San Basilio
Raid razzista al parco Aguzzano
Armati di mazze e catene assaltano una comitiva al grido di “viva il duce”
Trenta giovani armati di mazze e catene sbucano dal nulla e si scagliano contro una comitiva di coetanei in un parco a San Basilio. Botte, grida, sangue dappertutto e dieci persone medicate in ospedale. E la Digos che sta cercando di dare una spiegazione a tutta questa violenza.
E’ il triste bilancio di quanto accaduto l’altra notte in un tratto di prato nel parco di Aguzzano, vicino via Cartesio. Verso le 23.30, una comitiva di ventenni (circa 30) ha assaltato, con mazze e catene, un altro gruppo di coetanei. S’è trattato, a sentire i testimoni, di una lotta violenta e dallo sfondo razzista. Circa dieci i feriti uno dei quali ha riportato un forte trauma cranico. Ad avere la peggio, poi, è stato un terzo gruppo, una decina di studenti che avevano scelto la frescura del parco per festeggiare il compleanno di uno di loro cucinando carne alla griglia e bere un po’ di vino. La festa, invece, s’è trasformata in un incubo. Sono stati presi a colpi di catena e di spranghe scambiati per avversari.
Un episodio - così come è stato denunciato da alcuni ragazzi feriti - grave sul quale sta indagando la Digos che si occupa di fatti di matrice politica.
Tutto è iniziato verso le 23.30.
«All’improvviso - ha raccontato Flavio, volto livido e sul naso alcuni punti di sutura - è sbucato un ragazzo con i capelli rasati che ha gridato ”Viva il duce”. Alle sue spalle si sono materializzati altri giovani. Avevano il volto coperto da caschi integrali e da bandane. Impugnavano mazze da baseball. Qualcuno di loro ha spaccato qualche panchina». Il gruppo di destra ha attaccato i giovani (in tutto una ventina) che stavano sul prato.
Un’aggressione, stando al racconto di chi l’ha vissuta in prima persona, violentissima che ha coinvolto pure la comitiva che stava festeggiando. «Io e miei amici ci siamo ritrovati nel mezzo del corpo a corpo - continua Flavio -. Abbiamo avuto tanta paura. Volavano catenate e vedevamo ragazzi sporchi di sangue. Ad un certo punto ci siamo trovati in mezzo alle botte. Abbiamo cercato di spiegare che noi non c’entravamo nulla e che stavano sul prato a mangiare e a bere. Non siamo stati ascoltati. Io sono stato colpito con una catenata. Ricordo di avere visto accanto a me altri cinque ragazzi a terra e sporchi di sangue. Non scorderò mai più quello che ho visto».
Daniele è il ragazzo festeggiato: «Non riesco a scordarmi il volto di mio cugino - racconta ancora sconvolto -. Ha ricevuto una sprangata sulla testa e improvvisamente l’ho visto coperto di sangue. L’ho caricato in auto e l’ho portato al Pertini dove sono arrivati altri feriti. I feriti e altri testimoni (coloro che stavano facendo la festa e si sono ritrovati schiacciati fra i due gruppi rivali) sono stati ascoltati ieri pomeriggio in Questura negli uffici della Digos.
M. D. R.
Il Messaggero



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