La giornata era iniziata con l'annuncio di numerosi e autorevoli
'no' alla linea del presidente. Poi uno spiraglio, e la conciliazione
Accordo tra le componenti di An
Approvato un documento comune
Si riafferma l'identità del partito, no a modifiche alla legge 40
Alemanno: "Segnale positivo ma non torno vicepresidente"
ROMA - Si è ricomposta la frattura tra il presidente di An Gianfranco Fini e le componenti Destra Sociale e Destra Protagonista. Se infatti in nottata era sfumato il tentativo di mediazione, stamane s'è tenuta una nuova riunione e al termine l'assemblea nazionale di An ha approvato un ordine del giorno unitario.
Con due distinte votazioni, l'assemblea di An ha approvato prima l'odg comune sottoscritto da tutte le componenti del partito e successivamente la relazione e la replica di Fini. Le votazioni sono avvenute per alzata di mano. L'odg è passato con soli quattro voti contrari, mentre contro la relazione e la replica di Fini si sono espressi in cinque. Tra i contrari il vicepresidente della Camera Publio Fiori.
Tra il leader di An e i suoi colonnelli è quindi tornato il sereno. Anche se all'orizzonte resta qualche nube. Nel coro di voci soddisfatte per la ritrovata unità, c'è anche quella di Gianni Alemanno: "E' stata recuperata una lacerazione. Dopo un confronto molto intenso siamo stati in grado di dare unità al partito". Ma il ministro dell'Agricoltura, tra i capi di Destra sociale, ha aggiunto che non tornerà a fare il vicepresidente del partito: "Non serve una ricomposizione sclerotica di organigrammi", ha detto. Il confronto tra le varie anime di An sembra a questo punto rinviato all'assemblea programmatica prevista per l'autunno.
Il documento comune è composto di una sola paginetta con tre punti di premessa e tre impegni che si chiedono al partito. L'ordine del giorno, che reca le firme di Alfredo Mantovano, Gianni Alemanno, Francesco Storace, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Teodoro Buontempo, Mario Landolfi e Altero Matteoli, è stato presentato all'assemblea.
Nell'ordine del giorno si sostiene che "appare necessario riaffermare, dopo la recente fase di incertezza, l'identità politica di An e riavviare l'iniziativa con l'apporto sincero, costruttivo ed appassionato di tutta la classe dirigente, dei quadri e dei militanti".
E si chiarisce la posizione del partito rispetto alla legge 40 sulla fecondazione assistita: "L'esito dei referendum sulla procreazione assistita impone, nel rispetto di tutte le opinioni espresse secondo coscienza, di non modificare la legge 40, più in generale di porsi nuovamente in sintonia con la crescente richiesta di attenzione ai valori della persona e del diritto naturale, senza che ciò venga etichettato all'insegna di scelte confessionali, trattandosi di valori sui quali non ci devono essere artificiose divisioni tra laici e credenti".
Quindi si impegna il partito a "superare il correntismo attraverso il rilancio del dibattito interno, la rivitalizzazione degli organi statutari a ciò deputati, il rispetto delle regole e dei diritti di ciascun iscritto, la trasparenza e il merito quali criteri di selezione per le candidature, come previsto dagli organi statutari".
Una soluzione che ancora stamane sembrava lontanissima. Arrivando nei saloni dell'Hotel Ergife di Roma, dove si tiene l'assemblea di An, Alemanno aveva ribadito il suo no a Fini. "Credo che la situazione si sia complicata, Fini non ci ha voluto", aveva confermato il ministro della Salute Francesco Storace.
E durissimo era apparso l'intervento del vicepresidente della Camera Publio Fiori, che aveva anche chiesto le dimissioni del presidente: "Fini si deve dimettere. Solo se annuncia una cosa del genere potrei votare a suo favore. Altri margini non ci sono. Il partito va resettato e bisogna ricominciare daccapo".
Tuttavia altri esponenti storici del partito si erano mostrati molto più morbidi verso le tesi di Fini, per salvaguardare l'unità, in particolare il ministro per gli Italiani all'Estero Mirko Tremaglia, il viceministro dell'Economia Mario Baldassarri, il presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa, e il vice ministro Adolfo Urso.




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] collaborazione di qualche cattolico del partito cm Mantovano)....chiaro che a pochi mesi dall'appuntamento del 2006, nn si è voluto mandare totalmente a cagare Fini perchè avrebbe dato l'immagine di un partito molto (e troppo) diviso al suo interno....