consiglio la lettura di questo interessante articolo preso in usenet .. su una questione scottante che viene fuori contiunamente nei minimi atti della nostra vita' : chi siamo ? Quali sono realmente le nostre radici europee? .
Alfonso Piscitelli
PERCHE' NON POSSIAMO NON DIRCI PAGANI
Noi europei non abbiamo alcun bisogno di tornare al paganesimo: non lo
abbiamo mai abbandonato nel profondo dell'anima. La struttura psichica dei
"gentili" è naturalmente pagana, sarebbe una grave perversione se cessasse
di essere tale. Il cristianesimo diffondendosi nelle quattro aree
dell'Europa
antica (la greca, la romana, la celtica, la germanica) ha annacquato la sua
originaria radice monoteistica. Il cattolicesimo mediterraneo era nella
realtà un politeismo lunare incentrato sul culto di tre grandi Dei distinti:
Dio Padre (Deus Pater= Zeus), Dio Figlio (generalmente descritto con tratti
dionisiaci) e una grande Dea Madre (la Madonna = la Signora). Il
cristianesimo europeo ha trasgredito il divieto ebraico di venerare le
immagini (un divieto ancora oggi rigorosamente osservato dagli islamici). Da
questa trasgressione nasce la grande arte cristiana. A partire dal
romanticismo, i poeti germanici hanno cancellato la maledizione biblica che
gravava sulla Natura. La psicologia contemporanea ha riscoperto gli Dei
sotto forma di archetipi psicologici. L'attitudine moderna allo sport, il
diffondersi di palestre hanno recuperato sia pur in forma materializzata
l'aspirazione
classica al corpo sano. Sbagliano pertanto coloro che vogliono incatenare
l'anima
dell'Europa ad un destino abramitico. La nostra anima nel profondo non ha
mai smesso di dirsi pagana; basta solo ascoltarla con attenzione per
capirlo. Il "nuovo paganesimo" non è affatto un concetto stravagante o
qualcosa di intellettuale costruito a tavolino; è semplicemente un atto di
auto-consapevolezza: una presa di coscienza della nostra natura e di ciò che
è estraneo (e dannoso) ad essa. E' vero che il cristianesimo è stato
grecizzato nella sua teologia, romanizzato nella sua struttura gerarchica,
celtizzato nelle sue sfumature esoteriche (il Graal), germanizzato nelle sue
attitudini crociate e cavalleresche; ma è anche vero che sotto tutti questi
vestimenti europei il cristianesimo rimane una forma messianica di
giudaismo. Tutti i cristiani venerano come divinità il rabbì Jeshua, della
tribù di Giuda. Il rabbì Jeshua si proclamò messia, esattamente come avrebbe
fatto Sabbatai Zevi 1600 anni dopo. Ogni secolo dal popolo ebraico sorgono
messia, regolarmente avversati dal clero regolare: la tensione tra sacerdoti
e messia, tra sacerdoti e profeti ("Ahi Israele che perseguiti i tuoi
profeti!") è una costante della storia israelitica. Il rabbi Jeshua si
scelse dei collaboratori: tutti ebrei. Shimon conosciuto sotto il nome di
Pietro, Saul conosciuto sotto il nome di Paolo. E' grazie a questi
infaticabili collaboratori che cinquanta generazioni di giovani europei
hanno imparato a riconoscere in Israele il "popolo eletto", a sentirsi figli
di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; a venerare il "leone di Giuda" (il
rabbino Jeshua). Non v'è cosa più illogica di un "antisemita cattolico".
Perché il cattolicesimo, più in generale il cristianesimo, è il giudaismo
messianico divulgato ai popoli. Cosa leggono i cristiani come libro sacro?
La Bibbia, ovvero la Torah più altri scritti giudaici. Nella Bibbia la
collettività dei cristiani è orgogliosamente definita come "l'Israele di
Dio". La Bibbia si conclude con una esecrazione di Roma "la Grande
Meretrice" e con la profezia dell'avvento del paradiso: la "Gerusalemme
celeste"! Quanti patologici antisemiti vedono la mano ebraica su ogni male
del mondo e poi con assoluta indifferenza professano il cristianesimo,
ovvero la versione messianica del giudaismo. Al cospetto di Hitler un papa
molto caro ai tradizionalisti (Pio XII) ebbe l'orgoglio di dire: "Noi siamo
spiritualmente semiti". C'è molto coraggio in questo orgoglio espresso a
quei tempi. Si può ammirare quel coraggio; e tuttavia anche noi Europei
dobbiamo avere coraggio ed esprimere l'orgoglio della nostra "gentilezza".
