Uscirà nelle sale italiane venerdì 25 marzo
Recensione Film
Il Resto di Niente
"Il culto che circonda il romanzo di Enzo Striano 'Il resto di niente' avrebbe potuto travolgere la versione cinematografica. Ma la personalità di Antonietta De Lillo, con l'ottimo supporto di Giuseppe Rocca e Laura Sabatino in fase d'adattamento e sceneggiatura, riesce a scolpire un film notturno, vibrante e intenso che non ammicca alle decalcomanie illustrative e tantomeno al consueto orgoglio partenopeo spruzzato di utopismo politico. (...) Tutti gli attori sono eccellenti: da Rosario Sparno a Riccardo Zinna, da Enzo Moscato a Imma Villa, da Lucia Ragni a Raffaele Di Florio e tanti altri (compresa Pina Cipriani, la detenuta che canta), sparsi su un fondale verminoso o austero, mai trionfalistico, ma anzi tormentato da risucchi beffardi ed echi stordenti. Un viaggio nell'anima, dunque, che una regista importante intraprende come in una trance stilistica che non imbelletta i fantasmi degli umili e dei potenti e, a pensarci bene, neppure quelli dei rispettivi epigoni odierni." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 settembre 2004)
"Quello che vediamo è un film molto elegante e ricercato. Ma, se ricordate il film televisivo dedicato da Paolo e Vittorio Taviani a 'Luisa Sanfelice', l'eroina passionale e romantica che si affiancò a Eleonora nella Repubblica giacobina di Napoli, e se vi capiterà di mettere a confronto i due svolgimenti, vi accorgerete che mentre i due registi pisani, pur usciti sconfitti dal braccio di ferro con il feuilleton 'Elisa di Rivombrosa', hanno perseguito una strada aperta alla grande accessibilità, Antonietta De Lillo ha scelto un itinerario e uno stile più selettivi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 12 settembre 2004)
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Il cinema colto vive anche in Italia. Sulla falsa riga di Manoel De Oliveira il film di Antonietta De Lillo è uno di quegli "esperimenti" che dovrebbero essere portati a termine più spesso nella Settima Arte, ma altresì sono complessi da distribuire. Al termine della visione di Il resto di niente, alcune domande sorgono spontanee per chi come noi, nel bene e nel male, è coinvolto nei meccanismi dell'industria cinematografica. Quanti saranno gli spettatori che andranno a vedere in sala questo film? Quanti noleggeranno o acquisteranno il DVD? Quanti lo guarderanno sulla televisione satellitare o su Rai 3 in "terza serata"?
Ci prendiamo, quindi, la responsabilità di dichiarare che l'operazione della cineasta italiana, già autrice di documentari (fra cui segnaliamo per amore del regista, La notte americana del Dr. Lucio Fulci) e di operazioni estremamente di nicchia, è coraggiosa e di grande qualità.
Nel 1752 nasce a Roma Eleonora Pimentel Fonseca, di famiglia portoghese. Siamo in epoche di nobiltà, caste e reggenti e per interessi viene trasferita a Napoli dove trascorre un'infanzia e un'adolescenza impegnata nell'istruzione e nelle regole. Dopo essersi separata in seguito a un matrimonio di interesse con il Conte De Solis, tutto violenza e repressione, Eleonora si avvicina ai circuiti culturali e letterari e compone poesie che recita in occasione di alcuni conviti. In queste occasioni viene a contatto con la filosofia liberale francese, e come tale viene considerata reazionaria, e imprigionata nel 1798. Verrà liberata ma la sua vita è ormai segnata.
Consigliamo prima di vedere il film, di ripassare velocemente gli eventi storici del periodo, per evitare di rimanere spaesati davanti ai numerosi personaggi e ai modi di fare tipici di quegli anni.
La recitazione è estremamente teatrale, a volte astratta dagli ambienti, affascinanti nella loro staticità, e Maria De Medeiros (che recita in italiano) rappresenta molto bene una donna volta al cambiamento che si ribella alla posizione sociale a cui sarebbe relegata.
E' un cinema di parole, intellettuale, con inflessioni napoletane, a volte incomprensibili, ma che immergono nel clima storico.
Il resto di niente non è una visione facile, e ha il suo fascino in quello stile registico e recitativo "fuori dal tempo" che la De Lillo costruisce. Chi conosce De Oliveira, sa di cosa parliamo, e non siamo molto lontani dal suo formalismo in cui le emozioni vivono sui quadri di immagini e le bocche elargiscono fredde verità.
da http://cinema.castlerock.it/review.php/id=1094
www.conbassolino.it




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