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  1. #1
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    Talking An esplode: tutti contro tutti

    Il ministro della Salute: "Gianfranco, non sei il solo salvatore"
    Mozione Alemanno/Mantovano: primarie su leadership Cdl
    An, esplode la rivolta a Fini
    Storace: "Pronto a dimettermi"
    Finora i firmatari sono 178. "Abbiamo il 30% dell'assemblea"


    L'intervento di Alemanno al congresso di An
    ROMA - Una mozione di dissenso totale e una minaccia, pesante e urlata, di dimissioni. Gianni Alemanno e Alfredo Mantovano bocciano la relazione di Gianfranco Fini e presentano un documento, "La destra ritrovata", che mettono subito ai voti all'Assemblea nazionale di An. Subito dopo ci pensa Francesco Storace a dare un altro colpo: "Se alla fine di questa assemblea sarò in posizione tragicamente diversa dalla tua, Gianfranco, non resterò un minuto di più al ministero". E poi, praticamente urlando dal palco: "Non ci sto più che i capicorrente sono quelli che provocano guai al partito e tu sei l'unico salvatore. Io non ci sto più, io non ci sto più, non ci sto più".

    Parole durissime, il ministro della Salute accusa il viepremier di considerare le correnti delle "metastasi" e quest'ultimo si sente in dovere di intervenire: "Ma hai ascoltato la mia relazione o un'altra?". E Storace: "Se ho capito male, ne sono felice". E poi: "Vorrei capire se è vero che non vuoi la rottura". Fini di rimando: "Ma se ho fatto un appello all'unità...".

    Per Gianfranco Fini si mette male. Pur nella differenza di stile, Alemanno e Mantovano da una parte e Storace dall'altra, rimproverano al leader la stessa cosa, "la mancanza di dibattito, di un progetto", di democrazia interna. Alemanno ha chiesto le primarie per la leadership del centrodestra. Mantovano ha rivendicato una riaffermazione dell'identità della destra, contro il rischio di una deriva centrista.

    Il documento preparato dai due è stato già firmato da 178 esponenti, Storace compreso (135 con diritto di voto). "Abbiamo già il 30% dell'assemblea nazionale, presenteremo il nostro documento e su di esso chiederemo il voto, perché riteniamo che la relazione di Fini non abbia esaurito problemi e proposte in esso posti", ha detto Alemanno.

    "Con il nostro documento, che non è di corrente - ha spiegato Mantovano, prendendo la parola al congresso - noi chiediamo una riaffermazione praticabile ma chiara dell'identità della destra con uno sguardo rivolto al futuro, ma con radici che non sono da inventare, e chiediamo con tutta la passione politica possibile, di adoperare il tempo che ci separa da qui alle prossime elezioni, affinché questa identità sia sempre meno declamata e sempre più praticata".

    Una richiesta che non si traduce necessariamente in una nuova leadership, ha chiarito Mantovano: "Chiediamo di fare questo con te, presidente Fini, senza sconti sui principi con il peso della responsabilità di questo momento".

    Mantovano ha opposto però a Fini una replica puntuale sulla rivendicazione della sua posizione rispetto al referendum sulla procreazione assistita: "Non mi sento lontano dalla società se dico che l'embrione è qualcuno e non qualcosa. Ho fatto propaganda per il non voto al referendum sulla fecondazione e non l'ho fatto per obbedienza clericale". Ma, ha concluso, "non parliamo più del passato, proviamo ad archiviarlo".

    Molto più polemico l'intervento di Alemanno. "Non trovo ancora sufficiente la tua relazione, che rispetto, sul referendum e sul progetto", ha detto il ministro dell'Agricoltura. Aggiungendo: "Non siamo in questa difficoltà per colpa delle correnti ma perché è mancato il rispetto delle regole (per colpa del partito e non dei componenti), è mancato il dibattito, è mancato il progetto".

    L'esponente di Destra sociale ha poi chiesto le primarie per una verifica della leadership di Silvio Berlusconi nel centrodestra: "Io non capisco perché non si debba fare una grande verifica sulla candidatura alla presidenza del Consiglio. Non capisco perché non si debbano seguire grandi riti come le primarie che sono solo nel centrosinistra".

