UNA volta, quando un giornalista gli chiese di cosa avesse nostalgia dopo tanti anni trascorsi nella selva Lacandona del Chiapas, il "sub" Marcos disse soltanto: "Dei dolci e della cioccolata". Ora, non sarà solo colpa della cioccolata, ma pare che quella nostalgia abbia maturato i suoi frutti e che l'esercito zapatista si prepari a dare il suo "addio alle armi" trasformandosi in un movimento politico tout court che sceglie come interlocutori non più solo la foresta, e i suoi indios, ma tutto il Messico, per formare un'alleanza che comprenda anche "operai e contadini".
È questo, perlomeno, quello che lascia intendere la "Sesta dichiarazione della Selva Lacandona", pubblicata ieri sul quotidiano messicano La Jornada, quando testualmente afferma: "È giunta l'ora di rischiare e compiere un passo che può essere pericoloso ma una nuova tappa nella lotta degli indios non è più possibile se gli indios non si alleano con gli operai, i contadini, gli studenti, i salariati, con tutti i lavoratori della città e della campagna.... Siamo arrivati ad punto - si legge ancora - nel quale rischiamo di perdere tutto quello che abbiamo conquistato se non facciamo nulla per andare avanti".
Che Rafael Sebastian Guillen Vicente, al secolo il subcomandante Marcos, lo studente dell'Università di Città del Messico che sul finire degli '80 scelse di fare "lavoro politico" in una delle ultime comunità native del continente nord americano, cercasse da tempo il modo per rompere l'isolamento nel quale s'era cacciato dopo il fallimento dei negoziati con il presidente Fox, era noto.
Che potesse farlo senza trasformarsi in una delle tante, ed inutili, icone massmediologiche grazie alla genialità del passamontagna, era discutibile. Ora l'idea del movimento politico sembra, anche se un po' in ritardo, l'unica via d'uscita per contare qualcosa sulla scena politica messicana alla vigilia di una elezione presidenziale, l'anno prossimo, che potrebbe rappresentare, per la prima volta da un secolo, l'arrivo al potere di un leader della sinistra, il sindaco della capitale Andres Manuel Lopez Obrador.
Un partito "con" Lopez Obrador o "contro" è ancora presto per saperlo ma gli analisti messicani sono divisi sulle ragioni della "svolta" di Marcos. Per la maggioranza essa ha soprattutto motivi difensivi perché la situazione militare nel Chiapas sarebbe giunta ad un limite nel quale la guerriglia rischiava di essere accerchiata e spinta dall'esercito verso la frontiera con il Guatemala.
Vere oppure no le difficoltà va comunque ricordato che il "sub" ha già fatto un tentativo di sciogliere la guerriglia e trasformarsi in un attore politico quando organizzò la marcia su Città del Messico nel 2001, criticò apertamente le rivoluzioni armate (Fidel Castro) e manifestò l'idea di "scomparire". "Posso togliermi il passamontagna e tornare alla vita normale", minacciò all'epoca.
La reazione del governo messicano all'annuncio zapatista è stata molto positiva. Con il suo solito atteggiamento largamente sopra le righe, Fox ha detto: "Sono agli ordini di Marcos", aggiungendo però una cosa importante: e cioè la promessa dell'indulto.
"Accolgo con il massimo entusiasmo - ha detto il presidente messicano - il fatto che l'Ezln voglia imboccare un cammino politico democratico e mi impegno a fare tutto ciò che è nelle mie possibilità per favorire la sua integrazione nella vita politica messicana".
E la partita con l'Inter? Bruno Bartolozzi, un dirigente interista che segue da vicino la situazione è molto ottimista: "Moratti - dice - ci tiene tantissimo e queste novità favoriscono le cose. Sono certo che giocheremo la partita e che sarà una manifestazione importante, un atto politico internazionale".




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