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Discussione: La Virtù

  1. #1
    Napoléon I
    Ospite

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    Introduzione

    Col presente elaborato mi propongo di trattare l’importante argomento della virtù.
    Nell’esporre tale tematica, sarà mia premura affrontare inizialmente una introduzione che affronti il concetto stesso di “virtù”, illustrando l’insegnamento tradizionale della Chiesa, come esso sia stato recepito dalla filosofia classica, come si trovi esposto nella Scrittura, e come sia proposto dal magistero della Chiesa ed illustrato dai teologi.
    Dopo questa premessa, analizzerò le categorie di virtù, naturali e sovrannaturali, spiegando che rapporto hanno esse con la vita morale.
    Infine compirò una riflessione su come le virtù, e gli altri doni, possano essere utilizzati dall’uomo nella vita morale, in cui egli realizza appieno la propria vocazione di cristiano, e in cui si ritrova il coronamento supremo di quella sacra dignità della persona umana, che trova la sua radice profonda nella Creazione ad immagine e somiglianza di Dio e nella redenzione che Cristo ha operato alla natura umana, attraverso la sua Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione, schiava della morte e del peccato, e che ha il suo compimento e realizzazione, nel seguire il disegno Divino.


    Le virtù nella tradizione teologica cattolica

    a) Filosofia greca
    Uno dei concetti fondamentali dell’antropologia e dell’etica filosofica greca, è costituito dalla virtù (aretê), intesa come l’eccellenza morale dell’uomo. Sebbene la lingua greca conosca un uso piuttosto ampio del termine, facendovi confluire anche ottime qualità di cose, animali, uomini, ecc., solo con Socrate il termine inizia a riferirsi unicamente all’eccellenza morale dell’uomo, in particolare come un sapere sul bene che può essere comunicato con l’insegnamento. Platone, seguendo questo criterio, classifica quattro virtù: sapienza, fortezza, temperanza e giustizia.
    Tuttavia solo con Aristotele si arriverà a portare la dottrina sulla virtù, alla sua espressione classica più compiuta. Lo Stagirita la definisce come una perfezione abituale e stabile delle facoltà operative umane, sia intellettuali (virtù dianoetiche) che appetitive (virtù etiche). La vita virtuosa, rappresenta secondo Aristotele la miglior vita dell’uomo, buona e felice.
    Infine, gli stoici, riprendono la dottrina sulla virtù, insistendo soprattutto sull’armonia che lega la vita virtuosa alla vita secondo natura.


    b) La Sacra Scrittura
    L’ebraico non possiede un vocabolo che corrisponda al termine aretê, pertanto la versione greca dei LXX traduce così alcune espressioni, che indicano quasi sempre l’azione gloriosa di Dio. Soprattutto nella Sapienza sono assai evidenti gli influssi greci, laddove la virtù è contrapposta al vizio e messa in rapporto con l’immortalità , e vengono citate le virtù platoniche . Per l’Antico Testamento, l’uomo virtuoso agisce con la potenza dello Spirito Santo.
    Nel Nuovo Testamento il vocabolo aretê è poco usato. Tuttavia sono frequenti gli accenni alle virtù ed ai vizi, presenti in numerose catalogazioni. In ultima analisi si può affermare che la Sacra Scrittura sottolinea come l’iniziativa dello sforzo diretto verso le virtù non parte dall’uomo, ma è intrinsecamente connesso all’azione dello Spirito Santo.
    Nel Nuovo Testamento, in particolare, si sottolinea come vivere secondo la virtù, significa seguire l’esempio di Cristo.