Guardate sulla testa dei vescovi ai quali i cristiani baciano le mani: cosa
portano? Che cos'è quel curioso dischetto? Ovvio, è la kippah ebraica: con
ciò i successori degli apostoli si qualificano come rabbini. E del resto
tutti i fedeli ogni Domenica ripetono in coro Alleluia(hve), esclamazione
ebraica che suona: sia glorificato Jahve. Arriviamo così al nodo di quella
fissazione patologica che è l'antisemitismo (ovvero la credenza maniacale
che dietro ogni male del mondo vi siano gli ebrei): l'antisemitismo è
espressione della lacerazione dell'anima europea, che da una parte accetta
il cristianesimo e lo stravolge secondo le proprie tendenze, dall'altra
parte avverte che in fondo al cristianesimo vi è qualcosa di irriducibile e
di inassimilabile: la radice semita. Vi sono cose che non si possono
imporre. Tu non puoi imporre al rabbino capo di venerare la Dea Afrodite,
non puoi cambiare nome a Gerusalemme (come fecero i Flavi che la
trasformarono in Helia Capitolina!). Allo stesso modo non si può pretendere
che un Europeo d.o.c. si semitizzi. Per porre fine alla triste lacerazione
dell'anima europea e per combattere la patologia dell'antisemitismo noi
proponiamo uno schietto "non semitismo": vale a dire il riconoscimento del
fatto che allo spirito europeo non si addice una religione di origine
giudaico-messianica esattamente come non si addice al rabbino capo di
Gerusalemme ricercare le radici della propria fede in Omero, nel concetto
romano del Pantheon, nel Libro Egizio dei Morti. La verità è che il
cristianesimo dei nostri tempi da un lato sta riscoprendo la sua autentica
radice ebraica e si sta liberando di ogni sovrastruttura greco-romana,
dall'altro
sta spostando il suo baricentro fuori dall'Europa. In Europa non si fanno
più preti. E senza preti chiaramente una religione non può sopravvivere. Non
a caso le Chiese stanno patrocinando il progetto di spostare in Europa
milioni e milioni di africani, amerindi, asiatici. Per avere un prete in più
in seminario, ma anche per modificare lo psichismo della civiltà europea con
l'afflusso di popoli più docili alle carezze dei monsignori.
Contemporaneamente altri popoli dalla brulicante demografia si spostano
verso Nord e per esplicita ammissione dei loro imam si propongono di
sottomettere l'Europa ad Allah grazie al ventre delle loro donne. Di fronte
a questo movimento di popoli è naturale, per un ovvio principio di azione e
reazione, che si ingeneri un movimento di ripaganizzazione dei popoli
europei. Ciò che era inconscio deve ritornare ad essere cosciente. La grande
cultura europea ci aiuta in questa riscoperta: non fu solo il Rinascimento a
riscoprire gli antichi, anche i Monaci della Schola Palatina di Carlo Magno
non appena riscoprirono i testi classici se ne innamorarono; compiendo così
due peccati in uno: 1) si innamorarono, 2). di qualcosa di non cristiano. Il
senso di fedeltà al mos maiorum ancor più della mera cultura erudita ci
induce a spolverare il nostro atavico paganesimo. Si sa, il rabbino Joshua
era una persona amabile ma sicuramente peccava di equilibrio. Ai suoi fedeli
disse: "fatevi eunuchi (=castrati!) per entrare nel regno dei cieli"! Disse:
"se il tuo occhio ti dà scandalo, taglialo via. E' meglio essere orbi che
bruciare nel fuoco dell'inferno". Queste massime così illuminate
difficilmente potrebbero avere una effettiva applicazione oggi. Fuori che da
una ristretta cerchia di fanatici neppure nei secoli precedenti sono state
effettivamente adottate. Nelle buone famiglie europee per duemila anni si
sono educati i bambini con una saggia miscela di stoicismo e di epicureismo.
Lo stoicismo: la convinzione che bisogna affrontare con virilità, con
dignità i momenti difficili che ogni vita inevitabilmente comporta.
L'epicureismo:
la convinzione che anche la vita più seria debba essere condita e addolcita
da una giusta dose di piacere. I riti pagani si sono interrotti in Europa,
ma lo spirito pagano sotto molti aspetti è continuato. Ininterrottamente.




