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  1. #1
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito Perche' non possiamo non dirci pagani

    consiglio la lettura di questo interessante articolo preso in usenet .. su una questione scottante che viene fuori contiunamente nei minimi atti della nostra vita' : chi siamo ? Quali sono realmente le nostre radici europee? .


    Alfonso Piscitelli

    PERCHE' NON POSSIAMO NON DIRCI PAGANI



    Noi europei non abbiamo alcun bisogno di tornare al paganesimo: non lo
    abbiamo mai abbandonato nel profondo dell'anima. La struttura psichica dei
    "gentili" è naturalmente pagana, sarebbe una grave perversione se cessasse
    di essere tale. Il cristianesimo diffondendosi nelle quattro aree
    dell'Europa
    antica (la greca, la romana, la celtica, la germanica) ha annacquato la sua
    originaria radice monoteistica. Il cattolicesimo mediterraneo era nella
    realtà un politeismo lunare incentrato sul culto di tre grandi Dei distinti:
    Dio Padre (Deus Pater= Zeus), Dio Figlio (generalmente descritto con tratti
    dionisiaci) e una grande Dea Madre (la Madonna = la Signora). Il
    cristianesimo europeo ha trasgredito il divieto ebraico di venerare le
    immagini (un divieto ancora oggi rigorosamente osservato dagli islamici). Da
    questa trasgressione nasce la grande arte cristiana. A partire dal
    romanticismo, i poeti germanici hanno cancellato la maledizione biblica che
    gravava sulla Natura. La psicologia contemporanea ha riscoperto gli Dei
    sotto forma di archetipi psicologici. L'attitudine moderna allo sport, il
    diffondersi di palestre hanno recuperato sia pur in forma materializzata
    l'aspirazione
    classica al corpo sano. Sbagliano pertanto coloro che vogliono incatenare
    l'anima
    dell'Europa ad un destino abramitico. La nostra anima nel profondo non ha
    mai smesso di dirsi pagana; basta solo ascoltarla con attenzione per
    capirlo. Il "nuovo paganesimo" non è affatto un concetto stravagante o
    qualcosa di intellettuale costruito a tavolino; è semplicemente un atto di
    auto-consapevolezza: una presa di coscienza della nostra natura e di ciò che
    è estraneo (e dannoso) ad essa. E' vero che il cristianesimo è stato
    grecizzato nella sua teologia, romanizzato nella sua struttura gerarchica,
    celtizzato nelle sue sfumature esoteriche (il Graal), germanizzato nelle sue
    attitudini crociate e cavalleresche; ma è anche vero che sotto tutti questi
    vestimenti europei il cristianesimo rimane una forma messianica di
    giudaismo. Tutti i cristiani venerano come divinità il rabbì Jeshua, della
    tribù di Giuda. Il rabbì Jeshua si proclamò messia, esattamente come avrebbe
    fatto Sabbatai Zevi 1600 anni dopo. Ogni secolo dal popolo ebraico sorgono
    messia, regolarmente avversati dal clero regolare: la tensione tra sacerdoti
    e messia, tra sacerdoti e profeti ("Ahi Israele che perseguiti i tuoi
    profeti!") è una costante della storia israelitica. Il rabbi Jeshua si
    scelse dei collaboratori: tutti ebrei. Shimon conosciuto sotto il nome di
    Pietro, Saul conosciuto sotto il nome di Paolo. E' grazie a questi
    infaticabili collaboratori che cinquanta generazioni di giovani europei
    hanno imparato a riconoscere in Israele il "popolo eletto", a sentirsi figli
    di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; a venerare il "leone di Giuda" (il
    rabbino Jeshua). Non v'è cosa più illogica di un "antisemita cattolico".
    Perché il cattolicesimo, più in generale il cristianesimo, è il giudaismo
    messianico divulgato ai popoli. Cosa leggono i cristiani come libro sacro?
    La Bibbia, ovvero la Torah più altri scritti giudaici. Nella Bibbia la
    collettività dei cristiani è orgogliosamente definita come "l'Israele di
    Dio". La Bibbia si conclude con una esecrazione di Roma "la Grande
    Meretrice" e con la profezia dell'avvento del paradiso: la "Gerusalemme
    celeste"! Quanti patologici antisemiti vedono la mano ebraica su ogni male
    del mondo e poi con assoluta indifferenza professano il cristianesimo,
    ovvero la versione messianica del giudaismo. Al cospetto di Hitler un papa
    molto caro ai tradizionalisti (Pio XII) ebbe l'orgoglio di dire: "Noi siamo
    spiritualmente semiti". C'è molto coraggio in questo orgoglio espresso a
    quei tempi. Si può ammirare quel coraggio; e tuttavia anche noi Europei
    dobbiamo avere coraggio ed esprimere l'orgoglio della nostra "gentilezza".
    Guardate sulla testa dei vescovi ai quali i cristiani baciano le mani: cosa
    portano? Che cos'è quel curioso dischetto? Ovvio, è la kippah ebraica: con
    ciò i successori degli apostoli si qualificano come rabbini. E del resto
    tutti i fedeli ogni Domenica ripetono in coro Alleluia(hve), esclamazione
    ebraica che suona: sia glorificato Jahve. Arriviamo così al nodo di quella
    fissazione patologica che è l'antisemitismo (ovvero la credenza maniacale
    che dietro ogni male del mondo vi siano gli ebrei): l'antisemitismo è
    espressione della lacerazione dell'anima europea, che da una parte accetta
    il cristianesimo e lo stravolge secondo le proprie tendenze, dall'altra
    parte avverte che in fondo al cristianesimo vi è qualcosa di irriducibile e
    di inassimilabile: la radice semita. Vi sono cose che non si possono
    imporre. Tu non puoi imporre al rabbino capo di venerare la Dea Afrodite,
    non puoi cambiare nome a Gerusalemme (come fecero i Flavi che la
    trasformarono in Helia Capitolina!). Allo stesso modo non si può pretendere
    che un Europeo d.o.c. si semitizzi. Per porre fine alla triste lacerazione
    dell'anima europea e per combattere la patologia dell'antisemitismo noi
    proponiamo uno schietto "non semitismo": vale a dire il riconoscimento del
    fatto che allo spirito europeo non si addice una religione di origine
    giudaico-messianica esattamente come non si addice al rabbino capo di
    Gerusalemme ricercare le radici della propria fede in Omero, nel concetto
    romano del Pantheon, nel Libro Egizio dei Morti. La verità è che il
    cristianesimo dei nostri tempi da un lato sta riscoprendo la sua autentica
    radice ebraica e si sta liberando di ogni sovrastruttura greco-romana,
    dall'altro
    sta spostando il suo baricentro fuori dall'Europa. In Europa non si fanno
    più preti. E senza preti chiaramente una religione non può sopravvivere. Non
    a caso le Chiese stanno patrocinando il progetto di spostare in Europa
    milioni e milioni di africani, amerindi, asiatici. Per avere un prete in più
    in seminario, ma anche per modificare lo psichismo della civiltà europea con
    l'afflusso di popoli più docili alle carezze dei monsignori.
    Contemporaneamente altri popoli dalla brulicante demografia si spostano
    verso Nord e per esplicita ammissione dei loro imam si propongono di
    sottomettere l'Europa ad Allah grazie al ventre delle loro donne. Di fronte
    a questo movimento di popoli è naturale, per un ovvio principio di azione e
    reazione, che si ingeneri un movimento di ripaganizzazione dei popoli
    europei. Ciò che era inconscio deve ritornare ad essere cosciente. La grande
    cultura europea ci aiuta in questa riscoperta: non fu solo il Rinascimento a
    riscoprire gli antichi, anche i Monaci della Schola Palatina di Carlo Magno
    non appena riscoprirono i testi classici se ne innamorarono; compiendo così
    due peccati in uno: 1) si innamorarono, 2). di qualcosa di non cristiano. Il
    senso di fedeltà al mos maiorum ancor più della mera cultura erudita ci
    induce a spolverare il nostro atavico paganesimo. Si sa, il rabbino Joshua
    era una persona amabile ma sicuramente peccava di equilibrio. Ai suoi fedeli
    disse: "fatevi eunuchi (=castrati!) per entrare nel regno dei cieli"! Disse:
    "se il tuo occhio ti dà scandalo, taglialo via. E' meglio essere orbi che
    bruciare nel fuoco dell'inferno". Queste massime così illuminate
    difficilmente potrebbero avere una effettiva applicazione oggi. Fuori che da
    una ristretta cerchia di fanatici neppure nei secoli precedenti sono state
    effettivamente adottate. Nelle buone famiglie europee per duemila anni si
    sono educati i bambini con una saggia miscela di stoicismo e di epicureismo.
    Lo stoicismo: la convinzione che bisogna affrontare con virilità, con
    dignità i momenti difficili che ogni vita inevitabilmente comporta.
    L'epicureismo:
    la convinzione che anche la vita più seria debba essere condita e addolcita
    da una giusta dose di piacere. I riti pagani si sono interrotti in Europa,
    ma lo spirito pagano sotto molti aspetti è continuato. Ininterrottamente.

