Alitalia, Cimoli prepara l’aumento

ROMA - Alitalia prepara l’aumento di capitale del prossimo autunno. Ieri il consiglio d’amministrazione ha deliberato l’eliminazione del valore nominale delle azioni e il loro accorpamento, l’abbattimento del capitale da 1.433 milioni a 291 e la proroga della delega all’aumento dello stesso al 31 dicembre. Il «pacchetto» verrà sottoposto agli azionisti il 29 luglio prossimo. Intanto la posizione finanziaria netta del gruppo è di 1.791 miliardi, con un miglioramento di 38 milioni rispetto a aprile. L’assemblea, riunitasi sempre ieri, in mattinata, aveva intanto approvato il bilancio 2004 del gruppo, che ha ricevuto lo scorso 10 giugno il via libera dalla Deloitte & Touche, in rosso per 812 milioni anche a causa di oneri straordinari per 343 milioni derivanti dalla ristrutturazione. A parziale copertura della perdita della capogruppo è stata decisa l’utilizzazione «integrale delle riserve presenti nel patrimonio della società». In questo modo il buco si è ridotto a 575 milioni di euro. E’ stato rinnovato il collegio sindacale che ora è composto da Luigi Pacifico, Enrico Laghi, Diego Maria Berruti, Marcellino Bortolomiol e Nicandro Mancini.
Ma le decisioni più rilevanti per il rilancio della compagnia sono state prese nel pomeriggio dal cda, guidato da Giancarlo Cimoli, che ha deciso l’eliminazione del valore nominale delle azioni e l’abbattimento del capitale a copertura di tutte le perdite cumulate al 31 marzo 2005. Le azioni verranno quindi raggruppate nel rapporto di una nuova azione ordinaria per ogni 30 azioni detenute. Infine poiché al 31 luglio sarebbe scaduta la delega dell’assemblea al cda per l’aumento di capitale, la stessa è stata estesa al 31 dicembre 2005.
Le imminenti operazioni hanno suggerito al consiglio di proporre ai titolari dal 2002 dei «Mengozzi-bond» lo spostamento della data di scadenza del prestito dal 22 luglio 2007 al 22 luglio 2010, in cambio di un aumento della cedola dal 2,9% al 7,5%.
Ieri in assemblea Cimoli è tornato a denunciare i gestori aeroportuali che favorirebbero i vettori «low cost» facendone pagare il conto poi a Alitalia. Di qui l’appello all’Enac (ente aviazione civile), all’Antitrust, al ministero competente e «forse» anche alla Guardia di Finanza. L’Enac ha risposto promettendo l’invio di un dossier sui «low cost».
Resta caldo il fronte sindacale: Cimoli ieri si è lamentato dell’assenteismo degli assistenti di volo, pari al 18%, che determinerebbe la necessità di «pagare mille assistenti in più» di riserva. Nei giorni scorsi il direttore del personale, Massimo Chieli, uno degli ultimi esponenti della scorsa gestione, è stato sostituito da Massimo Cestaro. Intanto il 6 luglio, in un albergo romano, sono state convocate le sigle firmatarie dell’accordo di Palazzo Chigi. L’iniziativa segue l’invio, da parte dei sindacati, di una lettera in cui denunciavano la rottura del dialogo.
Il problema però sembra non essere più solo quello dell’applicazione delle intese delle categorie, quanto piuttosto il modo in cui proseguirà la ristrutturazione. I sindacati vogliono che Alitalia rispetti i patti e mantenga una quota del 51% in Az Service. Ma soprattutto si aspettano che le attività contenute nella società dei servizi non vengano cedute, nemmeno in parte, per tutto l’arco di piano, cioè fino al 2007. «La situazione è pencolante - dice Fabrizio Solari (Filt-Cgil) - conviene rimanere aggrappati alle intese che si sono sottoscritte per evitare turbolenze».

Antonella Baccaro
Corriere della Sera