SOTTO ACCUSA LE ASSOCIAZIONI DI ASSISTENZA

Il gip Sandrini: i loro campi sono l’epicentro di attività delinquenziali sempre più estese e allarmanti

ALESSANDRO MORELLI
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I campi nomadi veronesi «si sono rivelati l’epicentro, per non dire la fucina, di una serie di attività delinquenziali sempre più estese, ingravescenti ed allarmanti». Parola di giudice. Se le stesse parole fossero state espresse da un cittadino qualunque, magari da un esponente del Carroccio, qualche solerte procuratore avrebbe subito evocato la legge Mancino sui reati d’opinione per condannare espressioni “becere”, “razziste”, “incivili” eccetera. Ma questa volta parlano i fatti.
È oggettivo che «i campi nomadi costituiscano una sorta di “zona franca” oggetto di un continuo via vai di clandestini che vi trovano alloggio temporaneo e che sono spesso dediti ad attività illecite»: con queste parole il giudice delle indagini preliminari Enrico Sandrini evidenzia una situazione ormai incancrenita nei due campi veronesi di Monsuà e Boscomantico. Per il magistrato, una serie di gravi atti criminosi si sarebbero sviluppati anche grazie alla copertura di chi era preposto a gestire i campi.
Nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Mauro Anselmi, 34 anni, vice presidente della Comunità dei Giovani e di Maurizio Chiappa, 43 anni, dipendente dell’istituto don Calabria (entrambi ai domiciliari per concussione nell’ambito dell’inchiesta sulla pedofilia, vittime minori rom) il gip sottolinea come, sulla base delle delibere comunali a sostegno dei progetti per l’integrazione sociale, risulta che l’impegno di spesa affrontato dall’amministrazione comunale per la loro realizzazione è lievitato in due anni a circa un milione di euro. «Emerge in modo palese come l’istituzione dei due campi e la gestione dei progetti costituiscano per il Comune un servizio pubblico. Da ciò consegue che gli indagati (Anselmi e Chiappa) preposti alla gestione rivestono la qualità di incaricati di pubblico servizio».
Di tale qualità, per il magistrato, i due veronesi arrestati sono perfettamente consapevoli, come sono a conoscenza del fatto che in entrambi i campi vi siano clandestini e si svolgano attività criminose con riguardo sia ai reati contro il patrimonio sia allo spaccio. Tant’è che rientrava nei loro poteri far allontanare dai campi coloro che non erano desiderati. Secondo la Procura, proprio questo potere costituirebbe il presupposto delle «condotte concussive e/o estorsive» attribuite loro.
E il Comune di Verona, che fa? Annuncia di voler querelare «alcuni deputati del centrodestra» per le «gravissime» dichiarazioni rilasciate a margine dell’inchiesta. Il sindaco, Paolo Zanotto, invece di fare mea culpa attacca servendosi degli avvocati. Il primo cittadino intenderebbe «tutelare l’immagine del Comune».
«Devo constatare con rammarico e sconcerto - sostiene il sindaco - la strumentalizzazione politica messa in atto da alcuni parlamentari del centrodestra e da due sottosegretari del governo sull’indagine. È gravissimo che i parlamentari non riconoscano che è stato il Comune, attraverso puntuali segnalazioni, a far emergere i reati, che hanno condotto all’arresto di otto cittadini italiani e cinque genitori rom con accuse pesantissime (sfruttamento della prostituzione minorile e pedofilia)». Peccato che proprio uno degli arrestati, Roberto Ettore Lizziero, 47 anni, sia colui che per conto dei Servizi sociali comunali ha gestito il Progetto nomadi. L’uomo è stato già condannato nel 1999 a 3 anni e 4 mesi di reclusione per atti sessuali ai danni di minori.
Ma cosa hanno detto di così grave i parlamentari della Cdl? Riportiamo le parole del sottosegretario Federico Bricolo: «Il Comune, che doveva gestire il settore (dei campi nomadi, ndr) evidentemente non ha fatto nulla». Parole che secondo il sindaco Zanotto causano scandalo. Allora leggiamo cosa sostiene il giudice Sandrini: «I campi nomadi ospitanti le comunità Rom di Boscomantico e di via dell’Alpo si sono rivelati l’epicentro... di una serie di attività delinquenziali... sviluppatesi anche grazie alla copertura offerta da soggetti istituzionalmente preposti alla gestione dei campi stessi».
Per Bricolo, il sindaco «ora potrebbe evocare la legge Mancino anche per il gip, visto che dei leghisti sono stati condannati per chiedere lo sgombero di un campo nomadi abusivo...». Il magistrato, per il sottosegretario, non fa che confermare quanto la Lega afferma da anni: «Ora il sindaco di Verona deve giustificarsi di fronte al pubblico ministero, perché ha la responsabilità politica di quanto avvenuto: un’amministrazione che ha deciso di intraprendere una politica di sostegno alla comunità nomade, a fronte alla criminalità che questa ha portato in città. È una vergogna, e l’unica cosa che sa fare il sindaco è querelare chi ha il coraggio di esporsi e prendere atto della realtà esposta dalle indagini».


[Data pubblicazione: 03/07/2005]