    Tuttavia Alemanno ha concluso assicurando una delega in bianco sull'organigramma a Fini: "Sugli organigrammi e sulle correnti ti diamo delega in bianco", ha detto. "Non vogliamo rompere l'unità del partito - ha aggiunto il ministro - però in nome della chiarezza chiediamo che il nostro documento vada votato".

    (2 luglio 2005)

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  2. #2
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    quello che sta accadendo in an con le correnti dovrebbe essere di insegnamento a quel genio di nonno oni che vorrebbe portare (per conto di chi?) le correnti in lega e fare della Lega Nord che oggi è un blocco unico con un programma unico (www.padaniaoffice.org) un contenitore di identità fasulle inventate ad un tavolino da risiko dal genio di belgirate....

  3. #3
    Fieramente Leghista
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    Originally posted by L'Argonauta
    quello che sta accadendo in an con le correnti dovrebbe essere di insegnamento a quel genio di nonno oni che vorrebbe portare (per conto di chi?) le correnti in lega e fare della Lega Nord che oggi è un blocco unico con un programma unico (www.padaniaoffice.org) un contenitore di identità fasulle inventate ad un tavolino da risiko dal genio di belgirate....
    spiace dovere arrivare a dire certe cose, ma ammesso che Nonno Oni voglia davvero attuare una cosa del genere (che sinceramente non credo vera), tutto ciò che si può dire a questo punto è che sarebbe un povero scemo, oltrechè naturalmente un farabutto, dato che non riuscirebbe mai ad attuare un piano del genere.

  4. #4
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    Originally posted by halexandra
    spiace dovere arrivare a dire certe cose, ma ammesso che Nonno Oni voglia davvero attuare una cosa del genere (che sinceramente non credo vera), tutto ciò che si può dire a questo punto è che sarebbe un povero scemo, oltrechè naturalmente un farabutto, dato che non riuscirebbe mai ad attuare un piano del genere.
    eppure io sento un profumo di corrente berlusconiana che con questo csldo mi fa venire il mal di testa...

