Ragazzi, ci siamo. Berlusconi ha deciso. Per distogliere l' attenzione dei cittadini dai "magri risultati del governo" (parole di Follini), la prossima campagna elettorale di F.I. sarà imperniata su di un tema mai toccato prima d' ora, una novità assoluta grazie alla quale, Silvio ne è certo, persino gli astensionisti più inveterati decideranno di recarsi alle urne: il pericolo comunista.
All' uopo ha già impartito le prime direttive a sottopanza e giornalisti a libro paga, televisivi e della carta stampata. Prepariamoci quindi ad esser subissati da articoli, inchieste e documentari sulle condizioni di vita nella Corea del nord, le parole di Togliatti sugli alpini in Russia, i 200 milioni di morti, i gulag siberiani, con inevitabile contorno di film su Don Camillo e Peppone. Come si evince facilmente, son tutti argomenti che turbano le notti di massaie, pensionati e giovani precari alla 7a stagione.
E' prevista anche una ristampa del "Libro nero del comunismo", Berlusconi deciderà poi se diffonderlo in dispense settimanali allegate al Giornale, od inviarne una copia a tutte le famiglie italiane.
Follini ha già fatto sapere che non seguirà il Premier su questo terreno di scontro perenne. Il leader dell' Udc è fautore di una destra moderata, meno populista e demagoga. Più responsabile e rispettosa del sistema dei checks and balances
Una destra che purtroppo in Italia non c' è, e se c' è è largamente minoritaria, come ha fatto notare il saggio D' Alema.
Ma di chi la colpa, solo degli arruffapopolo alla Bossi e Berlusconi?
Macché, da gran volponi costoro si sono limitati a profittare degli odi e delle paure nutriti dalla borghesia consevatrice (meglio sarebbe chiamarla reazionaria) italiana. Che purtroppo non ha mai preso un' iniziativa, mai fatto una rivoluzione come quella francese, limitandosi ad auspicare l' avvento di uomini forti, o supposti tali, che la conducessero per mano. Da Mussolini a Berlusconi, passando per Craxi.
g.
John Churchill (1650-1722) duca di Marlborough, e antenato del famoso Primo ministro, generale di Sua Maestà britannica, passò la vita a combattere contro i francesi. Tanto che questi gli dedicarono una canzonetta sarcastica ed irridente: Marlborough s' en va-t-en guerre.
Proporrò ai DS di rispolverarla dedicandola a Berlusconi. Con gran pernacchione finale.




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