    c) I Padri, i Teologi, il Magistero
    I Padri della Chiesa vedono la virtù come la scala per ascendere dalla terra al Cielo e per identificarsi col Signore. Particolarmente significativi appaiono i contributi di sant’Ambrogio, come il De Officis ministrorum, ispirato al De Officis di Cicerone, e di sant’Agostino. Di derivazione agostiniana, infatti è la definizione classica di virtù: “La virtù è una buona qualità dell’anima per la quale si vive rettamente, che non può essere usata per il male, e che Dio produce in noi senza di noi”.
    Sul piano teologico, si può constatare che san Tommaso identifica i principi specifici della vita cristiana (fede speranza e carità) con le virtù teologali, e struttura la parte morale della Summa Theologiae, sulla base delle virtù morali e teologali.
    Il magistero, infine, più volte si è espresso. Ad esempio Leone XIII, parlando di Gesù Cristo afferma: “la vera dignità e grandezza dell’uomo […] consiste nella virtù; […] alle opere virtuose […] è serbato il premio dell’eterna beatitudine”, anticipando quello che sarà poi affermato dal Concilio Vaticano II, e riassunto dal Catechismo della Chiesa Cattolica n°1700 .


    Le Virtù infuse ed umane

    In termini generali la virtù è un abito operativo buono, ossia una stabile disposizione di una facoltà umana, per la quale essa resta strutturata in ordine alle azioni che le sono proprie. Pertanto si chiamano virtù gli abiti che perfezionano le facoltà umane, e vizi quelle che le danneggiano.
    Le virtù perfezionano le potenze operative affinchè esse possano realizzare con facilità le azioni buone, nelle diverse circostanze. Per Aristotele infatti, la virtù è ciò che rende buono chi la possiede e rende buona la sua opera. In ciò le virtù (abiti operativi) si distinguono dagli abiti entitativi, i quali sono qualità che dispongono bene o male la natura dell’uomo, ma non direttamente le facoltà.
    Tra le virtù, si è soliti distinguere tra virtù soprannaturali (o infuse) e virtù umane (o acquisite).
    Le virtù soprannaturali sono pertanto abiti operativi soprannaturali, infusi da Dio, le quali ordinano ed inclinano l’anima umana verso Dio, come fine soprannaturale. Le principali virtù soprannaturali sono le virtù teologali e le virtù morali infuse.
    Le virtù si dicono teologali, in quanto si riferiscono direttamente a Dio e dispongono i cristiani a vivere e relazionarsi con la Santissima Trinità. Hanno come origine, causa ed oggetto Dio. Esse sono tre, e sono:
    · La fede, virtù per la quale crediamo in Dio e a tutto ciò che ci ha rivelato, e che la Chiesa ci propone a credere. Essa rimane in colui che non ha peccato formalmente contro di essa, tuttavia se non è accompagnata dalle opere, essa è morta (Gc 2, 26): necessita della speranza e della carità per potere giustificare. Essa deve essere custodita, testimoniata e professata.
    · La speranza, virtù per la quale desideriamo la vita eterna ed il regno dei cieli come nostra felicità, riponendo le nostre fiducie nelle promesse di Cristo, appoggiandosi non già sulle nostre forze ma sulla grazia dello Spirito Santo. Essa risponde all’aspirazione alla felicità, posta nel cuore di ogni uomo da Dio: sostiene le attività degli uomini, le ordina al regno dei cieli, salvaguarda dallo scoraggiamento, sostiene nei momenti di abbandono, fa grande il cuore nell’attesa dell’eterna beatitudine, preservando dall’egoismo e conducendo alla carità. Il fondamento della speranza cristiana è racchiuso nell’annuncio delle beatitudini, nella predicazione di Cristo: in esse Gesù ci informa che la gloria del Cielo è promessa da Dio a coloro che lo amano e fanno la sua volontà, pertanto dobbiamo sperare con il Suo aiuto di perseverare fino alla fine nella sua obbedienza, e di ottenere il premio per le buone opere.
    · La carità, virtù attraverso la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, ed il nostro prossimo come noi stessi, per amore di Dio. Essa è il comandamento nuovo (Gv 13, 34) che ci dà Gesù, attraverso cui si animano e si esercitano tutte le virtù. Pertanto la carità si considera come la principale e superiore tra tutte le virtù (1Cor 13, 13). Essa purifica la nostra capacità di amare, elevandola all’ordine soprannaturale dell’amore divino, e ci dona la possibilità, amandolo, di essere veramente suoi figli. I frutti della carità sono la gioia, la pace e la misericordia.
    Alle virtù teologali, nell’ambito delle virtù infuse, la maggioranza dei teologi ritiene, infine, debbano aggiungersi le virtù morali infuse. Esse sono speculari alle virtù cardinali (che sono umane e morali) e sono la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza infuse. La vita cristiana infatti necessita oltre alle qualità che dispongono ad un agire immediato verso Dio, anche quelle qualità che rendono soprannaturale e meritorio per la vita eterna l’agire nei confronti delle creature.

    Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell’intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona .
    Esse si distinguono in virtù intellettuali, che ineriscono alla ragione e la perfezionano nel suo aspetto speculativo e in quello pratico, e in virtù morali, le quali perfezionano la volontà e le tendenze. Le virtù intellettuali speculative sono:
    · Gli abiti dei primi principi speculativi (intelletto) e morali (sinderesi);
    · L’abito di considerare le cose a partire dalle cause ultime della realtà (sapienza);
    · L’abito di studiare le cause ultime delle cose discendendo da esse alle conclusioni (le scienze);
    Mentre nella ragione pratica, le virtù sono:
    · La prudenza, che determina il da farsi in ogni caso concreto, per agire in modo virtuoso;
    · Le arti o tecniche, che insegnano a produrre bene alcune cose.


    Le virtù morali

    La concretizzazione in termini operativi sia del bene umano che della vita cristiana, richiede che il singolo, non potendo determinare in anticipo tutto ciò che dovrà scegliere nella sua vita, sia in grado di decidere e di giudicare correttamente le circostanze, le persone, le cose, gli affetti, ecc. per poter prendere le giuste scelte. E’ pertanto necessaria una speciale perfezione in ordine alle scelte concrete, che si chiama virtù morale. Essa è quindi un abito elettivo che consiste in un termine medio relativo a noi, che viene regolato nella retta ragione, come lo regolerebbe un uomo veramente prudente.
    La virtù morale è elettiva, ossia inerente alla scelta, più precisamente indica l’abito che permette di fare le scelte giuste e buone. Le conseguenze pratiche di tale riflessione permettono di comprendere che essa non è una mera abitudine, perché la scelta è un vero atto della volontà; che si distingue dalle virtù intellettuali perché il suo oggetto è sempre una scelta buona (cosa che nelle virtù intellettuali può anche non essere). Infine, perché un’azione si possa considerare virtuosa occorre associare all’atto esterno adeguato alla norma, anche un determinato modo di agire, ovvero occorre sapere ciò che si fa, scegliere interiormente l’opera in quanto tale, cioè in quanto buona hic et nunc, operare con costanza, senza venir meno agli ostacoli. Se ne deduce che della virtù (come del vizio) occorre maggiormente giudicare la volontarietà e la scelta interiore, piuttosto che il risultato esterno (il quale può essere anche preterintenzionale). La virtù morale si adegua quindi alla libertà dell’agire di cui è perfezione, senza scavalcare la deliberazione e la scelta: la persona trova eleggibile il tipo di azione cui è inclinato dall’abito, non per forza, ma perché questo lo ha connaturato al suo oggetto.
    La medietà della virtù morale consiste nell’adeguarsi al dettame della retta ragione, né sorpassando questo limite razionale, ne evitando di raggiungerlo (medium rationis). Tale medietà non è uguale per tutti, ma ognuno la stabilisce secondo la propria ragione.
    Tuttavia non siamo di fronte ad una arbitrarietà: la ragione si è detto, deve essere retta. Vale a dire che per retta ragione si intende la ragione moderata dalla virtù della prudenza, nella misura in cui la utilizzerebbe “l’uomo veramente prudente” (che nel diritto è detto bonus pater familias).
    Molte sono le virtù morali. Tuttavia esse si riconducono fondamentalmente a quattro, che le raggruppano, e che per la loro importanza sono dette “cardinali”:
    · La prudenza dispone la ragione pratica a discernere il vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. Essa è “auriga virtutum”, poiché dirige le altre virtù secondo la loro regola e misura. Essa guida immediatamente il giudizio della coscienza, pertanto l’uomo davvero prudente applica i principi morali ai casi particolari senza timore di sbagliare e superando i dubbi sul bene da compiere ed il male da evitare.
    · La giustizia è la virtù consistente nella costante e ferma volontà di dare a Dio (virtù di religione) e al prossimo ciò che è loro dovuto.
    · La fortezza è quella virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Rafforza nelle tentazioni e consente di superare gli ostacoli che si incontrano nella vita morale.
    · La temperanza è la virtù che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati: essa assicura il dominio sui propri istinti e mantiene i desideri nei limiti dell’onestà.