  5. #5
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    Destra protagonista di Gasparri e La Russa sta a guardare An: Fini tenta di far rientrare dissenso
    Il leader di Alleanza Nazionale a colloquio con la principale corrente d'opposizione, quella di Storace e Alemanno
    Ginfranco Fini durante il suo discorso all'Ergife
    ROMA - «Sgombriamo il campo da questo equivoco. Non c'è un presidente del partito che non ha fiducia nel suo partito così come so che non c'è un partito che non ha fiducia nel suo presidente». E poi arriva la puntualizzazione: «Non è vero che nella mia relazione di ieri ho voluto dichiarare la volontà di dividere, è vero esattamente l'opposto». Lo scandisce a chiare lettere Gianfranco Fini rivolgendosi nella sua replica a Francesco Storace. La divisione del partito, insiste il presidente di An, «non la vivrei come una dimostrazione di forza, la vivrei come una personale, non irrilevante sconfitta». Così si è aperta la sua replica all'Assemblea nazionale di An dopo gli interventi dei dirigenti del partito. L'obiettivo è far rientrare il dissenso. Ma se non ci sarà la ricucitura allora si andrà alla conta. Continua il lavorio sotterraneo all'interno delle diverse componenti di An per evitare la spaccatura netta del partito. Accanto ai lavori ufficiali dell'Assemblea nazionale all'Ergife, infatti, sono di scena continui intrecci collaterali.
    L'ORDINE DEL GIORNO - E intanto, oorta le firme di tutti i leader delle correnti di Alleanza Nazionale il nuovo ordine del giorno presentato da Alemanno e Mantovano a Gianfranco Fini come proposta di mediazione. Il documento sarà messo ai voti, ma intanto hanno già aderito La Russa e Gasparri, Alemanno e Storace, Matteoli, Mantovano e Landolfi e può dunque essere definito unitario, ancghe se si attende ancora la risposta di Fini. Tra i passaggi principali, la richiesta di non modificare la legge 40, dopo l'esito del referendum, punto che sembrerebbe suscitare la perplessità del presidente del partito, per il quale andrebbe ribadita invece la scelta della libertà di coscienza nel referendum
    IL DISCORSO DEL LEADER - «Se il mio appello all'unità non verrà accolto non ci sarà da parte mia una contrapposizione tra ingrati e chi mi dà fiducia; sarebbe da parte mia la cosa più meschina». Il presidente di An tende una mano ai dissidenti, nel suo discorso all'hotel Ergife. «Mi sento parte integrante di questa comunità politica. Il mio rapporto rispetto a tutti voi non è quello del passato, ma non certo per indifferenza o per lontananza, ma perchè è mio dovere impiegare la quasi totalità del tempo a mia disposizione ai miei incarichi di governo». Salito a sul palco con piglio deciso il leader di An ha detto di aver ottenuto dal dibattito le riposte che voleva. «Questo movimento politico - spiega - nei momenti decisivi dà il meglio di sè stesso». Fini aggiunge di soffrire per non poter essere vicino fisicamente al suo partito, perchè impegnato ad adempiere al meglio al suo incarico istituzionale anche nell'interesse di tutto il partito e contemporaneamente chiede scusa «se nel mio discorso di ieri ho offeso qualcuno, non era mia intenzione offendere».
