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Discussione: Legge Naturale

  1. #1
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    Predefinito Legge Naturale

    L'ho sentita nominare spesso: mi chiedo in sostanza in cosa consista.

    Un saluto,
    Talib
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

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  2. #2
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    Predefinito dal Catechismo della Chiesa Cattolica

    La legge morale naturale

    1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna:

    « La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. [...] Questa prescrizione dell'umana ragione, però, non è in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi ». 182

    1955 La Legge divina e naturale 183 mostra all'uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine. La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo. Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che la promulga è propria della natura umana:

    « Dove dunque sono iscritte queste regole, se non nel libro di quella luce che si chiama verità? Di qui, dunque, è dettata ogni legge giusta e si trasferisce nel cuore dell'uomo che opera la giustizia, non emigrando in lui, ma quasi imprimendosi in lui, come l'immagine passa dall'anello nella cera, ma senza abbandonare l'anello ». 184

    La legge naturale « altro non è che la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Questa luce o questa legge Dio l'ha donata alla creazione ». 185

    1956 Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini. Esprime la dignità della persona e pone la base dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali:

    « Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore. [...] È un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi può abrogarla completamente ». 186

    1957 L'applicazione della legge naturale si diversifica molto; può richiedere un adattamento alla molteplicità delle condizioni di vita, secondo i luoghi, le epoche e le circostanze. Tuttavia, nella diversità delle culture, la legge naturale resta come una regola che lega gli uomini tra loro e ad essi impone, al di là delle inevitabili differenze, principi comuni.

    1958 La legge naturale è immutabile 187 e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l'evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell'uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società:

    « La tua Legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e così la legge scritta nel cuore degli uomini, legge che nemmeno la loro malvagità può cancellare ». 188

    1959 Opera molto buona del Creatore, la legge naturale fornisce i solidi fondamenti sui quali l'uomo può costruire l'edificio delle regole morali che guideranno le sue scelte. Essa pone anche il fondamento morale indispensabile per edificare la comunità degli uomini. Procura infine il fondamento necessario alla legge civile, la quale ad essa si riallaccia sia con la riflessione che trae le conseguenze dai principi della legge naturale, sia con aggiunte di natura positiva e giuridica.

    1960 I precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute « da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore ». 189 La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l'opera dello Spirito.


  3. #3
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    Non stupiamoci nel vedere la legge morale come creazione della ragione.

    Si può provare a confrontare con
    Sancti Thomae de Aquino, Summa Theologiae, Prima Secundae, Quaestio CXIV.

  4. #4
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    Boh, forse in qualche commento ad Aristotele.
    Commenti nei quali, tra l'altro, si tende più ad esplicare Aristotele che a proporre una dottrina propria. Cercherò i passi esatti, che comunque, si riferiscono alla conoscenze date per acquisite nel tempo. Nihil novi.

  5. #5
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    Grazie, Thomas, per la tua esauriente risposta.
    In pratica essa consiste nell'universale percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, no?
    E, considerata l'estrema varietà delle culture umane, è anche giusto dire che essa si limiti a una varietà alquanto ristretta di principi, come il divieto dell'omicidio, del furto, o dell'incesto?

    Infine, se ho ben capito quanto letto nelle precedenti discussioni, gli aderenti alle tradizioni religiose che si basano sulla legge naturale (inserisco tra esse le fedi non-cristiane citate in "Nostra Aetate" - Induismo, Buddhismo, Ebraismo, Islamismo - più altre eventuali) possono salvarsi in virtù di questa medesima legge (non in virtù della fede religiosa professata, che comunque rimane falsa - o con al massimo elementi di verità) nel caso non abbiano avuto i mezzi per comprendere pienamente il messaggio cristiano. E' corretto? Ma in questa concezione che spazio c'è per il Limbo di dantesca memoria, dove, se ricordo bene, finivano le anime dei fanciulli e dei giusti non-battezzati?
    E per quanto riguarda gli aderenti ad eventuali culti che non si basino sulla legge naturale ma che parimenti non hanno avuto la possibilità di ricevere appieno il messaggio cristiano, quale sorte può attendere loro? Rimane comunque una possibilità di salvezza in virtù dell'immensa misericordia di Dio?
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    Proverbio arabo

  6. #6
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    La legge naturale oltre che percezione è comprensione razionale, comprensione razionale dell'ordine morale, che è statuito dalla ragione, non arbitrariamente, ma sulla base delle finalità che Dio pone nella natura. Sappiamo infatti che la moralità non è intrinseca nelle cose, in natura non c'è un ordine morale, non esiste un dover essere naturale; lo mettiamo noi.

    La legge naturale è di ragione, quindi più o meno tutti in parte ci arrivano, essa può essere velata dalle più variegate situazioni contingenti, ma mai totalmente. Essa viene confermata, rafforzata e specificata dalla Rivelazione.

    I non cristiani che in buona fede, cioè senza conoscere l'unicità salvifica di Cristo, seguono la legge naturale si salvano, i non cristiani che, sempre in buona fede, compiono azioni oggettivamente immorali, sono responsabili in relazione alla loro conoscenza, quindi la responsabilità può essere di molto, sostanzialmente, attenuata.

    Quella del limbo non è mai stata verità di fede, è stata una dottrina teologica. Nel Catechismo del 1992 non si parla del limbo. Si dice che i bambini morti prima del battesimo sono affidati dalla Chiesa, che prega per loro, alla misericordia di Dio.

