BUONTEMPO, FINI NON SI DISCUTE
Teodoro Buontempo ha firmato il documento dei valori, che verrà presentato all’assemblea nazionale di An. L’opinione ha intervistato il deputato per comprendere come mai perduri la crisi di Alleanza nazionale, e perché il partito cambi coordinatori ogni sei mesi.
Il problema è Gianfranco Fini?
La leadership di Fini non è il problema. Giocano una partita truccata tutti coloro che vorrebbero trasformare l’assemblea in referendum pro o contro Fini. Evidentemente non vogliono bene né a Fini né ad An, e reputano di poter ancora tenere il partito congelato. La loro strategia prevede la sconfitta elettorale. Per giunta, anziché pensare a che ruolo possa avere An in caso di sconfitta, armano già da ora una scialuppa per le proprie poltrone.
E perché nessuna opposizione interna è ascoltata?
Il partito continua a non discutere, a non fare scelte: non viene affrontata la grande crisi organizzativa. Eppure An, nonostante la una crisi che perdura da anni, ha ancora una poderosa struttura territoriale. E non si comprende perché abbia tuttora i motori spenti, evitando di decollare. Si percorrono ancora vecchie strade, zeppe di modesti disegni e personalismi. E’ la vecchia arte di galleggiare che si ripete. Evidentemente temono un partito in cui di debba discutere, e temono anche un partito con statuto centrale. Vogliono evitare che partito vanti l’orgoglio del proprio patrimonio nella Cdl. Reputano che la diversità non rappresenti la ricchezza della coalizione.
Ma Berlusconi potrebbe fare qualcosa come capo della coalizione?
Berlusconi è l’unico che si sta movendo verso orizzonti più alti, e combatte per far vincere il centro-destra. Gli altri quando parlano di partito unico lo fanno solo per modesti tornaconti, non per privilegiare valori, identità e progetti ideali. In caso di sconfitta dimenticano che solo i valori permetteranno a noi tutti di continuare a fare politica. E poi nessun contestatore di An ha tentato di colmare il vuoto tra il leader ed il partito.
Che pensa della leadership di Fini?
Fini ha un importante incarico istituzione, ed il suo lavoro lo svolge abbastanza bene. An ha solo bisogno d’una testa organizzativa che faccia cantare il coro in armonia. Le ipotesi di coordinamento avanzate sono fallite indipendentemente dalle persone. E’ fallito il coordinatore unico, il vitello a due teste non è mai nato, ed il triunvirato s’è rivelato inefficace.
Ha parlato con Ignazio La Russa?
Come ho avuto modo di dire all’amico Ignazio La Russa, i fallimenti non sono per alcun motivo addebitabili alla sua persona. Il fallimento è imputabile solo ai limiti imposti dalla delega. Rammento a tutti che La Russa in campagna elettorale ha lavorato tantissimo, ma non ha potuto scegliere ed operare in libertà. Ciò che non ricadeva nell’interesse delle componenti lo bloccava: non poteva cambiare le segreterie regionali e tantomeno i presidenti delle federazioni. Non ha potuto fare liste attente alla moralità dei candidati, né scelte con distinguo. Sulle riforme costituzionali il partito non ha detto la sua. Ed il dibattito televisivo non è bastato a Fini per mantenere salda la guida del partito.
Si dice una componente voglia sciogliere An?
Il partito non è un bene disponibile ad essere strattonato da tutti, e nemmeno si può sciogliere An per decreto. Ritengo An ancora vitale per cambiare il sistema italiano e per stare a schiena dritta nella Cdl, e perché questo avvenga al meglio necessita una modifica statutaria: l’istituzione di un segretario di partito, che insieme al presidente deve stare alla guida del partito. Penso ad un presidente con i poteri, ma anche ad un segretario che possa agire liberamente. Sarebbe uno sbaglio cavalcare l’ennesimo l’incarico fiduciario, si caratterizzerebbe per scarsi poteri nella nomina, e non rilancerebbe An. Gli eventuali eletti dall’assemblea nazionale oggi, e da un congresso domani, potranno avere la necessaria autorevolezza per il rilancio.