    «LA METASTASI» - «Esprimo la massima stima e la massima gratitudine verso i dirigenti che hanno gestito con me il partito in una logica di componenti, che però ora va superata». Fini ha chiarito la sua critica alle correnti espressa ieri: «La metastasi di cui ho parlato ieri - ha detto - sta nel fatto che esse sono degenerate. Il problema non sono le correnti, nè i capicorrente, ma la metastasi della loro degenerazione». «Togliamo di mezzo ogni divergenza di percezione. Io ho il massimo rispetto, la massima stima, la massima gratitudine per chi ha guidato il partito con me in questi anni». Lo puntualizza con forza Fini, ma ritorna anche a chiedere che la logica delle correnti «deve essere superata» altrimenti c'è il rischio che la situazione «si avviti su se stessa». Fini ci tiene a precisare che ieri «non ha inteso criminalizzare, bacchettare le correnti organizzate». Tanto che, precisa, «ho assunto su di me tutta intera la responsabilità di aver fatto crescere le componenti interne». Via dunque dal campo «l'impressione sbagliata che i problemi siano i capicorrente», che la metastasi sia nelle correnti. La metastasi, scandisce Fini, «è nel non prendere atto che questo meccanismo è sfuggito di mano al presidente e a chi guida le correnti».
    IL PARTITO UNITARIO E IL RUOLO DI AN - «Oggi Casini - ha proseguito Fini nel suo discorso - ha fatto un'affermazione importante quando ha detto che il progetto di partito unitario non va archiviato perchè la direzione di marcia è quella. Lo condivido». Anche se «il mio progetto politico è quello di radicare sempre di più la destra nella coalizione e per fare in modo che nella centrodestra ci sia più destra. Io non concepisco il partito fuori da una logica di coalizione - ha aggiunto Fini - ora è il momento di mettere più destra nella Casa delle Libertà».
    IL REFERENDUM - «Abbiamo sbagliato tutti insieme, ora archiviamo quella fase». Così il presidente di An Gianfranco Fini interviene a proposito della divisione interna al partito sulla posizione al referendum sulla fecondazione. Bisogna «prendere atto di quel risultato e non pensare che ci siano delle conseguenze politiche, questa è la sfida». Ora, dice Fini, la legge 40 stessa prevede una verifica per cui «attendiamo la verifica della legge senza continuare a dividerci».
    INCONTRO - È in corso quindi l'incontro tra il presidente Gianfranco Fini e i suoi più strenui oppositori, i leader di Destra Sociale Gianni Alemanno e Francesco Storace, per tentare un punto di incontro. Parallelamente si sono riuniti in una stanza anche gli esponenti di Destra protagonista guidati da Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Italo Bocchino.
    FISICHELLA - Una mattinata che si era aperta con una certa tensione, dopo le polemiche di ieri. Il presidente dell'assemblea Domenico Fisichella, è stato costretto a minacciare la sospensione dei lavori: «Cosa devo fare? - ha sbottato di fronte alle richieste degli iscritti a parlare, di slittamento del proprio intervento -. Tutti vogliono parlare con il presidente presente, ma se il presidente non c'è io che posso fare? Sospendere i lavori?». Poi qualche volontario si trova, il dibattito ufficiale prosegue, ma il vero lavorio politico era nel chiuso di due stanze: da un lato Fini con Storace e Alemanno, dall'altro gli esponenti di Destra protagonista.
    03 luglio 2005
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    L’EQUIVOCO DI FIUGGI