  7. #7
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Sappiamo infatti che la moralità non è intrinseca nelle cose, in natura non c'è un ordine morale, non esiste un dover essere naturale; lo mettiamo noi.

    La legge naturale è di ragione, quindi più o meno tutti in parte ci arrivano, essa può essere velata dalle più variegate situazioni contingenti, ma mai totalmente. Essa viene confermata, rafforzata e specificata dalla Rivelazione.
    Ma la casistica di ciò che è universalmente riconosciuto come moralmente giusto o sbagliato riguarda una varietà veramente infima di concetti. Mi sembra strano che la Rivelazione Cristiana possa "confermare, rafforzare, e specificare" questa ipotetica Legge Naturale, quando nei fatti la morale cristiana è profondamente diversa in moltissimi aspetti da quella di altre culture (pensa ad esempio a come viene concepita la sessualità). A me sembra che questo ragionamento sia un poco pericoloso: mi da infatti l'impressione che venga etichettata a priori come "universale" quella che è unicamente la morale propria alla tradizione giudaico-cristiana, considerando invece la morale propria alle altre culture come "velamento" di questa ipotetica "Legge Naturale", nella misura in cui non si conformano alla morale cristiana.
    Seguendo questa mia riflessione scaturita dalla lettura delle tue parole, mi sembra che si può concludere che solo la morale giudeo-cristiana (elevata a priori come universale) possa pretendere di essere "razionale", dal momento che la ragione condurrebbe necessariamente alla Legge Naturale. Ma in cosa la morale sessuale di un giapponese (che a mio parere è forse agli antipodi della nostra ) è "irrazionale" rispetto a quella cristiana?

    Originally posted by Thomas Aquinas
    Quella del limbo non è mai stata verità di fede, è stata una dottrina teologica. Nel Catechismo del 1992 non si parla del limbo. Si dice che i bambini morti prima del battesimo sono affidati dalla Chiesa, che prega per loro, alla misericordia di Dio.
    Dunque mi pare di capire che una dottrina teologica che non rientri tra le verità di fede, quand'anche eventualmente sia stata universalmente accettata in un determinato periodo storico, non sia vincolante nella fede, e possa anzi essere ad un certo punto disconosciuta o rifiutata. Alla luce delle recenti discussioni in merito al Deicidio, ne deduco che la dottrina del Deicidio così com'era intesa prima del Concilio Vaticano II (anche se Napoleon dice che il Deicidio è ribadito dal CVII, è evidente che la sua formulazione non rispecchia, e anzi rompe, con la precedente credenza cristiana) appartenesse a questa casistica di "dottrine teologiche" (mentre il nuovo insegnamento farebbe parte del Magistero, in quanto insegnato in un Concilio). Giusto?
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  8. #8
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    Originally posted by Talib
    Ma la casistica di ciò che è universalmente riconosciuto come moralmente giusto o sbagliato riguarda una varietà veramente infima di concetti. Mi sembra strano che la Rivelazione Cristiana possa "confermare, rafforzare, e specificare" questa ipotetica Legge Naturale, quando nei fatti la morale cristiana è profondamente diversa in moltissimi aspetti da quella di altre culture (pensa ad esempio a come viene concepita la sessualità). A me sembra che questo ragionamento sia un poco pericoloso: mi da infatti l'impressione che venga etichettata a priori come "universale" quella che è unicamente la morale propria alla tradizione giudaico-cristiana, considerando invece la morale propria alle altre culture come "velamento" di questa ipotetica "Legge Naturale", nella misura in cui non si conformano alla morale cristiana.

    La morale universale è legata alla natura umana, è di ragione, non di fede. Deriva dalla comprensione dell'essenza umana e dei fini della natura, quindi è legata ad una buona metafisica ed ontologia, altrimenti resta implicita o comunque poco fondata.
    La morale naturale universale non dice tuttavia tutto ciò che serve all'uomo per dirigere le proprie azioni, la sua validità, ma incompiutezza, è rimando all'esigenza della Rivelazione, che conferma, specifica e approfondisce.
    Dove non è stata sviluppata la filosofia i contenuti di questa legge sono spesso impliciti, alle volte perfino negati.



    Dunque mi pare di capire che una dottrina teologica che non rientri tra le verità di fede, quand'anche eventualmente sia stata universalmente accettata in un determinato periodo storico, non sia vincolante nella fede, e possa anzi essere ad un certo punto disconosciuta o rifiutata. Alla luce delle recenti discussioni in merito al Deicidio, ne deduco che la dottrina del Deicidio così com'era intesa prima del Concilio Vaticano II (anche se Napoleon dice che il Deicidio è ribadito dal CVII, è evidente che la sua formulazione non rispecchia, e anzi rompe, con la precedente credenza cristiana) appartenesse a questa casistica di "dottrine teologiche" (mentre il nuovo insegnamento farebbe parte del Magistero, in quanto insegnato in un Concilio). Giusto?

    E' necessario distinguere tra quando è di fede e quanto è solo una teoria teologica, accettata in un certo periodo, ma che non è nè dogma, nè verità prossima alla fede, etc.

  9. #9
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    Caro Thomas, sulla questione della Legge Naturale ci dovrò meditare un pò su. Comunque grazie delle tue gentili risposte
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  10. #10
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    Prego, eventualmente facciamo approfondimenti tomisti.

 

 

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