  2. #2
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    Perchè i pagani diventarono cristiani.

  3. #3
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    Predefinito dunque

    Preliminarmente dico che sull'origine di Cristo ho parecchi dubbi.
    Molte cose sono rimaste misteriose.
    Ma la cosa che più mi preme mettere in evidenza è che pure la religione ebraica del vecchio testamento deriva gran parte della sua struttura da precedenti religioni dell'area dell'India.
    E' in quella zona tra Iran e India che prende origine la tradizione sacra che poi sfocia nella tradizione ebraica e successivamente nella tradizione cristiana e poi islamica.
    Infine faccio rilevare che sia il cristianesimo sia lo sciismo islamico (lo sciismo è la religione prevalente in Iran e Iraq) presentano dei caratteri esoterici riguardo le proprie origini.
    Lo sciismo è dichiaratamente esoterico ciò significa che le gerarchie religiose scite non nascondono di essere depositarie di verità non svelate.
    Il cristianesimo non lo dice, ma riguardo all'origine di Cristo si conosce ben poco.

  4. #4
    Ridendo castigo mores
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    Originally posted by Sùrsum corda!
    Perchè i pagani diventarono cristiani.
    la questione non e' cosi' semplice , noi siamo cristiani nella misura in cui esso interpreto' la nostra anima europea .. ma no tutta .

    la massima sovrapposizione tra cristianesimo ed europa e' avvenuta nel cristianesimo altomedievale poi e' cominciata la progressiva separazione tra un cristianesimo sempre piu' riportato alle sue radici semitiche e un' anima europea che recuperava quella parte del nostro spirito che il cristianesimo non era riuscito a rappresentare .

    questa e' la nostra tragedia .. la nostra fine che si sta completando con il collasso della nostra civilta' e la nostra dissoluzione etnica ...