    ROBERTO RUGGIERO
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    Una volta c’era “Dio patria famiglia” oggi c’è “il male assoluto”. Credo che sia l’inconciliabile contrapposizione fra questi due concetti ad aver provocato la evidente, ed inevitabile, lacerazione degenerativa all’interno di Alleanza nazionale. Sul primo concetto per decenni il popolo dell’Msi si era riconosciuto ed identificato, grazie ad un senso di appartenenza a quei principi fondamentali ritenuti presupposti ineliminabili per una società moderna, figlia della libertà individuale, e non schiava di una qualsivoglia ideologia opprimente. Era la cultura “dell’individuo” che si contrapponeva alla cultura del collettivismo, laddove unico Dio era il dogma politico marxista.
    Trattavasi di un popolo di milioni di persone che aveva trovato in Giorgio Almirante una voce indimenticata che rivendicava il diritto di esistere politicamente, ed individualmente, a milioni di persone che non volevano piegarsi e non volevano portare il cervello all’ammasso di ideologie fuorvianti e senza futuro. Vedasi crollo del muro di Berlino. Almirante all’epoca aveva un problema, allontanarsi da quello che grazie alla cultura marxista imperante era il peccato originale: il fascismo. Decise di rinunciare alla guida del partito affinché l’inquinamento “fascistizzante” (da lui rappresentato) fosse reciso. Fu così che decise di mettere alla guida del partito un giovane che, per fatto generazionale, non avesse mai avuto nulla a che fare con il fascismo.
    Furono fatte le votazioni per vedere chi fosse il preferito dalla base, ed Almirante (che si era riservato il diritto di scegliere tra i primi cinque) scelse il suo Delfino: Gianfranco Fini. I maligni dicono che tra i cinque risultò il meno votato. Donna Assunta Almirante (icona della Destra) nel suo libro “Giorgio la mia fiamma” confessa di aver contribuito a quella scelta. Sicuramente fu una scelta giusta perché la gestualità, la dialettica di Fini erano rassicuranti, distanti dal “machismo fascistoide”, e la sua concettualità era più accomodante che guerreggiante. Tutto quello che voleva Almirante, tutto quello che serviva per il suo disegno politico di trasformare una destra prigioniera dei ricordi in una destra moderna propositiva e non contrappositiva. Il diluvio politico, mediatico, giudiziario di “mani pulite” con il suo tracimare aveva travolto tutte le vecchie strutture politiche più o meno compromesse con il problema dei “costi” della politica, tranne il vecchio Msi che, per non aver mai gestito il potere, alla fine risultò pulito ed onesto. Tutti i partiti hanno cambiato sigla (se non è zuppa è pan bagnato) pensando così di risolvere i loro problemi di sopravvivenza e di rappresentanza. Per i comunisti era un obbligo, per la Fiamma no. Decisa la trasformazione del Movimento Sociale in Alleanza nazionale, si arrivò al congresso di Fiuggi con l’azzeramento delle vecchie sezioni di partito (che per decenni avevano “tenuto botta”) e con i nuovi circoli legittimati dalla firma di accettazione di Fini. Era già tutto scontato. Come sempre.
    Si diceva allora che Alleanza nazionale sarebbe diventato un “contenitore”, ma qualcuno già allora si chiedeva quali fossero i nuovi contenuti. Tutte le contraddizioni che non furono risolte all’epoca sono esplose oggi grazie alla ferma volontà di Fini di portare avanti un suo discorso politico (alcuni mormorano più personale che politico) a prescindere dal consenso o meno del suo partito. Che ricordiamolo bene è sempre quello “Dio patria famiglia”. Quindi nulla di cui vergognarsi. La domanda diventa quasi obbligatoria: Fiuggi battesimo o funerale?
    I padrini del battesimo dovrebbero essersi accorti di aver battezzato un bambino affetto da una preoccupante “sindrome da potere”. I becchini del funerale dovrebbero essersi accorti che il morto respira ancora. Inopportuno in questa fase di finta armonia o di finta rissosità dare tutta la colpa a Fini, perché verrebbe da chiedersi: e tanti colonnelli che ci stavano a fare? Indelicato anche sarebbe assumere atteggiamenti da tifoseria opportunistica. A mio avviso il punto di non ritorno è stato definire il fascismo “il male assoluto”. Probabilmente si è trattato di un errore dialettico che si è trasformato in un boomerang politico, e questo dispiace doverlo constatare in un leader.
    Diverso sarebbe stato se si fosse stigmatizzato il concetto dicendo che: male assoluto è il marxismo, male assoluto è il nazismo, male assoluto è l’integralismo islamico, male assoluto (politicamente, socialmente, moralmente parlando) sono tutte le politiche dogmatiche e che pertanto anche il fascismo nei momenti della sua peggiore radicalizzazione poteva definirsi “male assoluto”. Quella frase, quel concetto uniti a tanti altri atteggiamenti ed esternazioni (dall’elefantino con Mario Segni ai tre “si” sul referendum) sono stati schiaffi alla buona fede dei tanti che credevano di essere portatori di una cultura e di una fede politica che nulla avesse a che spartire con le tante atrocità e vergogne storiche del secolo passato.
    Improvvisamente un popolo di almeno tre milioni di elettori, o buona parte di esso, si è sentito tradito da quello che riteneva l’interprete migliore della propria fede. Inevitabilmente si è evidenziata l’inutilità politica quantomeno di “filtro” dei cosiddetti colonnelli che adesso cercheranno di mettere “pezze a colori”. Un vestito rattoppato è sempre un vestito rattoppato.
    Inoltre, perché per una doverosa coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, non si ha il coraggio politico di rinunciare alla Fiamma? Gratta ci cova... L’evidenza dei fatti è talmente imbarazzante che persino Donna Assunta Almirante ha dichiarato: «C’era un partito, oggi non c’è più. Solo dirigenti, governanti e macchine con l’autista. Chiamiamoli con il loro nome, gerarchi». Fino a quando ci sarà quella piccola fiamma nel simbolo di An, Donna Assunta è legittimata a bacchettare tutto e tutti. Se le “fiaccolate” di protesta dei cittadini contro la criminalità sono diventate patrimonio della Lega ci sarà un perché. Se la lotta contro lo sconquasso economico Europa-Euro la conduce la Lega ci sarà un perché.
    Oggi a congresso An si interroga se c’è ancora un capo con un popolo o se c’è un popolo alla ricerca di un capo.
    Roberto Ruggiero
    --------------------------------------------------------------------------------