    La vita morale

    “Vivere bene altro non è che amare Dio con tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima, e con tutto il proprio agire. Gli si dà (con la temperanza) un amore totale che nessuna sventura può far vacillare ( e questo mette in evidenza la fortezza), un amore che obbedisce a lui solo (e questa è la giustizia), che vigila al fine di discernere ogni cosa, nel timore di lasciarsi sorprendere dall’astuzia e dalla menzogna (e questa è la prudenza)” .
    Questa citazione di sant’Agostino permette di capire esattamente cosa si intenda per vita morale: essa è la vita virtuosa, imitazione di Cristo. Il fine della vita morale è infatti quello di divenire simili a Dio. Essa realizza la vocazione dell’uomo, e gli conferisce la pienezza della dignità umana .
    Per perfezionare l’esercizio delle virtù e dunque la nostra vita morale, riceviamo anche i doni dello Spirito Santo. Sono disposizioni permanenti che rendono l’uomo docile a seguire le mozioni dello Spirito Santo. Sono la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio (Is 11, 2-3). Essi perfezionano le virtù di coloro che li ricevono, e sono infusi agli uomini dallo Spirito santo, attraverso il sacramento della Cresima
    Nella vita morale, esiste un ordine di eccellenza fra le diverse virtù, ed i doni. Prime fra tutte sono le virtù infuse, Teologali, che hanno per oggetto Dio stesso, fra cui spicca la carità, come la più importante; seguono i doni, che pongono l’uomo sotto l’azione dello Spirito ed infine le virtù morali, Cardinali, con a capo la prudenza, che inclinano l’uomo ad agire moralmente.
    Caratteristiche, infine, della vita morale, sono i frutti dello Spirito Santo, e le Beatitudini. I frutti dello Spirito Santo sono ogni opera virtuosa, compiuta con una certa perfezione, nella quale l’uomo trova una soddisfazione spirituale. Tradizionalmente sono individuati in “amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità” (Gal 5, 22-23). Sono plasmati in noi, come anticipazione della gloria eterna. Simili ai frutti, sono le beatitudini (Mt 5, 3-12): anch’esse procedono dai doni e permettono di gustare soavemente sulla terra, ciò che alla natura umana ripugnerebbe. Esse ci insegnano il fine ultimo della vita morale: il Regno dei Cieli.


    Conclusione

    Alla fine di questo percorso, che partendo dai testi filosofici, patristici, teologici e magisteriali, ha analizzato la dottrina morale sulla virtù, è possibile rendersi conto pienamente di come essa ci sia indispensabile per vivere una vita morale.
    Siamo resi degni, come persone, per la sola creazione ad immagine di Dio, come Umanità, siamo stati nobilitati dalla Sua condiscendenza, al punto che volle incarnarsi e divenire uno di noi.
    Nella vita morale, seguendo il suo esempio, attualizziamo quella dignità che ci è stata donata, diventando a tutti gli effetti figli di Dio, degni di questo nome: partecipi volontariamente della sua libertà e del suo amore.



    Bibliografia

    1. Documenti.

    Catechismo della Chiesa Cattolica, ed. LEV, 1992, Città del Vaticano

    C.E.I., La Verità vi farà liberi – Catechismo degli adulti, ed. LEV, 1995, Città del Vaticano



    2. Studi.

    E. COLOM – A. RODRIGUEZ LUÑO, Scelti in Cristo per essere santi, ed. EDUSC, 2003, Roma

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  2. #2
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    Una elaborato chiaro, preciso e sintetico.
    Grazie.

 

 

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