  5. #5
    Chef des Sicherheitsdienstes
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    Originally posted by larth
    la questione non e' cosi' semplice , noi siamo cristiani nella misura in cui esso interpreto' la nostra anima europea .. ma no tutta .

    la massima sovrapposizione tra cristianesimo ed europa e' avvenuta nel cristianesimo altomedievale poi e' cominciata la progressiva separazione tra un cristianesimo sempre piu' riportato alle sue radici semitiche e un' anima europea che recuperava quella parte del nostro spirito che il cristianesimo non era riuscito a rappresentare .

    questa e' la nostra tragedia .. la nostra fine che si sta completando con il collasso della nostra civilta' e la nostra dissoluzione etnica ...

    la distinzione tra cristianesimo medievale e "altro" è una pura invnezione di gente come Evola...per il resto 1965 anni di cattolicesimo (prima del disastro del Concilio II) dimostrano che L'Europa o è cattolica o non è...tutte le nostre leggi derivano dalla morale del cattolicesimo e i miglior periodo (economico, culturale, militare) dell'Europa fu quello delle cattedrali...

  6. #6
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    Predefinito Re: dunque

    Originally posted by Galois
    Preliminarmente dico che sull'origine di Cristo ho parecchi dubbi.
    Molte cose sono rimaste misteriose.
    Ma la cosa che più mi preme mettere in evidenza è che pure la religione ebraica del vecchio testamento deriva gran parte della sua struttura da precedenti religioni dell'area dell'India.
    E' in quella zona tra Iran e India che prende origine la tradizione sacra che poi sfocia nella tradizione ebraica e successivamente nella tradizione cristiana e poi islamica.
    Infine faccio rilevare che sia il cristianesimo sia lo sciismo islamico (lo sciismo è la religione prevalente in Iran e Iraq) presentano dei caratteri esoterici riguardo le proprie origini.
    Lo sciismo è dichiaratamente esoterico ciò significa che le gerarchie religiose scite non nascondono di essere depositarie di verità non svelate.
    Il cristianesimo non lo dice, ma riguardo all'origine di Cristo si conosce ben poco.
    Cosa intendi per "misterioso" all'origine di Cristo...Gesù di Nazareth? l'idea del Cristo e quindi la necessità della rivelazione dall'Alto?

  7. #7
    Chef des Sicherheitsdienstes
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    tratto dal sito www.cattolicesimo.org

    Il paganesimo (1) nega la libertà umana, l’onnipotenza creatrice e la provvidenza divina, in un mondo retto dal fato.

    Per il cristianesimo - invece - la storia è in mano a Dio, creatore onnipotente del mondo di cui si prende cura, conducendo l’umanità, attraverso vie misteriose, al fine che le ha assegnato; ma siccome ha creato l’uomo libero, egli può non corrispondere al piano di Dio, rivoltarglisi contro, ed allora Dio - con la sua onnipotenza e saggezza infinita - tira da ogni male un bene, ossia riesce a far concorrere al fine della creazione e della storia anche i lati negativi dell’uomo.

    La storia, perciò è tutta di Dio come causa prima e principale e tutta dell’uomo come causa seconda e strumentale (come la mela è tutta del contadino e tutta dell’albero).

    La chiave di volta della storia (come insegna l’Apocalisse di S. Giovanni e la Città di Dio di S. Agostino) è Cristo redentore e giudice che aiuta i suoi eletti o la “città di Dio” a trionfare contro i malvagi e i suppositi di Sàtana (che per amor di sé disprezzano Dio) o la “città del diavolo”.

    Se la Roma pagana cade nel 410 ad opera dei barbari di Alarico è perché la Roma dei Cesari non è il centro del mondo, anzi è la gran-prostituta che perseguita Cristo nei suoi martiri e deve cedere il posto alla Roma dei Papi, come l’anticristo dovrà cedere il posto a Cristo.

    Il paganesimo o la Grecia e la Roma antica, hanno un ruolo analogo (ove la somiglianza è inferiore alla somiglianza) all’A. T. rispetto al N. T., esse debbono preparare la Roma cristiana, come il Mosaismo doveva preparare il Vangelo; la Roma pagana non è il male assoluto, che non esiste dacché esso è privazione di bene, ma è un’entità ontologicamente buona, pur se accompagnata dal disordine religioso-morale del paganesimo. Invece il Mosaismo era buono in sé, ma imperfetto e fu perfezionato da Cristo.

    Roma muore pagana perché risorga cristiana.

    Paganesimo è assenza di ordine soprannaturale, onde le virtù acquisite dei pagani non possono essere dette perfette(2), ma non si può neppure dire ( come faceva Bajo) che esse sono peccaminose in sé, esse possono essere perfezionate dalla grazia di Cristo che le rende soprannaturali, le ordina al loro unico vero fine ultimo.

    Il paganesimo sottomette la virtù non a Dio creatore ma agli idoli o agli dèi, che oscurano l’intelletto, sviano la volontà e pervertono le capacità umane. Infatti le azioni, in sé naturalmente buone dei pagani, miravano agli onori, alla gloria, alla fama terrena, occorre ammettere che queste virtù naturali acquisite, pur non essendo ordinate al fine ultimo e non avendo valore soprannaturale, permisero agli antichi Greci e Romani di vincere alcune passioni sregolate e di giungere ad un grado elevato di cultura, di ordine e disciplina, individuale e sociale.

    La storia del mondo ha due capitali e due religioni, quella della SS. Trinità che ha la sua sede nella Roma dei Papi; e la contro chiesa di Sàtana che ha due sedi principali: la Gerusalemme deicida distrutta da Tito e la Roma dei Cesari, invasa dai barbari, che divenne la Roma cristiana con Costantino (IV secolo) ma che è ritornata sotto l’influsso del paganesimo con l’Umanesimo e il Rinascimento (XV-XVI secolo).

