I colonnelli di An: Fini sta male
L’ira del leader. E il partito esplode
«Sappiate che ci saranno conseguenze. Martedì è convocato l’ufficio di presidenza del partito: e io assumerò le mie decisioni». Fini è furioso. «Una belva», dice l’anziano dirigente di An che ci ha appena parlato, cercando di gettare acqua sul fuoco. Non bastava la profonda crisi nella quale An, alla deriva, si dibatte da mesi. Ieri per il partito di Fini è stato il giorno dello psicodramma.
Tutto è cominciato giovedì alla Caffettiera di piazza di pietra, l’elegante bar alle spalle di palazzo Wedekind dov’è in corso il convegno di Liberal sul partito unico del centrodestra. Galeotto è l’aperitivo tra il fedelissimo di Fini, Matteoli (vice presidente di An, recentemente nominato anche segretario organizzativo), il vicepresidente vicario di An La Russa e l’ex ministro Gasparri. I tre, tra una patatina e un pistacchio, si confessano le reciproche preoccupazioni per lo stato di salute di Fini, che appare visibilmente provato, nervoso e depresso. E s’interrogano su come An possa affrontare, con un leader così, le elezioni.
I tre non lo sanno, ma accanto a loro è seduto un giornalista. Così ieri tutte le confidenze e le angosce dei colonnelli di An sono comparse tra virgolette sulle colonne del Tempo, il quotidiano romano diretto da Franco Bechis. Si va la la Russa che descrive un Fini «malato, dimagrito, cui tremano le mani. Non possiamo permetterci di affrontare la campagna elettorale con un Fini in queste condizioni». A Matteoli che si chiede: «Chi è Fini, oggi? Dobbiamo andargli a parlare prima delle ferie e dirgli: “svegliati!”, che ne so, se serve prendiamolo a schiaf- fi». Ancora a La Russa che dice: «Sul partito unico non possiamo far fare a Gianfranco le trattative. Non è capace».
Una bomba. I tre, investiti al mattino dalla furia telefonica di Fini, non sanno che pesci pigliare. Gli scrivono una lettera chiedendo «scusa» ed esprimendo «dispiacere». Poi inviano un’imbarazzata e prudentissima lettera al Tempo: l’articolo non rispecchia il loro «stato d’animo».
Un pò debole, come smentita. Ma il portavoce di Fini, in serata, dirà che «l’incidente è chiuso».
Le apparenze sono salvate, ma per An è un disastro. Anche perché nello stesso giorno dell’aperitivo, invitati e riuniti a cena da Fini nel ristorante romano Toulà, i colonnelli di An avevano appena siglato una intesa tra loro nel tentativo di “ricucire” quanto possibile tra loro, almeno sul piano dei rapporti personali. Di lì a ricomporre le fratture che attraversano An, scossa dalle improvvise sortite di Fini, ora sul fascismo, ora a favore del voto agli immigrati, ora a favore dei referendum sulla procreazione assistita ce ne passa. Fratture profonde, che avevano portato una An già divisa dallo scontro tra correnti, ad una resa dei conti col leader e alle soglie di una spaccatura nell’assemblea nazionale conclusasi con una sorta di messa sotto tutela di Fini.
Con il “patto del Toulà” si tentava di superare le diffidenze e recuperare una qualche sintonia tra Fini e la sua rissosa squadra: a La Russa sarebbe toccata la propaganda elettorale, a Gasparri la preparazione dell’assemblea programmatica, ad Alemanno le politiche sociali, a Storace la pubblicizzazione dell’azione di governo di An, a Nania il cantiere del nuovo partito unitario del centrodestra...
L’incidente è davvero chiuso? In ufficio di presidenza i tre chiacchieroni si cospargeranno il capo di cenere, dicono gli uomini della Destra sociale di Alemanno e Storace, miracolosamente scampati al disastro del bar.
Sì, miracolosamente. perché del “male” di Gianfranco, tra quelli di An, si parla da due mesi: da quando Fini, con il ministro Prestigiacomo, è finito in un disgustoso gorgo di pettegolezzi su una loro liaison, smentita da entrambi.
Da allora non passa giorno che non si vociferi di un Fini depresso e assente: quasi che la crisi della Cdl e, in essa, la crisi d’identità e di prospettiva di An e del suo leader abbiano trovato il loro detonatore in una vicenda personale.
Di questo parlavano i tre chiacchieroni del bar: di come “svegliare” il loro leader, ritrovarlo, e farlo ritrovare a se stesso: non a caso, nella cena al Toulà, tutti l’hanno esortato a tenere alta la guardia contro ogni ritorno al proporzionale, premessa di operazioni neocentriste. E, soprattutto, a non farsi tagliare la strada da Pier Ferdinando Casini («che ha un partito del 5 per cento») nella corsa alla successione a Berlusconi. Se mai sarà
Francesco Lo Sardo
http://www.europaquotidiano.it/detta...artito_esplode
già allora dava segni di rincoglionimento? oppure cè dell'altro?




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ostridicolo:
