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  1. #1
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    Predefinito Dialogo con gli ortodossi. il Papa: avrei voluto festeggiare sant'Andrea con voi.

    ECUMENISMO: DOMANI A ROMA LA DELEGAZIONE DEL PATRIARCATO ECUMENICO


    E’ una consuetudine che risale ai tempi di Papa Paolo VI e al Patriarca ecumenico, Athenagoras I: lo scambio di visite tra il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e la Santa Sede in occasione delle feste di Sant’Andrea (il 30 novembre a Costantinopoli) e dei santi Pietro e Paolo (29 giugno a Roma). Ieri, all’Angelus, papa Benedetto XVI ha annunciato che come in passato, anche quest’anno alla Santa Messa che il Santo Padre presiederà mercoledì prossimo nella Basilica Vaticana, assisterà una speciale Delegazione inviata dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli. Domani il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani diffonderà un comunicato con il programma dettagliato della visita della delegazione a Roma.
    Secondo però quanto oggi si apprende dalla Sacra Arcidiocesi d’Italia, fanno parte della delegazione Joannis Zizioulas metropolita di Pergamo, Gennadios Limouris, metropolita di Sassima, e l’archimandrita Bartolomeo, sottosegretario del Sinodo Costantinopolitano. La delegazione arriverà domani nel primo pomeriggio e parteciperà nella Basilica di San Giovanni in Laterano all’apertura ufficiale della causa di beatificazione e canonizzazione di papa Giovanni Paolo II. Il 29 giugno, dopo la Messa, i tre delegati del Patriarcato ecumenico si tratterranno a pranzo con il papa.

    Giovedì 30 giugno è la volta degli incontri bilaterali con il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Poi ci sarà l’incontro con papa Benedetto XVI durante il quale ci saranno uno scambio di saluti e doni e la consegna del tradizionale messaggio del Patriarca ecumenico Bartolomeo I. Il primo luglio la delegazione ripartirà per Istanbul.
    Al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ricordano che lo scambio di visite tra la Santa Sede e il Patriarcato di Costantinopoli è "una consuetudine" stabilita già al tempo di papa Paolo VI ma quest’anno cade in una "coincidenza storica": il 40° anniversario della "Dichiarazione comune di Papa Paolo VI e del Patriarca ecumenico, Athenagoras I, per togliere dalla memoria e nel mezzo della Chiesa le sentenze di scomunica dell'anno 1054" (7 dicembre 1965). Il testo fu letto in contemporanea a Roma e a Costantinopoli, da mons. Jean Willebrands durante la solenne sessione del Concilio Vaticano e nella cattedrale del Phanar dal segretario del Santo Sinodo. Lo scorso novembre (per la festa di Sant’Andrea), Roma e Costantinopoli hanno invece celebrato un altro importante anniversario, quello dell’incontro, nel 1964, sul Monte degli Olivi, nella Città Santa di Gerusalemme, tra il Patriarca Atenagoras e Papa Paolo VI dal quale prese avvio una nuova fase delle relazioni tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli, che faceva seguito alla "notte della separazione" come affermò il Patriarca Atenagora -, al "silenzio" e all'"attesa", come si espresse Papa Paolo VI.


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  2. #2
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    ECUMENISMO: OGGI E DOMANI PER IL MONDO ORTODOSSO IL "DIGIUNO DEGLI APOSTOLI"


    Inizia oggi nel mondo ortodosso il "digiuno degli apostoli", uno dei quattro principali digiuni vissuti dalla cristianità ortodossa.
    Per gli ortodossi che seguono il calendario gregoriano (come le Chiese di Grecia, Alessandria, Antiochia, Romania e Bulgaria) il digiuno durerà solo due giorni (27 e 28 giugno); per coloro invece che seguono il calendario giuliano (come il Patriarcato di Mosca e Serbia) durerà 15 giorni, cioè fino al 12 luglio. Per entrambi, il digiuno inizia il lunedì dopo la Domenica di Tutti i Santi e termina il giorno in cui si celebra la festa dei santi apostoli Pietro e Paolo. Il digiuno viene indetto in onore degli apostoli Pietro e Paolo e con loro di tutti gli apostoli.
    Gli ortodossi, in conformità con i costumi della Chiesa del primo millennio, mantengono periodi quaresimali in preparazione delle più importanti feste liturgiche: la Grande Quaresima (sette settimane) in vista della Pasqua; il Digiuno degli Apostoli (dal termine dell'ottava di Pentecoste fino alla festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 Giugno); il Digiuno dell'Assunzione (i primi 15 giorni di agosto); il Digiuno di Natale (quaranta giorni, dal 15 novembre al 24 Dicembre). Il digiuno non è totale: c’è il divieto di mangiare carne, uova, latticini e latte mentre si può consumare il pesce, eccetto il mercoledì e il venerdì. E’ stato calcolato che nella vita degli ortodossi sono più numerosi i giorni di digiuno di quelli in cui è lecito di cibarsi di ogni cosa.


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  3. #3
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    3d dedicato al dialogo con gli Ortodossi.

  4. #4
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    Exclamation Benedetto XVI alla Delegazione ortodossa:

    29 Giugno 2005

    Il Papa: dagli ortodossi ci dividono interpretazione e portata del ministero petrino

    Ma sono molte le cose che ci uniscono, ha detto rivolgendosi alla delegazione del Patriarcato ecumenico presente in San Pietro per la festa del principe degli apostoli.

    Città del Vaticano (AsiaNews) - “Interpretazione e portata” del ministero petrino ossia del ruolo e dei compiti del vescovo di Roma, che è il papa, dividono cattolici ed ortodossi, ma “stiamo insieme nella successione apostolica, siamo profondamente uniti gli uni con gli altri per il ministero vescovile e per il sacramento del sacerdozio e confessiamo insieme la fede degli Apostoli come ci e' donata nella Scrittura e come e' interpretata nei grandi Concili”.

    Quasi un punto del rapporto ecumenico con gli ortodossi, oggi, nelle parole di Benedetto XVI in occasione della messa solenne celebrata per la festa dei Santi Pietro e Paolo, presente, come di consueto in tale occasione, una delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, oggetto di un saluto caloroso da parte del Papa. E’ più quello che ci unisce che quello che ci divide, ha detto in sostanza Benedetto XVI che però ha voluto sottolineare, sia durante la celebrazione che, poi, prima della recita dell’Angelus, la “irrinunciabilità” del “ministero petrino” che, ha ricordato, esiste fin dai tempi del martirio di Pietro e Paolo, quando cioè i cristiani non conoscevano divisioni.

    Il “ministero petrino”, nelle parole dette dal Papa durante la messa, e' “espressione della nostra comunione”, che in esso ha la sua “garanzia visibile”. “Con l'unità, così come con l'apostolicità, è' collegato il servizio petrino, che riunisce visibilmente la Chiesa di tutte le parti e di tutti i tempi, difendendo in tal modo ciascuno di noi dallo scivolare in false autonomie, che troppo facilmente si trasformano in interne particolarizzazioni della Chiesa e possono compromettere così la sua indipendenza interna”. Sottolineando che alla fine “senso di tutte le funzioni e ministeri è che 'arriviamo tutti all'unita' della fede e della conoscenza del Figlio di Dio”, Benedetto XVI si è rivolto alla delegazione ortodossa “inviata dal Patriarca ecumenico Bartolomeo I, al quale rivolgo un cordiale pensiero. Guidata dal Metropolita Ioannis, è venuta a questa nostra festa e partecipa alla nostra celebrazione.

    Anche se ancora non concordiamo nella questione dell'interpretazione e della portata del ministero petrino, stiamo pero' insieme nella successione apostolica, siamo profondamente uniti gli uni con gli altri per il ministero vescovile e per il sacramento del sacerdozio e confessiamo insieme la fede degli Apostoli come ci e' donata nella Scrittura e come e' interpretata nei grandi Concili. In quest'ora del mondo piena di scetticismo e di dubbi, ma anche ricca di desiderio di Dio, riconosciamo nuovamente la nostra missione di testimoniare insieme Cristo Signore e, sulla base di quell'unità che già ci è donata, di aiutare il mondo perché creda. E supplichiamo il Signore con tutto il cuore perché ci guidi all'unita' piena in modo che lo splendore della verità, che sola può creare l'unità, diventi di nuovo visibile nel mondo”. Nel giorno nel quale la Chiesa di Roma ricorda i suoi patroni, anche visibilmente, con la statua di San Pietro, in basilica, rivestita della tiara e dei paramenti pontificali e la “rete del Pescatore”, una nassa, posta all’esterno, Benedetto XVI, rivolgendosi a 20.000 persone presenti alla recita dell’Angelus ha affermato che “il primato della Chiesa che è in Roma e del suo vescovo è un primato di servizio alla comunione cattolica. A partire poi dal duplice evento del martirio di Pietro e di Paolo - ha aggiunto - tutte le Chiese incominciarono a guardare a quella di Roma come al punto di riferimento centrale per l'unità dottrinale e pastorale”.

    Il Papa ha poi ricordato che il Vaticano II afferma che “nella comunione ecclesiastica, vi sono legittimamente le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità, tutela le varietà legittime e insieme veglia affinché ciò che è particolare non solo non nuoccia all'unità, ma piuttosto la serva”.“La Vergine Maria - ha concluso - ci ottenga che il ministero petrino del Vescovo di Roma non sia visto come pietra di inciampo ma come sostegno nel cammino sulla via dell'unità”. (FP)

    tratto da asianews.it

  5. #5
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    BENEDETTO XVI: “IL MINISTERO PETRINO NON SIA VISTO COME PIETRA D’INCIAMPO”


    “Il ministero petrino del Vescovo di Roma non sia visto come pietra d’inciampo ma come sostegno nel cammino sulla via dell’unità, e ci aiuti a giungere quanto prima a realizzare l’anelito di Cristo: "ut unum sint”. Con queste parole Benedetto XVI ha concluso ieri la sua riflessione all’Angelus dopo la messa celebrata nella basilica vaticana per l’imposizione dei palli a trenta arcivescovi metropoliti nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo. “Quale Vescovo di Roma - ha aggiunto - il Papa svolge un servizio unico e indispensabile alla Chiesa universale: è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità dei Vescovi e di tutti i fedeli”. Benedetto XVI ha quindi rivolto “un saluto cordiale “ e “con affetto” alla delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli presente alla celebrazione. “Come non ricordare – ha detto il Papa – quest’oggi che il primato della Chiesa che è in Roma e del suo Vescovo è un primato di servizio alla comunione cattolica. A partire poi dal duplice evento del martirio di Pietro e di Paolo, tutte le Chiese incominciarono a guardare a quella di Roma come al punto di riferimento centrale per l’unità dottrinale e pastorale”. A questo riguardo ha citato il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 13) per riaffermare, nella legittima presenza delle Chiese particolari, “il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità”. Una riflessione che aveva poco prima approfondito nell’omelia della messa riferendosi in particolare alla “Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”. In segno di accoglienza e cordialità Benedetto XVI alle ore 13 ha pranzato con la delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli .


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  6. #6
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    BENEDETTO XVI: AL PATRIARCA ECUMENICO, È “MIO PROPOSITO PROSEGUIRE NELLA RICERCA DELLA PIENA UNITÀ”


    “Proseguire con ferma determinazione nella ricerca della piena unità tra tutti i cristiani”. Questo il “proposito” ribadito, questa mattina, da Benedetto XVI alla delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, presente a Roma per la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Alla delegazione - composta da Ioannis Zizioulas, metropolita di Pergamo, Gennadios Limouris, metropolita di Sassima e dall’archimandrita Bartolomeo, vicesegretario del Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico – il Papa ha ricordato che quello del dialogo ecumenico è “un cammino lungo e non facile, segnato, all’inizio, da timori ed esitazioni, ma fattosi poi sempre più spedito e consapevole. Un cammino che ha visto crescere la speranza di un solido ‘dialogo della verità’ e di un processo di chiarificazione teologica e storica, che ha già dato apprezzabili frutti”. Da qui “la necessità di unire le forze e non risparmiare le energie, affinché il dialogo teologico ufficiale, iniziato nel 1980, tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse nel loro insieme, riprenda con rinnovato vigore”. A tal proposito, Benedetto XVI ha espresso “sentimenti di riconoscenza per il Patriarca ecumenico Bartolomeo, che si sta prodigando per riattivare i lavori della Commissione mista internazionale cattolica-ortodossa. Desidero assicurarlo – ha concluso il Papa - che è mia salda volontà appoggiare ed incoraggiare questa azione”.


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    OLTRE LE DIVISIONI
    Ratzinger: il cammino dell’ecumenismo interpella con forza la ricerca teologica E il metropolita Ioannis annuncia: siamo pronti a far ripartire la Commissione internazionale e ad affrontare insieme il nodo cruciale del ministero petrino

    Cattolici e ortodossi,
    il primato del dialogo


    Il Papa: «Fusione? No, rispetto della multiforme pienezza della Chiesa»


    Di Lorenzo Rosoli

    Roma e Costantinopoli rilanciano la «via della comunione». Il cammino verso «l'unità nella carità e nella verità». Con parole che restano. E con «nuovi passi e gesti», come ha auspicato Benedetto XVI ricevendo ieri in udienza la delegazione del Patriarcato ecumenico di Constantinopoli giunta in Vaticano per la festa dei santi Pietro e Paolo.
    Il metropolita di Pergamo, Ioannis, ha accolto l'auspicio annunciando al Papa un gesto importante e atteso: dopo dodici anni d'interruzione potrà finalmente riprendere i lavori la Commissione internazionale cattolica-ortodossa per il dialogo teologico. «Le Chiese ortodosse hanno risposto positivamente alla richiesta del Patriarcato ecumenico di nominare ciascuna due delegati alla Commissione internazionale - ha affermato Ioannis, alla guida della delegazione inviata dal patriarca ecumenico Bartolomeo I -. Questo permetterà di riprendere il nostro dialogo teologico in un prossimo futuro, concentrandoci in particolare sul cruciale punto teologico riguardante il primato nella Chiesa».
    Un nodo incandescente, quello del ministero petrino. Tuttavia ineludibile. E - oggi e in prospettiva - fecondo, attestato che «il primato della Chiesa che è in Roma e del suo Vescovo è un primato di servizio alla comunione cattolica», come aveva ribadito Benedetto XVI mercoledì all'Angelus.
    Ma torniamo all'udienza di ieri. «L'unità che noi cerchiamo non è né assorbimento né fusione, ma rispetto della multiforme pienezza della Chiesa, la quale, conformemente alla volontà del suo fondatore Gesù Cristo, deve essere sempre una, santa, cattolica ed apostolica», ha assicurato il Papa alla delegazione ortodossa. «La vostra visita odierna e quella che la Chiesa di Roma ricambierà tra qualche mese (per la festa di sant'Andrea, ndr), testimoniano che in Gesù Cristo la fede opera per mezzo della carità», aveva detto in precedenza Ratzinger ripercorrendo le tappe fondamentali di questo «dialogo della carità», dallo storico abbrac cio fra Paolo VI e il patriarca Athenagoras sul Monte degli Ulivi nel 1964, all'abrogazione (17 dicembre 1965) delle reciproche condanne del 1054, fino al recente, fraterno abbraccio fra Giovanni Paolo II e Bartolomeo I in San Pietro, uno degli ultimi, più intensi atti di Papa Wojtyla pochi mesi prima della morte.
    «Certamente è un cammino lungo, il nostro, e non facile, segnato, all'inizio, da timori ed esitazioni - ha rammentato Benedetto XVI - ma fattosi poi sempre più spedito e consapevole. Un cammino che ha visto crescere la speranza di un solido "dialogo della verità" e di un processo di chiarificazione teologica e storica, che ha già dato apprezzabili frutti».
    L'annuncio di Ioannis ora apre nuovi orizzonti al dialogo teologico ufficiale iniziato nel 1980 e interrotto dodici anni fa. Ratzinger ha chiesto ai delegati ortodossi di portare tutta la sua «riconoscenza» a Bartolomeo e al suo impegno per riattivare i lavori della Commissione internazionale. «Desidero assicurarlo che è mia salda volontà appoggiare ed incoraggiare questa azione - ha confermato Ratzinger -. La ricerca teologica, che deve affrontare questioni complesse ed individuare soluzioni non riduttive, è un impegno serio, al quale non possiamo sottrarci».
    Anche così sarà possibile rispondere alla chiamata del Signore «a costruire l'unità nella carità e nella verità», ha insistito il Papa, nella consapevolezza «che la divisione rende meno efficace la santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura».

    Avvenire - 1 luglio 2005

  8. #8
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    L'impegno di Pietro: una vera comunione

    Il desiderio di ritrovare piena e visibile unità con le Chiese ortodosse è un tema ricorrente nei discorsi pronunciati da Benedetto XVI



    Di Inos Biffi


    Il tema della comunione con le Chiese orientali è ricorso più volte in questi giorni nei discorsi di Benedetto XVI, a significare la viva sofferenza e il disagio profondo generati dalla separazione.
    Le ragioni dell'intimo legame che non ha mai cessato di unire le Chiese d'Oriente all'unica Chiesa di Cristo sono molteplici e fondamentali e il vicario di Pietro le ha espressamente ricordate nell'omelia dei santi Pietro e Paolo di fronte alla delegazione della Chiesa ortodossa di Costantinopoli: «Stiamo insieme - ha detto Benedetto XVI - nella successione apostolica, siamo profondamente uniti gli uni con gli altri per il ministero vescovile e per il sacramento del sacerdozio e confessiamo insieme la fede degli Apostoli come ci è donata nella Scrittura e come è interpretata nei grandi Concili».
    Si tratta di un patrimonio unificante preziosissimo, che tocca il cuore stesso della Chiesa del Signore: la successione apostolica, quindi il ministero episcopale, l'eucaristia, la tradizione di fede fondata sulla Scrittura e sui quei grandi concili, celebrati in Oriente, che hanno illustrato e definito la fede cristologica e trinitaria; un patrimonio, la cui mancanza non permette di chiamare Chiese le comunità cristiane, che lo abbiano contestato e perduto.
    A causare e a rappresentare ancora oggi la divisione - ricorda il Papa - è il non accordo «nella questione dell'interpretazione e della portata del ministero petrino». E appunto sul senso di questo ministero egli è tornato in seguito con parole sobrie, dottrinalmente limpide e rigorosamente soppesate, disposte sullo sfondo del richiamo della tradizione ecclesiale. Il ministero petrino è un servizio per la «comunione cattolica»; è un «riferimento per l'unità dottrinale e pastorale»; è un «principio e fondamento» «perpetuo e visibile», per l'unità di tutta la Chiesa - vescovi e fedeli -, che non rappresenta un'invenzione tardiva, ma incomincia ad apparire dal martirio di Pietro e di Paolo.
    La prospettiva della comu nione è così indicata con chiarezza: la compiuta fedeltà ecclesiale a Gesù Cristo richiede il riconoscimento e la reale condivisione anche di questo carisma, da lui posto come prerogativa, come «pietra», della sua Chiesa, «una, santa, cattolica e apostolica».
    La via a questa comunione non si presenta agevole: «Certamente - dice Papa Benedetto - è un cammino lungo il nostro, e non facile», che, tuttavia, «ha visto crescere la speranza di un solido "dialogo della verità" e di un processo di chiarificazione teologica e storica, che ha già dato apprezzabili frutti».
    Ebbene, nell'ambito della «chiarificazione teologica», la ricerca - afferma il Papa - «deve affrontare questioni complesse ed individuare soluzioni non riduttive»; deve, quindi, con un «impegno serio», «esaminare con chiarezza e buona volontà le differenze», restando il principio che è la «verità» che «sola può creare l'unità».
    D'altra parte, - continua il Papa - «l'unità che noi cerchiamo non è né assorbimento né fusione, ma rispetto della multiforme pienezza della Chiesa, la quale, conformemente alla volontà del suo fondatore Gesù Cristo, deve essere una santa, cattolica e apostolica». È l'insegnamento del Vaticano II, citato da Benedetto XVI: «Nella comunione ecclesiastica, vi sono legittimamente le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità, tutela le varietà legittime, e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non nuoccia all'unità, ma piuttosto la serva».
    E al seguito del medesimo Vaticano II, il Papa parla del «tesoro che l'Oriente possiede e dal quale l'Occidente molte cose ha preso», dei «dogmi fondamentali della fede cristiana definiti dai Concilii ecumenici celebrati in Oriente», delle «sofferenze» da questo patite per la conservazione della fede.
    Nel medioevo si parlava dell'Orientale lumen, e gli storici della teologia di quel tempo rivelano l 'arricchimento della teologia latina grazie alle fonti e alle risorse orientali.
    Quanto alla «chiarificazione storica»: sarà necessario comprendere, reciprocamente e senza pregiudizi, la differenza di struttura mentale, di sensibilità, di cultura, di linguaggio, di formule teologiche che, nell'identità della fede, diversamente hanno contrassegnato e continuano a qualificare le due tradizioni, chiamate non ad opporsi o a confondersi, ma a riscontrarsi e a completarsi in un mutuo riconoscimento.
    Importa, perciò, distinguere nella Chiesa di Roma, da un lato, l'aspetto dogmatico del primato, ossia la successione a Pietro, che concerne tutta la Chiesa e, come diceva il Papa, è «principio e fondamento dell'unità» o «riferimento dell'unità dottrinale pastorale» -; e, dall'altro, la forma latina storicamente assunta e rappresentata dalla stessa Chiesa Romana.
    «Vogliamo insieme continuare sulla via della comunione - dichiarava Benedetto XVI ai membri della delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli -, e compiere insieme nuovi passi e nuovi gesti»: quest'ultima espressione è ricorrente nei discorsi di Papa Ratzinger. Li potrà suscitare esattamente il «solido "dialogo della verità"» da lui auspicato.


    Avvenire - 9 luglio 2005

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Il prossimo Sinodo sarà più breve, partecipativo ed ecumenico

    Il Segretario Generale ha illustrato le novità introdotte da Benedetto XVI

    CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 7 luglio 2005 (ZENIT.org).- Il Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia che si celebrerà ad ottobre prevederà momenti in cui i partecipanti prenderanno liberamente la parola davanti all’assemblea e il numero dei rappresentanti di altre confessioni cristiane sarà il doppio rispetto al passato.

    Sono queste alcune delle novità nella metodologia di questo vertice dei Vescovi del mondo, che avrà luogo con l’approvazione di Benedetto XVI, illustrate alla stampa questo giovedì dall’arcivescovo Nikola Eterović, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, presentando l’Instrumentum laboris (documento di lavoro) che servirà come base per le discussioni del Sinodo.

    “Le novità apportate si inseriranno nel rispetto della continuità e della prassi positiva dell’esperienza sinodale”, ha spiegato l’Arcivescovo croato esponendo la metodologia della discussione dell’argomento centrale, “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.

    L’XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sarà più breve delle precedenti: durerà infatti tre settimane (dal 2 al 23 ottobre) e non un mese intero, come aveva previsto in un primo momento Giovanni Paolo II.

    Questa decisione, ha spiegato, è stata presa dal nuovo Papa non solo per “favorire la permanenza dei Vescovi nelle loro sedi”, ma anche “per concentrare maggiormente i lavori”.

    Ogni padre sinodale potrà inoltre intervenire in aula sinodale per 6 e non per 8 minuti come era la prassi precedente.

    “Il motivo principale di tale riduzione consiste, però, nell’introduzione di interventi liberi per un’ora, dalle 18 alle 19, ogni giorno al termine della Congregazione generale”.

    Questa metodologia, ha indicato, “permetterà ai membri di chiedere e di ottenere più informazioni da parte dei padri sinodali che avevano già parlato in aula, riferendo sulla situazione delle rispettive Chiese particolari”.

    “Inoltre, con tale procedimento si spera di approfondire, in un aperto scambio di pareri ed esperienze, le questioni di maggiore attualità, connesse con il mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Le menzionate discussioni saranno guidate dai Presidenti Delegati”.

    Le discussioni si terranno nelle 5 lingue ufficiali del Sinodo: italiano, francese, inglese, spagnolo e tedesco.

    A causa della minore durata del Sinodo, verrà ridotto il tempo delle sedute dei gruppi di lavoro (“circoli minori”), che saranno dodici, divisi nelle cinque lingue del Sinodo.