    [Data pubblicazione: 03/07/2005]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Il Partito liberale italiano si schiera al fianco di Fini ed «esprime il suo apprezzamento per le posizioni espresse dal presidente di Alleanza Nazionale all’assemblea di An. In particolare il Pli esprime la sua approvazione alla disponibilità del presidente Fini a proseguire nel cammino per l’elaborazione del nuovo partito del centrodestra con la convocazione di una assemblea costituente».
    «Fini ha pronunciato parole coraggiose e di grande responsabilità. Ha parlato come deve un vicepremier, corresponsabile per il bilancio complessivo dell’azione di governo». Così il parlamentare di Forza italia Osvaldo Napoli, commenta l’intervento del leader di An. «Ha rimescolato, e non di poco, le carte all’interno della Cdl. Nessun dubbio da Fini su chi sarà il candidato del centrodestra nel 2006. Nessuna incertezza nel tracciare un bilancio del governo positivo, ma inferiore a quanto era forse lecito aspettarsi. Fini ha fatto il controcanto a Follini».
    Quasi sentendosi chiamati direttamente in causa, gli esponenti Udc rispondono a breve distanza (dal PalaLottomatica) alle parole del vicepremier. «È chiaro chi sono gli alleati e chi gli avversari» tuona Marco Follini nella sala del congresso dell’Udc alla ripresa dei lavori del pomeriggio. «È originale che si chieda la fine delle correnti in An mentre al bar si attende che termini la riunione delle correnti», gli fa eco il capogruppo centrista alla Camera, Luca Volontè. «Con tutto il rispetto e la stima per lui ci saremmo aspettati di più. Mi sembra originale pensare alla convocazione del congresso di An solo dopo che sia stato avviato il processo di un partito unitario». «Non abbiamo chiesto a Fini di partecipare al congresso come delegato. Noi ci stiamo battendo per rafforzare la coalizione di centrodestra potenziandone i valori». Lo afferma Mario Baccini, ministro della Funzione pubblica, commentando le parole del presidente di An. «Il nostro congresso - aggiunge Baccini - è un modo per cercare di recuperare gli elettori della Cdl. Dopo la sconfitta alle regionali dobbiamo preoccuparci di ridare forza alla coalizione attraverso nuovi argomenti».
    Sottolineando che Follini «pone un problema di strategia per vincere le elezioni», Buttiglione si inserisce nella querelle e spiega di non temere un’isolamento dell’Udc specie dopo le parole di Fini: «Mi auguro che le distanze con gli altri non significhino ignorare il problema. Negare è difficile, in buona fede non si può dire che un problema nella Cdl non c’è».
    «Da Fini è stata sollevata una polemica lessicale, il centro alternativo alla sinistra esiste in Spagna e Germania e contiene la destra. Del resto, se Fini richiama i valori della destra per se stesso, non c’era bisogno che li annacquasse a Fiuggi, evidentemente è una destra che guarda al centro». Bruno Tabacci valuta in questi termini le parole del presidente di An sull’Udc. «È evidente - prosegue - che riteniamo quello di Fini un contributo fondamentale: se siamo qui è perché siamo contrari al centrosinistra. Che senso ha allora disquisire inventandosi una polemica con Follini?».