    Il paganesimo era caratterizzato dal politeismo panteista e dall’idolatria politeista. Atene e Roma succedono a Babilonia, all’Egitto, a Gerusalemme deicida; esse divengono le metropoli dell’idolatria e la fortezza di Sàtana (3). Col paganesimo Sàtana era davvero il “dio” di questo mondo, ma Cristo versando il suo sangue a Gerusalemme (33 d. C.) e il suo vicario S. Pietro a Roma (64 d. C.), sconfissero Sàtana e i suoi due principali suppositi il giudaismo rabbinico e il paganesimo greco-romano. Anzi Dio si servì della cultura greca e della potenza ed ordine di Roma, per diffondere il Vangelo in tutto il mondo, nonostante le persecuzioni della sinagoga e dell’impero romano.

    La religione romana

    I Romani appartengono al ramo latino di quella immigrazione di Italici, di stirpe indoeuropea, i quali calarono nell’Italia - nel terzo millennio a. C. - popolata allora da genti neolitiche, chiamate Liguri, Euganei (attuali Veneti), Elimi (attuali Siciliani), indigeni di Sardegna e Corsica, e andarono ad abitare nella pianura padana.

    Nel primo millennio a. C. vi fu la seconda ondata immigratoria, da paesi transalpini, nell’Italia centrale (Sabina, Terni, Lazio).

    Essi erano diventati un popolo di agricoltori, la loro religione era fatta per soddisfare le esigenze di un popolo agricolo, ricca di precisazioni etico-giuridiche che diano a ciascuno ciò che gli spetta per garantire i confini della proprietà e i rapporti personali. «Non sviluppi teologici, non ricami di mitologia, non trasporti di misticismo, ma riconoscimento delle potenze divine, ciascuna limitata nel suo ambito e non in parentela con le altre» (4).

    Il culto pubblico a Roma era offerto dal sacerdote, colui che compie l’azione sacra, la religione è un elemento dell’ingranaggio statale, sottoposta all’autorità suprema della Polis, a Roma «lo stato fu più che altrove onnipresente e accentratore» (5). Il sacerdote è un semplice esperto del rituale, un liturgista, senza posizioni dottrinali da tutelare. Quando Roma divenne padrona del mondo si arrivò al culto imperiale, lo Stato era accentrato in una persona che era considerata semidivina.

    Il Cristianesimo

    È caratterizzato da un intollerante anti-paganesimo fondato sull’unità e trascendenza di Dio; perciò esso rinnegando il culto imperiale, entra in contrasto con lo Stato romano che reagisce furiosamente.

    Il cristianesimo trionfò, sulle altre troppo accomodanti religioni orientali e sullo scetticismo di Roma, grazie alla sua intransigenza dottrinale, alla fede nella divinità del proprio credo e all’intolleranza del panteismo politeista pagano.

    Concezione pagana e concezione cristiana dello Stato

    a) Paganesimo:

    la sua concezione politica è naturalista, ossia il termine ultimo dell’uomo e della società è l’esistenza terrena e le cose visibili, non vi è nulla al di là e al di sopra dello Stato, è una sorta di panstatismo che assorbe l’individuo totalmente (totalitarismo). Stato e religione sono una sola cosa, anzi la religione è al servizio dello Stato, è un instrumentum regni.

    Inoltre «la religione pagana greco-romana non aveva né dogma né morale derivante da esso ed era naturalista essa stessa, i suoi dèi non erano Enti trascendenti e personali, ma degli esseri umani mitologizzati» (6).

    Gli antichi pagani non conobbero né libertà privata e individuale né libertà di educazione o familiare

    b) Il Cristianesimo

    Il Cristianesimo ha apportato due idee nuove, che mancavano alla paganità: la trascendenza del Dio personale e la provvidenza divina.

    1°) La trascendenza divina:

    Dio è essenzialmente distinto dal mondo e dall’uomo, ogni panteismo confusionista era debellato.

    Inoltre il Cristianesimo non era la religione di una tribù, o di una città o di un sol popolo, esso è una religione universale, pur rispettando le diverse mentalità, culture, modi di vivere, tradizioni locali, ove non contengano elementi contrari alla sana ragione al dogma e alla morale.

    Lo Stato cessò di essere una divinità assoluta e totalizzante, per divenire l’unione di più uomini in vista di un fine sotto un’autorità che procurasse il benessere comune temporale della comunità, pena di perdere l’autorità diventando tirannide. Inoltre siccome ciò che è terreno e temporale - per la gerarchia dei fini - è inferiore a ciò che è celeste e spirituale, lo Stato deve essere sottomesso alla Chiesa, come il corpo all’anima, ed aiutarla - mediante una buona legislazione che renda possibile una vita morale già su questa terra - a condurre le anime in Paradiso.

    2°) La Provvidenza:

    Se Dio è personale e trascende infinitamente ogni creatura (anche angelica), tuttavia è creatore ed essendo Bontà infinita, si prende cura delle sue creature, quelle irrazionali son dirette da leggi fisiche (il sole sorge e tramonta ogni giorno...) e quelle razionali le conduce per mano, giorno dopo giorno, passo dopo passo, al loro fine soprannaturale, rispettando la loro libertà.

    Lo Stato è una creatura di Dio, infatti l’uomo è un animale sociale per natura, e quindi gli deve onore e gloria come tutte le altre creature; in particolare deve essere subordinato al potere spirituale - la Chiesa - che Dio ha stabilito sulla terra, per il benessere comune soprannaturale degli uomini. Cessa così ogni forma di statolatria pagana, di Cesarismo, di panstatismo o totalitarismo politico, che riappare quando l’uomo e le nazioni si allontanano da Cristo e dalla sua Chiesa.

    La persecuzione del Cristianesimo

    I primi tre secoli dell’èra cristiana furono caratterizzati da gravi persecuzioni da parte del paganesimo contro il cristianesimo; tuttavia «ogni generalizzazione è scorretta, sia quella che faceva dei tre secoli una persecuzione continuata, sia quella che tende a minimizzare la portata delle persecuzioni» (7).