    In questi gruppi sorgeranno le “proposizioni”, che l’assemblea dovrà poi approvare e che verranno consegnate al Papa. Benedetto XVI si baserà su di esse per redigere l’Esortazione Apostolica postsinodale, documento conclusivo del Sinodo.

    “Si auspica che le proposizioni non ripetano la dottrina tradizionale della Chiesa, bensì che siano orientate a favorire un articolato rinnovamento nell’applicazione pastorale e nella celebrazione liturgica del sacramento dell’Eucaristia nella Chiesa universale”, ha affermato l’Arcivescovo.

    Il numero dei partecipanti sarà simile a quello dei sinodi precedenti, circa 250. L’unico cambimento in questo senso sarà il notevole aumento della partecipazione dei “delegati fraterni”, rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali.

    “Mentre nell’ultimo Sinodo hanno partecipato rappresentanti di 6 Chiese e comunità cristiane, alla prossima assise sinodale sono invitati 12 rappresentanti delle Chiese Ortodosse, delle Antiche Chiese d’Oriente e delle Comunità derivate della Riforma”, ha affermato monsignor Eterović.

    “Si potrebbe dire che si tratta di uno dei gesti concreti di ecumenismo, auspicati dal Santo Padre Benedetto XVI all’inizio del suo Pontificato”, ha aggiunto.

    Oltre a questi cambiamenti, l’Arcivescovo ha spiegato che le nuove tecnologie permetteranno anche alcune innovazioni come “servizi tele-video; votazione elettronica per questioni di minore portata, ecc.”.

    “Tali modifiche – ha concluso – sono orientate a rendere ancora più facile e proficuo il dialogo tra i padri sinodali nell’esercizio della collegialità effettiva ed affettiva tra di loro e con il Santo Padre, Capo visibile dell’ordine episcopale”.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #10
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    il dialogo visto dall'altra parte della barrricata
    8 Luglio 2005
    Sinodo greco-ortodosso: “Gioia per il rilancio del dialogo ecumenico”
    di Jihad Issa

    Conclusi i lavori del sinodo i vescovi rilasciano un comunicato in cui “invitano tutti a collaborare alla rinascita dell’ecumenismo” ed esprimono “speranza per la rinascita democratica del Libano”.

    Damasco (AsiaNews) – Il sinodo greco-ortodosso di Antiochia “accoglie con spirito gioioso e favorevole l’approssimarsi del rilancio del dialogo ecumenico con la Chiesa Cattolica, ed esprime la sua fiducia in questo senso invitando tutti a prestare la collaborazione necessaria”.

    E’ questo il senso del comunicato pubblicato giovedì 7 a Damasco, in cui i membri del sinodo greco-ortodosso – in conclusione dei 3 giorni di riunione annuale – hanno “salutato con spirito di rispetto e di fede papa Benedetto XVI” ed hanno lanciato un appello forte a tutti “perché si partecipi con spirito mite ai lavori della Commissione mista, per continuare nella strada verso la piena unità tanto desiderata dal Signore Nostro Gesù Cristo”.

    Durante i lavori del sinodo – il 38mo, a cui hanno preso parte 19 vescovi guidati dal patriarca Ignazio IV Hazim – è stato letto anche il rapporto preparato da mons. Elias Awde, metropolita di Beirut, che ha preso parte ai lavori del sinodo pan-ortodosso che ha deciso la “scomunica del patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Ireneos I. Nel suo rapporto mons. Awde ha spiegato i provvedimenti presi dal sinodo ed il significato di quei gesti anche a livello religioso.

    I prelati hanno poi espresso “la speranza di una nuova rinascita democratica in Libano” ed hanno auspicato “il passaggio rapido di questa situazione anomala fino al ristabilimento totale di una vera democrazia”. Su questa questione i presuli lanciano “un forte appello a tutti i responsabili, perchè assumano in pieno la loro responsabilità, in uno spirito caratterizzato da onestà e correttezza, perchè la rinascita del mondo arabo dovrebbe essere opera degli arabi in collaborazione con i paesi amici”.

    tratto da asianews.it

 

 
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