La Repubblica mercoledì 29 giugno 2005
LETTERE
Mia sorella emigrata e diventata leghista
CARO Augias, non riesco a capire come mai mia sorella, sangue dei mio sangue, cresciuta nei valori di una famiglia meridionale, trasferita nel milanese da circa 10 anni, torna a casa dei nostri genitori - rimasti gli stessi, come me - e fa discorsi che non comprendo.
Quando dice che la Lega farà ritornare la lira nel nostro Paese e che ci saranno leggi che cacceranno finalmente tutti gli extracomunitari che oggi mettono in pericolo la nostra vita e che mio padre in campagna farebbe bene a difendersi da loro anche a costo di usare un' arma e che la giustizia italiana non fa giustizia quando vuole concedere la grazia a un condannato anche se redento e che noi meridionali siamo i parassiti del nord e a Roma siamo tutti complici di una politica ladrona, io la sto a sentire, sperando che forse non sia proprio lei... ma è lei, mia sorella, ex meridionale, 36 anni o poco più.
Cos'è successo?
Quando è andata via pensavo ci dividessero solo chilometri di distanza, ma ora quella distanza s'è ingigantita e non è non è più solo questione di abitudini o climi diversi, ma proprio di modi di pensare, di agire.
Se va avanti temo di non riuscire nemmeno più a dialogare con lei. Finora abbiamo vissuto il fenomeno dell'emigrazione dal sud al nord che è servito, forse, a ridurre le distanze. Temo ora un'emigrazione dal nord al sud delle idee leghiste... e il ritorno ad una ancora più netta divisione tra le diverse zone del Paese.
Anna Panniello Roma
Risponde CORRADO AUGIAS
c.augias@repubblica.it
LA Lega è un fenomeno lungamente studiato dal punto dI vista antropologico prima ancora che politico. Il popolo leghista è per lo più composto di persone semplici, intrise di una genuina cultura localistica, schiva, ristretta all'ambito d'una valle o d'una provincia, fatta più di tradizioni che di analisi.
C'è della solidità in questo modo di essere. Ai tempi della Democrazia Cristiana i rappresentanti politici scioglievano le aspirazioni, i risentimenti e gli interessi del loro 'popolo' nell'insieme della discussione nazionale stemperando, mediando.
Assunti allo stato puro, quegli interessi e quei risentimenti sono pre-politica, restano uno sfogo, possono trasformarsi in un delirio: se arrivano i clandestini tiriamo qualche cannonata contro le loro barche; se un extracomunitario stupra, castriamolo; se l'euro è troppo impegnativo torniamo alla lira; per i delitti efferati applichiamo la pena di morte eccetera.
I dirigenti della Lega che (a parte qualche caso) sanno ciò che fanno, alimentano quelle fiammate, si preoccupano di mantenerle belle alte perché dalla loro altezza dipende la consistenza e la tenuta dell'elettorato.
Per un altro verso quelle manifestazioni irresponsabili assolvono a una funzione tattica all'interno del centro-destra perché consentono al suo leader di fare da 'mediatore' lasciando, alla fine di tutto il baccano, le cose più o meno come stavano.
Senza voler fare lo psicologo della domenica, credo di capire perché la sorella della signora Panniello s'è lasciata prendere nella rete, lei meridionale immigrata a Milano, facendo sue le posizioni più estreme.
Come tutti i convertiti anche lei ha dovuto esagerare per farsi accettare, per sentirsi protetta nella nuova situazione.
Come dice Giuseppe De Rita, per fortuna all'interno di una nazione labile vive anche un popolo saggio.




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