    [Data pubblicazione: 03/07/2005]
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    Der Wehrwolf

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    Stato maggiore in crisi
    E il faccia a faccia finisce tra grida, insulti e dimissioni


    Simone Boiocchi
    --------------------------------------------------------------------------------
    Scambio di battute tra Gianfranco Fini e Francesco Storace, durante l’intervento di quest’ultimo all’assemblea annuale di An. «Apprezzo che tu abbia detto che l’astensione è stata legittima - afferma il ministro della Salute - ma ora non ci dire che bisogna andare in Parlamento a modificare la legge 40 perché sarebbe difficile spiegarlo».
    «Ma chi l’ha mai detto», ribatte Fini. «L’ha detto Consolo - risponde Storace - ma forse stavo ad un’altra assemblea». E mentre continua il battibecco a distanza con il presidente di An e altri esponenti del partito, il ministro della Salute aggiunge «abbiamo fatto una riunione di un’ora con altre persone che avevano capito tutte come me. Ma se non è così, ne sono felice».
    Sempre da Storace, in precedenza, erano partite stilettate anche per Altero Matteoli. «Le correnti saranno delle metastasi, ma Altero Matteoli non è certo il professor Di Bella», ha detto il ministro della Sanità. «Sull’organigramma non faccio discussioni - ha poi aggiunto il membro di Governo quasi nel tentativo di placare le acque - e anzi faccio gli auguri ad Altero Matteoli», che in mattinata Fini ha annunciato di voler nominare dirigente organizzativo di An. Ma non è stato questo l’unico momento di scontro tra i cosiddetti colonnelli, basti pensare che il vice ministro Adolfo Urso è stato assalito da una serie di invettive subito dopo avere detto: «Chi vota Fini non è un assetato di bottino del territorio».
    «Sei un buffone, finiscila», gli ha gridato Alemanno saltando su dalla sedia. E subito dopo Storace, che nel suo intervento aveva messo in guardia Fini da dirigenti troppo ambiziosi («attento a quelli schierati come un sol uomo con te e che già pregustano il bottino sul territorio»), ha aggiunto: «Finiscila, perché sei sincero te?... Tu devi avere rispetto degli altri». Urso stava criticando la prospettiva politica disegnata da Alemanno per cui Alleanza Nazionale dovrebbe riscoprire l'identità di partito. Secondo il vice ministro il modello “a cui la destra italiana deve guardare non è quello di chi evoca le paure e i timori dei Cobas di varia natura, ma solo Reagan, Tatcher e Bush».
    «Storace dice che non capisce Fini e io non capisco Alemanno, così abbiamo la par condicio», ha aggiunto Urso, suscitando l’immediata reazione del ministro delle Politiche agricole che ha difeso la sua posizione parlando dalla platea. Poco dopo Adolfo Urso ha ricordato che nel suo intervento Storace ha chiesto più passione al partito. «Ma Storace non ha perso la presidenza della Regione Lazio per mancanza di passione - ha sottolineato Urso -, ma per mancanza di ragione». Concitata la risposta del ministro della Salute, che ha replicato: «Ero solo». Infine fischi e urla dalla platea hanno accolto l’invito ad Alemanno a non rinchiudersi nel perimetro: «Non abbiamo bisogno di disegnare alcun perimetro - ha detto Urso rispondendo all’intervento del vicepresidente vicario dimissionario - perché dal perimetro siamo usciti». Non si placa invece l’ira di Gaetano Rebecchini, direttore della Consulta etico-religiosa di An che ha deciso di dimettersi dal partito. «Dopo la relazione di Fini e le prime dichiarazioni di questa giornata dell’assemblea nazionale di An - spiega Rebecchini - si può già dare per scontato l’esito finale di questa assise. Risulta ormai evidente che le migliori intenzioni e le prese di posizione dei più consapevoli componenti dell’assemblea stessa non potranno evitare l’allontanamento di Alleanza Nazionale dall’alveo a suo tempo tracciato dai fondatori del partito, tra i quali orgogliosamente mi annovero». «Le scelte e le dichiarazioni del presidente del partito in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, ferite rimaste aperte nonostante le poche e sfuggenti parole in proposito oggi dallo stesso pronunciate, restano esempio e modello per gli iscritti tutti, che inevitabilmente provocano la perdita di valore di quei principi naturali e cristiani che solennemente volemmo richiamare nelle tesi fondative di Fiuggi».


    [Data pubblicazione: 03/07/2005]
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    Der Wehrwolf

  9. #9
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    L’ASSEMBLEA DI AN - Il vicepremier difende l’operato del governo e pretende la fine delle correnti nel partito
    Fini ai colonnelli: il re sono io
    Oggi il voto sulla relazione del presidente e sul controdocumento del ministro delle Politiche agricole