    Lo scontro era, in fondo, necessario, data la contrapposizione tra il Cristianesimo e il Panstatismo pagano.

    «La prima occasione di scontro fra l’Impero romano e il Cristianesimo - continua Marta Sordi - fu il processo di Gesù... In questi ultimi decenni, alcuni studiosi hanno tentato di ribaltare l’impostazione data al processo dai Vangeli, attribuendo al potere romano e non all’autorità giudaica l’iniziativa del processo stesso. [...] Dal punto di vista scientifico, le argomentazioni di questi studiosi si sono rivelate assai fragili e di facile confutazione... Per i Vangeli l’iniziativa fu dei Giudei, anche se l’esecuzione fu dei Romani. [...] Tutti e quattro i racconti [dei Vangeli] mostrano determinante la responsabilità dei Giudei e riducono la parte avuta da Pilato nella morte di Gesù al suo cedimento, contro voglia, alle sollecitazioni dei sommi sacerdoti e della folla» (8). Secondo la insigne studiosa di storia greco-romana, lo scontro tra Impero romano e Cristianesimo fu prima di tutto uno scontro religioso, il Cristianesimo fu perseguitato come religione e la conversione di Roma a Cristo fu in gran parte determinata dall’avvicinamento di molti, disgustati dalla corruzione del presente, ad una religione che implicava un severo impegno morale e la pratica austera di virtù personali e familiari. «Io credo - scrive la Sordi - che la conversione del mondo pagano al Cristianesimo sia innanzitutto una conversione religiosa e che l’immensa forza di attrazione che la nuova fede esercita fin dall’inizio, nel più grande Impero antico e nella sua cosmopolita capitale, sia rivelata dalla sua capacità di rispondere alle esigenze religiose più profonde dell’anima umana, che erano anche, nel particolare momento storico in cui il Cristianesimo entrò nel mondo, le esigenze religiose del mondo romano» (9).

    Il Cristianesimo seppe rispondere alle domande appassionate che si ponevano gli uomini e particolarmente gli antichi Romani e conquistò il mondo antico.

    Il Cristianesimo non era un fenomeno rivoluzionario, pacifista e sovversivo, esso accettava lo Stato e Cesare in quanto “stabilito al potere dal nostro Dio” (Tertulliano, Apologetico 33, 1), ma non poteva ammettere il culto imperiale quasi fosse una divinità; obbediva e combatteva per Roma in quanto potere politico stabilito da Dio “dal quale discende ogni potere”, ma rifiutava di offrire incenso agli dèi e all’Imperatore divus Caesar (10).

    Vi fu tuttavia una sorta di resistenza pagana prolungata, contro il Cristianesimo, portata avanti da una piccola aristocrazia intellettuale molto legata alle prische tradizioni greco-romane, che agiva in nome di una tolleranza che i cristiani non avevano (Proclo, Simmaco, Giuliano l’Apostata, Porfirio) di cui oggi Alain de Benoist si fa l’araldo e il continuatore.

    Intransigenza dottrinale cristiana

    Il salmo recita “Omnes dii gentium, demonia” e S. Paolo scrive “I sacrifici dei pagani sono offerti ai demòni” (1ª Cor. X, 14). Lo stesso Celso, nel 178, scriveva che i Cristiani si vantavano di poter sbeffeggiare ed anche percuotere le statue degli dèi senza subirne la vendetta.

    Il Cristianesimo presentandosi come l’unica vera religione, aveva una forte carica di intransigenza dottrinale e di “pensiero forte”, nei confronti di una civiltà (romana) pluralista, scettica, inficiata da “pensiero debole” e oramai in profonda decadenza morale.

    «Bisogna distinguere: l’intolleranza di principio [intransigenza] , cioè l’indisponibilità a scendere a patti o ad accettare compromessi con l’avversario, dall’intolleranza di fatto che induce ad attivare... misure violente e repressive.

    Come è stato possibile - si domanda Pier Franco Beatrice - che il Cristianesimo sia passato... dalle grandi affermazioni di principio contro l’idolatria e i culti pagani alle vie di fatto di comportamenti dichiaratamente persecutorii nei confronti dei suoi persecutori di una volta?» (11).

    S. Giovanni Crisostomo, verso il 380, anticipava la risposta all’obiezione, asserendo che nessun imperatore cristiano aveva inviato i pagani ad bestias (12). Occorre specificare che se i pagani non furono mandati al Colosseo in bocca ai leoni, il Cristianesimo non riconosceva diritto all’errore in foro esterno e pubblico, mentre tollerava la superstizione in foro interno e in privato. Certamente il Cristianesimo operò una censura di errori intellettuali e di deviazioni superstiziose pagane con conseguente rogo dei libri pagani, inoltre rafforzandosi sempre più abolì i culti pubblici pagani “Cesset superstitio, sacrificiorum aboletur insania”(Codex Theodosianus, 16, 10, 2). D’altronde i templi non erano solo luogo di culto pagano oramai abolito, ma anche ritrovi per feste, giochi, divertimenti dei quali il Cristianesimo non voleva privare il popolo, perciò pur volendo debellare la superstizione, volle salvare i templi utilizzandoli per adunate popolari, a condizione che non servissero al culto pagano; ma siccome il paganesimo rurale (o paganesimo ‘pagano e villano’) era pronto a reagire; “massacrò sacerdoti e distrusse chiese cristiane” (S. Agotino, Ep. 91), il Cristianesimo dovette ordinare, in certi casi e circostanze, la demolizione dei templi, per “togliere ogni materia alla superstizione” (Codex Theodosianus 15, 1, 36).

    Gli Apologisti cristiani dei primi secoli, tesero -, con intransigenza - a svilire fedi e culti pagani.