Non ho mai fatto parte di correnti, e devo dire che le componenti creano lottizzazione e scarsa democrazia interna e scarsa volontà di discutere. Oggi l’unanimismo correntizio verso la figura del presidente non cambia la situazione. Abbiamo bisogno d’una responsabile opposizione interna. Dalla scomposizione deve nascere una maggioranza ed un’opposizione interna: sistema di garanzia democratica nel partito.
Cosa propone?
Deve nascere un’opposizione che funga da stimolo, soprattutto sulla questione organizzativa. Non si può vivere d’entusiasmi in un partito eternamente commissariato. Se ci fosse una opposizione interna seria la maggioranza non sceglierebbe di offrire deleghe ai meno preparati. S’innescherebbe una competizione sui contenuti, ed An troverebbe il modo di far diventare centrale lo statuto. Si discuterebbe anche con gli altri partiti della Cdl, soprattutto sulle decisioni da prendere in Parlamento. Se questo fosse avvenuto, certe leggi non sarebbero approdate in aula ed altre vi sarebbero approdate meglio. Credo si debba discutere del perché i giovani si stiano spostando a sinistra, dopo che non hanno visto da destra un cambiamento. Hanno percepito un’omologazione al potere. Questo governo poteva arrivare a fine legislatura, ma gli italiani dovevano vedere più An nella politica e non più poltrone ad An. Creare una opposizione costringerebbe anche i più camaleonti a scegliere, portando il miglioramento.
Chi è oggi il più camaleonte in An?
Storace, che deve fare oggi quello che non ha fatto dopo la sconfitta: starsene più tranquillo, e fare più di qualche passo indietro. Mentre io puntavo il dito sulla gestione romana della Cdl, qualcuno mi rispondeva con esempi sulla presunta bontà del modello Lazio. Il modello che ci ha fatto perdere Comune e Provincia di Roma e Regione Lazio. Se poi aggiungiamo che Storace ha lasciato il consiglio regionale per fare il ministro, deludendo l’elettorato che lo voleva leader dell’opposizione regionale, il quadro è più che completo. La Lista Storace ha preso dei consiglieri, e non con voti esterni alla Cdl, ora quelle persone vogliono autonomia da lui, e pensano ad alleanze con il centro-sinistra. Roma è paralizzata politicamente.
Che pensa della diserzione alle suppletive romane?
Ha votato solo il 16 per cento, e la sinistra ha vinto con l’84 per cento dei consensi dei votanti. Non una sconfitta perché gli altrui sono più forti, ma perché abbiamo tradito l’elettorato di centro-destra. Ora per riportare la gente a votare necessiteranno fatiche di Sisifo. Storace continua a recare danni enormi al centro destra. Divenne presidente della Regione con il vento in poppa: quel patrimonio consensuale dopo 5 anni s’è liquefatto. Ora Storace faccia le sue scelte, e mi auguro in sintonia. Perché quando incontra i militanti parla in un modo, mentre da uomo di potere in altro modo. Il partito deve ritrovare il suo equilibrio. I capi corrente hanno dimenticato i valori nazionali. Ecco perché nell’elettorato vincono i valori di riferimento della destra ed il partito perde, e questo succede perché i leader stanno dall’altra parte. Non s’è compreso che la libertà di coscienza è una cosa e fare campagna elettorale è altro. Ma non si può decretare la morte della destra in Italia per imbecillità delle componenti: perché la destra è stata garanzia contro il comunismo, è stata garanzia di patria italiana. E tanti uomini pavidi e senza storia pensano di salire sul carro della sconfitta piuttosto che perire senza medaglietta parlamentare sotto il carro.




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