[b]8X1000 E DINTORNI


La società civile scolpisce il proprio profilo


Giuseppe Dalla Torre

La presentazione del voluminoso rapporto sulle 6.275 opere finanziate in ogni parte del mondo sottosviluppato, grazie ai proventi dell'otto per mille, dalla Conferenza episcopale italiana, nel corso di un quindicennio, rappresenta l'occasione per un bilancio. Un bilancio che non è solo, come doveroso, economico-finanziario, ma anche e soprattutto sociale e morale, culturale e civile, perché mette bene in evidenza come fruttuosamente sia stato utilizzato il denaro che i contribuenti italiani hanno destinato alla Chiesa cattolica fidando, tra l'altro, nella sua capacità di intervento sociale e nella efficienza delle sue strutture di solidarietà.
Come noto, con le disposizioni attuative del Concordato del 1984 si previde che una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche fosse destinata, sulla base delle annuali indicazioni dei contribuenti, in parte a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e in parte a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica. In particolare si previde che le risorse così derivanti annualmente alla Chiesa cattolica dovessero essere da questa destinate alle esigenze di culto della popolazione, al sostentamento del clero, ad interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.
Si tratta di un sistema, via via esteso anche ad altre confessioni religiose attraverso apposite intese, che esprime la peculiare attitudine «laica» dello Stato così come delineata dalla nostra Costituzione. Tale attitudine è inequivocabilmente caratterizzata dalla non sostituzione dello Stato alle confessioni religiose nell'espletamento delle funzioni loro proprie, ma al tempo stesso dalla predisposizione di un contesto idoneo a permettere concretamente l'esercizio di tali funzioni. Insomma: se la Repubblica è impegnata a rimuovere gli ostacoli che possono limitare la libertà dei cittadini (art. 3 Cost.), essa farà bene a porre le condizioni perché il diritto di libertà religiosa possa essere effettivamente esercitato.
In questo contesto si pone, tra l'altro, il sostegno alle esigenze di culto della popolazione e al sostentamento del clero, sostegno che neppure lo Stato laicista ed anticlericale dell'Ottocento (quello delle leggi eversive tanto per intenderci) fece mancare. E ciò proprio in ossequio al diritto di libertà religiosa.
Ma il sistema dell'otto per mille ha anche un altro, grande significato, coerente con i principi costituzionali. E cioè quello di vedere uno Stato non più dominatore della società civile, ma strumentalmente piegato a servizio di questa; uno Stato cioè che riconduce alla società civile, da cui sostanzialmente provengono parte delle risorse necessarie perché essa possa provvedere ad alimentare le proprie iniziative sociali, formative, di solidarietà. Ora, non c'è dubbio alcuno che la comunità dei cattolici faccia a pieno titolo parte di questa società civile.
Il sistema ha fino a qui egregiamente funzionato, con generale soddisfazione, tanto da essere studiato da altri Paesi come una forma illuminata di democrazia fiscale. Di questi tempi affiora qualche mormorio. Tollerabile, seppur noioso, se scaturisce da malessere passeggero, legato magari a un'impropria interpretazione delle contingenze referendarie. Ma inaccettabile e indecoroso se preludesse a risentimenti di tipo politico. No, non ci sarà mai una Chiesa a gettoni.


Avvenire - 2 luglio 2005