    Giustino martire «scrivendo nella metà del II secolo, sosteneva che i poeti pagani e i compositori di miti erano stati sviati in quanto avevano confuso i demòni malvagi con gli dèi ed avevano così cantato le lor azioni (1 Apol. 5, 4; 2 Apol. 5.)» (13).

    Anche Atenagora, intorno al 177, scriveva che i demòni erano responsabili delle bizzarrie dei culti pagani (Supplicatio 26).

    Firmico Materno scrisse attorno al 346 il De errore profanarum religionum con estrema intransigenza nei confronti del paganesimo e chiese agli imperatori di estirpare il paganesimo che per Firmico «era sbagliato in toto ed era opera del demonio» (14).

    Rufino di Aquileia - nel 402 - nella sua Historia ecclesiastica scrive che «il paganesimo è un errore mostruoso, opera del demonio, che è il “bugiardo” per antonomasia. Illusione, frode, inganno, menzogna sono presenti dappertutto: le credenze dei pagani sono solo errore e superstizione, il culto che vi si collega è solo magia, delitti e dissolutezze. L’insieme è un’enorme truffa ispirata dai demòni, i cui aiutanti umani - i sacerdoti pagani - si fanno beffe dei malcapitati fedeli, più vittime che colpevoli» (15). Il paganeimo, essendo una sorta di divinizzazione di esseri umani, era un sacrilegio ed un’idolatria per il Cristianesimo, in quanto tributava alle creature (dèi) l’onore dovuto solo al Creatore.

    Già S. Paolo scriveva «dico che i sacrifici dei pagani sono offerti ai demòni e non a Dio. Ora, io non voglio chee voi entriate in comunione con i demòni» (1ª Cor., X, 14. 19-20). In quest’ottica respingere la comunione coi demòni significa necessariamente distruggere i falsi idoli, che sono come il corpo o la materializzazione del diavolo.

    Per S. Agostino la distruzione delle statue degli dèi pagani sancisce i fallimento del paganesimo (De Civ. Dei, III, 12).

    «La visione tipicamente liberale e pagana, secondo la quale si doveva lasciar sussistere intatta la tradizione religiosa dei popoli, si fonda in larga parte su un atteggiamento scettico e al contempo conservatore [simile a quello della “nuova destra”» di Alain de Benoist] che si trova in nettissima opposizione con la convinzione religiosa del cristiano: dal momento che - per lo scettico - non si può conoscere la verità... è meglio lasciare tutto così com’è; è meglio riconoscere la veneranda cultura di ogni popolo e con esso la sua religione in toto» (16). Ogni popolo - per il paganesimo - possiede una propria tradizione, una propria usanza religiosa, tradizione ed anzianità danno autorità alle religioni, perciò tutto ciò che gli uomini venerano deve essere considerato come una sola e medesima cosa, quindi tutte le vie conducono alla divinità, anzi, come scrive Simmaco «uno itinere non potest perveniri ad tam secretum» (Relatio III, 10). Come non riconoscere in tali espressione le teorie neo-pagane di Giuliano l’Apostata (Contra Galileos) Evola, Guénon, de Benoist?

    Occorre speccificare che l’invito alla tolleranza pratica deriva da una teoria di indifferenza scettica o pluralismo ed opinionismo liberale filosofico proprio del paganesimo, onde tutti i culti hanno uno stesso ed identico valore, ma tali opinioni sono presupposti dommatici, infatti lo scetticismo che afferma di non poter conoscere la verità è certo di non poter conoscere e questo è il suo dogma o certezza ferma (in senso filosofico) (17). Ora tali idee, tale scetticismo filosofico e religioso, teoretico e pratico, hanno un nemico solo o principale, che si chiama Cristianesimo (metafisica, senso comune), secondo il quale l’uomo ha delle facoltà conoscitive che non lo ingannano e può arrivare a trovare la verità, con certezza, anche se non tutta e totalmente, con la ragione naturale ed un aiuto estrinseco della Rivelazione. Ogni scetticismo, antico e moderno, odia la metafisica e il Cristianesimo che è la religione dell’Essere stesso sussistente (Ego sum qui sum), lo scetticismo negando la capacità di conoscere la realtà cade nel nichilismo, resta solo il nulla, l’essere non è conoscibile e non esiste, è anti-metafisico per essenza; onde non ci si deve stupire se tra avversari del cristianesimo troviamo il paganesimo antico e l’immanentismo moderno, entrambi infatti sono fondati sul relativismo, l’agnosticismo e il pluralismo.

    Quand Evola critica il Cristianesimo si rifà ad autori scettici e pluralisti come Proclo, Porfirio, Giamblico, Giuliano l’Apostata che lo portano ad abbracciare - senza contraddirsi - l’idealismo magico di Schelling e la moderna e modernista filosofia idealistica tedesca.

    Il paganesimo e il neo-paganesimo più che antisemita (come la religione olocaustica sostiene oggi) è anticristiano, per esempio, Giuliano l’Apostata voleva ricostruire il terzo Tempio di Gerusalemme (come Ariel Sharon) ma odiava Gesù, perché? Poiché era uno scettico e non sopportava l’intransigenza intellettuale, il dogmatismo (come lo chiamano dispregiativamente i massoni, anch’essi “costruttori” del Tempio), più che il giudaismo postbiblico, essi odiano il Mosaismo e il Vangelo che ne è il complemento, infatti si rifanno alla Càbala e odiano l’A. T. e il N. T. che sono l’unica vera religione dell’unico vero Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, il quale non accetta falsi idoli e false superstizioni.

