propriamente incardinati in una diocesi o in un istituto religioso in piena comunione con la Santa Sede (Codice di Diritto Canonico, can. 265), ed anche perché quelli ordinati dopo la scismatica ordinazione episcopale lo furono da vescovi scomunicati. Inoltre, molto probabilmente, essi sono scomunicati dal momento che del tutto verosimilmente questi preti, dopo più di quindici anni passati in una Fraternità retta da un vescovo scomunicato, aderiscono all’atto scismatico.
3. Concretamente questo significa che le Messe officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X sono valide, ma illecite, cioè contrarie al Diritto Canonico. In ogni caso, i Sacramenti della Confessione e del Matrimonio richiedono che il sacerdote goda delle facoltà della diocesi o abbia una delega appropriata. Dal momento che questo non è il caso di questi sacerdoti, quei Sacramenti sono invalidi. Resta vero, comunque, che se il fedele ignori sinceramente che i sacerdoti della Fraternità San Pio X non possiedono la facoltà propria di assolvere, la Chiesa supplisce a quella facoltà e il Sacramento è valido (canone 144).
4. Mentre è vero che la partecipazione alla Messa in una cappella della Fraternità San Pio X non costituisce di per sé “formale adesione allo scisma” (Ecclesia Dei § 5, c), tale frequenza può comportare, oltre un certo periodo di tempo, la sottile acquisizione della mentalità scismatica, che separa dagli insegnamenti del Sovrano Pontefice e dell’intera Chiesa cattolica.
Mentre noi speriamo e preghiamo per la riconciliazione con la Fraternità San Pio X, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei non può raccomandare che i fedeli frequentino le sue cappelle, per le ragioni che abbiamo indicato prima.
Noi deploriamo profondamente questa situazione e preghiamo perché possa addivenirsi alla riconciliazione della Fraternità San Pio X con la Chiesa, ma fino ad allora le spiegazioni che abbiamo date rimangono valide.