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ARRIVEDERCI A LUNEDÌ
GIANLUIGI PARAGONE
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«…E io sono d’accordo con lui: vinceremo insieme». Umberto Bossi commenta così le esternazioni a tutto campo rilasciate ieri dal premier, Silvio Berlusconi, ai giornalisti. Si vedranno lunedì, come ai vecchi tempi...
«Io non sono un problema, sono una risorsa», ha detto il presidente del Consiglio, ottimista a tal punto da sbilanciarsi in una previsione di vittoria alle prossime politiche con un risultato migliore addirittura del 2001.
Più che un commento, quello di Bossi è un incoraggiamento ad andare avanti nel segno delle riforme, nel solco di quel patto che la Lega sottoscrisse con il Cavaliere per cambiare il Paese.
Nella chiacchierata telefonica, Bossi non mi sembra particolarmente sorpreso rispetto al passaggio in cui Berlusconi succede a se stesso. Mi dice che non vedeva altre soluzioni possibili: in effetti, il Senatur altre volte si era espresso proprio su Berlusconi come candidato ancora vincente nel 2006, come l’uomo della sintesi tra le diverse componenti della CdL.
Così come il leader del Carroccio si è rallegrato sull’inversione di tendenza che i sondaggi sanciscono a favore dell’attuale Governo.
Berlusconi parla di un appaiamento tra centrodestra e centrosinistra. Questo, a pochi mesi dal terremoto delle regionali che invece aveva fatto brindare anzitempo l’Unione. Una rimonta di cui avevo scritto anch’io poco tempo fa: avevo scritto che Berlusconi poteva compiere quella stessa rimonta che tanto lo aveva fatto soffrire a Istanbul in occasione della finale di Champions. Stavolta, scrivevo, l’impresa del Liverpool poteva firmarla lui, lasciando al palo Prodi o chi per lui.
Come ha fatto la Cdl a rosicchiare tanti punti? Cosa è successo, nel frattempo? Che il centrodestra è sceso dal palazzo e si è calato tra la gente. Quella stessa gente che ha visto dove portano le ricette economiche dell’Unione; che ha capito che il centrosinistra preferisce la grande impresa, la grande finanza, ai piccoli imprenditori schiacciati dalla concorrenza cinese e asiatica cui Prodi cenna solo in termini entusiastici. I cittadini hanno finalmente aperto gli occhi sulla realtà del progetto europeo, l’Euro-rotary delle élite: il centrodestra ha parlato chiaramente di un cambiamento sostanziale e la Lega più di tutti ha contribuito a smascherare il progetto di un’Europa a trazione integralmente monetaria ed economica. Anche sul fronte della sicurezza, sulla lotta alla clandestinità, il centrodestra non si guarda l’ombelico del buonismo e del “politically correct”. E, ancora una volta, la Lega è la punta avanzata di questo fronte; tanto avanzata da essere anche isolata in battaglie sacrosante. La Lega oggi incassa un gradimento di consensi popolari straordinario, risultato di una politica fatta con i piedi per terra, fatta battendo il territorio palmo a palmo, fatta di continui incontri con la gente comune.
La strada che ci separa alle prossime politiche non è breve: Berlusconi e gli altri leader non devono perdere di vista il Paese reale. Bene dunque fa Berlusconi ad accantonare il progetto del partito unico: i problemi delle famiglie, degli imprenditori, della gente normale non abitano sotto il tetto della casa comune; ognuno a casa propria deve fare i conti con bilanci da far quadrare a tutti i costi e potrebbe non capire le alchimie politiche. Visto che c’è, il presidente del Consiglio potrebbe anche non dedicare attenzioni particolari agli arzigogoli delle riforme elettorali: davvero Silvio da Arcore crede che, alla gente, lo scorporo dica qualcosa? Dubito...
Ha pienamente ragione, invece, quando rimarca la filosofia economico-finanziaria del Governo, fatta di contenimenti, di tagli e non di tasse. Restano il completamento delle riforme istituzionali e della giustizia, per le quali necessitano ancora alcuni passaggi importanti, da cui si capirà la tenuta della maggioranza.
«Io candidato nel 2006», sentenzia dunque il Cavaliere. Aggiungendo che quell’altro candidato competitor alla fine non è uscito allo scoperto. Non lo ha fatto apertamente Fini né Casini, i quali anzi hanno sottoscritto la candidatura Berlusconi. C’è anche da dire che con le dichiarazioni di ieri, Silvio da Arcore ha anche smorzato sul nascere quello che si annunciava come il tormentone estivo: le primarie del centrodestra. Il gioco non comincerà neanche, con buona pace di Formigoni che si stava agitando dall’alto del “suo” palazzo Pirelli, sede del Governo regionale, strizzando l’occhio alle prime pagine di un settimanale vicino a Comunione e Liberazione che lo immortalava accanto a Rutelli come possibile sfidante. Niente di tutto questo: Formigoni faccia bene il governatore.
Lasciamo invece che sia il centrosinistra a spaccarsi tra mille gareggianti per le primarie. Vorrà dire che, questa estate, oltre a metterci sulle tracce di Gilardino e Cassano, ci metteremo a seguire le evoluzioni quotidiane di un altro calciomercato: l’Ulivo-mercato. Anche se, detto tra noi, Veltroni non vale Cassano. Né Mastella, Gilardino...
Gianluigi Paragone
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[Data pubblicazione: 30/06/2005]




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