    «L’osservazione delle diversità delle nazioni [così cara oggi a de Benoist] secondo le loro particolarità etniche e la loro cultura nazionale costituiva l’argomento principale di Giuliano, con cui egli spiegava e giustificava la molteplicità delle divinità nazionali (Contra Galileos). Il suo rimprovero principale al Cristianesimo e quasi l’unico rimprovero all’ebraismo, riguarda il primo comandamento. Mosé avrebbe osato fare un unico Dio da uno dei particolari dèi nazionali..., e in ciò Giuliano vede il peccato originale del Mosaismo e del Cristianesimo... come il neoplatonico Celso» (18).

    L’opinione secondo la quale i popoli dovrebbero restare nella loro rispettiva religione, non è nuova, non la sostiene per la prima volta Jean Servier o Micea Eliade, ma era conosciuta già dai Padri della Chiesa, come erronea.

    È sbagliato pensare che essa sia stata posibile solo dopo la rivoluzione francese, no essa aveva antenati antichissimi, non è affatto un fenomeno moderno, ma si perde nella “notte dei tempi”, quando dopo il peccato di Adamo, la maggior parte dell’umanità aveva smarrito la retta ragione e corrotto i costumi, sotto l’influsso malefico di Sàtana che dopo aver fatto peccare Adamo, sparse il suo veleno nel mondo intero; e quando verrà Cristo ad universalzzare ciò che apparteneva - ad tempus - al solo Israele il furore di Sàtana raddoppiò, egli voleva che il mondo restasse nelle tenebre del paganesimo idolatra e corrotto, non poteva sopportare che l’Unico vero Dio e l’unica vera religione fossero portati e predicati al mondo intero, ecco perché il giudaismo postbiblico, farisaico e talmudico e il paganesimo hanno odiato e perseguitato Cristo e la sua Chiesa.

    I filosofi che hanno sostenuto - in passato - tale teoria sono: Celso, Giuliano l’Apostata, Simmaco, Proclo, Porfirio, Giamblico; e - nell’era moderna - Pico, Ficino, Giordano Bruno, Spinoza; e - nella postmodernità - Nietzsche, Guénon, Evola, Reghini, De Giorgio, Schuon, Mordini, Plebe, Zolla, de Benoist, Tarchi.

    I missionari cattolici imposero - nell’antichità - la conversione di molti popoli e la cristianizzazione del mondo antico, non ignorando tali opinioni gnostiche ed esoteriche, derivate dalla Càbala spuria, ma nella dura ed intransigente battaglia dottrinale e pratica contro di esse.
    S. Ambrogio d Milano asseriva: vi è un solo vero Dio, il Dio di Abramo e dei Cristiani, è solo Lui che tutti gli uomini devono adorare, infatti gli dèi dei pagani sono demòni, o alterazioni rustiche e ignoranti della nozione dell’unico vero Dio che Adamo ha trasmesso ai suoi figli (Ep. 17) .

    S. Ambrogio confutava non solo il paganesimo, ma la sua base filosofica, il relativismo agnostico e scettico e la tolleranza liberale di principio.

    Tra paganesimo e cristianesimo (comprendente l’Antico e il Nuovo Testamento) non vi è conciliabilità; tra cabalismo talmudico, gnosi, esoterismo vi è affinità, parentela, filiazione che le unisce nell’odio infernale contro Cristo e la sua Chiesa, odio che è riesploso - dopo aver covato durante il medioevo - con l’Umanesimo e il Rinascimento ed è divenuto sempre più agguerrito con la filosofia moderna da Cartesio a Hegel e quella post- moderna da Nietzsche a Popper, che ci ha portati all’attuale nichilismo dogmatico e morale e alla distruzione dell’uomo.

    Se per Simmaco vi sono molte vie per giungere alla divinità, per Cristo vi sono due vie: una che conduce alla perdizione, essa è larga e spaziosa - poiché vi affluiscono le molteplici vie di Simmaco e degli stregoni cabalisti, pagani e neopagani - e l’altra che conduce alla slvezza, essa è stretta ed angusta, poiché è solo quella dell’Antico e Nuovo Testamento.

    Prudenzio scrive che: «Sentieri secondari di questa strada sbagliata ce ne sono molti, come molti sono gli dèi, gli idoli, i demòni nei templi... È un illusione credere che i culti pagani portino a Dio; che cristiani e pagani giungano tutti alla stessa meta. L’idolatria conduce solo alla fine contraria alla vita: alla morte definitiva ed eterna. Altre religioni non sono vie di salvezza; infatti il demonio non lascia andare al Signore della salvezza, ma mostra l’itinerario della morte, attraverso false strade... Allontanatevi pagani (Ite procul, gentes) non vi sono strade in comune tra voi e il popolo di Dio! Allontanatevi (discedite longe) !» (19).

    «Questa è la voce dei Padri della Chiesa: che piaccia o no. È la voce della Chiesa del primo periodo che non voleva che il non-cristiano rimanesse fermo nella sua cultura non cristiana, ma che desiderava una duplice conversione, dell’uomo e della cultura. [...] la conversione pur trasformando interamente non distrugge, essa esprime un nuovo orientamento (converti a tenebris ad Lucem) ma non una rinuncia al proprio carattere, si tratta di un radicale riordinamento, di una riarticolazione o riorganizzazione, senza distruggere ciò che viene riorganizzato, è la trasformazione radicale e morale dell’uomo. Gli Apostoli - diceva S. Giovanni Crisostomo - non hanno distrutto i loro avversari, ma trasformati» (20).

    S. Basilio scrive che il paganesimo costituisce una sostanza ma scipìta, se i cristiani riescono a salarla mediante il Verbo, allora si trasforma e diviene commestibile. Il paganesimo non è il male assoluto (come dirà poi Bajo) ma gli manca certamente una qualità, una perfezione che lo rende inutilizzabile così com’è. C’è bisogno di una totale trasformazione, che deve avvenire senza distruggere la sostanza, ma deve solo dare le qualità mancanti. Quindi conservazione per trasformare. Inoltre la trasformazione non può derivare dal paganesimo stesso ma dall’intervento di Cristo (In Isaiam, 9, 228).