    NOSTRO INVIATO IGOR IEZZI
    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma - «Siamo chiamati a prendere decisioni importanti, per la nostra comunità e per la politica nazionale»: Gianfranco Fini entra nell’arena dei leoni sapendo che dovrà sguainare la sciabola e non delude le aspettative di chi lo voleva vedere compiere uno strappo. E strappo c’è stato, anzi una lacerazione che si potrà forse nascondere, ma difficilmente sanare.
    Ieri, all’Hotel Ergife di Roma, si è tenuta l’assemblea nazionale di An aperta dalla relazione introduttiva del presidente Fini. Sapeva di giocarsi buona parte del proprio futuro e ha messo sul tavolo tutte le carte disponibili: ha duramente attaccato le correnti interne al suo partito («intendo governare senza riconoscerle, anzi negandole»), ha annunciato una «profonda riorganizzazione» della «destra italiana», ha toccato il problema dell’identità di An e ha «rivendicato con orgoglio» quanto fatto dal governo della Cdl. Non si è sottratto neanche alle domande che in questi giorni gli sono state poste sul partito unico dicendo «sì» alle avance di Berlusconi se «la destra sarà un soggetto costituente» e non oggetto di un’annessione.
    È un Fini in difficoltà quello che ieri è salito sul palco per affrontare la sua classe dirigente: attaccato dall’interno dai capicorrente che fino a ieri aveva coccolato, e messo alle strette da un Follini il cui percorso sembra divergere definitvamente dal suo. All’ex alleato di ferro sono riservati alcuni dei passaggi più duri del suo intervento. Il desiderio dell’Udc di tornare ad una legge proporzionale e il continuo emergere di progetti neocentristi ha messo sul chi va là il ministro degli Esteri che ora teme di essere «ghettizzato». «Il bipolarismo non può essere rappresentato da un centro alternativo alla sinistra, ma al contrario è il centrosinistra alternativo al centrodestra».
    Oggi la sua relazione sarà messa ai voti e lo stesso Fini ha chiesto una votazione palese. Anche per evitare quello «spettacolo non proprio edificante che ci ha fatto apparire più lacerati di quello che siamo». Soprattutto perché «vi ricordo che tra undici mesi si vota. È la ragione per cui vi invito a riflettere prima di dividere il partito. Naturalmente poi ognuno prenderà le sue decisioni». Fini vuole «verificare che ci siano le condizioni per un’unità sincera e leale. Piuttosto che un’unità falsa è meglio avere una maggioranza e una minoranza» ha affermato, prevedendo il possibile esito della giornata conclusiva di oggi in cui Alemanno porterà ai voti la sua mozione contraria alla relazione di Fini, assumendo così il ruolo di capo dell’opposzione interna. «Preferisco di più che mi si attacchi per le scelte finora operate che una finta adesione alla mia relazione per poi continuare a ragionare nella logica delle correnti che esistono, lo so bene, perché io stesso ho contribuito alla loro nascita, ma che da ora in poi ignorerò».
    «Non è possibile - attacca Fini - che ci sia la paralisi nelle federazioni, che non si riesca ad intervenire se non c’è il consenso dei capi corrente». «Non è possibile - ribadisce il leader di An - moltiplicare per tre gli organismi perché tre sono le correnti. Non è possibile chiudere gli occhi davanti ad un dirigente palesemente incapace perché appartiene ad una corrente. Non chiedo - ha detto con forza - la fiducia per me stesso, ma per il partito, che deve tornare a credere in se stesso».
    Da queste considerazioni discende una nuova organizzazione del partito, a cominciare dalle periferie e dalla nomina di Matteoli a capo del dipartimento organizzazione. «Non intendo proporre all’Assemblea nazionale l’elezione di un segretario (come chiesto da Almeanno, ndr) nè di un coordinatore unico nè di un vicepremier unico» ha proseguito Fini che poi ha aggiunto: «Se l’Assemblea nazionale mi rinnoverà la fiducia fino al prossimo congresso intendo governare il partito avvalendomi soltanto di tre organi: l’ufficio di presidenza, la direzione e l’assemblea nazionale. Fin d’ora annuncio soltanto che l’onorevole Matteoli guiderà il dipartimento dell’organizzazione», una scelta che aveva scatenato le ire di La Russa e Alemanno. A quest’ultimo, che aveva duramente contestato la scelta astensionista al referendum ha risposto che «non si votava sulla sacralità della vita ma sulla coerenza della legge 40 con la 194 (sull’aborto, ndr)». Quanto all’identità di An, Fini ha sottolineato che non c’è un problema al riguardo ma che «i valori sono quelli di Fiuggi e sono quelli in cui il presidente del partito si riconosce a pieno titolo».
    An, ha aggiunto «deve avere la capacità di parlare a tutti gli italiani». Diversamente dalla Lega, poi, An «non è un partito di lotta e di governo, ma un partito che alla logica di identità ha privilegiato, nell’ambito del bipolarismo, la logica di coalizione». Infine ha lanciato due appuntamenti per An: una conferenza programmatica (ben diversa da quella sui valori proposta da Alemanno) e una campagna sul territorio «per rivendicare con orgoglio quanto questo governo e An hanno realizzato».
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    [Data pubblicazione: 03/07/2005]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  10. #10
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    E' finito tutto a taralucci e vino...

 

 

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