    S. Agostino specifica che tutto viene conservato e non distrutto, a condizione che non sia di ostacolo alla religione cristiana (De Civitate Dei, 19, 17). Quindi la conversione pur escludendo la distruzione implica la purificazione, la vera conversione non può tollerare ciò che impedisce la conversione totale o trasformazione qualitativa. Perciò la cultura pagana va conservata (ciò che fecero i benedettini), ma liberata da quegli elementi che contrastano con la Verità del Vangelo. Occorre conservare tutto ciò che è libero dall’idolatria o che può venir liberato dal rapporto con essa, mentre occorre lottare contro ciò che è essenzialmente pagano (scettico, relativista, agnostico, pluralista - nel campo dei princìpi - e superstizioso, demoniaco, idolatrico - nel campo della morale - ).

    S. Agostino riteneva possibile ed anche utile non ditruggere i templi pagani, ma trasformarli in chiese, dopo averli ripuliti dall’idolatria pagana. Si conservano i luoghi ma non i simulacri degli dèi “falsi e bugiardi”.

    Il professor Christian Gnilka conclude:

    «Spero che non sfugga l’attualità di tutti questi pensieri riguardo alla teoria, oggi molto diffusa, del “cristiano anonimo” contenuto in tutte le religioni non cristine, una teoria che tende e rendere uguali tutte le religioni, ad indebolire la forza spirituale del cristianesimo e a diminuire l’attività missionaria della Chiesa cattolica» (21).

    Onde se il Cristianesimo vuol riacquistare forza, deve ritornare alla sua fonte: l’intransigenza teoretica e ove occorre l’intolleranza pratica e deve ripulirsi dalle incrostazioni liberali, neomoderniste di sapore scettico, relativista e pluralista, di origine pagana, che in questi anni hanno adulterato il pensiero di non pochi teologi.

    In hoc signo vinces, solo in esso e in nessun altro.

    ==========================================

    NOTE:

    1) Paganesimo deriva da pagus, ossia villaggio (ove aveva salde radici), esso riflette l’atteggiamento dell’uomo incolto, “villano” di fronte ai vari misteri della natura e della vita.

    2) S. T. I-II, q. 63, a. 3/ I-II, qq. 64-67/ I-II, q. 110, a.4 ad 1um/ I-II, q. 68, a.2.

    3) S. Aug. , De Civitate Dei, lib. XVIII, cap. II e ss.

    4) N. Turchi, Le religioni di Grecia e di Roma, Istituto Editoriale Galileo, Milano, 1950, pag.73.

    5) Ibidem, pag. 101.

    Cfr. anche:
    - N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna, 1939.

    - A. De Marchi, Il culto privato di Roma antica, Milano, 1895.

    - E. Burlier, Le culte impéial, Parigi, 1891.

    -J. Toutain, Le cultes payens dans l’empire romain, Parigi, 1905.

    - A. J. Festugiere- P. Fabre, Le monde gréco-romain au temps de Notre-Seigneur, Parigi, 1935.

    - G. Boissier, La fin du paganisme, Parigi, 1891.

    - G. Costa, Religione e politica nell’impero romano, Torino, 1923.

    - F. Arnaldi, Dopo Costantino. Saggio sulla vita spirituale del IV e V secolo, Pisa, 1927.

    6) E. Magnin, L’’état conception paienne, conception chrétienne, Bloud & Gay, Parigi, 1931, pag. 15.

    7) M. Sordi, I cristiani e l’Impero romano, Mondadori, Milano, 1990, pag. 9.

    8) Ibidem, pagg. 15-16.

    Cfr.anche:
    - F. Spadafora, Pilato, Arti Grafiche Rovigo, Rovigo, 19****.

    9) Ibidem, pagg. 171-172.

    10)Cfr.
    - M. Sordi, Il Cristianesimo e Roma, Bologna, 1965.

    - J. Blinzer, Il processo di Gesù, Brescia, 1966.

    - L. De Giovanni, Costantino e il mondo pagano, napoli, 1977.

    - G. Iossa, Giudei, Pagani e Cristiani, napoli, 1977.

    - J. Juster, Les Juifs dans l’Empire Romain , Parigi, 1914.

    - J. Moreau, La persecuzione del Cristianesimo nell’mpero, Brescia, 1977.

    - G. Scarpat, Il pensiero religioso di Seneca, Brescia, 1977.

    11) P. F. Beatrice, L’intolleranza cristiana nei confronti dei pagani: un problema storiografico, in «L’intolleranza cristiana nei confronti dei pagani», a cura di Pier Franco Beatrice», EDB, Bologna, 1990, pag. 8.

    12) G. Crisostomo, De S. Babyla, 13 (Sources Chrétiennes 362, 106s).

    13) Lesile W. Barnard, L’intolleranza negli apologisti cristiani con speciale riguardo a Firmico Materno, in «L’intolleranza cristiana nei confronti dei pagani», a cura di P. F. Beatrice, EDB, Bologna, 1990, pag. 79.

    14) Ibidem, pag. 88.

    15) Ibidem, pag. 104.

    16) C. Gnilka, La conversione della cultura antica vista dai Padri della Chiesa, in «L’intolleranza cristiana nei confronti dei pagani» , cit., pag. 125.

    17) G. Boissier, La Fin du paganisme, Parigi, 1891.

    18) C. Gnilka, cit., pag. 130.

    19) Prudenzio, Contra Symmacum, 2, 843-909; 856ss; 897ss; 901-904.

    20) C. Gnilka, cit., pagg. 133-134.

    21) Ibidem, pag. 150.

 

 

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